UN LIBRO RACCONTA I RETROSCENA MASSONICI DELLA SEDUTA SPIRITICA
Prodi e il “fantasma” di Aldo Moro
di Mauro Bottarelli
Ricordate la grottesca seduta spiritica alla quale partecipò Romano Prodi ai tempi del sequestro Moro? Si è sempre ritenuto che quella strana riunione fosse servita, coprendo la fonte, a inviare un’informazione agli inquirenti. Così non fu. O almeno così non fu secondo il parere di Giovanni Fasanella e Giuseppe Rocca, autori del libro Il misterioso intermediario (Einaudi edizioni, 264 pagine, 14 euro), che nel loro volume in libreria dalla settimana scorsa offrono al lettore una ricostruzione sorprendente e inquietante allo stesso tempo: le rivelazioni di Moro al “tribunale” delle Brigate Rosse rischiavano di destabilizzare l’ordine mondiale e i poteri forti decisero di intervenire attraverso Igor Markevic, il direttore d’orchestra al centro di mille intrecci che nel libro viene descritto come gran cerimoniere di una politica parallela all’interno della quale massoneria, alta finanza e servizi segreti si univano senza lasciare traccia al fine di perseguire uno scopo comune. Di seguito, riportiamo alcuni brani del capitolo che ricostruisce con dovizia di particolari proprio quell’oscuro episodio. «Era il 2 aprile. In pieno allarme internazionale per le rivelazioni del presidente democristiano, in Italia pareva che non si potesse far altro che affidarsi a fluidi paranormali. E così, mentre attorno a Roma un sensitivo, chiamato dal governo, cercava Moro con tecniche da rabdomante, una risposta arrivò dall’Appennino emiliano. Qui, in una casa di villeggiatura, un pacioso gruppo di amici, dopo aver mangiato, insieme alle rispettive famiglie non sapeva cosa fare: il tempo si era guastato e avevano dovuto rinunciare alla prevista passeggiata. Così, tra le chiacchiere delle mogli e il chiasso dei bambini, avevano deciso di fare una seduta spiritica. Avevano messo un piattino da caffè al centro di un grande foglio, ai cui bordi erano state scritte le lettere dell’alfabeto, vi avevano puntato tutti un dito sopra e avevano cominciato a porgli domande sull’onorevole Moro e sulla sua sorte. La cosa strana è che quegli amici erano quasi tutti serissimi docenti universitari e che fra loro c’erano un futuro presidente del Consiglio, Romano Prodi, e un futuro ministro, Alberto Clò. Il piattino aveva cominciato a correre con grande decisione da una all’altra delle lettere e aveva composto un nome: G-R-A-D-O-L-I». Ovvero, tanto per capirci, mentre politica ed economia internazionali tremavano sulle sedie per le rivelazioni dello statista democristiano un gruppo ben assortito di luminari accademici scherzava con un piattino attorno alla vita di Moro. No, troppo stupido per essere vero. I signori facevano sul serio e proprio per questo va escluso che le loro energie paranormali fossero indirizzate verso gli spiriti di Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira per farsi rivelare il luogo in cui Moro era tenuto prigioniero. No, c’era qualcos’altro, qualcosa di inconfessabile. Qualcosa che non poteva essere comunicato né con una lettera né con una telefonata anonime? Qualcosa di talmente grave e segreto da non poter essere reso noto nemmeno attraverso il passaparola nelle alte sfere. Ma cosa? Prosegue il libro.
«Viene da chiedersi, allora, se sia possibile leggere in qualche altro modo quel messaggio. Lo si potrebbe, per esempio, prendere alla lettera, per quello che è: un messaggio esoterico, appunto, cioè in codice. La seduta spiritica avrebbe segnalato, allora, a chi era in grado di capirlo, che quell'indicazione poteva essere decifrata solo da chi, interno o esterno al gruppo, fosse iniziato a quel particolare linguaggio cifrato. Se il codice fosse stato, per esempio, quello rosacrociano, le lettere indicate dal piattino avrebbero potuto non formare il nome del paesino sul lago di Bolsena, ma essere lette come GRADO-LI (grado 51). Si sarebbe rinviato, cioè, a un livello ancora più occulto del trentatreesimo, il gradino più alto della gerarchia massonica conosciuta. Quale poteva essere questo misterioso Grado LI? Un rarissimo testo pubblicato in Francia intorno al 1870 da Ély Star (pseudonimo di un seguace di Péladan e di Flammarion), Les mysteres de l’horoscope, svela che il Grado LI corrisponde al Maître du Glaive, il Signore del Gladio. E l’ipotesi può acquistare una sua perturbante suggestione se si pensa appunto alla rete segreta Gladio e alla circostanza che al numero 68 di via Gradoli abita il pittore Ivan Mosca della loggia Monte di Sion, gran maestro, con il nome esoterico Hermetico, dell’Ordine dei Cavalieri massoni eletti Cohen dell’Universo, confraternita in rapporto di fratellanza con i Rosacroce». Letto così e riferito alla situazione internazionale, quel messaggio poteva essere interpretato in due modi: o come una richiesta di intervento rivolta al fantomatico Signore di quella organizzazione; oppure come l’annuncio che il Grado LI stava per muoversi». Più avanti scopriremo che la giusta chiave di lettura dell’intera vicenda risiede nella seconda ipotesi, ma ora cerchiamo di capire - sempre attraverso ampi stralci del libro di Fasanella e Rocca - quale fosse il retroterra politico ed esoterico che portò alla seduta, quale fosse l’ambiente da cui provenivano i vari protagonisti, Romano Prodi in primis. Ecco il testo.
