Prove di ribaltino a Catania. Un azzurro doc passa all'Udeur
Ottavio Garofalo, in Forza Italia dalla prima ora, dopo essersi autosospeso dal partito ha deciso di entrare nelle file dei mastelliani. "Non è un salto verso il centro-sinistra, sono e resto un moderato".
di Marco Benanti
CATANIA- La Casa delle libertà perde un pezzo in Sicilia, l'ipotesi di un nuovo grande centro post-democristiano ne guadagna uno.
Catania si conferma laboratorio politico e diventa teatro di un nuovo caso: la scelta del deputato regionale di Forza Italia Ottavio Garofalo, 47 anni, imprenditore delle telecomunicazioni, di lasciare definitivamente gli azzurri, ai quali aveva aderito subito, dieci anni fa e dai quali si era autosospeso il 10 dicembre scorso, per passare all'Udeur mastelliano.
Va via da Forza Italia, quindi, un uomo della "prima ora", che è stato il primo coordinatore provinciale sotto l'Etna del movimento nel periodo in cui divenne partito e avanza, invece, il progetto di "grande centro" post- Dc. Un dato che sottende una nuova voglia di moderazione, che in Sicilia ha sancito l'ascesa alla Presidenza della Regione Siciliana di Totò Cuffaro (Udc) e dell'europarlamentare e neosegretario regionale dell'Udc, eletto plebiscitariamente dal congresso, la scorsa settimana, Raffaele Lombardo, entrambi con una lunga militanza nella Dc.
Stamane, sono stati i "vertici" nazionali e regionali del partito di Clemente Mastella in testa, il vicesegretario nazionale Stefano "Nuccio" Cusumano e il segretario regionale Giuseppe Scozzari, anche loro con un passato democristiano, ad essere testimoni del "passaggio" di partito di Garofalo. E' stato lo stesso Mastella a chiamare personalmente il parlamentare siciliano al cellulare, durante il suo intervento, per dargli il benvenuto nell'Udeur.
Dopo un lungo travaglio, durato quaranta giorni, seguito a una serrata critica politica, in particolare dei meccanismi di selezione dei gruppi dirigenti e della partecipazione collettiva, di Forza Italia (definito un "partito-azienda, verticistico, dove non c'è democrazia") l'autosospensione, i contatti con il Partito Repubblicano di Giorgio La Malfa, Garofalo, quindi, ha scelto: dal centro-destra al centro-sinistra?
"No, il mio - ha spiegato - non è un salto della quaglia. La mia non è stata certo una scelta di sinistra, perché ideologicamente non ho iniziato la mia attività politica riconoscendomi in quegli ideali. Io sono stato e resto un moderato. Quale contenitore migliore, allora, che quello dell'Udeur, il quale nel suo progetto iniziale si pone come partito di centro? Si tratta di un partito equidistante da una sinistra confusa, frastagliata e da un centro-destra che ha deluso, come nel caso dell'emergenza Etna, le aspettative dei siciliani che pure gli avevano dato ampio credito con i 61 collegi a zero nelle elezioni del 2001".
Insomma, per Garofalo "con questa idea di equidistanza, di moderazione ci si può rimettere in campo come protagonisti di quel grande centro che, ci auguriamo, possa fare da mediazione fra questi due poli che certamente non stanno brillando". Non a caso, rilievi critici al governo, sui temi della devolution e della finanziaria, sono arrivati anche dal vicesegretario nazionale Cusumano, che, fra l'altro, ha stigmatizzato "l'arroganza della Lega di Bossi".
Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario regionale Scozzari, per il quale il momento attuale è contraddistinto "dall'assenza della politica, in particolare dell'integrazione solidale, uno dei valori di Sturzo e della Democrazia Cristiana. La devolution bossiana, che vuole staccare quelle sacche che vivono la loro vita economica con grande difficoltà, si inserisce in questo ambito". Sullo sfondo, l'intuizione di Mastella e Cusumano nell'ultimo congresso di Fiuggi, sottolineata e rilanciata con forza da Scozzari che "la parte democratica di questo Paese ha bisogno di un partito di centro".
Anche i dirigenti locali lo ammettono: "Pensiamo ad un grande centro. Siamo fiduciosi anche del ritorno al sistema proporzionale" ha dichiarato, infatti, il segretario provinciale dell'Udeur Mario Coppa, che ha comunque precisato: "non è possibile il ritorno della Dc, i tempi sono cambiati, il muro di Berlino è caduto".
(21 GENNAIO 2003; ORE 110)
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