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  1. #1
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    Predefinito Art. 18: l'illusione del ddl e la paura ulivista del paese reale

    Povero Ulivo! Il cadavere del riformismo italiano - a parte qualche superstite - di fronte alla scelta imposta dal referendum estensivo dell'articolo 18 ha scoperto il suo asso nella manica: un ddl in materia perchè "il referendum è pericoloso". "Noi siamo Comunisti non radicali, Bertinotti è lo stratega della sinistra perdente" tuona il compagno sovietico Rizzo, "noi abbiamo già depositato una proposta di legge in materia". Che culo! Una forza del 1% sicuramente troverà i numeri e il consenso della maggioranza della camera per far approvare la sua legge!
    Cosi gli imbarazzati ulivisti coltivano l'illusione (ma che, ci prendono per il culo?) che in parlamento il centro sinistra (con i numeri che ha e oggi piu' diviso che mai) possa convincere il centro-destra a rivedere la legge sull'articolo 18, cosa che non è riuscita nemmeno a un milione di lavoratori in piazza. Che fantasia, e soprattutto, che ottimismo!
    E' talmente evidente la paura dell'Ulivo di interrogare il paese reale su un contenuto di civiltà e di democrazia, che i "riformisti" di turno vorrebbero rimanere chiusi nei palazzi del potere per immaginarsi il loro "paese ufficiale" subalterno, of course, alle peggiori politiche neoliberiste e sfruttratrici. Hanno davvero paura, che al di là del risultato, il referendum possa evidenziare l'abisso fra l'Italia che c'è e quella di cui parlano loro. Come in una sindrome di peter pan cercano di sfuggire fino all'ultimo alla realtà a ciò che potrebbe scombussolare i loro progetti di "liberismo temperato", a ciò che rappresenta inevitabilmente uno spartiacque, un bivio, una scelta di fondo. In poche parole stanno cercando di evitare la loro sconfitta finale, quella piu' pesante, quella con la società.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #2
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    Avere paura di questo referendum è del tutto lecito.
    L' affluenza non supererà il 25%, fidati.
    Ionltre se passasse sarebbe equiparata la Fiat col bar sotto casa: un disastro.
    Spero che l' Ulivo assuma la decisione verso un No e che lo si voti dopo le amministrative così farà danni limitati.
    Ps: non sono uno sporco dalemiano, ho sempre votato Verdi, ma non capisco perchè noi verdi ci siamo messi a fare la succursale di prc

  3. #3
    Roderigo
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    Originally posted by Oasis
    Ps: non sono uno sporco dalemiano, ho sempre votato Verdi, ma non capisco perchè noi verdi ci siamo messi a fare la succursale di prc
    Ragiona in termini di "valore aggiunto".
    La Confindustria di succursali ne ha già troppe.

    R.

  4. #4
    Super Troll
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    Predefinito

    Originally posted by Oasis
    Avere paura di questo referendum è del tutto lecito.
    L' affluenza non supererà il 25%, fidati.
    Ionltre se passasse sarebbe equiparata la Fiat col bar sotto casa: un disastro.
    Spero che l' Ulivo assuma la decisione verso un No e che lo si voti dopo le amministrative così farà danni limitati.
    Ps: non sono uno sporco dalemiano, ho sempre votato Verdi, ma non capisco perchè noi verdi ci siamo messi a fare la succursale di prc
    =====
    tu che sei tanto intelligente.... spiegami perchè i dipendenti del bar sotto la tua casa non debbano respirare la stessa aria di libertà e di dignità dei lavoratori della fiat???
    Sono anch'essi uomini e cittadini italiani, e secondo te è giusto cche debbano subire la discrininazione delle nostre leggi solo perchè non hanno trovato un posto alla fiat??
    E credi davvero che il bar sotto casa tua chiuderà se vincesse il si???
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  5. #5
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    Il bar sotto casa o non assume piu' o assume in nero.
    Eppoi non paragonare un' impresa a conduzione familiare e una grande industria , sono due cose diverse.Già il legislatore del 70 fece questa distinzione

  6. #6
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    Siete voi che considerate diversi lavoratori e i loro diritti in base all'azienda. Siete voi che volete fare una distinzione. Noi diciamo semplciemente che nessuno può essere licenziato per un motivo illeggittimo. E la Consulta ha detto che e' giusto porsi il problema dell'uguaglianza fra i lavoratori delle grandi imprese e quelli delle piccole aziende.

