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Discussione: Per non dimenticare...

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    Predefinito Per non dimenticare...

    ...cosa è il Giudaismo!

    La Civiltà Cattolica, Roma, 2 aprile 1938, a. 89, vol. II, quad. 2107, pp. 76-82.

    INTORNO ALLA QUESTIONE DEL SIONISMO
    La singolarità unica del Giudaismo sta in ciò, che esso è, insieme e indissolubilmente, una nazione ed una religione, anche negli stessi giudei increduli, per il messianismo talmudico in essi persistente. Ancora più strano e singolare: il Giudaismo è una nazione equivoca e insieme, una religione equivoca. Nazione equivoca, perché, al medesimo tempo, è se stesso ed è un altro, quante sono le nazioni del mondo, dove si è stabilito: Giudaismo italiano, francese, tedesco, inglese, americano, romeno, polacco, e via dicendo, onde il giudeo gode di due nazionalità. Sembra che rechi vantaggi alla nazione dove risiede - e ne reca di fatto con la sua potenza finanziaria e con il suo ingegno - ma questi vantaggi sono direttamente o indirettamente, consapevolmente o inconsapevolmente ordinati al sopravvento e dominio della nazione giudaica, detentrice dell'alta finanza e per mezzo di essa del dominio, più o meno larvato, del mondo (1). Religione equivoca, perché, se ha il vanto di essere stata l'unica vera religione - cioè il Giudaismo dell'antico Testamento, figura e preambolo del Nuovo, preparazione quindi del Cristianesimo - è ormai, in realtà, una religione profondamente corrotta: il Giudaismo del Talmud, antitesi del Cristianesimo. In fatti, tutto il valore del Giudaismo era nella sua sola ragione di essere la preparazione all'avvento del Messia: cioè il popolo eletto a conservare il culto del vero Dio e le promesse di redenzione e di regno universale del Messia Re e Salvatore del mondo. Venuto il Messia, in persona di Gesù Cristo, cessò, necessariamente ed automaticamente, il valore del Giudaismo tutt'insieme, e quale "popolo eletto" e quale religione: vos non populus meus, et ego non ero vester , secondo l'energica espressione del profeta Osea ( 1, 9) . Il vero messianismo, spirituale e soprannaturale, onde il Giudaismo era la vera religione e insieme il vero popolo eletto a prepararlo, si è cambiato nel messianismo talmudico, materiale e temporalistico. Sicché ora il Giudaismo in tanto è nazione in quanto si crede eletto al dominio messianico universale, materiale e tempora]e; ed in tanto è religione in quanto professa tale messianismo. Ecco perché il Giudaismo è una religione profondamente corrotta in quanto è una nazione che si presume eletta, ed è una nazione in quanto è la religione del messianismo corrotto. I messianismo, latente ed operante anche nei Giudei increduli e perfino atei, è essenziale al Giudaismo, come sopra si è detto. Togliete il messianismo e cesserà automaticamente il Giudaismo e la nazione giudaica. Se non che, è impossibile toglierlo dall'anima giudaica, fuori di un miracolo morale della Grazia, e cioè senza la conversione al Cristianesimo. Perciò, dicevamo, che non si può dare soluzione definitiva alla questione giudaica, se non con la conversione di tutto Israele al Cristianesimo. Il che, secondo la profezia di S. Paolo, avverrà negli ultimi tempi. Ma intanto la questione giudaica rimarrà insoluta, perché, come tutti consentono, anche i più benevoli ai Giudei, il messianismo corrotto, e cioè la fatale smania di dominio finanziario e temporalistico nel mondo, è la vera e profonda causa che rende il Giudaismo un fomite di disordini ed un pericolo permanente per il mondo. Non si può dare perciò se non una soluzione relativa e provvisoria, e questa non altra da quella tradizionale, adoperata dai Papi: la carità, senza persecuzioni, e insieme la prudenza con opportuni provvedimenti, quale una forma di segregazione o distinzione conveniente ai nostri tempi: insomma, una ospitalità e convivenza civile, in maniera simile a quella che si usa con gli stranieri. Né può dirsi che ciò sia un trattamento ingiusto verso cittadini di religione diversa, perché è purtroppo un fatto incontrastabile che il Giudaismo non è solo una religione, ma è indissolubilmente anche una nazione, fondate sul messianismo materiale e temporalistico, consapevolmente o inconsapevolmente, ma in ogni modo, inevitabilmente professato e vagheggiato.

    * * *
    Or bene, affinché i giudei possano essere considerati, con perfetta giuridicità, stranieri, viene proposta da alcuni la attuazione integrale del Sionismo, non solo con la costituzione di uno Stato giudaico in Palestina, ma con la possibilità di farvi rientrare, se non la totalità, almeno la massima parte dei giudei, ora sparsi nel mondo. Di questa opinione, propugnata in tutti i modi dal Prof. de Vries de Heekelingen (2), trattammo altra volta, venendo alla conclusione, che l'attuazione integrale del sionismo appare materialmente e moralmente impossibile, sia per la ristrettezza del territorio palestinese, sia per la invincibile opposizione degli Arabi, e sia perché la massima parte dei giudei non si indurranno mai ad andare in Palestina, abbandonando le residenze dove stanno bene (3). La costituzione di uno Stato giudaico, senza la effettiva comprensione dei giudei nel detto Stato, aggraverebbe, anziché scioglierla, la questio giudaica, in quanto all'equivoco della doppia nazionalità si aggiungerebbe un nuovo equivoco: quello di uno Stato la cui massima parte di cittadini ne vivono fuori. Ma vi è di più: uno Stato giudaico in Palestina sarà sempre un fomite di disordine e di perpetua guerra tra i giudei e gli arabi, come si vede al presente. La stessa Inghilterra ora non sa come cavarsi dal vespaio che ha suscitato, prima con la dichiarazione del Balfour sul focolare nazionale giudaico, e con aver favorito l'immigrazione ed invasione dei giudei; ora con la proposta "tripartita" che non contenta nessuno, né i Giudei, né gli Arabi, né i Cristiani. E' noto che il Governo britannico, ammettendo le conclusioni della Commissione d'inchiesta, proponeva la partizione della Palestina in tre parti: uno Stato ebraico, comprendente la maggior parte della Galilea e la fascia costiera della Samaria e della Giudea; uno Stato arabo comprendente l'entroterra della Samaria e della Giudea, più la Transgiordania; un Mandato permanente inglese per Gerusalemme, Betlemme e Nazaret, con un corridoio d'accesso al mare. Inoltre l'Inghilterra si riserbava temporaneamente l'amministrazione di Caifa, Acri e Tiberiade ( Civ. Catt. 1937 III, p. 376). Il XX Congresso Sionista, tenuto a Zurigo nei primi giorni di agosto 1937, sotto la presidenza del Dr. Weizman, presidente dell'organizzazione sionista, accettò in massima la creazione dello Stato ebraico, ma, naturalmente, senza partizioni territoriali, né restrizioni all'immigrazione ebraica (Civ. Catt. ivi, pp. 471-473). Poco dopo, la Commissione dei mandati presso la Società delle Nazioni a Ginevra, ascoltata la relazione del Sig. Ormsby Gore, ministro britannico delle Colonie, si dimostrò favorevole alla proposta dell'Inghilterra, pure stimando per ora inattuabile la creazione dei due Stati, l'arabo ed il giudaico, ed essere necessario un periodo di prova. (Civ. Catt., ivi, pp. 473-474; 567). Di recente, in una lettera del Sig. Ormsby Gore all'Alto Commissario britannico per la Palestina, pubblicata il 4 gennaio di quest'anno, si trattava dei procedimenti per l'attuazione della "tripartizione" ; i quali, secondo l'interpretazione ed i lamenti sionisti, sarebbero ordinati a rimandare il più lontano possibile l'attuazione della proposta tripartizione. Secondo la lettera dell'Ormsby, i procedimenti sarebbero distinti in sette periodi: l) Sarà istituita una "Commissione tecnica" per stabilire i confini della tripartizione ed organizzare le questioni finanziarie ed economiche dipendenti da essa. Nel determinare i confini, si dovrà attendere a due condizioni: a) che in ciascuno dei due Stati, giudaico ed arabo, si abbia sufficiente sostentamento e adeguata sicurezza; b) che ciascuno di essi comprenda il minor numero possibile di persone dell'altro Stato. 2) Il Governo britannico esaminerà le proposte della Commissione e, se le troverà convenienti, le proporrà al Congresso della Lega delle Nazioni. 3) La Lega esaminerà le proposte del Governo inglese e le approverà. 4) Dopo tale approvazione, si istituiranno "nuovi sistemi di governo" nei territori determinati. 5) Se le due parti, giudei ed arabi, si accorderanno, il Governo intavolerà negoziati per i trattati diretti alla costituzione di Stati indipendenti. 6) Prima di stabilire gli Stati indipendenti, si potranno amministrare temporaneamente i due territori, giudeo ed arabo; sotto mandati separati, o sotto un sistema di "cantonizzazione". 7) Finalmente saranno costituiti gli Stati indipendenti.

    * * *
    Quanto tempo ci vorrà a percorrere questi periodi? E ancora non siamo neanche al primo! Così lamenta il sionista Ben Gurion, nel lungo commento che egli fa della lettera dell'Orsmby in un giornale esclusivamente giudaico, The Palestine Post del 9 gennaio 1938. Può esser vero- ed in questo caso prudente - che l'Inghilterra con questi procedimenti voglia prender tempo, perché, ripetiamo, nel presente stato di cose, la stessa Inghilterra non sa da che parte rifarsi, per portar rimedio a tanti guai, trovandosi tra due fuochi: gli Ebrei, come hanno ripetuto a voce e per iscritto migliaia di volte, vogliono prendersi tutto; e gli Arabi vogliono ritenersi tutto. La Commissione, recatasi lo scorso anno a studiare la proposta della ripartizione, vi andò con un disegno prestabilito. Infatti (come confessò il Weizman stesso, per sottrarsi alle accuse dei suoi nel Congresso internazionale di Costanza), appena giunta la Commissione in Palestina, egli ne fu chiamato. Sentitasi proporre la ripartizione in due e un corridoio, si recò subito per aereo a Londra, per parlarne con il "Bureau" centrale sionista; e il giorno dopo ritornava con risposta affermativa. Sarebbe stato questo il primo passo, che doveva poi essere seguito da un secondo più definitivo: una clausola che permettesse agli Ebrei di liberamente entrare in Transgiordania (dove hanno già fatti molti acquisti alla chetichella) e farvi di terre privatamente, come tutti gli altri. Tanto erano certi di arrivare a impossessarsi di tutto. Ma gli arabi non erano tanto semplici da non comprendere ciò che la divisione avrebbe significato in ultima analisi: l'assorbimento graduale. E allora incominciò la reazione, massime quando la Commissione disse di voler sentire dagli Arabi (allorché tutto era già stato determinato col Weizman) che cosa essi ne pensassero, quale rimedio suggerissero, per poi sottoporre tutto a S. M. Britannica, non toccando alla Commissione se non la parte d'informatrice. La ripartizione poi, quale fu proposta, è praticamente impossibile. Come opporre barriere che impediscano l'accesso reciproco in territorio avversario, mentre L'accesso è voluto dalla stessa viabilità attraverso la Palestina ? E poiché ora, immensamente più di prima, Ebrei ed Arabi odiano cordialmente, chi potrà trattenere, massime il basso popolo, di venire alle mani ad ogni incontro ? E di più, vi sono elementi comuni come l'acqua, portata per canalizzazione, la luce, il telegrafo, il telefono, i quali tutti passano e ripassano per i diversi territori. Gli Arabi non fanno allora, come usano già da un anno, rappresaglie ai loro cari vicini? E quando poi vedranno che gli Ebrei, boicottando essi pure a loto volta (come fanno gli arabi con loro) tutto ciò che è arabo, non si serviranno che di importazione ebraica e di mano d'opera ebraica, saranno gli Arabi inclinati a mitigare la loro reazione ? Infatti, come avviene al Parlamento inglese, già esistono due correnti, una pro e l'altra contro la ripartizione. Né l'una né l'altra fa l'interesse sionista. Non quella della ripartizione, perché crea l'opposizione permanente del mondo arabo. Ma neppure l'altra, perché impedisce agli Ebrei di arrivare ad avere un'autonomia che sia un principio del riconoscimento da parte dello Stato, il quale dia loro voce ufficiale tra le nazioni, e come un addentellato, a cui possano a poco a poco appoggiare tutte le altre loro rivendicazioni. Perciò essi preferiscono starsene anche con poco, pur di cominciare in modo autonomo e con personalità politica. Quando tuttavia gli ebrei saranno soli e materialmente separati dagli Arabi, si divoreranno tra di loro: mancheranno di un larghissimo cespite da impiegare i loro prodotti e la loro opera professionale ed artigiana; laddove oggi gli ebrei sono da tutti cercati per avere lavori ben fatti, e nei loro negozi si compra a molto miglior mercato; sicché i Comitati arabi di resistenza dovettero mettere proprie sentinelle per impedire l'accesso dei loro connazionali ai negozi ebrei; tanto sono consapevoli che tutti ci vanno. Come scenderà allora il commercio ebraico! Quindi le crisi, ancora più forti che al presente, renderanno impossibile il vivere agli stessi Ebrei. La condizione presente è quanto mai rovinosa: non vi sono più pellegrini né forestieri. Quindi, mancando questo principale cespite di commercio, le automobili sono stazionarie, i negozi falliscono, gli alberghi si chiudono. Anche tra gli Ebrei è sospesa la costruzione di ogni genere di edifici; perché ognuno si domanda che ne sarà domani; la miseria è estrema, specialmente nella classe borghese di secondo ordine, quella dei dragomanni, negozianti ecc.; di tutti coloro insomma che non osano stendere la mano, come fanno i poveri del basso popolo. Certo è che il governo inglese, il quale ha profuso ogni genere di favori agli Ebrei, non ha fatto nulla per gli Arabi: non istituito una banca agricola, che pure avrebbe rialzato le sorti del dopoguerra; non favorito le industrie; ma ha invece aggravato le tasse, fino ad arrivare, in pochissimi anni, ad accumulare una riserva di sette milioni di sterline. Di più ha rovinato indirettamente il popolo con la eccessiva moltiplicazione delle scuole, le quali strappano la gioventù ai lavori della terra per darle in mano un pezzo di carta che non è di alcun valore, né qui in Palestina dove non si possono moltiplicare gli impieghi, né fuori di Palestina, dove non ha nessun senso. Fu anche questo un mezzo per disamorare l'Arabo della terra e così facilitarne il passaggio, pacifico e silenzioso, all'ebreo. Tutti sono indebitati a più non dire, e se si continua ancora di questo passo, un anno o due, non è impossibile che scoppi una vera rivoluzione; perché la fame non ascolta ragioni.

    * * *
    Quale rimedio si potrà dunque apportare che rimetta l'ordine e la pace in Palestina ? Nessun altro che la partenza degli Ebrei, o almeno la cessazione dei loro progressi e della loro immigrazione, in una parola, il totale abbandono dell'idea di uno Stato ebraico in Palestina. Tra gli stessi Ebrei, ben pensanti e più pratici che idealisti, si riconosce la insostenibilità della condizione presente Perciò occorrerebbe studiare un modo per indurre gli altri Ebrei a cambiar rotta, rinunciando a un possesso integrale e generale della Palestina, quale si propongono come ultimo fine, anche se fanno mostra di accontentarsi di qualche tratto autonomo. Gli Ebrei diranno che hanno fatto spese enormi. Sia pure, e quanto acquistarono in Palestina, resti pur loro; ché gli Arabi si acquieterebbero, quando sapessero con certezza che il pensiero di invadenza totale è abbandonato. L'Inghilterra per la prima ne avvantaggerebbe, perché cessato il sionismo, si troverà in condizione molto più solida e pacifica, mentre già gli ebrei sono in un numero così rilevante da bilanciare l'influenza e attutirne l'orgoglio. Così la pace rientrerebbe in questi paesi. L'India poi e le altre regioni mussulmane sarebbero meglio disposte a mantenere buone relazioni con l'Impero britannico. Tale, in sostanza, è l'opinione di persone, che hanno studiato e se da presso il movimento sionista; e alle loro giudiziose proposte crediamo bene che si dovrebbe porgere dalle opposte correnti una ben considerata attenzione, se si vuole pacificamente risolvere la questione del Sionismo palestinese.

    Note
    (l) Valga un esempio. Il Regime Fascista , in un articolo di fondo (Cremona, 22 gennaio 1938), dopo aver dato la lunga lista dei posti occupati dagli ebrei a Trieste, conclude: Facendo le dovute proporzioni fra i 250 mila cattolici e i 4000 ebrei, si deve concludere che questi hanno i nove decimi (900 per mille!) dei posti in cui si esprime la direzione intellettuale, economica, finanziaria e sindacale di Trieste

    (2) H. de Vries de Heekelingen, Israele, il passato, l'avvenire , Milano-Roma, Tumminelli e C. Editori, 1937-XVI (3) La questione giudaica , Civ. Catt., 1937, II, p. 418; 497; III, p. 27
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    LA CIVILTÀ CATTOLICA, ANNO 89 - VOL. IV 1° OTTOBRE 1938 QUADERNO 2119


    Beatus populus cuius Dominus

    Deus eius. (Psalm. 143. v. 15).

    La questione giudaica e "La Civiltà Cattolica"


    Di Ebrei, di questione ebraica, di pericolo e di " problema " giudaico è un gran parlare da tempo.

    In Italia, udiamo ripeterci da molte parti, ed è confermato anche dalla più autorevole voce della politica italiana, non si vuole imitare la Germania in genere, né l'acerbità nazistica in particolare contro gli oppositori, venuti dal giudaismo.

    Ma, anche fra noi, gravi provvedimenti furono decretati contro gli Ebrei, o sono già in corso, e la stampa quotidiana li commenta, com'è suo costume, e a suo modo li giustifica, ma con una vivacità di linguaggio e una così ardimentosa facilità di logica e di storia, di citazioni e di polemica che noi, senza forti riserve, non potremmo accettare. Eppure vi abbiamo trovato più volte, contro il solito, fatto con onore il nome del nostro periodico, allegatone frasi, proposizioni, o anche interi articoli, antichi di quasi mezzo secolo fa, sebbene alludessero a condizioni sociali, o polemiche dottrinali, assai diverse dalle presenti. Ma - cosa per noi non meno grave - si vollero mettere quegli scritti del nostro periodico, di quasi mezzo secolo fa, in recisa ed aperta opposizione al sentimento odierno degli altri cattolici, ed a quello perfino dell'autorità ecclesiastica, che è dire della Chiesa gerarchica e docente, di fronte alla quale deve cedere ogni autorità di maestro o scrittore privato.

    Su ciò abbiamo già aperto il nostro animo e chiarito il pensiero dei nostri predecessori ed il nostro nel precedente quaderno (1), sebbene i nostri intelligenti e fedeli lettori non ne avessero di bisogno. Essi avevano, infatti, col semplice riscontro dei passi allegati potuto verificare da sé ed accertare quanto dalle moderne citazioni dei giornali uscisse monco o travisato quel pensiero; anzi, in alcuni tratti, affatto incongruo e lesivo della giustizia e della carità. Ora l'una e l'altra assolutamente, noi, come i nostri predecessori, vogliamo usata e rivendicata anche verso gli Ebrei, sia pure con la certezza che non l'useranno essi con noi. Né certo l'hanno usata mai nelle passate persecuzioni, da essi o scatenate o promosse contro la Chiesa, in accordo sia con la massoneria, troppo da essi sostenuta, sia con altri partiti sovversivi ed anticristiani, dalla " grande " rivoluzione francese specialmente, fino ai nostri giorni.

