Povero Ulivo! Il cadavere del riformismo italiano - a parte qualche superstite - di fronte alla scelta imposta dal referendum estensivo dell'articolo 18 ha scoperto il suo asso nella manica: un ddl in materia perchè "il referendum è pericoloso". "Noi siamo Comunisti non radicali, Bertinotti è lo stratega della sinistra perdente" tuona il compagno sovietico Rizzo, "noi abbiamo già depositato una proposta di legge in materia". Che culo! Una forza del 1% sicuramente troverà i numeri e il consenso della maggioranza della camera per far approvare la sua legge!
Cosi gli imbarazzati ulivisti coltivano l'illusione (ma che, ci prendono per il culo?) che in parlamento il centro sinistra (con i numeri che ha e oggi piu' diviso che mai) possa convincere il centro-destra a rivedere la legge sull'articolo 18, cosa che non è riuscita nemmeno a un milione di lavoratori in piazza. Che fantasia, e soprattutto, che ottimismo!
E' talmente evidente la paura dell'Ulivo di interrogare il paese reale su un contenuto di civiltà e di democrazia, che i "riformisti" di turno vorrebbero rimanere chiusi nei palazzi del potere per immaginarsi il loro "paese ufficiale" subalterno, of course, alle peggiori politiche neoliberiste e sfruttratrici. Hanno davvero paura, che al di là del risultato, il referendum possa evidenziare l'abisso fra l'Italia che c'è e quella di cui parlano loro. Come in una sindrome di peter pan cercano di sfuggire fino all'ultimo alla realtà a ciò che potrebbe scombussolare i loro progetti di "liberismo temperato", a ciò che rappresenta inevitabilmente uno spartiacque, un bivio, una scelta di fondo. In poche parole stanno cercando di evitare la loro sconfitta finale, quella piu' pesante, quella con la società.
P.G.




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