«È noto, per esempio, quanto il professor Prodi sia vicino, per formazione e rapporti, ad ambienti finanziari anglo-americani, in particolare alla London School of Economics. Il prestigioso istituto di formazione finanziaria era nato, nell’alveo di un’altra organizzazione, la Fabian Society, insieme alla Round Table. Alla stessa area di influenza può essere riportato anche un gruppo assai vicino a Prodi, quello del Mulino. L’associazione bolognese di cultura, infatti, nel 1965 era stata tra i fondatori, con il centro studi Nord-Sud e la Fondazione Olivetti, dell’Istituto affari internazionali, promosso da Altiero Spinelli come filiazione italiana del Royal institute of international affairs (Riia). L’idea del Riia era nata a Parigi nel 1919, durante la Conferenza della pace, quando il colonnello Edward House, plenipotenziario del presidente Woodrow Wilson, aveva riunito all’Hotel Majestic un gruppo di delegati anglofoni suoi confratelli della Round Table. Tra loro, oltre a Bernhard Berenson, gran protettore di Markevic, c’era anche lord Esme Howard, padre di Hubert, il dominus rector di quel Palazzo Caetani attorno al quale ruotano tutti gli enigmi del caso Moro. Era Hubert Howard, il Grado LI, fonte o destinatario del messaggio del piattino? Era lui il Signore del Gladio indicato con la seduta spiritica?... Proprio a ridosso di quell’episodio, Hubert Howard ebbe un contatto con il governo italiano. Non si sa se sia stato chiamato o se sia stato lui a proporsi, magari per comunicare che da quel momento la cosa era in mano a poteri più forti e che non erano gradite interferenze. In qualunque modo siano andati i fatti, è molto probabile che sia stato appunto quell’incontro a segnare l’entrata in azione di Howard e delle due istanze che egli rappresentava. Istanze che lo legavano entrambe a Igor Markevic molto più strettamente di quanto non facesse un matrimonio con due cugine. È probabile, infatti, che l’immagine di Howard come principe consorte di Lelia Caetani celasse altri livelli di operatività. Se il vero compito di Howard a Roma fosse stato quello di fare da tramite fra la Gladio italiana e la rete Stay-behind e insieme l’Authority di quel sistema di protezione?». I templi del mondialismo, gli illuminati del mondo, avevano deciso che il tempo degli indugi era terminato. Bisognava intervenire e per farlo era necessario muovere i propri uomini migliori, i “fratelli” di più alto grado e di più fidata esperienza. In ballo non c’era soltanto la stabilità italiana ma la sinarchia, cioè l’idea di un Governo mondiale. Di questo pensiero (la sinarchia, ndr) si trovò una sistematica esposizione in un documento segreto venuto alla luce nel 1935: si intitolava Pacte Synarchique ed enunciava i principi e la strategia per diffondere, in tappe successive, l’Ordine nuovo in tutto il mondo. La gradualità come elemento decisivo per il compimento di un progetto così ambizioso e globale era stata messa a punto dalla Fabian Society, che prese il nome proprio da Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore e puntò molto sulla formazione: The London School of Economics fu una sua creazione e divenne modello per molte università, tra le quali Harvard. Magia, politica parallela, intrigo e altissima finanza. Un insieme esplosivo che trovò dimora, in quel periodo oscuro, in una “città magica”. «Nel 1978, Howard appariva solo un gentiluomo di campagna, dedito al riordino e all’amministrazione dell’ingente patrimonio della moglie Lelia (morta l’anno prima), con la quale da molto tempo si era ritirato nel feudo di Sermoneta. Qui i due avevano dedicato tutte le loro cure allo splendido giardino di Ninfa, fatto nascere da Marguerite Chapin tra le rovine di una città morta, che Gregorovius definì «la Pompei del Medioevo». I ruderi, secondo molte voci, ospitavano spesso sedute spiritiche e questo contribuiva ad aumentare la suggestione di quel luogo remoto e protetto. In quest’oasi Hubert Howard è vissuto appartato, ma niente affatto isolato. Molti dei frequentatori erano dello Iai (Istituto affari internazionali), altri della Trilateral, delle Conferenze Bilderberg, l’Istituto Atlantico, il Club di Roma fondato e