    Ma ciò non c'indusse punto, né c'indurrà mai a voler ricambiare della stessa moneta, bensì ad impedirli semplicemente dal loro mal fare ed a premunire gli altri dalla loro strapotenza, e ciò per il bene comune, morale e religioso sopra tutto, e per la salvezza degli stessi Giudei.

    Gli uomini invece della politica, sopra accennati, per i loro fini o motivi d'interessi politici che non tocca a noi ora discutere cominciarono proprio sul loro primo trionfare, prima in Russia e poi in Germania, a rivoltarsi contro gli Ebrei, quando si accorsero di averli avversari, fautori malfidi o aperti oppositori dei nuovi metodi o "ideologie" di governo, prima che dei pretesi diritti o interessi di stirpe o di razza. Come è evidente, quella mossa antigiudaica, sia del comunismo internazionalista o bolscevismo russo, sia del socialismo nazionalista o nazismo germanico, non fu maturata da nessuna considerazione religiosa, se non anzi agevolata dall'odio o avversione generale di tali partiti contro ogni religione positiva, anche l'ebraica: odio dissimulato nel nazismo, ostentato nel bolscevismo. Non può quindi dar luogo a qualsiasi pur lontano richiamo contro la Chiesa o il Clero, nonché a quelle recriminazioni a cui usano abbandonarsi i vecchi persecutori, a loro volta divenuti perseguitati, e con essi i vecchi liberali, della massoneria specialmente, loro naturali alleati, com'è noto.



    * * *


    L'Italia non entra nella lizza se non dopo tre lustri e più di fascismo dominante e con più miti consigli, come sentiamo, non ostante i prodromi sopra accennati. Ci dichiara anzi il Regime fascista, uno dei giornali più accreditati o rappresentativi del partito, in un suo articolo del 30 agosto passato, col titolo Un tremendo atto di accusa: "Confessiamo che il Fascismo è molto inferiore, sia nei propositi, sia nell'esecuzione, al rigore della Civiltà Cattolica". E sopra aveva detto di accorgersi, dopo aver letto lo "studio vigoroso" del nostro periodico (dell'autunno 1890) che "gli Stati e le società moderne, e persino le più sane e coraggiose nazioni d'Europa, l'Italia e la Germania, hanno molto da imparare dai Padri della Compagnia di Gesù"; ed appunto, come conchiude, da questa, ch'egli chiama "leale e coraggiosa battaglia dei sapienti e irreprensibili Gesuiti".

    Grazie dell'elogio insolito, che troviamo ripetuto pure, in termini più o meno calorosi, da altri periodici e giornali quasi a gara, come vediamo anche dai molti ritagli che ce ne comunica alla giornata "L'eco della stampa". Ed a questo coro di lodi - tanto poco vi siamo avvezzi! - avremo noi il mal garbo o la scortesia ingrata di rispondere con la freddezza del riserbo, della correzione o della critica? Non intendiamo ciò; ma più di ogni lode o popolarità, in un argomento specialmente che tocca le ragioni della carità e della giustizia, ci preme di chiarire il pensiero nostro e quello dei nostri defunti colleghi e maestri; perché noi siamo certi che anch'essi troverebbero queste lodi più sgradite delle critiche, se dovessero palliare sotto la loro egida una qualsiasi offesa di carità e di giustizia contro il prossimo, fosse pure il prossimo in sé meno simpatico, quello degli Ebrei, specialmente se stretti in intima alleanza con la massoneria, come apparivano alla data degli articoli accennati, del 1890.

    E non vi è chi ci fa dire, generalmente e senza niuna distinzione, ciò che invece nella nostra rivista fu negato esplicitamente? Ma particolarmente si suppone che siano della rivista stessa i suggerimenti e rimedi da altri autori proposti e da essa discussi e rigettati, come quello fra i più gravi, non solo di considerare gli Ebrei come stranieri, ma di "confiscarne i beni perché roba di malo acquisto": suggerimento che, dato così generalmente e senza nessuna distinzione sa troppo di ingiustizia o di vendetta, e perciò riesce troppo difforme dallo spirito cristiano e religioso.



    * * *


    Fortunatamente, gli articoli del nostro periodico, dell'ultimo trimestre del 1890 (2), che furono i più largamente sfruttati nella presente polemica, si possono riscontrare da chiunque voglia, in fonte. E diciamo in fonte, perché furono, è vero, ristampati a parte, ma non sempre correttamente, anche nella più recente edizione, da cui hanno attinto, crediamo noi, i giornalisti (3). In questa, per l'appunto, un gravissimo errore di stampa - certamente involontario, per l'omissione di una riga e lo spostamento di altre - rende inintelligibile il passo della confiscazione, di cui si parla. Si trova esso nel terzo articolo, che discute i "rimedi", dopo che nel primo si sono indagate le "cause" e nel secondo gli "effetti", della moderna invasione giudaica nell'Europa.

    Fra i "rimedi" o proposte di soluzione della vessata questione, sono riferite anzitutto dal nostro periodico, ma escluse, "alcune proposte di pubblicisti, non già mossi da maltalento di socialismo contro le ricchezze degli ebrei ma caldi di uno zelo per la religione e la patria, che per altro si desidererebbe meglio temperato da giustizia". La prima di tali proposte è appunto il rimedio che "sarebbe più radicale di tutti, ma non conforme allo spirito cristiano"; la confisca dei beni e il bando delle persone. Quindi l'autore dell'articolo riportava bensì le ragioni più forti allegate dai proponenti, e il voto espressone anche da un congresso di antisemiti - che "si applichino ai giudei le leggi che i giudei stessi hanno fatto approvare e sancire dai framassoni governanti dei paesi cattolici contro la Chiesa", cioè che "si dichiarino nazionali tutti, senza eccezione, i beni dei giudei" - ma senza punto approvarle, conchiudeva:

    "Non è mente nostra diffonderci in un esame critico di sì fatta proposta. Notiamo soltanto, che della sua esecuzione abbondano gli esempi nelle storie. Ma, per essere legittima, bisognerebbe, prima di tutto, che la confisca fosse decretata da chi esercita regolarmente nelle nazioni la pubblica autorità: ed in secondo luogo, che si effettuasse con certe norme di giustizia e di carità cristiana".

    "Non tutti gli ebrei - soggiungeva - sono ladri, arruffoni, bari, usurai, framassoni, farabutti e corruttori dei costumi. In ogni luogo se ne conta un numero, che non è complice delle furfanterie degli altri. Perché involgere questi innocenti nella pena dovuta a' rei?". Così egli col buon senso e la equità del cristiano e del religioso, che gli era propria. Né tace le ragioni che a queste oppongono "i sostenitori dell'eroico rimedio", come il dire che "nelle guerre più giuste e più sante perisce gran numero d'innocenti, che questa non è vendetta, ma legge di necessaria difesa ecc.". Ma egli non le approva senza riserva, e quanto al provvedimento generale di cui si parla, conchiude anzi che "la giustizia e la carità avrebbero in ogni caso buone ragioni da far valere contro la crudezza delle sue troppo draconiane disposizioni".



    * * *


    Similmente rigetta l'altro rimedio, che dovrebbe essere di necessario compimento al primo, del bando generale dell'ebreo come straniero dal nostro suolo, ammesso pure il fatto che "se esso vi sta o vi sta per toglierlo a noi cristiani o vi sta per congiurare ai danni della nostra fede"; giacché infine "si tratta di un nemico che mira a spropriarci della terra ed a privarci del cielo". Ma un siffatto rimedio, specialmente se si avesse da praticare in tutti i paesi civili, "non sarebbe generalmente possibile, anzi contrarierebbe i disegni di Dio", che vuole la conservazione di Israele, sebbene così disperso, come "un palpabile argomento della verità del Cristianesimo". E "ammesso pure che fosse ora praticabile, sarebbe difforme dal modo di vedere e di operare della Chiesa romana". Ed a quest'ultimo proposito l'autore aveva allegato già l'esempio dei papi e dei principi cattolici, e citato anche la testimonianza dei due ebrei convertiti, i fratelli Lémann: i quali notano come "i Papi hanno sempre permesso con benevolenza il soggiorno nella città loro; e questo popolo errabondo, pur avendo libertà di non andarvi, sempre vi andava e chiamava anzi per gratitudine Roma il paradiso degli ebrei". Se ciò avveniva, era perché quei giudei più assennati dei moderni riconoscevano che le leggi di separazione o " interdizione" loro poste, erano non meno a difesa loro propria che a tutela dei cristiani, impedendo ogni mutua offesa o violazione di diritto da una parte e dall'altra.

    Ora su questo ultimo punto insiste precisamente la nostra rivista nel 1890, e l'oppone alla condotta del liberalismo e massonismo allora dominanti, per trovare "il solo modo di accordare il soggiorno degli ebrei col diritto dei cristiani". E questo sarebbe, secondo essa, di "regolarlo con leggi tali che al tempo stesso impediscano agli ebrei di offendere il bene dei cristiani, ed ai cristiani di offendere quello degli ebrei": leggi quindi non odiose, ma giuste; di eccezione, non di persecuzione, anzi di mutuo vantaggio, come si disse.

    E' vero che ciò sembrerà violare quella piena "eguaglianza civile" che il liberalismo si fece vanto di concedere loro senza limitazione alcuna. E il nostro polemista lo riconosce, ma contro le ragioni dei vecchi liberali richiama il pensiero del de Pascal, uno degli scrittori antiliberali del secolo passato, che "volere un diritto comune fra condizioni sociali disparate, è come volere una misura eguale fra stature diverse. L'equo, il necessario è invece il rispetto eguale a tutti i diritti differenti", quali corrono, ad esempio, fra nazionali e stranieri. E fra questi ultimi vanno annoverati, a loro stessa confessione, gli ebrei, generalmente parlando; se è vero che "il cosmopolitismo della loro stirpe è dai giudei medesimi confessato".

    Il nostro antecessore del secolo passato crede adunque che la totale eguaglianza civile, data dal liberalismo agli ebrei, che li collegò quindi con la massoneria, non solo e loro indebita, non avendone essi diritto, ma "anzi è perniciosa non meno ad essi che ai cristiani". Egli era perciò di opinione che "presto o tardi, per amore o per forza, si avrà da rifare" ciò che si era disfatto, da cento anni in qua, negli antichi ordinamenti civili, per amore di novità, di pretesa libertà o falso progresso. "E forse - egli soggiungeva - gli ebrei medesimi saranno costretti di supplicare che si rifaccia". Ora la ragione di questa previsione sta appunto sotto i nostri occhi: perché proprio oggi "la strapotenza alla quale il diritto rivoluzionario li ha oggi sollevati, viene scavando loro sotto i piedi un abisso, pari nella profondità alla altezza in cui sono assorti".

    Ma sopra ogni altra cosa, vi è il troppo giusto motivo di ben considerare se non sia troppo vero e confermato dall'esperienza di mezzo secolo quanto egli denunciava fin dal 1890: che "la uguaglianza, largita agli ebrei dalla setta anticristiana, ovunque si è usurpato il governo dei popoli, ha partorito l'effetto di collegare l'ebraismo col massonismo nella persecuzione alla Chiesa Cattolica e di innalzare la razza giudaica sopra i cristiani, nella potenza occulta e nella opulenza manifesta".

    Eppure né per il presente, né per tutto il cinquantennio passato, non è venuto proprio né da parte della Chiesa, né da reggitori o governi cattolici, ossia da quelli che più erano danneggiati dall'ebraismo, nessuna mossa violenta, di rappresaglia o di lotta contro gli ebrei, non ostante la loro strapotenza. E' venuta per ultimo proprio dalla Germania, protestantica e nazista, come prima dalla Russia zarista e poi dalla comunistica e internazionalistica, che pure agli ebrei era per gran parte debitrice della sua rivoluzione, come è noto e fu anche dimostrato su queste pagine (4).



    * * *


    Da questi rapidi cenni ognuno vede quanto lo scrittore del nostro periodico, sebbene tanto vivacemente commosso dalla persecuzione religiosa - che allora infieriva in Italia ed era attribuita in massima parte, sia pure con qualche esagerazione, alla strettissima alleanza della massoneria col giudaismo anticristiano - fosse tuttavia sollecito di non proporre, contro i mali da lui deplorati, nessun "rimedio" od opposizione che non riuscisse pienamente consona alle supreme ragioni della giustizia e della carità. Si fa quindi troppo evidente che il suo pensiero non fu bene inteso, anzi fu interamente svisato da chi lo ebbe a rappresentare come un programma di vendetta o di rappresaglia, se non anzi di guerra senza quartiere, quale sarebbe certamente suggerita dalle considerazioni meramente umane e interessate della politica. Esso era invece un caldo e ben motivato richiamo alla vigilanza e alla difesa. efficace ma pacifica, contro un pericolo e disordine civile, non meno che religioso e morale, della società moderna, minacciata dal giudaismo.

    Non negheremo però che la forma o lo stile, più che la sostanza del pensiero, possa, dopo quasi cinquant'anni, apparire di qualche acerbità, ora che la lotta, sia della massoneria come del giudaismo sembrerà a molti mitigata; nella forma almeno, se non nella sostanza. Ma checché sia di ciò, il difetto dello stile e della forma non attenua la forza del ragionamento, né il valore quindi delle conclusioni nella loro sostanza.



    * * *


    Quella severità di linguaggio oscurò tuttavia agli occhi di qualche studioso il concetto dominante di quegli antichi articoli, per quello che concerne il vecchio liberalismo e lo spirito della rivoluzione. Così il ch. Roberto Mazzetti ne riconosce bensì "la nobiltà dell'intenzione e la serietà indiscutibile e la larghezza d'orizzonte nell'indagine e la impressionante molteplicità di dati storici e la pregnanza delle idee antigiudaiche"; ma trova poi "da notare che non è affatto accettabile il concetto dominante circa il valore della rivoluzione, così detta francese, circa il significato della civiltà democratica e liberale del secolo XIX e, quindi, circa il Risorgimento italiano". E posto ciò, egli avrebbe ragione di non ammettere, come "storicamente valido il coprire di quella che era una momentanea degenerazione dello spirito del Risorgimento tutto il Risorgimento stesso"; ed oltre a questo, di trovare illogico che la questione ebraica fosse posta nella seconda metà del secolo XIX "col medesimo spirito con cui si sarebbe posta nel secolo XVIII e prima ancora" (5), supponendo "l'origine giudaica della rivoluzione del 1789 e della civiltà democratica e liberale del secolo XIX".

    Ora appunto a cotesta "degenerazione" dello spirito del risorgimento mirano i colpi del nostro vivace polemista del 1890, sebbene l'impeto della polemica non gli abbia sempre richiamato alla penna tutte le fredde ed opportune distinzioni. Del resto, è ben certo che egli non dava né poteva dare tutta la colpa dei disordini sociali da lui deplorati al giudaismo ed alla massoneria con esso collegato, né perciò voleva ferire, proprio senza distinzione, tutto il Risorgimento, tutta la civiltà democratica ecc.

    Nella interpretazione del Mazzetti noi troviamo quindi un grosso abbaglio; al quale, non neghiamo, può aver data ansa il linguaggio generico dell'articolo, che nel calore della polemica non poteva scendere a tutte le precisioni desiderabili: non è cioè tutto il complesso moto del Risorgimento che egli ha dinnanzi ed impugna; è l'indirizzo anticattolico che vi si era immischiato; è il connubio del liberalismo con la massoneria; è insomma quella "degenerazione" appunto che il Mazzetti stesso riconosce e deplora. Ma questi la suppone "momentanea"; laddove tale non fu, certamente, né così ristretta come a lui sembra. Quanto generale anzi e radicata fosse tale "degenerazione" tra i liberali del Risorgimento - anche se non collegati con la massoneria così esplicitamente, come credeva il nostro confratello di cinquant'anni fa - risulta dallo stesso "studio introduttivo", che il Mazzetti premette alla sua raccolta di testimonianze sulla questione ebraica, e più ancora dai passi citati appresso, di un R. Lambruschini, di Massimo D'Azeglio, di G. B. Giorgini, di C. Cattaneo, di V. Gioberti, tutti buoni rappresentanti del liberalismo e perciò difensori del giudaismo, sebbene in diverse gradazioni e per motivi diversi.

    In un siffatto consenso a difesa dei giudei, che si accompagnava non di rado ad uno strano accordo di persecuzione, di vessazione e disprezzo della Chiesa, del Clero, degli Ordini religiosi, allora spogliati e dispersi senza pietà, non si poteva vedere, su quell'ultimo scorcio del secolo XIX, quanto ora vi scorge il Mazzetti: che "il Risorgimento italiano, specie nel suo fiore fu filosemita non perché fosse una diabolica instaurazione di nuovo paganesimo, non perché fosse una settaria negazione del cristianesimo, ma perché intimamente religioso e fervido di ricchezza di vita morale, sognò e volle un mondo di spiriti religiosamente liberi, in cui più non fosse distinzione antiumana fra Barbaro e Greco, Ebreo e Romano" ecc.

    Un siffatto ideale di unità e concordia che sarebbe fondamentalmente cristiano, se bene inteso e schiettamente applicato - non era di tutti, e quantunque riaffermato con sincerità e con forza nel liberalismo mitigato del d'Azeglio, del Giorgini, del Manzoni segnatamente, non era poi applicato nei riguardi del clero e del laicato cattolico dall'altra scuola o "corrente" del liberalismo anticlericale, sempre così gretto ed accanito nella sua opposizione alla Chiesa che accreditava purtroppo l'opinione corrente di un connubio con la massoneria incredula ed il giudaismo anticristiano. Diamo pure che vi sia stato su ciò della esagerazione e dell'abbaglio anche dall'altra parte, per la facile propensione a generalizzare; ma era ben il caso di dire, a scusa di chi esagerava nell'attribuire troppa importanza all'ingerenza massonica ed ebraica, che un tale abbaglio non mancava di fondamento; avverandosi l'effato filosofico, che interdum falsa sunt probabiliora veris.



    * * *


    Il simile possiamo dire sul punto dell'origine giudaica della rivoluzione del 1789; la quale non è affermata negli articoli menzionati, in modo esclusivo, ma semplicemente concomitante; per quanto cioè nel complesso moto rivoluzionario, che doveva trasformare la società civile, ebbe una sua parte, e tra le più nefaste e scristianeggiatrici, l'ingerenza dei Giudei e dei loro amici. Ma. con questa concorse pure in gran maniera quella giansenistica, regalistica e incredula dei parlamentari, dei "filosofi" e di altri partiti avversi alla Chiesa ed al Papa; e per tutte queste molteplici e violente spinte rivoluzionarie gli stessi ben pensanti e il clero medesimo andò travolto e lasciò prendere alla fiumana irrompente della rivoluzione quel corso rovinoso che minacciò di finire, con gli orrori del "Terrore", nell'abisso delle barbarie.

    Posta la tanta molteplicità e varietà di cause che concorsero a quello straordinario cataclisma sociale uno degli avvenimenti più complessi della storia umana, come anche recenti studi hanno dimostrato - riconosciamo che sarebbe davvero "semplicistico" assegnargli per unica e precipua causa l'ingerenza giudaica, sia pure rafforzata dalla massoneria, com'era opinione del vecchio Barruel. In ciò conveniamo col Mazzetti come anche gli concediamo che sarebbe del pari semplicistico il "voler sostenere la origine e la funzione esclusivamente capitalistica, secondo lo spirito del materialismo storico, del gran moto rinnovatore del liberalismo moderno". Ma da lui dissentiamo nell'attribuire cotale "semplicismo" antistorico al nostro collega; giacché questi non intendeva allora di involgere tutto l'intero "moto rinnovatore"; bensì mirava, come dicemmo, alle sue degenerazioni da quella primitiva ispirazione, di origine fondamentalmente cristiana, verso una giusta e ben compresa libertà e fratellanza di individui e di popoli. Questa fu bensì, o apparve ai più, "l'anima di verità" dell'errore e il nobile impulso iniziale che attrasse molti alla professione e proclamazione dei famosi principi del 1789; ma purtroppo degenerò così presto in un moto anticristiano, violento e sovvertitore dell'ordine sociale, che anche le origini prime e la iniziale ispirazione apparvero a molti prettamente anticristiane.