    Non vorrei poi che usaste argomenti di 30 anni fa visto e considerato che dal 1970 ad oggi vi è stata una frantumazione totale delle grandi aziende in piccole aziende... i recenti dati Istat confermano che il 90% delle imprese italiane è sotto i 15 dipendenti e il 50% sotto i 10; così è strutturato il nostro sistema produttivo oggi. E naturalmente sto parlando di imprese nazionali e internazionali che nulla hanno a che fare con la piccola impresa artigiana.

    “Ci sono dei diritti fondamentali nel mercato del lavoro che devono riguardare il lavoratore non in quanto parte di un qualsiasi tipo di rapporto contrattuale, ma in quanto persona che sceglie il lavoro come proprio programma di vita, che si aspetta dal lavoro l’identità, il reddito, la sicurezza, cioè i fattori costitutivi della sua vita e della sua personalità”

    Chi ha scritto questo? Bertinotti? Marx? Casarini?
    No, l'ha scritto Massimo D’Antona ne “La reintegrazione nel posto di lavoro”.

    Riflettete.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  7. #7
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    Secondo un sondaggio di Repubblica l'affluena a questo referendum sarà superiore all'80%, lo dice Repubblica non noi, un verde che non riconosce i diritti universli dell'uomo, fra cui vi è quello di essere eguali davanti alla legge, qualsiasi legge, quindi anche quelle sul lavoro, sancite dalla costituzione, mio dio si deve leggere di tutto!

  8. #8
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    'è chi parla del barbiere, chi del bar, forza mancano le trattorie, i gommisti e le piccole officine di autoriparazione, è questa l'economia reale della vostra italia, tutte queste entità messe assieme non arrivano nemmeno all'1% degli operai precari o interinali che lavorano in industrie con dipendinti superiori ai 15 dipendenti, solo nella Fincantieri il 55% degli addetti è frazionato in migliaia di microditte al disotto dei 15 dipendenti, questo è il paese reale, questa è la vera tragedia del lavoro povero e della caduta del mercato interno, altro che barbieri e bar!

  9. #9
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    Siete voi che considerate diversi lavoratori e i loro diritti in base all'azienda. Siete voi che volete fare una distinzione. Noi diciamo semplciemente che nessuno può essere licenziato per un motivo illeggittimo. E la Consulta ha detto che e' giusto porsi il problema dell'uguaglianza fra i lavoratori delle grandi imprese e quelli delle piccole aziende



    Certo! Non è giusto che solo i lavoratori della FIAT vengano messi in cassa o licenziati. Anche quelli dei bar debbono avere questo diritto. I diritti non si discutono.
    raul belli

  10. #10
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    Esatto è un loro diritto, visto che questo gli consentirebbe, al contrario di quello che succede adesso di avere mesi pagati per non indebitarsi se un imprenditore fa delle cazzate e distrugge lavoro.
    Porto sempre il mio esempio, lavoravo in una ditta di arredi navali, che aveva preso in subappalto il lavoro da una ditta madre, la quale aveva vinto la gare presso un grande cantiere e poi diviso in quattro sub-appalti la sua commessa( è il modo più frequente per vincere gare per grandi appalti, ma non sottostare alle regole di una ditta che potrebbe coprirle interamente, quindi meno tasse, meno contributi, ed operai ricattabili per chè non garantiti) , gli operai assunti dalle piccole quattro ditte avevano o contratti a termine o erano stati assunti direttamente dalle agenzie con contratto mensile, tutto filava liscio, a parte i soliti ritardi di 10/20 giorni nei pagamenti, ma questo è oramai pratica abituale nelle piccole ditte, fino al momento in cui il proprietario della ditta madre ha fatto una cazzata, cioè un investimento andato a male, voleva fare il gioco grande e qualcuno più furbo, nel gioco della finananza se lo è pappato, quindi lui non ha più pagato le ditte, le ditte non hanno più pagato noi, risultato, fallimento, o se COOP, semplice rinuncia al lavoro, noi tutti a casa senza uno straccio di copertura, senza una lira, anzi con circa 2 stipendi e mezzo ancora da ritirare.
    Questa è la realtà del lavoro nel nuovo secolo, e di fronte a questa realtà si possono avere dubbi sul garantire diritti per tutti?

 

 
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