presieduto da Aurelio Peccei. Tutte sigle che in vario modo discendono dal mondialismo della Fabian Society, attraverso la Round Table e il Royal institute of international affairs e costituiscono in Italia una sorta di trasversale “partito angloamericano”. Ecco, allora: dopo che si era avuta la certezza che le rivelazioni di Moro toccavano punti vitali per la sicurezza del Patto Atlantico, questo schieramento angloamericano si era mosso e aveva attivato il Signore di Gladio. Che si ricordò di un’altra situazione difficile, nella Firenze occupata dai tedeschi, e di un giovane artista che lo aveva aiutato a uscirne, Igor Markevic. Hubert e Igor, dunque, di nuovo insieme, come 34 anni prima, a trattare ancora una volta sulla sorte di un ostaggio eccellente: durante la guerra, i tesori di Firenze in mano ai nazisti; nella primavera del 1978, Moro in mano ai brigatisti rossi». Ecco finalmente entrare in scena Igor Markevic, direttore d’orchestra alla luce del sole ma mestatore nell’ombra, tramite massonico tra i potentati mondialisti e i brigatisti rossi, cerimoniere di un rito tanto segreto quanto radicato. Narra il libro: «Hubert sapeva che, dopo la trattativa per Firenze, Igor aveva mantenuto rapporti con ambienti americani e inglesi; che era intimo amico di Moshe Feldenkrais, il guaritore di Ben Gurion; che aveva intrecciato in Svizzera le relazioni più cosmopolite; e che aveva eccellenti rapporti con il governo francese da cui negli anni Sessanta aveva ricevuto la Legion d’Onore. Ma Hubert conosceva soprattutto i suoi legami viscerali con la Grande Madre Russia, confermati anche dalle dichiarazioni filosovietiche, al momento di assumere l’incarico a Santa Cecilia... Soprattutto, però, Hubert sapeva quali fossero i fini del misterioso Priorato di Sion, di cui Jean Cocteau, intimo amico e sodale di Igor, era stato Nautonnier (nocchiere, ndr). Ordine dalla fisionomia sfuggente e mutevole, durante la guerra era stato contattato anche dai servizi inglesi per organizzare la resistenza in Francia. Charles de Gaulle se n’era servito per la sua ascesa al potere. E gli americani avevano fatto proprie le due idee fondamentali del Priorato: agire nel campo della psicologia di massa e realizzare il grande disegno di una federazione di stati europei. Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, gli storici che hanno studiato questo ordine, ce lo descrivono come immerso da qualche tempo in una «sfera piuttosto tenebrosa», dove politica, massoneria, Cavalieri di Malta, Cia, Vaticano, alta finanza «si incontrano, si uniscono temporaneamente per uno scopo o per l’altro, poi riprendono la propria strada».
Anche tutti questi fili del Priorato di Sion, negli anni Settanta, finivano con l’intrecciarsi dentro e attorno a Palazzo Caetani, in una ragnatela di discrete relazioni e di contatti insospettabili fra persone e istituzioni. Nella primavera del 1978, dunque, non poteva che essere convocata lì, a Palazzo Caetani e dintorni, la riunione sinarchica per risolvere i problemi aperti dal sequestro Moro. Su questo piano sovrannazionale Hubert Howard e Igor Markevic avrebbero governato l’intricata matassa di interessi e di posizioni che si aggrovigliavano nel caso Moro. In un’ipotetica divisione dei ruoli, è possibile che Igor agisse sul campo, per così dire, tornando a fare la spoletta tra le parti, magari anche con il cervello politico delle Br, e Howard tenesse il controllo nella cabina di regia di Palazzo Caetani». Altro che piattini da caffè e sedute spiritiche da strapazzo: stando alle tesi contenute in questo libro, Prodi e i suoi sodali rappresentavano soltanto l’ultimo anello di una catena di comando mossa dai potentati mondialisti spaventati dall’ipotesi che Moro potesse continuare a parlare di fronte al “tribunale” delle Brigate Rosse e che molti segreti della politica parallela internazionale finissero in pasto all’opinione pubblica portando a un tracollo economico e a una nuova ipotesi di contrapposizione frontale tra i blocchi. La bocca di Moro, come sappiamo, fu chiusa per sempre: il mistero che avvolge la sua morte, invece, non troverà mai fine.




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