    Nella deviazione del moto, pertanto, più che nella sua iniziale ispirazione e direzione, si troverà avverato ciò che osserva il Mazzetti, e non si oppone al nostro pensiero: che "in questo moto (del liberalismo), gli ebrei hanno portato un valido contributo in Italia come in Europa in genere; ma essi furono un ruscello, un piccolo affluente, non il maestoso e gonfio fiume della storia moderna" (pag. 118). Il ruscello cioè e l'affluente - diremo noi nel senso ben inteso degli articoli del 1890 - intorbidò il maestoso fiume non solo, ma lo disarginò talora e lo sospinse alle devastazioni, religiose e morali, sotto il manto della libertà e del progresso. Si ebbero così magni passus extra viam; e di essi poterono bensì profittare gli Israeliti che il liberalismo davvero "liberò politicamente e umanamente", ma non del pari le classi medie, né molto meno le altre "classi e categorie popolari", se parliamo col Mazzetti di verace e "integrale umanamento", di un moto cioè o avviamento della "futura storia d'Italia verso il regno di un romano e cristiano umanesimo integrale in cui è l'anima più vera della vita italiana", come parrebbe al benevolo nostro critico. Per il malo fermento della massoneria e del giudaismo, infiltratosi fino dalle origini, il liberalismo parve favorire troppo spesso l'apostasia delle nazioni dalla vita dello spirito, da Dio e dalla sua Chiesa. E la sua vantata "liberazione" a che cosa riuscì nella pratica? A sguinzagliare le classi medie e le inferiori, la borghesia ed il proletariato, verso una mentita libertà, che era licenza sfrenata e riusciva infine ad una sorte di schiavitù, anche economica e morale. A ciò alludeva la risentita frase del nostro, che "tutto il dolce del liberalismo finiva con attirarle ( le nazioni) fra le strette della vorace piovra del giudaismo".



    La frase saprà di "semplicismo", e sia pure. Ma il certo è che il liberalismo così traviato, come il giudaismo ed il massonismo da esso protetto, venne a punirsi da sé, nei medesimi effetti tristissimi della sua "degenerazione" o deviazione, partecipe della pena, come fu complice della colpa, del suo protetto, il giudaismo. E di quello possiamo dire ciò che di quest'ultimo scriveva il nostro collega nel 1890, ben presago di quanto si è poi venuto maturando e che possiamo riscontrare più al vivo in questi ultimi tempi: "sente già rumoreggiare da lontano la tempesta di quella rivoluzione sociale che esso ha in gran parte generato e pare debba essere l'esterminatrice sua e dei rinnegati che seco hanno stretto alleanza".

    Le parole sono forti, ma più duro ancora è l'esito che fin d'allora esse preanunciavano e che al presente tutti possono già vedere verificato in diversi paesi, mentre in altri si va purtroppo avverando.

    Conchiudiamo tuttavia, per debito di verità e di lealtà, che ciò non è avvenuto e non avviene per colpa unica, e neppure forse la più grave, degli ebrei; avviene altresì per colpa della complicità o dell'inerzia di tanti cristiani e cattolici sviati; e le colpe di costoro non è giustizia addossare sugli ebrei per infierire ai loro danni.



    * * *


    L'ordine delle considerazioni in cui ci siamo tenuti finora, ci esime dall'entrare nell'esame e nella discussione dei tanti altri particolari aspetti della questione giudaica; tanto più che di non pochi si è già trattato, più o meno ampiamente, nel nostro periodico (6).

    Di altri punti che riguardano particolarmente il lato politico, economico, finanziario e simili, come il "capitalismo ebraico" in particolare, il "mito giudaico" e le prime reazioni oppostevi dalla coscienza italiana, con le accuse e le difese degli ebrei, secondo la tradizione liberale e laica, si troverà pure una larga esposizione nello "studio introduttivo" del Mazzetti all'opera sopra citata (7). Egli appunto passa in un'erudita rassegna, anche se non del tutto adeguata per "un secolo di cultura italiana" fino allo scoppio della guerra mondiale, le varie opinioni, discussioni e proposte che si dibatterono in Italia; o piuttosto gli "atteggiamenti con cui i nostri pensatori esaminarono quella questione": atteggiamenti che egli ordina giustamente "secondo tre fondamentali correnti: una cattolica tradizionale; una cattolica liberale; una laica su basi economiche e giuridiche".

    Notiamo solo, tra le varie riserve che l'indirizzo liberale dell'autore ci suggerisce, come tutte e tre queste correnti vadano talora miste e confuse, per le diversità dei rigagnoli, diciamo così, che vi confluiscono. Diversa e non poco manchevole è la precisione di dottrina e spesso anche diverse le deficienze di ortodossia, dal giansenismo al cattolicesimo liberale, rappresentato, ad esempio, dall'abate Raffaele Lambruschini, la cui concezione umanistica non pare a noi così "intimamente religiosa, e in concreto, cattolica", ma piuttosto laica, e di un laicismo che fraintende e svisa il cattolicesimo genuino. Esso e ben lontano perciò dal concetto del Manzoni, del Tommaseo, del Rosmini, e vicino invece a quello del Gioberti, tanto tenero verso gli ebrei, come verso "i buoni e generosi Valdesi", quanto acerbo ed intollerante verso i cattolici da lui dissenzienti, designati col nomignolo di gesuiti, per lui il più odioso e calunniato.

    La fallacia, nel resto, dell'argomentazione liberale per la abolizione delle antiche leggi che regolavano la vita della nazione giudaica in mezzo ai popoli cristiani, è riconosciuta dallo stesso Mazzetti, che ben vi ravvisa pure qualche ingenuità. E tale è, ad es., l'insistere che fanno nell'attribuire i vizi degli ebrei all'effetto naturale delle leggi stesse, e vederne il rimedio invece nel sempre più "legarli alla vita moderna" mercé la piena eguaglianza dei diritti, senza nessuna tutela dei diritti dello stesso popolo cristiano. Ciò era un lasciar loro del tutto libero il campo, e questo a loro stesso danno, come ragionava il nostro periodico. Del quale infine il Mazzetti medesimo loda "l'opera coordinatrice ed ispiratrice", onde "la cultura italiana impostava, in tutta la ricchezza delle sue direzioni, e svolgeva, con indiscutibile serietà di preparazione scientifica, la questione ebraica". Ma appunto perché tale quell'opera del nostro periodico, non poteva dipartirsi, anche nella vivacità spiegabile della polemica, e dallo studio sincero della verità e dall'equilibrio doveroso della giustizia e della carità cristiana, che noi abbiamo dimostrato.

    E. Rosa S. I.





    --------------------------------------------------------------------------------




    NOTE

    ( l) Cfr. Civ. Catt. 1938, III, pp. 560-561.

    (2) Cfr. Civ. Catt., Serie XIV, vol. 8°, pp. 5 , 385 , 641. . (Della questione giudaica in Europa).

    (3) Cfr. La questione ebraica in, un secolo di cultura italiana. Con uno studio introduttivo di Roberto MAZZETTI (Modena, Soc. Tip. Modenese 1938), pp. 326-387.

    (4) Cfr. Civ. Catt. 1922, vol. IV, p. 11 (La rivoluzione mondiale e gli ebrei).

    (5) La questione ebraica, pp. 118-119

    (6) Cfr. Civ. Catt. 1934, vol. IV, pp. 126 segg.; 276 segg. (La questione giudaica e l'antisemitismo nazionalsocialista), 1937, vol. II, pag. 418 segg,., 497 segg.; vol. III, pag. 27 segg. e 1938, vol. II, p. 77. (La questione giudaica e il Sionismo; le conversioni e l'apostolato cattolico).

    (7) La questione giudaica (Modena 1938), pp. 7-119.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Sodalitium
    Anno X - Semestre I n. 4 Giugno-Luglio 1994 - Sped. abb. post. - (Pub. inf. 50 % - TO) - N. 38


    INFILTRAZIONI GIUDAICO-
    MASSONICHE NELLA
    CHIESA ROMANA
    di don Curzio Nitoglia
    INTRODUZIONE
    Abbiamo già visto nel numero precedente
    (1), come il Giudaismo-religione abbia
    congiurato contro Gesù Cristo, i suoi
    Apostoli e la Chiesa, cercando d’infiltrare
    una “quinta colonna” nella Chiesa stessa per
    poterla distruggere dall’interno.
    Nel presente articolo cercherò di richiamare
    l’attenzione del lettore su una serie di
    fatti oggettivi e inequivocabili che mostrano
    le infiltrazioni della contro-Chiesa attuate
    nel Corpo Mistico di Cristo.
    Il COME sia stato possibile tutto ciò è un
    mistero che ci sorpassa, è il mistero della Volontà
    permissiva di Dio in rapporto al male
    morale, che non è voluto ma solo permesso
    per trarne un bene maggiore.
    Il perché dell’infiltrazione giudaico-massonica
    nella Chiesa sorpassa il nostro misero intelletto,
    ma sarebbe irragionevole chiudere gli
    occhi sugli avvenimenti che la comprovano e
    purtroppo, con il Concilio Vaticano II, la testimoniano
    sino al suo stesso vertice. Paolo VI
    d’altronde, aveva già parlato di “autodemolizione
    della Chiesa” e di “fumo di satana, penetrato
    all’interno della Chiesa di Dio”, ammettendo
    implicitamente la realtà del fatto.
    In molti casi dobbiamo fermarci al quia, alla
    constatazione del fatto, senza pretendere di
    conoscere il propter quid, il perché del fatto.
    La Giudeo-Massoneria ha formato il disegno
    di corrompere le membra della Chiesa, e specialmente
    il clero e la gerarchia, inoculando in
    esse falsi principi che di cristiano mantengono
    solo il nome senza averne più la sostanza (2).
    Un altro fatto inequivocabile (oltre al
    complotto contro la Chiesa) è che oggi quasi
    tutti, anche i cattolici, appartengono in qualche
    modo all’anima della Massoneria, pur non
    essendo membri del suo corpo, cioè pensano e
    ragionano da massoni: sono per la tolleranza,
    il pluralismo, il rispetto dell’errante, la democrazia
    moderna e liberale, il non esclusivismo.
    Oggi Benedetto Croce avrebbe più giustamente
    scritto Perché non possiamo non dirci
    massoni, e la teoria di Rahner andrebbe riproposta
    come Il massone anonimo (3).
    Questa è la triste realtà: da un lato il complotto
    della Sinagoga contro la Chiesa, dall’altro
    lo spirito cabalistico-massonico che ha invaso
    ogni cosa e che respiriamo ormai come
    l’aria che ci circonda. È molto arduo poter definire
    il perché, il come di tutto ciò, che in
    molti aspetti ci sfugge, ci sovrasta e su cui possiamo
    solo fare congetture senza poter arrivare
    alla certezza; eppure non dobbiamo chiudere
    gli occhi sulla terribile realtà nella quale
    siamo chiamati a vivere, sotto pena di sbagliare
    di “campo” o di stendardo, convinti magari
    di militare sotto quello di Cristo, ma combattendo
    in realtà, sotto quello di Lucifero (4).
    Nell’articolo precedente abbiamo visto i
    piani massonici (svelati da Barruel e da Cretineau-
    Joli, e riportati nei suoi volumi da Mons.
    Delassus), i quali parlano di UN “PAPA” SECONDO
    I BISOGNI DELLA SETTA, cioè
    imbevuto della sua filosofia, un “Papa” che,
    pur non essendovi iscritto, fa però parte della
    sua anima, al fine di portare a compimento il
    TRIONFO DELLA RIVOLUZIONE. Per
    giungere a tale scopo la Massoneria ha formato
    una generazione degna di tale avvenimento,
    mediante la corruzione intellettuale e morale
    della gioventù, fin dalla più tenera età, per poterla
    poi attirare, senza che se ne accorga, alla
    mentalità del “massonismo”. Soprattutto nei
    seminari essa ha svolto il suo ruolo d’infiltrata,
    di corruttrice delle idee, perché un giorno i giovani
    seminaristi diverranno preti, vescovi, cardinali,
    governeranno e amministreranno la
    Chiesa e, come cardinali, saranno chiamati a
    scegliere un “Papa”; ma questo “Papa”, come
    la maggior parte dei suoi contemporanei, sarà
    imbevuto di principi filantropici e naturalistici
    e sarà quindi omologo agli interessi della setta.
    La questione ebraica
    IL CLERO E I FEDELI MARCERANNO
    COSÌ SOTTO LO STENDARDO
    MASSONICO, CREDENDO ANCORA
    DI ESSERE SOTTO LA BANDIERA
    PONTIFICIA.
    I fatti che mi accingo a riportare sono la
    prova inequivocabile che tale disegno è riuscito,
    almeno per ora. Nostro Signore infatti ci ha
    promesso che “le porte dell’inferno non prevarranno”
    e così sarà. Noi cristiani, come il
    nostro Capo, Gesù Cristo siamo abituati a vincere
    per mezzo delle sconfitte. Proprio quando
    Gesù fu crocifisso e abbandonato da tutti,
    con la sua morte ci redènse; così sarà anche
    del suo Corpo Mistico, la Chiesa: quando sembrerà
    ormai essere morta, allora risorgerà in
    tutto il suo fulgore: “Regnavit a ligno Deus”!
    Tali fatti non devono scandalizzarci, ma,
    al contrario, devono farci prendere i mezzi
    adatti (con l’aiuto di Dio che non manca
    mai) per fare qualcosa per il bene della
    Chiesa, flagellata e coronata di spine come il
    caro e buon Gesù.
    Una bella preghiera di San Tommaso
    Moro recita così: “O Signore fate che non mi
    scandalizzi davanti al male ed al peccato, ma
    datemi la forza di porvi rimedio”.
    I PAPI DENUNCIANO LE INFILTRAZIONI
    GIUDAICO-MASSONICHE
    ALL’INTERNO DELLA CHIESA
    Pio VI nel Breve “Quid aliquantum”(10
    marzo 1791) critica la Costituzione civile del
    clero e in un altro Breve al clero e al popolo
    francese (19 marzo 1792) condanna gli ecclesiastici
    che giurano fedeltà alla Rivoluzione
    in questi termini: “Il carattere... degli eretici
    e degli scismatici fu... di ricorrere all’ARTIFICIO
    e alla DISSIMULAZIONE: così i
    nuovi INTRUSI della Chiesa di Francia hanno
    imitato alla perfezione quest’arte... d’ingannare...
    mediante la FINZIONE e la
    MENZOGNA...” (5).
    Pio VII nell’Enciclica Diu Satis (15 maggio
    1800) mette in guardia l’alto clero: “Non
    ammettete nessuno nei ranghi del clero...
    prima di averlo esaminato con cura, controllato
    ed approvato maturamente... [vi è] una
    moltitudine di falsi apostoli... artefici di inganni,
    mascherati da apostoli di Cristo”.
    Nell’Enciclica Ecclesiam (13 settembre
    1821) condanna la Carboneria, vera miniera
    di falsi fratelli: “Vengono a voi sotto apparenza
    di agnelli ma sono, nel fondo del loro
    cuore, lupi rapaci”.
    Il Cardinale Bernetti in una lettera del 4
    agosto 1845 scriveva: “Il nostro giovane clero
    è imbevuto delle dottrine liberali... La
    parte del clero che, dopo noi, arriva al governo,
    ...è mille volte di più intaccata dal vizio
    liberale” (6).
    Pio IX nell’Enciclica Nostis et Nobiscum
    (8 dicembre 1849) si lamenta del complotto
    contro la Chiesa: “Vi sono in Italia degli ecclesiastici,
    ...che son passati nei ranghi del
    nemico della Chiesa”.
    Molti anni dopo nella lettera Exortæ in ista
    (29 aprile 1876) descrive il caso classico di un’infiltrazione
    massonica in Brasile. “La confusione
    che è sorta in Brasile in questi anni è dovuta
    all’azione di AGENTI AFFILIATI ALLA
    SETTA MASSONICA, che si sono INFILTRATI
    nelle confraternite di pii cristiani” (7).
    Il CATTOLICESIMO LIBERALE è per
    Papa Mastai ancora più pericoloso del Comunismo;
    è infatti la “quinta colonna” della
    Giudeo-Massoneria nel seno stesso della
    Chiesa. Per Pio IX è molto più facile scoprire
    un nemico dichiarato che un falso fratello,
    come lo è, in realtà, il cattolico liberale. Nel
    Breve indirizzato al circolo Sant’Ambrogio di
    Milano (6 marzo 1873) spiega perché bisogna
    diffidare assolutamente dei cattolici democratici,
    imbevuti della filosofia moderna:
    “Questi uomini sono più pericolosi che i nemici
    dichiarati, poiché SECONDANO GLI
    SFORZI DI QUESTI ULTIMI, MA NON
    SI FANNO SCORGERE. Infatti, restando
    sui limiti delle opinioni condannate, si presentano
    sotto le apparenze di una dottrina
    integra e pura e ingannano così i fanatici della
    conciliazione ed anche i ferventi cristiani
    che, senza ciò, s’opporrebbero fermamente
    ad un errore manifesto” (8).
    Leone XIII nell’Enciclica Inimica vis (8
    dicembre 1892), mette in guardia i vescovi e
    gli arcivescovi d’Italia contro la Massoneria
    che cerca di conquistare alla sua filosofia il
    clero: “...i settari massoni cercano con delle
    promesse di sedurre il basso clero. Allo scopo
    di guadagnare alla loro causa i ministri
    sacri e poi... di farne dei rivoltosi”.
    San Pio X condanna i cattolici-liberali, i
    democratici-cristiani, i modernisti come “la
    razza più pericolosa... che pretende di condurre
    la Chiesa al proprio modo di pensare. Tramite
    l’ASTUZIA e la MENZOGNA di questo
    perfido cattolicesimo-liberale, che fermandosi
    giusto ai limiti dell’errore condannato, si
    sforza di apparire come ortodosso... I cattolici
    liberali sono lupi sotto apparenza di agnelli. Il
    18
    prete... deve svelare le loro TRAME PERFIDE.
    Sarete chiamati papisti, clericali, retrogradi,
    intransigenti; onoratevene...”(9).
    Anche nell’Enciclica Pieni l’animo (28
    luglio 1906) San Pio X mette in guardia contro
    le infiltrazioni nemiche nella Chiesa e
    parla esplicitamente dello “spirito d’insubordinazione
    e di indipendenza” che si manifesta
    tra il clero. Tale spirito - prosegue il
    Papa - “...penetra fin nel Santuario. ...È soprattutto
    tra i giovani preti che uno spirito sì
    funesto porta la corruzione... Si fa per tali
    dottrine nuove una propaganda più o meno
    OCCULTA, tra i giovani che nei seminari si
    preparano al sacerdozio”.
    Nella Pascendi (8 settembre 1907), poi, il
    Pontefice denuncia che “...i nemici sono arrivati
    FIN DENTRO IL CUORE DELLA
    CHIESA, nemici tanto più temibili quanto
    più lo sono meno apertamente. ...Parliamo
    di un gran numero... di preti... È DAL DI
    DENTRO che tramano la rovina della Chiesa,
    il pericolo è oggi quasi NEL SENO e
    NELLE VENE DELLA CHIESA STESSA...
    essi [i modernisti] non colpiscono i rami...
    ma la radice stessa, vale a dire la Fede”.
    Inoltre sempre S. Pio X, nell’allocuzione
    alla cerimonia d'imposizione della berretta
    cardinalizia ai nuovi porporati (27 maggio
    1914) pronunciò queste parole: “Oh quanti
    marinai, quanti piloti e, non voglia Dio,
    quanti CAPITANI, facendo confidenza a
    queste novità profane ed alla falsa scienza
    del tempo presente, invece di giungere in
    porto, hanno fatto naufragio!” (S. Pio X
    AAS 1914 pagg. 260-262).
    Si noti che il Papa santo morirà neanche
    tre mesi dopo, il 20 agosto 1914, e che la parola
    “capitani” si riferisce ai Vescovi!
    Pio XI denuncia i progressi fatti dalla “quinta
    colonna” infiltratasi ormai nell’alto clero.
    “Nel Concistoro del 23 maggio 1923 Pio
    XI chiese a circa trenta cardinali della Curia
    romana cosa pensassero della convocazione di
    un Concilio Ecumenico. Il card. Billot parlò
    esplicitamente di divergenze profonde nel seno
    dello stesso Episcopato. Il card. Boggiani, domenicano,
    pensava che una parte considerevole
    del clero e dei vescovi era imbevuta di idee
    moderniste. ...Il card. Billot concludeva dicendo
    che il Concilio sarebbe stato MANOVRATO
    dai peggiori nemici della Chiesa” (10).
    Ancora, nell’Enciclica Divini Redemptoris
    (29 settembre 1937) Pio XI denuncia i
    tentativi d’infiltrazione comunista che, senza
    menzionare la dottrina propria del Comunismo,
    vorrebbe “impiantare i propri errori
    nei luoghi ove - senza ciò - non potrebbero
    penetrare. E lavorano [i comunisti] con tutte
    le loro forze per INFILTRARSI perfidamente
    nelle assemblee cattoliche”.
    Il P. Cordovani, infine, maestro dei Sacri
    Palazzi Apostolici sotto il pontificato di PIO
    XII, e quindi teologo di papa Pacelli, scrive
    sull’Osservatore Romano del 19 marzo 1950:
    “Nulla è cambiato nella legislazione della
    Chiesa rispetto alla Massoneria. ...I canoni
    694 e specialmente il canone 2335, che infligge
    la scomunica alla Massoneria SENZA
    DISTINZIONE DI RITI, sono sempre in vigore.
    ...Tutti i cattolici devono... ricordarselo
    per non cadere nella TRAPPOLA”.
    Jacques Ploncard d’Assac commenta che
    si era in presenza di un’ INFILTRAZIONE
    di idee massoniche nella Chiesa e che il padre
    Cordovani, profondo conoscitore del
    problema, insisteva: “La scomunica, lo ripeto,
    VALE PER TUTTI I RITI MASSONICI,
    ...anche se alcuni dichiarano che non sono
    ostili alla Chiesa. ...Questa tendenza moderna,
    ...che metterebbe volentieri il Cattolicesimo
    in armonia con tutte le ideologie...
    non ha forse il marchio dell’eresia?” (11).
    I Papi perciò, fino a Pio XII, non hanno
    cessato di metterci in guardia contro le infiltrazioni
    nemiche nella Chiesa: purtroppo
    19
    Allegoria della tolleranza religiosa
    secondo la Massoneria
    con Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni
    Paolo II l’atteggiamento muta radicalmente;
    si dialoga con la Massoneria, si ammette addirittura
    la doppia appartenenza, come vedremo
    nei capitoli successivi (12).
    I FATTI: IL DIALOGO CATTOMASSONICO
    Con la morte di Pio XII il Concilio non
    era ancora stato adunato, ma “l’aggiornamento”
    roncalliano cominciava già a dar corpo
    alle antiche aspirazioni di apertura verso
    i suppositi della Giudeo-Massoneria, per poter
    così introdurre il cavallo di Troia nella
    Chiesa di Cristo.
    Naturalmente ci si propose di dialogare,
    oltre che con le altre religioni, anche con la
    Massoneria, per poter superare le condanne
    portate dalla Chiesa contro la setta (oltre
    590 documenti), a partire da Clemente XII
    (In Eminenti, 1738) fino a Pio XII incluso e
    mai messe in discussione.
    “Le prime manifestazioni di questa tendenza
    nuova risalgono agli anni ’20. Un gesuita
    tedesco, P. Gruber… prese contatto
    con alti dignitari massonici… La campagna
    di avvicinamento iniziata in segreto dal padre
    Gruber fu ripresa… in Francia dal padre
    Berteloot, anch’esso gesuita. Costui pubblicò
    dal 1945 al 1949 una serie di articoli e
    di libri redatti con una grande prudenza, per
    poter preparare il riavvicinamento.
    La campagna di riavvicinamento tra
    Massoneria e Chiesa cattolica restò tuttavia
    allo stato latente sotto il pontificato di Pio
    XII. Il fuoco covava sotto le ceneri, ma i
    progressisti che avevano preso nella Chiesa
    un’influenza considerevole, si rendevano
    conto che i loro sforzi non avevano alcuna
    speranza finché viveva Pio XII… Con l’elezione
    di Giovanni XXIII ci fu bruscamente
    come un’esplosione… Si aveva nettamente
    l’impressione di una campagna internazionale,
    metodicamente orchestrata” (13).
    “Lo spirito di Giovanni XXIII - scrive
    padre Esposito (14) - poi la grande avventura
    ecumenica di Paolo VI, innescarono una
    reazione a catena di cui lì per lì non ci si rese
    conto, ma che divenne evidente allorché i diversi
    gruppi di esploratori - tra gli anni 1965
    e 1968 - vennero scovati dalla stampa. ...Si
    scoprirono scambi epistolari, telefonate più
    o meno diuturne, ...simposi conviviali. Il tutto
    finiva per accrescere la reciproca conoscenza
    degli uomini dei due schieramenti: i
    cattolici toccavano con mano che i massoni
    non hanno il volto di Lucifero [le apparenze
    ingannano, n.d.r.], i massoni che i cattolici
    non sono tutti Grandi Inquisitori... Si può dire
    che l’incontro tra le due comunità quella
    ecclesiale e quella massonica, FU EFFETTUATO
    A TUTTI I LIVELLI”.
    “Il Gran Maestro della Massoneria Dupuy
    stimava che ‘L’avvenimento del Vaticano
    II costituisce una apertura considerevole
    della Chiesa al mondo’. Rivelava di aver intrattenuto
    con Giovanni XXIII delle relazioni
    ‘più che cordiali’, che ‘Giovanni XXIII e il
    Vaticano II hanno dato un impulso formidabile
    al lavoro di chiarificazione e di disarmo
    reciproco nei rapporti tra Chiesa e Frammassoneria’.
    Al limite, nella misura in cui la
    Chiesa conciliare scivola verso il pluralismo
    e la libera religione, tende a diventare una
    semplice obbedienza massonica” (15).
    D’altronde anche l’ex gran maestro del
    Grand’Oriente d’Italia, Armando Corona,
    afferma: “La Massoneria ha, per prima, nella
    storia caldeggiato e difeso la tolleranza religiosa
    ed il diritto di ogni uomo di professare
    la propria fede. Dopo tanti secoli, come
    Massoni, siamo lieti che anche il concilio Vaticano
    II abbia dichiarato testualmente: La
    coscienza degli uomini è sacra…” (16).
    Anche mons. Lefebvre fu costretto ad
    ammettere che la Chiesa era stata infiltrata
    dalla Massoneria allo scopo di distruggerla.
    Proprio perché aveva vissuto direttamente
    l’esperienza del Concilio scrisse: “La riforma
    liturgica è una delle cose più gravi. Fu fatta…
    dal Padre Bugnini, che l’aveva preparata
    già da molto tempo. Già nel 1955 padre
    Bugnini faceva tradurre i testi [liturgici] protestanti
    da mons. Pintonello… che era vissuto
    molto tempo in Germania… È stato proprio
    mons. Pintonello che mi ha raccontato
    che aveva tradotto i libri liturgici protestanti
    per Bugnini, che a quel tempo non contava
    ancora nulla… TIPI COME BUGNINI SONO
    DEGLI INFILTRATI NELLA CHIESA
    PER DISTRUGGERLA… Alcuni dicono
    che dietro tutto ciò vi è la Massoneria. È
    possibile… Ci troviamo davanti ad una VERA
    CONGIURA all’interno della Chiesa,
    da parte dei cardinali attuali. Una classe di
    intellettuali è insorta contro Nostro Signore,
    in un VERO COMPLOTTO DIABOLICO
    contro il suo Regno” (17).
    Il primo cardinale che avvicinò un Gran
    Maestro fu Innitzer, arcivescovo di Vienna,
    che nel 1948 impostò - ad insaputa di Pio
    20
    XII - il dialogo col Gran Maestro Schechebaner.
    Negli anni ’60-’70 la schiera dei ‘dialoganti’
    s’ingrossò e fece il tutto alla luce del
    giorno: i cardinali Cushing di Boston, Cooke
    di New-York, Etchegaray di Marsiglia, Alfrink
    di Utrecht, Feltin e poi Marty di Parigi,
    Krol di Filadelfia, Vilela di Bahìa (Brasile),
    Lorscheider di Fortaleza. Tra i vescovi si
    contano: Mendez Arceo di Cuernavaca
    (Messico), che in Concilio domandò che la
    legislazione antimassonica fosse modificata,
    mons. Dante Benigni di Albano Laziale,
    mons. Ablondi di Livorno che, secondo le affermazioni
    dell’Esposito (18), partecipò agli
    incontri coi dirigenti massonici insieme al
    gruppo italiano. A Parigi mons. Pezerie
    parlò addirittura in Loggia “come in passato
    avevano fatto Joyce di Boston, Pursley di
    South Bend, alcuni presuli nelle Isole Filippine,
    in Canada e altrove” (19).
    In Europa tale dialogo catto-massonico
    era benedetto “anche PRESSO LE ISTANZE
    più ALTE DELLA CHIESA. I tramiti
    più costanti... che ottennero un’ACCOGLIENZA
    ATTENTA PRESSO PAOLO
    VI, furono don Miano, che raggiungerà il
    card. Seper e il card. Koning... Il P. Riquet
    che ebbe ugualmente diverse opportunità di
    AVVICINARE PAOLO VI (20).
    Recentemente il Gran Maestro del
    Grande Oriente d’Italia, l’avv. Gaito, ha dichiarato:
    “Quando ho ascoltato le gerarchie
    ecclesiastiche parlare nelle omelie dell’uomo
    come centro dell’universo mi sono commosso
    fino alle lacrime” (21).
    VERSO LA REVISIONE DELLA SCOMUNICA
    DELLA MASSONERIA
    L’intento immediato di tutti questi spuri
    connubi era di pervenire alla revisione e possibilmente
    all’abolizione della scomunica del
    1738, della setta massonica. Per la Pasqua del
    1971 sembrò prossima la pubblicazione di un
    Dubium della Sacra Congregazione per la
    dottrina della Fede “che avrebbe in qualche
    modo cancellato le gravi pregiudiziali antimassoniche
    contenute nel Codice di diritto
    canonico del 1917, canone 2335 e luoghi paralleli;
    la pubblicazione fu rinviata alla festa
    dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno del medesimo
    anno, ma ancora una volta non si ritenne
    opportuno affrettare i passi, perché si
    temeva - e ben a ragione - che l’opinione
    pubblica cattolica... non avrebbe accolto la
    decisione senza scandalo” (22).
    LA CONFERENZA EPISCOPALE SCANDINAVO-
    BALTICA (21-23 ottobre 1966)
    Fin dal 1964 i vescovi della Norvegia avevano
    consentito ad un massone “convertitosi”
    al cattolicesimo di poter conservare
    l’iscrizione alla Massoneria.
    I vescovi della Danimarca, Svezia, Islanda,
    Norvegia, Finlandia applicarono il decreto
    conciliare Christus Dominus, che all’articolo 8
    afferma: “Ai singoli vescovi diocesani è data
    facoltà di dispensare da una legge generale
    della Chiesa, ogniqualvolta ritengano che ciò
    giovi al bene spirituale dei fedeli, purché dalla
    suprema Autorità della Chiesa non sia stata
    fatta qualche riserva speciale in proposito”.
    Nella riunione plenaria del 21-23 ottobre
    1966, infine, i vescovi di quelle cinque nazioni
    decidevano di non esigere dai massoni che
    chiedevano di entrare nella Chiesa, l’abiura,
    cioè l’abbandono della Massoneria. I VESCOVI
    NON RITENEVANO PERCIÒ INCOMPATIBILI
    LE DUE APPARTENENZE.
    “Nel mese di novembre LA DECISIONE
    VENNE COMUNICATA ALLA SANTA
    SEDE. QUI NON SI EBBERO REAZIONI,
    e questo significa che NON C’ERANO RAGIONI
    NEGATIVE, per cui il 24 gennaio
    1968 la decisione venne resa pubblica” (23).
    Il Radiogiornale vaticano intervenne, comunicando
    che la Santa Sede non aveva mutato
    la disciplina vigente. “Si ribadiva in tal
    modo che la decisione scandinavo-baltica rimaneva
    circoscritta alla situazione locale,
    ma non la si contrastava” (24).
    LA LETTERA DEL CARD. SEPER AL
    CARD. KROL (19 luglio 1974)
    Il vento del Concilio continuava a soffiare,
    la Giudeo-Massoneria a tramare: il risultato
    più clamoroso dell’infiltrazione della
    “quinta colonna” all’interno della Chiesa la
    si ebbe il 16 luglio 1974. Si trattò di un modesto
    documento destinato a restare privato
    e che invece fu reso pubblico dal destinatario,
    il card. Krol, arcivescovo di Filadelfia e
    presidente della Conferenza Episcopale nordamericana.
    Questo documento, brevissimo ed importantissimo,
    va inquadrato nella scia delle due
    consultazioni a livello universale ordinate dalla
    Sacra Congregazione per la dottrina della fede
    negli anni 1960-1970, per conoscere l’opinione
    dei vescovi sulla consistenza e le caratteristiche
    delle singole obbedienze massoniche.
    21
    Su tale documento così scrive il P. Esposito:
    “A richiesta del card. Krol, il prefetto del dicastero
    romano (della dottrina della Fede) card.
    Franjo Seper rispose… con questa lettera così
    strutturata: 1) la richiesta di nuove istruzioni
    relative al problema massonico è viva presso
    l’Episcopato, e la Santa Sede ha posto il problema
    in seria osservazione; 2) …ogni eventuale
    mutamento viene demandato alla redazione
    del nuovo Codice di Diritto Canonico; 3)
    nell’attesa, a) le situazioni locali devono essere
    giudicate in ambito locale; b) tale giudizio deve
    essere ispirato al principio dell’AMPLIFICAZIONE
    DELLE GRAZIE e delle RESTRIZIONI
    DEGLI ODI; 4) LA PROIBIZIONE
    D'ISCRIZIONE ALLA MASSONERIA
    VIENE RISTRETTA AI SOLI MEMBRI
    DEL CLERO e degli istituti secolari; 5) IMPLICITAMENTE
    LA SCOMUNICA NON
    VIENE PIÙ COMMINATA. …Questa lettera
    ebbe consensi ovunque. Negli Stati Uniti inaugurò,
    da parte della Chiesa, un atteggiamento
    estremamente aperto… La comprensione tra
    cattolici e massoni negli Stati Uniti veniva da
    lontano… COMINCIÒ UN RALLENTAMENTO
    POLEMICO, allorché i massoni, rassicurati
    da Kennedy circa i suoi propositi non
    integralisti, appoggiarono validamente la sua
    candidatura, proseguì con la partecipazione del
    card. Cushing a riunioni conviviali, unitamente
    ad altri presuli, …tra i gesti più incisivi ricordiamo
    la partecipazione del cardinale arcivescovo
    di New York, Cooke, ad un simposio massonico
    nel corso del quale pronunciò un discorso di
    cordiale incoraggiamento alla reciproca comprensione
    e collaborazione” (25).
    LA CONFERENZA EPISCOPALE
    DELL’INGHILTERRA E DEL GALLES
    (11-14 novembre 1976)
    In tale conferenza l’eco della lettera Seper-
    Krol fu evidente. Il documento episcopale
    affermava: “Un cattolico deve considerarsi
    anzitutto membro della Chiesa cattolica…
    Ma se egli crede sinceramente che la
    sua appartenenza alla Massoneria non entri
    in conflitto con questa fedeltà, può entrare
    in contatto con il suo vescovo… per discutere
    le implicazioni di tale appartenenza”.
    LA CONFERENZA EPISCOPALE DI
    SANTO DOMINGO (29 gennaio 1976)
    In una notificazione al clero diramata il 29
    gennaio 1976 la Conferenza episcopale dominicana
    applicava la lettera del card. Seper asserendo:
    “Tra noi (cattolici e Repubblica dominicana)
    NON ESISTE INCOMPATIBILITÀ
    TRA L’ESSERE CATTOLICO praticante…
    ED ESSERE AFFILIATO AD UN’ASSOCIAZIONE
    MASSONICA o similare…”.
    MONS. ETCHEGARAY, ARCIVESCOVO
    DI MARSIGLIA (1975-1977)
    Su richiesta concedeva l’autorizzazione
    ai funerali religiosi di un massone.
    LA CONFERENZA EPISCOPALE DEL
    BRASILE (4 gennaio-12 marzo 1975)
    Nella sessione del 5 gennaio 1975 la Conferenza
    Episcopale brasiliana, presieduta da
    mons. Lorsheider, poi cardinale, domandò alla
    Santa Sede istruzioni circa l’applicazione della
    lettera Seper; la risposta del 12 marzo, firmata
    dal Nunzio Apostolico in Brasile mons. Rocco,
    asseriva: “…Sembra pertanto che si possa
    prestar fede a quanti, iscritti già da tempo alla
    Massoneria, sollecitano spontaneamente di
    essere ammessi ai sacramenti…”.
    Non stupisce quindi che: “per il Natale di
    quell’anno IL CARD. BRANDAO VILELA
    ACCETTAVA L’INVITO DI CELEBRARE
    LA MESSA NELLA LOGGIA
    LIBERDADE DI SAN SALVADOR DI
    BAHIA… in quello stesso mese accettava
    un’alta onorificenza massonica, così come
    l’accettava nel 1976 il card. Paulo Evaristo
    Arns, arcivescovo di Rio de Janeiro” (26).
    LA FALSA RESTAURAZIONE DEGLI
    ANNI ’80
    San Pio X affermava dei modernisti: “Ad
    ascoltarli, a leggerli si sarebbe tentati di crede-
    22
    “Al massone il Candelabro ricorda le sette arti liberali la
    cui conoscenza è indispensabile per il lavoro del vero
    iniziato”. (L. TROISI, Dizionario massonico, Bastogi)
    re che cadono in contraddizione, che sono
    oscillanti e incerti. Assolutamente no! Tutto è
    misurato, tutto è voluto da costoro. …Una pagina
    delle loro opere potrebbe essere scritta da
    un cattolico; ma voltate pagina e vi sembrerà
    di leggere lo scritto di un razionalista” (27).
    La tattica di Satana e dei suoi suppositi è
    sempre stata quella di mischiare il vero al
    falso, la zizzania al buon grano; così fa la
    Giudeo-Massoneria che, ormai infiltratasi sino
    al vertice della Chiesa, mescola vero e
    falso per poter ingannare anche i buoni che,
    altrimenti, reagirebbero.
    Abbiamo già visto quale fosse la tattica
    del massone: restare dentro la Chiesa come
    “quinta colonna” per distruggerla dall’interno,
    se mai fosse possibile, e quindi, dopo
    aver fatto due passi avanti, farne uno indietro
    (Lenin docet), per non suscitare una vera
    reazione che annienti le macchinazioni della
    contro-chiesa. Sappiamo anche che la “quinta
    colonna”, una volta scoperta, susciterà
    una “terza forza”, che lavorerà assiduamente,
    sotto apparenza di moderazione, equilibrio,
    amor di pace e carità, per impedire la
    distruzione della “quinta colonna”.
    Ebbene i vari documenti degli anni ’80 che
    rivedono le posizioni aperte al dialogo, proprie
    degli anni ’60-’70, non sono nient’altro che il
    classico passo indietro dopo i due compiuti in
    avanti, e la produzione di una “terza forza”
    per salvare il lavoro della “quinta colonna”!
    I documenti della falsa restaurazione sono:
    la Dichiarazione dell’Episcopato tedesco (28
    aprile 1980), la Dichiarazione della Sacra
    Congregazione per la dottrina della Fede (17
    febbraio 1981), la Dichiarazione della Sacra
    congregazione per le cause dei Santi (20 settembre
    1981), il Nuovo Codice di Diritto Canonico
    (25 gennaio 1983) che nel canone 1374
    afferma: “Chi dà il [proprio] nome ad un’associazione
    che complotta contro la Chiesa, SIA
    PUNITO CON GIUSTA PENA”. Bisogna rilevare
    che tale testo è molto diverso dal canone
    2335 del Codice del 1917, perché il rigore
    della pena è nettamente alleggerito, in quanto
    VIENE ESCLUSA LA SCOMUNICA, che
    era invece comminata IPSO FACTO, per
    chiunque avesse dato il proprio nome ad una
    setta massonica. Inoltre, per la gioia del padre
    gesuita Michel Riquet non viene neppure
    menzionata la Massoneria! (28).
    Così si giustifica la recente dichiarazione
    del Gran Maestro del Grand’Oriente
    d’Italia Virgilio Gaito: “Si consideri poi che
    la scomunica contro i massoni è ormai affievolita:
    è riservata soltanto a chi cospira
    contro la Chiesa Cattolica” (29).
    Tutto ciò prova che le condanne degli anni
    ’80 erano PURAMENTE VERBALI e
    che nulla de facto ne è seguito, né si voleva
    che ne seguisse. Infatti i vari monsignori che
    negli anni ’60-’70 erano impegnati nel dialogo
    con la Massoneria li ritroviamo quasi tutti
    promossi cardinali negli anni ’80, e coloro
    che già erano cardinali hanno continuato
    tranquillamente ad esserlo senza che alcun
    provvedimento fosse preso a loro carico!
    Bisogna infine registrare la Dichiarazione
    della Sacra Congregazione per la dottrina
    della Fede (26 novembre 1983), la quale,
    nell’affermare che “i fedeli che appartengono
    alle associazioni massoniche sono IN
    STATO DI PECCATO GRAVE e non possono
    accedere alla santa comunione” NON
    RIBADISCE, però, LA SCOMUNICA!
    In un’intervista concessa ultimamente
    dal card. Ratzinger all’Avvenire, si legge che
    bisogna distinguere tra Massoneria e Massoneria,
    che non bisogna fare di ogni erba un
    fascio, che vi è una Massoneria anticlericale
    con la quale non si può dialogare, ma che, se
    la Massoneria non fa professione di fede anticristiana,
    il dialogo è fattibile: si è, in pratica,
    ad un ritorno, seppur in sordina, alle posizioni
    degli anni ’60-’70.
    È il lavoro della “terza forza” che cerca di
    consolidare, sotto apparenza di maggior fermezza
    e di restaurazione, le conquiste della
    “quinta colonna”? La dottrina di cui sopra fu
    già condannata dal P. Cordovani nel 1950.
    Ma essa ritorna di moda anche in campo
    massonico, allorchè il prof. Di Bernardo, nel
    suo libro Filosofia della Massoneria afferma
    che la Massoneria è per principio non esclusivista
    e tollerante ed auspica un dialogo con
    la Chiesa, ciascuno restando quello che è.
    L’importante è che la Chiesa, senza perdere
    la sua identità, rinunci alle scomuniche per
    aprirsi al dialogo, accettando il pluralismo, la
    tolleranza ed il non esclusivismo, e divenga
    poi così, nella realtà, una specie di Massoneria
    universale. Tutto ciò si è avverato e lo abbiamo
    costantemente sotto gli occhi (30).
    Anche in campo cattolico-conservatore è
    ripreso questo atteggiamento; per esempio
    mons. Casale arcivescovo di Foggia, l’11 dicembre
    1993, in un convegno organizzato
    dal CESNUR, ha dichiarato che la doppia
    appartenenza non è lecita, ma che il dialogo
    con le Massonerie… non è escluso dalla
    Chiesa cattolica [conciliare, n.d.r.] (31).
    23
    LA CHIESA CONCILIARE E IL
    ROTARY CLUB (1905)
    a) Massoneria e Rotary
    Il rapporto tra Rotary e Massoneria è
    “strutturale”, come dice P. Esposito, “ non solo
    a causa della fondazione del Rotary avvenuta
    il 23 febbraio 1905 ad opera dell’avvocato
    Paul Harris di Chicago e di tre suoi colleghi,
    massoni come lui; ma anche a causa
    dell’impostazione ideologica e giuridica del
    club, il quale DEL MESSAGGIO INIZIATICO
    ASSUME IL MEGLIO, PER INSERIRLO
    NELLA SOCIETÀ LAICIZZANDOLO,
    CIOÈ ESCLUDENDO GLI ASPETTI
    VINCOLANTI ED INIZIATICI” (32).
    In Cile ed in Spagna molti vescovi, negli anni
    Venti, espressero vive condanne del Rotary,
    denunciandone la radice massonica. La Santa
    Sede di fronte a queste denunce dovette prendere
    posizione. Il primo passo fu di prendere le
    distanze dal Rotary per poi condannarlo. Il
    compito di preparare la strada alla condanna fu
    affidato alla Civiltà Cattolica che pubblicò tre
    articoli del padre Pirri s.j., secondo il quale il
    ROTARY NON DIFFERISCE AFFATTO
    DALLA MASSONERIA, sotto il dominio
    della quale intende portare il mondo intero.
    Tuttavia il gesuita non vuole affermare che tutti
    i rotariani siano massoni, ammette l’ignoranza,
    la buona fede, l’ingenuità in alcuni di essi.
    La tolleranza religiosa del Rotary, conclude
    il Pirri, è de facto sincretismo religioso (33).
    Sull’Enciclopedia Cattolica mons. Buzzetti
    scrive: “La mentalità ch’esso [il Rotary]
    proclama può facilmente diventare indipendenza
    dall’insegnamento della Chiesa, anche
    nel campo della fede e dei costumi e FAVORIRE
    L’INFILTRAZIONE DI ELEMENTI
    MASSONICI ed anticlericali” (34).
    b) La prima condanna pontificia (4 febbraio 1929)
    Il testo pontificio di condanna del Rotary
    uscì quasi contemporaneamente al terzo articolo
    del padre Pirri del 2 febbraio 1929; è infatti
    di solo due giorni posteriore il Dubium
    della Sacra Congregazione concistoriale. Il decreto
    pontificio era la risposta al quesito se fosse
    lecito agli ecclesiastici iscriversi al Rotary e
    partecipare alle riunioni di questa organizzazione,
    ed era nettissima: NON EXPEDIRE,
    cioè “non è conveniente”. La proibizione non
    è estesa ai laici. Il testo fu pubblicato negli
    A.A.S. (1929, anno 25, 15 gennaio 1929, 42).
    Anche il cardinale di Milano Schuster intervenne,
    vent’anni dopo, il 12 ottobre 1949,
    riaccendendo i fuochi della polemica: “Al
    tempo della nostra giovinezza a Roma…
    v’erano associazioni che si dicevano affiliate
    [alla Massoneria] come il Rotary… Tutte forme
    essoteriche di una Massoneria unica” (35).
    c) La seconda condanna (gennaio 1951)
    Essa fu molto più severa della prima, più
    solenne, con L’ESPLICITO RICHIAMO
    DELL’ASSENSO DIRETTO DI PIO XII (36).
    d) La svolta di Giovanni XXIII
    Il deus ex machina del Rotary italiano,
    Omero Ranelletti, che fondò il Club di Roma
    nel 1924 narra che “all’avvento di Papa Giovanni
    pensò che il problema avrebbe potuto
    essere avviato ad una soluzione migliore che in
    passato” (37); il 22 dicembre 1958 chiese pertanto
    a Giovanni XXIII un’udienza, che gli fu
    accordata il 20 aprile 1959. “In udienza presentò
    i suoi colleghi coi loro titoli rotariani, e
    papa Giovanni …gradì la visita affermando
    che a Venezia aveva avuto occasione di avvicinare
    più volte i rotariani della città, ed era perciò
    bene al corrente della nostra istituzione.
    …Ebbe per tutti parole di bontà, confortandoci
    infine della sua apostolica benedizione” (38).
    Il 20 marzo 1963 Roncalli accordò al Rotary
    una seconda udienza.
    e) Paolo VI
    La terza udienza pontificia ebbe luogo con
    Paolo VI il 28 settembre 1963. Ma la più importante
    fu la quarta, del 20 marzo 1965, nella
    quale Ranelletti ricordò che il 13 novembre
    1957 (un anno prima della morte di Pio XII)
    l’allora card. Montini s’incontrò con i rotariani
    e tra l’altro disse loro: “Vi ringrazio signori rotariani
    per questa manifestazione di omaggio
    che mi rivolgete, ma debbo con lealtà dichiaravi
    che in passato io ebbi molte riserve sul
    Rotary, frutto di ignoranza e di errori” (39).
    Nell’udienza del 20 marzo 1965 Paolo VI
    riprese questo pensiero; un altro incontro
    col Rotary avvenne il 14 novembre 1970.
    f) Giovanni Paolo II
    “CON GIOVANNI PAOLO II L’ACCETTAZIONE
    DEL ROTARY RAGGIUNGE
    LIVELLI ANCORA PIÙ ELEVATI,
    nel senso che non solo è affermata la
    COMPATIBILITÀ, …ma forse addirittura
    la COMPLEMENTARIETÀ fra l’opera cattolica
    e quella rotariana” (40).
    Giovanni Paolo II ha ricevuto i rotariani
    il 14 giugno 1979 ed il 4 febbraio 1984.
    24
    IL MOVIMENTO PAX E IL GRUPPO I.DOC
    (braccio armato della sovversione all’interno
    della Chiesa conciliare)
    “Dopo il Concilio Vaticano II - scrive
    Orio Nardi (41) - la gnosi influenza tutta la
    fermentazione modernista o progressista
    all’interno della Chiesa, non senza la complicità
    di teologi… che spesso operano sotto
    l’influsso di centri di potere mondialista, come
    appare dalla storia del Movimento Pax e
    del gruppo I.DOC”.
    IL MOVIMENTO PAX
    Il 6 giugno 1963 il card. Wyszynski scrisse
    una lettera ai vescovi francesi, che fu fatta
    pervenire al Segretariato dell’Episcopato
    francese tramite il nunzio apostolico: oggetto
    della lettera era il Movimento PAX.
    Il cardinale smascherava nel suo scritto
    la vera natura del Movimento: “PAX non è
    un’organizzazione a scopo culturale, ma unicamente
    un mezzo di propaganda travestito
    per denigrare l’attività della Chiesa in Polonia,
    tramite la diffusione d'informazioni false…
    Tale movimento riceve le direttive dal
    Partito Comunista, dalla Polizia segreta e
    dall’Ufficio per gli Affari del Culto. In compenso
    della sua sottomissione PAX beneficia
    di certe facilitazioni ed appoggi”.
    All’inizio del Concilio il Movimento
    PAX intensificò la sua propaganda nei Paesi
    dell’Europa occidentale e specialmente in
    Francia, diffondendo notizie false od equivoche
    ed offensive della Chiesa e soprattutto
    della Curia romana.
    Il fondatore di PAX (vero e proprio organo
    della polizia comunista polacca, alle dirette
    dipendenze del Ministero degli Interni)
    era M. PIASECKI, che era stato condannato
    a morte dai russi sovietici ed era stato graziato
    a prezzo di un impegno formale di mettersi
    al servizio del Partito Comunista per infiltrare
    la Chiesa Cattolica.
    Fin dalle sue origini, quindi, PAX è
    un’agenzia del Partito Comunista Polacco
    che emana direttamente gli ordini ai suoi
    membri tramite l’Ufficio Centrale. Piasecki
    dipendeva in modo diretto dall’Ufficio Sicurezza
    (U. B.) e dall’Ufficio dei Culti, che, in
    Polonia, disponeva di un potere assoluto per
    quanto riguardava la Chiesa Cattolica.
    Nel 1956 col disgelo Piasecki cade in disgrazia
    (nuovamente), però, grazie ai servizi
    resi soprattutto alla Francia, può risalire la
    china; il suo potere raggiunge l’apogeo durante
    i lunghi anni di prigionia di Wyszynski.
    Fu quella l’epoca in cui PAX assorbiva tutte
    le pubblicazioni cattoliche ancora indipendenti
    dal Partito Comunista. La destalinizzazione
    atterrò di nuovo Piasecki, che però risorse
    grazie… al Concilio Vaticano II! Infatti
    gli fu assegnato il compito di formare focolai
    di dissenso negli ambienti ecclesiastici che
    lavoravano al Concilio, di scindere i Vescovi
    in due blocchi (progressisti e conservatori),
    per poter mettere la Chiesa al passo con il
    mondo moderno (Solve et coagula).
    In Francia, giornali come la Croix e periodici
    come Les Informations catholiques
    Internationales erano giunti a diffamare il
    card. Wyszynski e a difendere PAX, spianando
    così la strada al trionfo del Comunismo in
    Francia e nel mondo.
    Jean Madiran scrisse un coraggioso ed interessante
    articolo su La Nation Française
    (1° luglio 1964) dal titolo Lo spionaggio sovietico
    nella Chiesa, aggiungendo che Piasecki
    era una creatura del generale Ivanov
    Sierow della N.K.V.D. (la polizia politica russa).
    Madiran scriveva anche che PAX attaccava
    la Curia romana, in quanto nel 1956 una
    sua delegazione si era recata in Vaticano per
    difendere Piasecki condannato dal Sant’Uffizio,
    senza però ottenere quanto desiderava.
    IL GRUPPO I.DOC
    Con l’inizio del Concilio nacque a Roma
    un Centro di informazione per i vescovi e i
    teologi olandesi, il DOCumentation.
    Tale centro diffondeva bollettini d’informazione
    in tutte le lingue ed organizzava conferenze
    stampa tenute dai Padri conciliari o da teologi
    progressisti per potersi impadronire dell’opinione
    pubblica; ad esse infatti erano regolarmente
    presenti i responsabili di agenzie internazionali
    e gli informatori di grandi quotidiani.
    Al termine del Concilio quest'Agenzia
    stampa volle mantenere le relazioni che aveva
    stabilite nel periodo del Concilio: così il
    DOC è diventato I.DOC (Information-Documentation
    sur l’Eglise Conciliaire).
    Louis Salleron scriveva: “Siamo in presenza
    di un vero potere parallelo [I.DOC] in
    seno al Cattolicesimo, perché tiene in mano
    l’informazione, la pubblica opinione… ed è
    in grado di cercare di imporre le proprie vedute
    al Magistero” (42).
    Delaman, a sua volta, sosteneva che
    “l’I.DOC dà le sue consegne… Quando un
    25
    vescovo osa levarsi contro uno dei suoi obiettivi,
    …diventa la vittima di un vero assassinio
    morale nella stampa del mondo intero” (43).
    La rivista inglese Approches (44) afferma:
    “La sezione britannica di I.DOC è composta
    interamente da progressisti, e il gruppo è
    controllato all’interno da un nucleo marxista,
    esso stesso condotto da uno dei capi comunisti
    tra i più esperti dell’Inghilterra”.
    Jack Dunman, infatti, che occupa un posto
    di primo piano nella sezione inglese
    dell’I.DOC, è “una personalità in vista del
    Partito Comunista Inglese, il cui influsso è
    cresciuto con la sua elezione a deputato. In
    Inghilterra è lo specialista del dialogo tra comunisti
    e cristiani” (45). Il Dunman godeva
    poi anche dell’appoggio del gruppo Slant,
    collegato con il Movimento PAX.
    Sono quindi profondamente vere le parole
    del Nardi: “È bene che la considerazione
    del tradimento affiori nelle coscienze di
    molti, e riporti soprattutto i responsabili al
    senso di dignità e di libertà di spirito che distingue
    i veri cercatori della verità” (46).
    LETTERA APERTA ALLA CHIESA DI
    FRANCIA: CIÒ CHE L’EBREO
    ROBERT ARON PENSA DELL’EVOLUZIONE
    DELLA CHIESA CONCILIARE
    Nell’interessante libro Lettre ouverte à
    l’Eglise de France (47) Robert Aron esamina
    Les orientations pastorales sur l’attitude chrétiens
    à l’egard du Judaisme, cioè il documento
    dell’Episcopato francese sul Giudaismo, ed
    afferma che proprio questo documento, che
    dovrebbe essere magistero episcopale, è “una
    refutazione del deicidio, una riabilitazione dei
    Farisei, un'affermazione del permanere della
    missione di Israele, che non abolisce la Nuova
    Alleanza del Cristo. Questi sono tanti indizi
    che ci permettono di affermare che QUALCOSA
    DI PROFONDO È CAMBIATO
    NON SOLO NEI RAPPORTI TRA ISRAELE
    E LA CHIESA, MA ANCHE NEI
    RAPPORTI TRA LA CHIESA ED IL DIO
    DI ABRAMO E DI MOSÈ” (48).
    Il documento episcopale non menziona
    neppure una volta il problema della divinità
    di Gesù Cristo, che pure è essenziale nello
    stabilire i rapporti che debbono intercorrere
    tra Giudaismo e Cristianesimo.
    Aron apprezza, naturalmente, questo nuovo
    linguaggio dell’Episcopato francese. Infatti
    la Chiesa preconciliare, che nell’argomentare
    si basava sui dogmi immutabili e precisi, non
    poteva andare “a braccetto” con la Sinagoga
    anticristiana. Ma se la Chiesa conciliare cessa
    di essere dogmatica, anzi mette in sordina il
    dogma, per parlare un linguaggio familiare
    all’uomo moderno, il linguaggio massonico
    della filosofia illuminista e idealista, allora
    l’abbraccio diviene possibile (come de facto si
    è verificato il 13 aprile del 1986 alla Sinagoga
    di Roma) …e letale per Nostro Signor Gesù
    Cristo e il suo Corpo Mistico.
    Ed è per questo che Aron gioisce dell’evoluzione
    (eterogenea) che ha subito la
    Chiesa conciliare, grazie a “Theilhard de
    Chardin… che è diventato post mortem…
    uno degli ispiratori del Concilio Vaticano II”.
    Ed è così che Aron si spinge fino a fare
    delle proposte alla Chiesa, a condizione che
    ritorni alla fede giudaico-talmudica, rinunciando,
    perciò, ad essere cristiana. Il nodo
    gordiano, infatti, o “la pietra d’inciampo”
    (quant’è vero il Vangelo…) è proprio Gesù
    Cristo, poiché l’Aron riconosce che “la difficoltà
    d’essere cristiano è… metafisica… [per
    i cristiani] vi è un intercessore sublime, reputato
    Figlio di Dio, il Cristo. È l’Agnello di
    Dio che prende su di sé e cancella in Cristo i
    peccati del mondo, MENTRE, per l’ebreo,
    OGNI UOMO ASSUME IL PESO DEI
    PROPRI PECCATI” (49). Ogni uomo cioè è
    Messia e Redentore, in quanto (secondo la
    Cabala e per Teilhard) è l’evoluzione ed il
    completamento di Dio stesso.
    Ma “che cosa succede se la maggior parte
    dei cristiani si mette a contestare la base
    stessa della religione che professa? Ecco il
    cuore della crisi attuale che attraversa la
    Chiesa…” (50).
    Ebbene sì, lo studioso ebreo ha visto giusto.
    La maggior parte dei cristiani… non è
    cristiana; è questa la crisi provocata dalla
    “quinta colonna” giudaico-massonica all’interno
    della Chiesa conciliare. Infatti nei sondaggi
    fatti da giornali cattolici risultava che
    già nel 1972 soltanto il 36% dei Cattolici credeva
    alla divinità di Cristo. (Ed oggi ?). Il
    64% restante, perciò, non era più cristiano: il
    Cristianesimo è infatti la religione che professa
    la divinità di Cristo.
    Secondo l’Aron ci troviamo di fronte allo
    scacco della Chiesa: infatti nei rapporti tra
    Cristianesimo e Giudaismo bisogna scegliere
    una delle due alternative: o Cristo è Dio, e
    quindi il Giudaismo anticristiano è una falsa
    religione; oppure non è Dio e quindi il Cristianesimo
    è un’eresia, una setta staccatasi
    dal Popolo di Dio.
    26
    Purtroppo trent’anni di catechesi conciliare,
    che ha snaturato i rapporti tra Antica e
    Nuova Alleanza, tra Cristianesimo e Giudaismo
    hanno portato alla conclusione logica
    ed inevitabile che, per la maggior parte dei
    cristiani, (64% nel 1972, ventidue anni fa!)
    Cristo non è Dio, quindi “ha bestemmiato ed
    è reo di morte”.
    Ecco perchè Aron fa delle proposte alla
    Chiesa a nome della Sinagoga: “Se la Chiesa
    è in crisi, non è soltanto perché usava il latino…
    No! Ciò è dovuto ad una sorta di proliferazione
    che sembra prodursi in essa, a partire
    da un germe pericoloso, che deve alla
    sua origine stessa… È il problema delle origini
    che si pone di nuovo per la Chiesa” (51).
    Se già nel 1972 il 64% dei cattolici non crede
    più alla divinità di Cristo, non è forse perché
    occorre risalire alle origini stesse della Chiesa
    ed alla biforcazione iniziale tra il fiume (la
    Chiesa) e la sua sorgente (la Sinagoga), si
    chiede l’Aron. Bisogna quindi riproporre la
    stessa domanda che Caifa pose a Gesù: “Io
    ti scongiuro, nel nome del Dio vivente, sei tu
    il Messia, il Figlio di Dio?”. Alla quale, però,
    bisogna dare una risposta diversa da quella
    che diede Gesù (“Tu lo dici, Io lo sono”),
    per poter finalmente riportare il fiume (la
    Chiesa) alla fonte (la Sinagoga).
    Per Robert Aron la strada che ricongiunge
    fiume a fonte è proprio quella intrapresa
    dal Concilio Vaticano II, infatti…
    L’OPINIONE DI ARON SUL VATICANO II
    “Il Vaticano II… costituisce uno sforzo
    splendido della Chiesa per RIADATTARSI
    AL MONDO [more judaico-talmudico]… In
    questo avvenimento considerevole, vi è - nel
    senso migliore del termine - un GERME RIVOLUZIONARIO,
    ma se tale germe è concepito,
    non è ancora sbocciato. Se è permesso
    di paragonare il Concilio ad un’altra Rivoluzione
    di natura ben diversa, questa Rivoluzione
    religiosa non è ancora che al suo
    inizio; …essa non è che alla notte del 4 agosto
    1789” (52).
    De ore tuo te judico!
    Chi apprezza il Concilio, chi lo ha fatto?
    Lo sappiamo: Jules Isaac, un B’nai B’rith, è
    stato il redattore materiale di Nostra Ætate.
    Per questo Aron afferma che la Chiesa, staccatasi
    dalla sua fonte, la Sinagoga, vi sarà ricondotta
    dalla Rivoluzione conciliare, ed i
    segni già si vedono: la maggior parte dei cattolici…
    non è più cristiana!
    Ma già Nostro Signor Gesù Cristo aveva
    affermato: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà
    sulla terra, credete che vi troverà ancora
    la Fede?”. Tutto era previsto.
    Ciò che deve aprirci gli occhi è la pretesa
    che ha il Giudaismo anticristiano d'ingiungere
    ad ognuno l’accettazione del Vaticano II.
    Infatti Ha Kellah, il bollettino della Comunità
    israelitica di Torino (53) qualche tempo
    fa invitava l’Istituto Mater Boni Consilii ad
    accettare il Vaticano II, a non voler continuare
    a parlare come la Chiesa preconciliare!
    Non ci accusava - si badi bene - di antisemitismo,
    no! Ma di essere ancora fedeli alla
    teologia preconciliare. Ma se il Concilio, come
    afferma Robert Aron, è la strada maestra
    che fa perdere la Fede nella divinità di
    Nostro Signor Gesù Cristo, chiederci di accettare
    il Concilio significa chiederci di vendere
    Gesù Cristo per trenta denari!
    Ora ogni cattolico che vuol restare fedele
    a Cristo e alla sua Chiesa, dovrebbe riflettere
    su questi fatti evidenti ed inoppugnabili. Il Vaticano
    II è figlio della Sinagoga, ed è la strada
    che conduce alla giudaizzazione dei cristiani.
    Henry le Caron così commenta: “Un
    ebreo vi fa una proposta di servizio a nome
    della Sinagoga… Se volete salvare la Chiesa…
    la vostra “nuova Chiesa”, dovrete rinunciare
    alla Rivelazione, all’Incarnazione
    ed alla Redenzione. A tale prezzo otterrete
    la simpatia della Sinagoga e potrete così
    contare sul suo appoggio” (54).
    27
    Stemma dei cavalieri Kadosch, 30° della Massoneria,
    che promettono di vendicarsi contro il Papa ed il Re,
    simboleggiati dalla Tiara e dalla Corona
    INFLUSSO GIUDAICO AL CONCILIO
    Nel libro di Ratier sul B’nai B’rith (55) apprendiamo
    che Jules Isaac apparteneva a quella
    potente organizzazione massonica composta
    da soli ebrei, che attualmente conta a livello
    mondiale circa mezzo milione di membri (56).
    Già conosciamo il ruolo avuto da Jules
    Isaac nella redazione di Nostra Ætate (57), ma
    forse non sono note le proposte ancora più
    favorevoli al Giudaismo che hanno preceduto
    il documento conciliare, né il lavorìo del
    B’nai B’rith intorno ad esse.
    Ralph Wiltgen (58) narra che il 31 agosto
    1964, due settimane prima dell’apertura della
    terza sessione del Concilio, ricevette la visita del
    signor Lichten, direttore del dipartimento degli
    affari interculturali dell’A. D. L. (Anti-Defamation
    League of B’nai B’rith): “Costui era molto
    inquieto che la frase che discolpava il Giudaismo
    dalla Crocifissione del Cristo, potesse essere
    soppressa dal documento e sosteneva che tale
    frase era per gli ebrei l’elemento più importante
    del documento... Disse ancora che aveva reso
    visita a parecchi cardinali europei e di essere in
    contatto con gli ambienti romani; aggiunse che
    il card. Bea preparava una correzione relativa a
    questa decisione sgradevole e che l’avrebbe
    presentata nell’aula conciliare”.
    CONCLUSIONE
    Chi potrebbe ancora dubitare, dopo i fatti
    esposti e le denunce del Magistero della Chiesa,
    che la Sposa di Cristo sia stata l’oggetto di
    un oscuro complotto e che purtroppo sia stata
    infiltrata dal nemico fin nei suoi più alti gradi?
    Di fronte a questa triste realtà tre attitudini
    sono possibili:
    a) LA POLITICA DELLO STRUZZO,
    che consiste nel chiudere gli occhi di fronte alla
    realtà e nell’illudersi che tutto vada bene…
    b) LO SCORAGGIAMENTO di chi, di
    fronte a tale APPARENTE vittoria nemica di
    un’importante battaglia, pensa che la guerra
    sia persa, non tenendo presente che la Chiesa
    è divina e che Nostro Signore ci ha promesso
    “le porte dell’Inferno non prevarranno”.
    c) L’ATTITUDINE REALISTA E SOPRANNATURALE,
    che tenga conto al
    tempo stesso non solo dei fatti tristissimi,
    che non possono essere ignorati, ma anche
    della Fede e della Speranza cristiana, che ci
    danno l’ASSOLUTA CERTEZZA che la
    Madonna, come sempre, schiaccerà il capo
    al serpente infernale: “IPSA CONTERET”!
    Chiediamo a Maria Santissima ed in particolare
    alla Madonna del Buon Consiglio di
    darci luce e forza, per scorgere le trappole
    della “quinta colonna” e per saperle combattere
    con tutte le nostre forze!
    Mi sembra doveroso concludere con questa
    bella preghiera di don Bosco: “Dolcissimo
    Gesù, nostro divin Maestro! Che sempre
    sventaste le NEFANDE MACCHINAZIONI
    con cui i FARISEI frequentemente v’insidiavano,
    dissipate i consigli degli empi”.
    (San Giovanni Bosco).
    Note
    1) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    2) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    3) Il motto del Grand’Oriente di Francia era: “Bisogna
    SENTIRE la Massoneria DAPPERTUTTO, e
    NON SCOPRIRLA IN NESSUN LUOGO”.
    4) Cfr. Sodalitium, n° 37, pagg. 33 - 45.
    5) GUILLON, Collection générale des brefs et institutions
    de notre très saint Père le pape Pie VI, Paris, tome II. pag. 233.
    6) CRETINEAU-JOLY, L’Eglise romaine en face de la
    Révolution, “Cercle de la Renaissance française”, Paris
    1859 tomo. II, pagg. 373-375.
    7) Cfr. Verbe, n° 123, luglio-agosto 1961, pag. 44.
    8) citato da Mons. M. DELASSUS in Verités sociales
    et erreurs démocratiques, ed. Sainte Jeanne d’Arc, Villegenon
    1986, pagg. 398-399.
    9) Cf. La Contre Réforme catholique, n° 237, novembre
    1987, pag. 5.
    10) R. DU LAC, La collégialité épiscopale au deuxième
    Concile du Vatican, ed. Du Cèdre, Paris 1979, pag. 9.
    11)J. PLONCARD D’ASSAC, Le secret des Francs-
    Maçons, ed. de Chiré, Chire en Montreuil, 1979, pag. 26.
    12) Cf. U. FIDELE, Le décalogue de Satan, sine loco
    et data, pagg. 341-388.
    Anche la venerabile Anna Caterina Emmerich
    (1774-1824) e la beata Anna Maria Taigi (1769-1837)
    hanno denunciato tali infiltrazioni massoniche nella
    Chiesa, che esse potevano scorgere grazie a fenomeni
    mistici da cui erano favorite. Cfr. Mons. M. DELASSUS,
    La conjuration antichrétienne, Desclées de Brouwer,
    Lille 1940, tome III, pagg. 853-891.
    13) LEON DE PONCINS, Infiltrations ennemies dans
    l’Eglise, Documents et témoignages, Paris 1970, pagg. 85-88.
    14) R. ESPOSITO, Le grandi concordanze tra la Chiesa
    cattolica e la Massoneria, Nardini ed., Firenze 1987,
    pagg. 25-26.
    15) J. PLONCARD D’ASSAC, op. cit., pag.169.
    16) A. CORONA, Non c’è Massoneria senza trascendenza,
    in HIRAM, maggio 1988.
    17) Mons. LEFEBVRE, L’Eglise infiltrée par le modernisme,
    ed. Fideliter, Eguelshadt 1993, pagg. 31-55.
    18) R. ESPOSITO, op. cit., pag. 26.
    19) Ib. pag. 27.
    20) Ib. pag. 27.
    21) 30 Giorni, febbraio 1994, pag. 29. Lo stesso Gaito
    ha anche affermato che non poteva asserire se Giovanni
    XXIII fosse stato iniziato in una loggia massonica,
    ma quello che era certo è che nel suo insegnamento
    si ritrovava la filosofia della Massoneria (Questo argomento
    sarà trattato ex professo da don Ricossa in un
    prossimo articolo sul “Papa del Concilio”).
    28
    22) R. ESPOSITO, op. cit., pagg. 29-30.
    23) Ib. pag. 32.
    24) Ib. pag. 33.
    25) Ib. pagg. 34-37.
    26) Ib. pag 41.
    27) Pascendi, 8 settembre 1907.
    28) Cf. U. FIDELE, op. cit., pag. 193.
    29) Cf. 30 giorni, febbraio 1994, pag . 29.
    30) Cf. Sodalitium, n° 24, pagg. 3-8.
    31) Cf. Cristianità, Piacenza, gennaio-febbraio 1994,
    pag. 23.
    32) Op. cit., pag. 335.
    33) Cf. Civiltà Cattolica, II, 1928, 481-489/ 1928, III,
    97-109/ 1929, I, 337-346.
    34) G. B. BUZZETTI, voce Rotary, in Enciclopedia
    Cattolica, vol. X, col. 1398.
    35) Rivista diocesana milanese, novembre 1949,
    pagg. 240-241.
    36) il testo si trova negli A.A.S., anno 33, gennaio
    1951, 91.
    37) R. ESPOSITO, op. cit., pag. 345.
    38) Ib. pag. 345.
    39) Ib. pag. 347.
    40) Ib. pag. 348.
    41) O. NARDI, Gnosi e rivoluzione, Grafiche Pavoniane,
    Milano 1991, pag. 77.
    42) Carrefour, 9 ottobre 1968.
    43) Rivarol, 26 settembre 1968.
    44) Approches, gennaio 1968.
    45) O. NARDI, op. cit., pag. 83.
    46) Ib. pag. 86.
    47) ROBERT ARON, Lettre ouverte à l’Eglise de
    France, Paris, 1975.
    48) Ib. pag. 38.
    49) Ib. pag.133.
    50) Ib. pag. 138.
    51) Ib. pag.141.
    52) Ib. pag.141.
    53) Ha Kellah n° 1 anno 1994, pag. 1.
    54) H. LE CARON, Dieu est-il anti-semite? Ed. Fideliter,
    Escurolles, 1987, pag. 80.
    55) E. RATIER, Mystères et secrets du B’nai B’rith,
    Facta, Paris 1993.
    56) Il 3 giugno 1971 Paolo VI ricevette in udienza
    pubblica la loggia del B’nai B’rith (Osservatore Romano,
    3 giugno 1971); Giovanni Paolo II lo fece nel 1984
    (Documentation Catholique, n° 1874, pag. 509).
    57) Cf. Sodalitium, n° 28 pagg. 8-10.
    58) R. WILTGEN, Le Rhin se jette dans le Tibre, ed.
    du Cèdre, Paris 1976, pag. 169.
    29
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    CONTRORIVOLUZIONE E
    GIUDEO-MASSONERIA
    don Curzio Nitoglia
    La rivoluzione francese portò a termine e fece
    trionfare un lungo processo storico di scristianizzazione
    e secolarizzazione, che si può definire
    rivoluzionario. Ad esso si oppose e si oppone una
    scuola di pensiero cattolica, la quale è detta spesso
    controrivoluzionaria, che cercò di analizzare le origini
    e le cause del fenomeno avversato, nonché i
    rimedi da opporvi. Solo poco a poco però gli autori
    “controrivoluzionari” misero perfettamente a fuoco
    l’oggetto delle loro ricerche. Sulla scia di uno
    studio di G. Miccoli (1) don Nitoglia mostra come,
    a partire dal 1870, il principale agente della rivoluzione
    fu identificato, da questa scuola di pensiero
    e soprattutto dal Magistero Ecclesiastico, nella
    giudeo massoneria. Una identificazione che adesso
    fa discutere, e viene spesso dimenticata.
    Sodalitium.
    Dalla polemica controrivoluzionaria alla lotta
    contro la Giudeo-massoneria
    Anche nei migliori scritti contro la Rivoluzione
    e nella polemica cattolica contro la
    civiltà moderna o secolarizzata, precedenti il
    decennio 1870-80, il Giudaismo non occupava
    un posto centrale e di primo piano.
    Con la presa di Roma da parte dei Piemontesi,
    il pensiero del Papa e della Segreteria
    di Stato (e conseguentemente dei grandi
    pensatori e polemisti cattolici, sia laici che
    ecclesiastici), si precisa: il Giudaismo postbiblico
    diventa il simbolo della “modernità”
    e della secolarizzazione della società, il verme
    che ha roso la Cristianità, il principale
    artefice della congiura anti-cristiana, che è
    sfociata nella Rivoluzione (“satanica nella
    sua essenza”).
    L’Ebraismo fino al 1870 costituisce sì un
    pericolo grave per i polemisti antirivoluzionari,
    ma soltanto potenziale; esso è lo strumento
    piuttosto che l’agente attivo e principale
    della congiura anti-cristiana. «Nella cospirazione
    dei sofisti, dei filosofi, degli empi, dei
    massoni depositari del segreto supremo della
    setta, dei giacobini, qual’è ricostruita e raccontata
    da Barruel [Mémoires pour servir à
    l’histoire du Jacobinisme, Londra, 1797-98],
    gli ebrei non hanno parte. Così come non figurano
    nelle altre analisi contemporanee che
    descrivono e individuano i caratteri della “rivoluzione”:
    valga per tutte Les considérations
    sur la France [1797] di Joseph de Maistre…
    La polemica antimassonica che infuria tra gli
    emigrati francesi non conosce traccia degli
    ebrei, se non per denunciare i favori loro concessi.
    L’elenco dei cospiratori che hanno tramato
    per decenni contro il trono e l’altare diventa
    il luogo comune di tutta una pubblicistica
    minore: esso ignora gli ebrei» (2).
    Il Giudaismo è ancora totalmente assente
    nell’ottimo lavoro, in dodici volumi, che
    Monsignor Jean-Joseph Gaume dedica a La
    révolution, tra il 1856 e il 1858. In esso egli
    sviscera il problema del cesarismo o ghibellinismo,
    come ritorno della filosofia politica
    pagana, che negando la subordinazione del
    Sovrano temporale al Papa è fonte della Rivoluzione
    o di dis-Ordine; dell’Umanesimo e
    del Rinascimento come tappe fondamentali
    del risveglio dello spirito pagano, non solo in
    campo politico ma anche in quello delle tendenze
    e passioni umane, che porterà al Protestantesimo
    e alla Rivoluzione francese (3).
    Nei Caratteri della vera religione proposti
    ai giovanetti dell’uno e dell’altro sesso, stampati
    nel 1809 dall’“Accademia di religione
    cattolica”, uno dei centri dell’intransigentismo
    romano, l’autore dedica un paragrafo
    intero agli ebrei, ma afferma: «Gli ebrei...
    non sono i nostri maggiori nemici. Noi ne
    abbiamo altri più pericolosi, ...voglio dire i
    nostri pseudo-filosofi» (4).
    Joseph de Maistre nei suoi Quatre chapitres
    sur la Russie, pubblicati postumi nel
    1859, accenna en paissant alla pericolosità
    degli ebrei; essi però non sono la principale
    causa degli attuali sconvolgimenti, ma sono
    piuttosto pedine degli illuminati di Baviera
    o della Massoneria decaduta che avrebbe
    perso, secondo il pensatore savoiardo, la sua
    purezza originale (5).
    Anche la Civiltà Cattolica sino agli anni
    Settanta nominerà solo di sfuggita gli Ebrei.
    «Artefici primi della rivoluzione restano la
    massoneria e le sétte» (6).
    A questo quadro «fa eccezione L’Eglise
    romaine en face de la révolution di J. Crétineau-
    Joly... La prima edizione dell’opera fu
    pubblicata nel 1858… gli ebrei non sono
    menzionati molte volte… Ma un elemento
    importante per gli sviluppi futuri viene messo
    in piena luce: la juiverie dà la parola d’ordine
    15
    e il salario ai giornalisti, gli ebrei controllano
    l’intera stampa... “I deicidi complottano contro
    il Calvario una rivincita che è durata diciannove
    secoli” (vol. II, pag. 450). Per questo
    gli ebrei sono penetrati nelle sétte... Ma
    Crétineau Joly, che parla sempre di quelques
    juifs, di certains juifs, ha cura infine di rilevarlo
    esplicitamente: “Il numero di ebrei che entrarono
    in questa lotta di odio e di vendetta
    fu assai ristretto” (vol. II, pag. 334). Nella sua
    ricostruzione complessiva i grandi nuclei di
    cospiratori nascono e maturano altrove: tra le
    eresie, il giansenismo, il gallicanesimo, il filosofismo,
    la massoneria, le diverse sétte.
    Un’indicazione precisa tuttavia era stata
    data. Crétineau Joly l’aveva scritto esplicitamente:
    non sarà difficile alla storia sorprendere
    la mano di certi membri ebrei nelle rivoluzioni
    » (7).
    Ancora pochi anni e il passo sarà compiuto:
    innanzitutto da Pio IX e poi da Leone
    XIII assieme alla Segreteria di Stato, che si
    esprimeva tramite La Civiltà Cattolica. Questa
    rivista, a partire dal 1880 sino al 1903, cominciò
    ad occuparsi sistematicamente degli
    ebrei «divenendo così, anche per tale questione,
    un modello e un punto di riferimento
    di primo piano per l’opinione pubblica cattolica
    non solo italiana» (8).
    Il Giudaismo simbolo e agente principale
    della Rivoluzione
    «Solo lentamente, nel corso della seconda
    metà del secolo [XIX], gli ebrei vennero
    assumendo una posizione sempre più eminente
    e una funzione sempre più decisiva
    nell’ambito di quella cospirazione settaria
    che, per la cultura intransigente, costituiva
    l’unica vera chiave esplicativa di tutti i moderni
    sconvolgimenti. (...) Quel pluralismo di
    opinioni riguardo agli ebrei..., ancora presente…
    negli anni precedenti, scomparve o quasi
    dalla scena: nella seconda metà del secolo,
    è difficile trovare tra i cattolici chi vada oltre
    le preghiere per la loro conversione» (9).
    Tra gli autori che nella seconda metà
    dell’ottocento compresero e denunciarono il
    pericolo giudaico vi furono Mons. Meurin S.
    J. (Vescovo in partibus d’Ascalona e successivamente
    Arcivescovo titolare di Nisibi ed
    infine Vescovo residenziale di Port-Louis;
    nato a Berlino, esperto di ebraico e sanscrito)
    con il libro La franc-maçonnerie synagogue
    de Satan, del 1893, e Roger Gougenot
    des Mousseaux, nato a Coulommiers in
    Francia, formatosi alla scuola di Paul Drach,
    con l’opera Le juif, le Judaisme et la judaisation
    des peuples chrétiens, del 1869.
    La breccia di Porta Pia
    «La svolta si verifica… nel corso degli
    anni Settanta… La caduta del potere temporale
    fu avvertita come un episodio centrale
    dell’attacco mosso dalle sétte al cattolicesimo…
    La rivoluzione appare trionfante, i
    suoi obiettivi anticristiani sempre più palesi
    ed evidenti» (10). Il Giudaismo diventa il
    simbolo della nuova civiltà secolarizzata che
    ha apostatato dalla Chiesa, proprio perché
    da esso formata, dopo lunghi anni di congiura
    anticristiana. «La cospirazione anticristiana
    diventa così l’opera eminente degli ebrei
    per abbattere la Chiesa di Cristo e portarli
    al dominio del mondo» (11).
    È proprio in occasione della breccia di
    Porta Pia che il complotto ordito nell’oscurità
    appare alla luce del giorno: «Ebrei di fuori,
    che accorrono nella nuova capitale, ne dirigono
    i giornali, alimentano gli attacchi alla Chiesa;
    ebrei di Roma, che hanno tradito il loro
    sovrano, dimenticandone i benefici, che hanno
    accolto festanti i “piemontesi”, che frequentano
    luoghi prima loro preclusi. Sta qui il
    vero, il grande scandalo: gli ebrei a Roma, sede
    di Pietro, capitale della cattolicità, soppiantano
    i cristiani, acquistano proprietà, esercitano
    funzioni di governo. Sta qui la prova della
    loro “fusione” con la “rivoluzione”, e la ragione
    della futura rivalsa cristiana che non potrà
    non colpirli: il diritto di prendere nel futuro
    “misure difensive” contro gli ebrei nasce infatti
    dagli attuali loro comportamenti» (12).
    A questo proposito sono significative le
    pagine scritte dai fratelli Lémann, ebrei convertiti
    al cattolicesimo: «I vostri correligionari
    [ebrei]… hanno fatto assai male a Roma.
    (...) Il 20 settembre 1870, gli zuavi difensori
    di Roma..., avevano abbandonato i ripari… I
    loro amici s’affrettavano a recar loro gli abiti
    borghesi. Ma in capo al ponte [Sant’Angelo]...
    eranvi torme di ebrei che in mezzo ai
    clamori... dei rivoluzionari contro gli zuavi,
    strappavano a questi... le valigie, gli abiti,
    tutto ciò che potevano afferrare, e... gettavano
    ogni cosa nel Tevere, ma sotto c’erano i
    loro marinai che nelle loro barche raccoglievano
    tutto ciò che erasi buttato nel fiume.
    (...) L’anno scorso… alla porta del Gesù…
    urlavasi contro i cristiani, che pacifici ed
    inoffensivi si erano radunati per pregare in-
    16
    sieme. Alla loro uscita furono percossi. Ebbene,
    dietro a quei forsennati che urlavano e
    percuotevano, riconoscevansi gli ebrei del
    ghetto. (...) Quando noi abbiamo domandato
    informazioni sulle scene ignobili che sono
    avvenute al Corso… ove le cose sante furono
    volte in ridicolo, i preti insultati, le statue
    della Madonna bruttate... ci venne sempre risposto:
    i buzzurri [i piemontesi] e gli ebrei.
    (...) Quando il 20 settembre 1870, il Governo
    subalpino penetrava a colpi di cannone per
    le porte di Roma, la breccia non era ancora
    compiuta che uno stuolo di ebrei vi era già
    passato per andare a congratularsi col generale
    Cadorna ed il ghetto tutto intero si pavesava
    a colori piemontesi (...).
    Pio IX meritava egli che gl’israeliti gli cagionassero
    quel doppio dolore: dapprima
    passare nel campo dè suoi nemici, poi devastare
    Roma durante la sua cattività in Vaticano?
    (...) No! Pio IX non lo meritava né come
    sovrano, né come benefattore. (...) I Papi
    hanno sempre consentito con benevolenza
    al soggiorno degli ebrei nella loro città.
    Questo popolo errante era libero di non andarvi.
    Ma egli vi è sempre andato nominando
    Roma... Paradiso degli ebrei. I Papi hanno
    dunque costantemente protetto gli israe-
    Frontespizio del primo numero de “La Civiltà Cattolica”
    liti. Se tuttavia havvene uno che siasi mostrato
    più specialmente loro protettore, che
    abbia vegliato con una sollecitudine più viva
    sulla loro condizione temporale, noi lo proclamiamo
    colla mano sulla storia e sul nostro
    cuore, egli è Pio IX. (...) Gli israeliti
    erano relegati in un quartiere separato, il
    ghetto… Pio IX ha fatto rovesciare quelle
    porte e quelle mura...» (13).
    A partire da questi fatti, i fratelli Lémann,
    tirarono la conclusione che occorreva
    difendere la Cristianità dal pericolo giudaico
    e che non si poteva concedere agli ebrei la
    parità dei diritti civili: «Noi non consiglieremo
    giammai - seguitano i Lémann - di concedervi
    a Roma il diritto di diventare proprietari.
    Noi conosciamo le tendenze della
    nostra nazione; le sue buone come le sue
    cattive qualità. Se questo diritto di proprietà
    vi è concesso, noi lo scommettiamo, fra 30,
    fra 50 anni al più, Roma non apparterrebbe
    più ai cattolici, ma sarebbe nelle vostre mani
    (...). Il supremo pericolo di Roma... non sono
    gli uomini della rivoluzione, essi passeranno.
    Il supremo pericolo di Roma siete voi,
    o signori, che non passate. Armati del diritto
    di proprietà, colla vostra abilità… e la vostra
    potenza, prima che il secolo sia al suo fine,
    voi sarete i padroni di Roma» (14).
    I fratelli Lémann, pensano quindi, a partire
    dalla breccia di Porta Pia, alle misure
    che i futuri governi cristiani dovranno prendere
    per preservarsi dal contagio del Giudaismo,
    primo artefice e manovratore della
    Rivoluzione. «Il concetto… è stato formulato,
    …per annunciare il futuro. Difesa, diritto
    di difendersi dagli ebrei: le parole chiave che
    giustificheranno l’organizzazione dei movimenti
    politici antisemiti sono così dette» (15).
    Ma si noti che a pronunciarle sono stati due
    ebrei convertiti, che difficilmente possono
    essere accusati di antisemitismo!
    In ogni caso la tendenza che si profila con
    il 20 settembre 1870 è quella dell’identificazione
    degli ebrei con la Rivoluzione. «La necessità
    della lotta di difesa contro la “rivoluzione”
    diventava così lotta di difesa contro gli
    ebrei. (...) Il passo ulteriore che venne compiuto
    in quegli anni fu di farne i principali
    agenti, gli autentici occulti promotori» (16).
    La “Sinagoga di Satana”
    La configurazione del popolo ebraico come
    ribelle e sovversivo era assai antica: la
    Sinagoga talmudica era vista da sempre co-
    17
    me “fons persecutionum”. Ora l’emancipazione
    degli ebrei avvenuta grazie alla Rivoluzione
    francese, e i benefici che gli ebrei ne
    avevano ricavato erano davanti agli occhi di
    tutti. Questi due aspetti: Sinagogae Judeorum
    fontes persecutionum, e i benefici ricavati
    dall’emancipazione (figlia del 1789),
    non potevano spiegare essi soli quanto era
    avvenuto prima e non bastavano a fare del
    Giudaismo l’artefice principale del lungo
    processo di dissoluzione che aveva condotto
    al 1789. Mancavano due elementi: il concetto
    di Rivoluzione, quale si precisò nel Magistero
    ecclesiastico e nell’apologetica controrivoluzionaria
    di quegli anni, e l’idea di una
    lunga congiura sotterranea e segreta.
    Joseph de Maistre ha ben colto la natura
    della Rivoluzione francese (anche se non può
    essere definito un pensatore controrivoluzionario
    completo, a causa di alcune lacune, se
    non di veri e propri errori del suo sistema dottrinale.
    Esso risente dell’influsso dell’esoterismo
    massonico che mai ha lasciato il Savoiardo;
    ma su questo tema ritornerò nel corso di
    un articolo specifico). Egli l’ha definita “Satanica
    per essenza, satanica perché ribelle
    all’autorità, ossia a Dio” (17). L’unica alternativa
    possibile, per de Maistre, era il Papato: se
    “la Rivoluzione è l’errore”, se “è satanica per
    essenza”, essa “non può quindi essere uccisa
    che dal Papato, il quale è la verità, perché è
    Cristo in terra” (18). Occorre perciò saldare
    nuovamente Chiesa e Stato, trono e altare.
    Ma il 1870, con la caduta del potere
    temporale del Papa creò una situazione nuova.
    I governi e i Re, ormai largamente infiltrati
    dal morbo rivoluzionario, non avevano
    risposto all’appello in difesa del Papa. Nel
    1876 padre Raffaele Ballerini, su “La Civiltà
    Cattolica”, scriveva che il peccato dell’Europa
    consisteva nella guerra che tutti gli Stati e
    tutte le corti, in seguito alla politica cesaropapista
    del secondo Settecento, senza eccezione
    alcuna muovevano alla Chiesa cattolica.
    «Variano in ciascuno Stato i gradi del
    morbo: ma tutti ne sono infetti. (...) Tutti, in
    una parola, si sono intesi per escludere Gesù
    Cristo dalla loro civiltà, ripetendo il detto
    della Sinagoga contro Cristo Re: “Nolumus
    hunc regnare super nos” (Lc. XIX, 14): vogliamo
    vivere separati dalla Chiesa… vogliamo
    la secolarizzazione universale» (19).
    Già nel 1872, a Monaco, gli «Historischpolitische
    Blätter», facevano degli ebrei gli
    assoluti protagonisti della Rivoluzione e della
    laicizzazione dell’Europa. Padre Ballerini,
    pur non nominandoli esplicitamente, fa
    un’analogia tra il comportamento degli Stati
    moderni e quello della Sinagoga farisaica:
    cioè il rifiuto del Regno Sociale di Cristo e
    della sua Chiesa. La nuova condizione della
    società, in fondo in fondo, è antica: è la stessa
    caparbia ripulsa di Gesù Cristo, che era
    stata macchinata dal Sinedrio e fatta passare
    nella maggior parte del popolo ebraico.
    Quello del Padre gesuita Ballerini non è
    un caso isolato. Le condizioni della Chiesa
    romana in quegli anni sono simili a quelle
    dei primi tre secoli: essa è perseguitata.
    I discorsi di Pio IX, dopo il 1870, sono significativi:
    «Pio IX non manca di esplicite
    parole dure contro gli ebrei: “cani”, divenuti
    tali da “figli” che erano, “per la loro durezza
    e incredulità” (“e di questi cani - aggiunge il
    pontefice - ce n’ha pur troppi oggidì in Roma,
    e li sentiamo latrare per tutte le vie, e ci
    vanno molestando per tutti i luoghi”) (20). E
    il Papa continua: “bovi”, che “non conoscono
    Dio”, e “scrivono bestemmie e oscenità
    nei giornali”: “ma verrà un giorno, terribile
    giorno della vendetta divina, che dovranno
    pur rendere conto delle iniquità che hanno
    commesse” (21). “Popolo duro e sleale, come
    si vede anche nei suoi discendenti”, che “faceva
    continue promesse a Dio e non le manteneva
    mai” (22).
    Il 23 marzo 1873, Pio IX, riferendosi a
    Simone il Cireneo, ritornò sul tema degli
    “ebrei riprovati”: «In quella circostanza non
    permise il Signore che un ebreo lo aiutasse.
    Quella nazione era già riprovata, e dura nella
    riprovazione, (...) Gesù Cristo volle essere
    piuttosto aiutato da un pagano, dando con
    ciò una prova di quanto era stato predetto,
    cioè che alla depravata nazione ebrea altre
    nazioni sarebbonsi sostituite per conoscere e
    seguire Gesù Cristo» (23).
    Nel discorso del 12 febbraio 1874 ai parroci
    di Roma, papa Mastai stabilì, ancora
    una volta, un parallelo tra la situazione attuale
    della Chiesa romana e quella dei suoi
    inizi: “Le tempeste” che l’assalgono sono le
    stesse sofferte alle sue origini; allora erano
    “mosse dai gentili, dagli gnostici e dagli
    ebrei” e “gli ebrei vi sono anche presentemente”
    (24).
    «Non a caso in quegli stessi anni Pio IX
    ricorre alla figura della “Sinagoga di Satana”
    (25). Secondo Pio IX gli attuali rivoluzionari
    sono i “moderni farisei”che vorrebbero,
    “come gli antichi”, distruggere la Chiesa, essi
    “ripetono le inique espressioni che i fari-
    18
    sei ripetevano quando il Divin Redentore
    conversava con gli uomini”» (26).
    Padre Francesco Berardinelli, in un articolo
    pubblicato sulla Civiltà Cattolica, nel 1872
    definisce i moderni persecutori del Vaticano
    «nuovi giudei», «rinnegati e apostati (...) della
    razza degli sputacchiatori di Gesù nell’atrio di
    Caifa», «branco di cani (...) della razza di
    quelle bestie verminose del Golgota» (27).
    La Civiltà Cattolica, che esprimeva il
    pensiero della Segreteria di Stato della Santa
    Sede, identificava, a partire dal 1870, Rivoluzione,
    Massoneria ed Ebraismo, e vedeva
    nel Giudaismo talmudico la culla della
    Massoneria e delle sétte che avevano portato
    la Rivoluzione in Europa. In breve la società
    moderna è, per la Civiltà Cattolica e
    per la Santa Sede una “società giudaizzata”,
    e Giudaismo è sinonimo di Rivoluzione e di
    Massoneria, anzi ne è la causa.
    La congiura anticristiana
    L’approfondimento dei concetti di cospirazione,
    congiura, complotto o macchinazione
    fu decisivo per far compiere il passo al Magistero
    ecclesiastico e ai polemisti controrivoluzionari;
    poterono così affermare che l’autore
    Papa Pio IX (Immaginetta del XIX sec.)
    principale dell’assalto infernale contro il Papato
    e la Cristianità era il Giudaismo, che si serviva
    delle varie sétte, divise quanto alle “obbedienze”,
    ma unite quanto al fine: la distruzione
    della Chiesa e della Società cristiana (28).
    Pio IX stesso, già subito dopo il 1848 aveva
    lanciato l’idea di una grande congiura (29).
    Tuttavia «un filo conduttore unisce le prime
    elaborazioni tardo-settecentesche alle teorizzazioni
    e alle costruzioni di un secolo dopo.
    Ne variano però i protagonisti e gli artefici.
    Solo nel corso della seconda metà del secolo
    gli ebrei vi svolgeranno un ruolo sempre più
    importante sino a diventarne gli autori» (30).
    Padre Oreglia su La Civiltà Cattolica
    espresse lucidissimamente tale concetto: la
    Massoneria è una fondazione relativamente
    moderna, ma «antichissimo e contemporaneo
    della stessa fondazione della Chiesa è
    quel complesso di dottrine satanicamente e
    sapientemente anticristiane [...] che, dai primi
    gnostici e manichei ai moderni massoni e
    liberali, di sétta in sétta, fu tramandato quasi
    per Càbala e tradizione» (31).
    I presupposti teologici sono evidenti: la costante
    contrapposizione tra Dio e Satana corrisponde,
    nel tempo storico, a una contrapposizione
    altrettanto irriducibile tra Chiesa e Sinagoga,
    tra Città di Dio e Città di Satana. Questo
    è sempre stato l’insegnamento dei Padri
    della Chiesa. Tuttavia a partire dalla breccia di
    Porta Pia, gli schieramenti sono messi a fuoco
    distintamente. Tutte le sétte, varie quanto ai
    membri e ai rituali, fondate da persone diverse
    in tempi e luoghi diversi, hanno un unico e
    medesimo scopo: l’odio a Gesù Cristo e alla
    sua Chiesa. Perciò esse «debbono aver sempre
    ricevuta l’ispirazione medesima da una stessa
    sétta perenne, convivente con la Chiesa e di lei
    naturalmente nemica» (32). Ora, per ottenere
    questo fine, argomenta Padre Oreglia, sarebbe
    potuto bastare il diavolo da solo; tuttavia egli
    ha voluto servirsi dei suoi suppositi principali e
    preferiti, coloro che hanno crocifisso Gesù:
    «Se il diavolo..., oltre alla sua propria maligna
    volontà e potenza... si fosse ancora trovato
    avere alla mano fin dai primordi della Chiesa
    una società ed anzi un popolo, una razza ed
    una nazione di gente pronta naturalmente e
    disposta a seguirne i rei disegni anticristiani: se
    questo popolo, razza e nazione si fosse anche
    trovata essere intelligentissima, industriosissima
    ed ostinatissima, qual’è l’ebrea, come in
    tutto il resto così specialmente nell’odio a Cristo
    e ai cristiani: e ciò perché da Cristo riprovata
    e spodestata fino agli ultimi tempi, quan-
    19
    do si convertirà a Lui... Se, diciamo, il diavolo,
    dai principii della Chiesa fino a noi, avesse trovata
    pronta ai suoi ordini e servigi una razza sì
    atta e sì disposta naturalmente a combattere
    sempre e dappertutto la sua guerra anticristiana,
    perché non avrebbe dovuto presceglierla
    come la propria perenne e per tutto diffusa
    università destinata a conservare sempre e dovunque
    propagare... tutto il corpo delle dottrine
    e delle arti anticristiane opportune allo scopo
    comune del diavolo e degli ebrei?» (33).
    Tale giudizio si fonda sulla “teologia della
    storia” propria della Chiesa romana. Essa
    da secoli ha insegnato che gli ebrei sono i
    nemici per eccellenza del Cristianesimo come
    di Gesù stesso.
    A partire dal 1870 la Chiesa precisa che
    solo il Giudaismo talmudico può essere il
    principale ispiratore e il regista occulto della
    congiura anticristiana che è esplosa con la
    massima virulenza proprio a Roma sede del
    Vicario di Cristo. L’esperienza vissuta da
    Pio IX ha rappresentato la prova del nove di
    tale teoria. La Chiesa invitava perciò i suoi
    fedeli ad una legittima (e moderata) difesa.
    Antisemitismo e antigiudaismo
    Uno dei massimi specialisti della polemica
    antigiudaico-massonica e anti-modernista
    fu monsignor Henri Delassus. Nato il 12
    aprile 1836 ad Estaires in Francia, ordinato
    sacerdote a Cambrai nel 1862, nel 1875 diventa
    direttore del settimanale La semaine
    religieuse de Cambrai.
    Fondandosi su una dottrina teologica sicura
    ed una documentazione abbondante,
    molto spesso di prima mano, dotato di un’eccezionale
    lungimiranza (fu uno dei pochi antimassoni
    che non cadde nella trappola taxilliana),
    discepolo del cardinal Pie e di Dom
    Guéranger, rappresentanti del pensiero ultramontano
    più genuino, formatosi alla scuola
    di Louis Veuillot, membro del “Sodalitium
    Pianum”, attacca la Rivoluzione francese,
    basandosi sulle idee di De Maistre riguardo
    ai principii del 1789. Li integra però con una
    sicura dottrina tomista che faceva difetto al
    Savoiardo e li spurga di certe idee esoteriche
    (l’unità trascendente della Tradizione primordiale)
    che hanno accompagnato De Maistre
    fino alla fine; attacca anche la “democrazia
    cristiana” e l’Americanismo. Le sue opere
    principali sul problema giudaico-massonico,
    che rappresentano una vera Summa del
    pensiero controrivoluzionario sono: La con-
    juration antichrétienne. Le temple maçonnique
    voulant s’elever sur les ruines de l’Eglise
    catholique in 3 volumi (1910), e Le problème
    de l’heure présente: Antagonisme de deux civilisations
    in 2 volumi (1904).
    Monsignor Delassus fu creato prelato
    domestico di Sua Santità da S. Pio X nel
    1904 e protonotario apostolico nel 1911.
    Morì a Saméon il 6 ottobre 1921.
    Egli ha scritto: «Il Calvario ha diviso in
    due la razza ebraica: da una parte coloro che
    hanno creduto in Cristo; e dall’altra, i boja,
    sulla testa dei quali, secondo i loro stessi auspici,
    è ricaduto il Sangue di Cristo, votandoli
    ad una maledizione che persisterà fino a che
    durerà la loro ribellione» (34). Secondo monsignor
    Delassus l’Antigiudaismo coincide con il
    Cattolicesimo, nel senso che i cattolici debbono
    combattere il Giudaismo, come combattono
    la Massoneria, il Socialismo e l’Anarchia,
    per difendere la società civile e la Chiesa.
    La sua posizione è assai diversa da quella
    dell’Antisemitismo biologico o razziale,
    soprattutto per quanto riguarda due elementi
    fondamentali: «La piena salvaguardia
    dell’ebraismo antico, da cui nacquero Gesù,
    Maria, gli Apostoli, i fedeli delle prime comunità
    cristiane, e il riconoscimento che
    all’ebreo resta sempre aperta per redimersi,
    e tale deve restare, la strada della conversione
    al Cristianesimo. La considerazione di
    “razza maledetta”... è una condizione storica,
    storicamente datata e storicamente superabile…
    non è il prodotto della natura che
    imprigiona irrimediabilmente in una condizione
    senza via d’uscita» (35).
    Anche il Padre Oreglia, fin dal 1880, aveva
    espresso la stessa teoria (o meglio la teoria
    della S. Sede e della Segreteria di Stato, diffusa
    tramite La Civiltà Cattolica e ripresa, man
    mano, dai grandi pensatori controrivoluzionari,
    quali il Delassus) proprio sulle pagine della
    Civiltà Cattolica scrivendo: «I cattolici non domandano
    l’espulsione degli ebrei, ma chiedono
    solamente che se ne restringa l’azione in
    quanto essa nuoce al bene pubblico. Vogliono
    conservare il carattere cristiano dello Stato,
    della legislazione, dell’insegnamento e dei
    principii sociali. Vogliono l’estirpazione dei
    principii giudaici, ...resi dominanti dal regime
    liberale, ma non l’espulsione di un popolo che,
    alla fin fine, è del sangue di Abramo, e nel seno
    al quale nacque il Salvatore. Con un organamento
    [organizzazione, n.d.a.] cristiano dello
    Stato, gli ebrei non ispirano verun timore»
    (36). Padre Oreglia era assai critico sulle agita-
    20
    zioni antisemitiche che erano divampate in
    Germania in quei tempi, esse erano estranee
    allo spirito cattolico, erano infatti di ispirazione
    protestante. Ma siccome tale agitazione
    non veniva da un «puro spirito di giustizia -
    continua il Padre gesuita - di religione e di ben
    intesa difesa sociale, ma principalmente dalla
    passione dell’invidia e della vendetta», sarà
    sterile: nihil violentum durat! Il criterio su cui
    Padre Oreglia si fonda, per giudicare sulla
    bontà o meno di un movimento, è se esso
    s’ispiri al Magistero della Chiesa romana o no.
    Perciò l’unica vera reazione al Giudaismo talmudico
    è quella guidata dal Magistero petrino,
    ed è evidente che i cattolici che s’impegnano
    in campo sociale e politico dovranno essere in
    prima fila nella lotta alla Giudeo-massoneria,
    sotto le direttive della S. Sede. Infatti con i
    pregiudizi liberali, di “sana” autonomia
    dall’insegnamento pontificio, non si può vincere
    la lotta contro il Giudaismo. Secondo Padre
    Oreglia la strada da imboccarsi è quella opposta:
    «Il Giudaismo si vince in una sola maniera,
    cioè debellando il Liberalismo... Liberalismo
    e Giudaismo sono... due cose affatto identiche
    ed in perfetta armonia... I liberali sono
    impotenti a frenare l’invasione giudaica perché
    sono loro stessi, quantunque non abbiano
    nelle vene sangue semitico, che si sono fatti
    giudei colle false dottrine e colle cattive opere.
    Hanno ripudiato le grandi idee della carità, del
    sacrifizio e dell’onore che costituiscono la
    splendida e gloriosa corona del cristiano, e poi
    si lagnano perché son caduti nella schiavitù
    giudaica. Invano ed ingiustamente si lagnano;
    è la pena del loro peccato. Ritornino veri cristiani
    e la schiavitù giudaica cesserà» (37).
    Dall’Antigiudaismo all’Antimodernismo
    Alla fine dell’Ottocento, soprattutto con i
    pontificati di Pio IX e di Leone XIII, la Chiesa
    romana aveva messo sempre più a fuoco la
    causa della Rivoluzione che minacciava sin
    dall’Umanesimo, in maniera pubblica e istituzionale
    (anche se nel corso del Medioevo non
    erano mancati movimenti ereticali o ghibellini
    che però non avevano raggiunto la portata
    o la dimensione pubblica ed ufficiale del ritorno
    al “Giudeo-paganesimo” propria dell’età
    umanistica), la Cristianità e la Chiesa
    stessa: il vero nemico e la fonte di ogni rivoluzione
    e disordine era il Giudaismo talmudico.
    Per la S. Sede l’Antigiudaismo rappresentava
    anche il contrattacco, nonché il rimedio
    e l’antidoto per ridare forza di pene-
    trazione nella società civile alla Regalità sociale
    di Gesù Cristo, espulso dallo Stato laicizzato
    e secolarizzato.
    A partire dai primi anni del Novecento,
    con il Pontificato di S. Pio X, vi fu un certo
    mutamento nello studio della questione, dovuto
    al sopraggiungere di un fenomeno pericolosissimo,
    il Modernismo, condannato dalla
    Pascendi di Papa Sarto, movimento che
    voleva distruggere la Chiesa dal di dentro;
    Essa dovette riunire le proprie forze e rinsaldare
    le proprie file per smascherare le infiltrazioni
    nemiche fin nel suo cuore, grazie
    alla convergenza di tutti i cattolici sotto la
    suprema guida del Papa e del Magistero autentico
    della Chiesa.
    La Civiltà Cattolica, che dal 1880 sino al
    1903 aveva studiato costantemente e senza
    interruzione per ben ventitré anni il pericolo
    giudaico, non tratterà più con la stessa attenzione
    il suddetto problema, per rivolgere
    gli sforzi alla lotta contro il Modernismo.
    Certamente se si fosse scavato dietro le
    quinte si sarebbe scoperto che i promotori
    dell’eresia modernista erano gli stessi. Monsignor
    Delassus ne L’Americanisme et la
    conjuration antichrétienne (1899) aveva dimostrato
    come tale forma di modernismo in
    campo ascetico (che fu condannato da Leone
    XIII in Testem benevolentiae), aveva alle
    sue origini L’Alliance Israelite Universelle!
    Ma occorreva non disperdere le forze senza
    21
    “perdere” tempo, risalire alle cause e cercare
    di scovare subito i modernisti, che si erano
    infiltrati nei gangli vitali della Chiesa, per
    schiacciarli al più presto, con provvedimenti
    pratici e disciplinari: è ciò che fece mirabilmente
    S. Pio X, anche se non riuscì a portare
    a compimento l’opera intrapresa a causa
    della morte prematura.
    «Questo relativo rarefarsi della polemica
    antiebraica da parte cattolica non ne rappresentò
    tuttavia l’abbandono; tantomeno la sua
    critica e il suo rifiuto. Il pensiero integrista, a
    Roma come altrove, continuò a teorizzare il
    ruolo nefasto degli ebrei nell’intera società
    cristiana. E si sa di quanto credito godesse a
    Roma durante il pontificato di Pio X» (38).
    Nel 1913 il processo Beylis, celebratosi a
    Kiev per un caso di omicidio rituale «ripropose
    sulla stampa cattolica, in tutta la loro
    ampiezza, le solite accuse contro l’ebraismo
    talmudico» (39).
    Oltre alla Civiltà Cattolica si distinsero in
    questa battaglia monsignor Umberto Benigni
    (nella sua Storia sociale della Chiesa e in vari
    articoli scritti sulla rivista fiorentina Fede e
    Ragione di don Giulio De Toth) e monsignor
    Ernest Jouin (nella RISS) considerati quali
    «esponenti dell’integrismo cattolico» (40).
    La lotta contro i totalitarismi cesaristi
    Pio XI condannò i vari totalitarismi, sia
    di orgine marxista (il Comunismo), sia di origine
    neopagana o mazziniana (il Nazionalsocialismo
    e, sotto certi aspetti, il Fascismo).
    Il razzismo biologico preoccupava sempre
    di più il Pontefice, che incaricò un gesuita di
    redigere, assieme a due altri sacerdoti, la bozza
    di una futura Enciclica che avrebbe condannato
    il razzismo biologico; ma Pio XI morì
    poco prima di poter promulgare tale Enciclica,
    nella quale tuttavia, riguardo al problema
    ebraico, si riaffermava la tesi tradizionale.
    Ecco una parte del testo: «La cosiddetta
    questione ebraica, nella sua essenza, non è
    una questione né di razza, né di nazione, né
    di nazionalità territoriale, né di diritto di cittadinanza
    nello Stato. È una questione di religione
    e, dopo l’avvento del Cristo, una questione
    di Cristianesimo. (...) Il Salvatore, che
    Dio, ...aveva inviato al suo popolo prediletto,
    fu respinto da questo popolo, violentemente
    ripudiato e condannato come un criminale
    dai più alti tribunali della nazione in collusione
    coll’autorità pagana... Infine, fu messo a
    morte. (...) Il gesto stesso col quale il popolo
    Chirografo con cui Pio IX ringrazia e benedice gli
    scrittori della Civiltà Cattolica
    ebraico ha messo a morte il suo salvatore...
    costituì... la salvezza del mondo.
    Di più: questo malaugurato popolo, che si
    è affondato da solo nella disgrazia, i cui capi
    accecati hanno chiamato sulle proprie teste la
    maledizione divina, condannato, pare, a errare
    eternamente sulla faccia della terra, è stato
    tuttavia preservato… dalla rovina totale. (...)
    San Paolo… non nega la possibilità di
    salvezza per gli ebrei, purché rinneghino il
    loro peccato (...). Israele rimane il popolo
    una volta eletto. (…)
    Possiamo vedere nel popolo ebraico
    un’inimicizia costante nei confronti del Cristianesimo.
    Da cui risulta una tensione costante
    fra Ebreo e Cristiano che non si è mai realmente
    allentata (...). L’alta dignità che la Chiesa
    ha sempre riconosciuto alla missione storica
    del popolo ebraico… non la rende tuttavia cieca
    sui pericoli spirituali che possono correre le
    anime a contatto con gli ebrei… Fintanto che
    persiste la mancanza di Fede nel popolo ebraico…
    la Chiesa deve indirizzare ogni suo sforzo
    per prevenire i pericoli che questa mancanza
    di Fede e questa ostilità potrebbero creare alla
    Fede e ai costumi dei suoi fedeli (...). La Chiesa
    non è mai venuta meno al dovere di premunire
    i fedeli contro gli insegnamenti degli
    ebrei, qualora… minaccino la Fede. (...) Ha
    ugualmente messo in guardia contro i troppo
    facili rapporti con la comunità ebraica...» (41).
    Conclusione
    I veri pensatori, integralmente controrivoluzionari,
    che hanno scritto sulla Rivoluzione
    dopo il 1870, si rifanno giustamente alle
    direttive della S. Sede. Essi vedono nel
    Giudaismo la causa (di ordine naturale)
    principale di ogni disordine; essa si serve a
    questo scopo delle varie sétte e soprattutto
    della Massoneria che è una sua creatura.
    Naturalmente vi è anche una con-causa
    (di ordine preternaturale): il diavolo, che tenta
    l’uomo, scatenando le passioni sregolate
    che albergano nel cuore di ogni figlio di Adamo.
    Il problema consiste anche nell’analizzare
    la natura della Rivoluzione e dei meccanismi
    grazie ai quali essa avanza; ma sarebbe
    erroneo minimizzare il compito che ci spetta
    di svelare l’identità dei cospiratori, poiché
    senza cospiratori non ci sarebbe Rivoluzione.
    Actiones sunt suppositorum, insegna la sana
    filosofia. Inoltre non è vero - secondo il Magistero
    ecclesiastico - che gli agenti della rivoluzione
    cambino. No, dopo il deicidio l’agen-
    22
    te connaturale e principale, il supposito prediletto
    di Satana è il Giudaismo, che continuerà
    a voler distruggere la Chiesa e la Cristianità,
    come ha ucciso Gesù Cristo, fino a
    che non si convertirà al Cristianesimo. Parlare
    solo en passant di sétte segrete o anche di
    Massoneria quali agenti principali della Rivoluzione,
    senza dire quale è l’origine e la culla
    della Massoneria (vale a dire il Giudaismo
    post-biblico) è per lo meno riduttivo! (42).
    In breve per essere controrivoluzionari
    integrali occorre combattere pubblicamente
    la Giudeo-massoneria.
    Note
    1) G. MICCOLI, Santa Sede, questione ebraica e antisemitismo,
    In Storia d’Italia, Annali vol. 11 bis, Gli ebrei
    in Italia, Einaudi, Torino, 1997. Si tratta di uno studio
    molto serio, sul quale mi baso sostanzialmente, ma di
    cui non condivido i giudizi e le conclusioni.
    2) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1388.
    Occorre precisare che prima di De Maistre un gesuita,
    Padre PIERRE DE CLORIVIERE aveva intuito la
    malizia e diabolicità della Rivoluzione francese, nel suo
    libro Etudes sur la Révolution, Paris, 1793.
    3) J. J. GAUME, La révolution. Recherches historiques
    sur l’origine et la propagation du mal en Europe depuis
    la Renaissance jusqu’à nos jours, Paris, 1856-1858.
    4) Roma, 1809, pagg. 147 sg.
    5) Su De Maistre voglio ritornare in un prossimo articolo,
    frattanto rimando il lettore all’opera di E. DERMENGHEM,
    Joseph de Maistre mystique, La Colombe, Paris,
    1946, 2ª edizione.
    6) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1411.
    7) G. MICCOLI, op. cit., pagg. 1412-1413.
    8) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1414, nota 106.
    9) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1394.
    10) Ibid., pag. 1398.
    11) Ibid., pag. 1399.
    12) Ibid., pag. 1400.
    13) A. E J. LÉMANN, Lettere agli israeliti dispersi
    sulla condotta dei loro correligionari a Roma, durante la
    prigionia di Pio IX al Vaticano, Roma, 1873, Libreria e
    Cartoleria romana, pagg., 5-14.
    Papa
    Leone XIII
    14) Ibid., pagg., 19-21.
    15) G. MICCOLI, op. cit., pag., 1400.
    16) Ivi.
    17) J. DE MAISTRE, Considérations sur la France,
    Lyon, 1884, pag. 67.
    18) Idem, Du Pape, Genève, 1966, pag., 23.
    19) R. BALLERINI, I peccati d’Europa, in «CC», 27
    (1876), III, pagg., 388 sg.
    20) Discorsi del Sommo Pontefice Pio IX pronunziati
    in Vaticano ai fedeli di Roma e dell’orbe dal principio
    della sua prigionia fino al presente, Roma, 1874-
    1878, cit. in G. MICCOLI, pagg., 1404-1405.
    21) Discorsi cit. in G. MICCOLI, pag., 1405.
    22) Ivi.
    23) Discorsi di Pio IX, vol. II, pag. 294.
    Si noti come il Magistero autentico di papa Mastai
    sia contraddetto da quanto viene affermato dal Concilio
    Vaticano II in Nostra Aetate 4h:“Gli Ebrei tuttavia non
    devono essere presentati come riprovati da Dio, né come
    maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Scrittura”.
    24) Discorsi, vol. III, pag. 149.
    25) Etsi multa luctuosa, Enciclica del 21 nov. 1873.
    Cfr. anche la Lettera del 1865, di Pio IX a mons. Darboy,
    arcivescovo di Parigi, in La Documentation catholique,
    t. VI, juillet-décembre 1921, pag. 139.
    26) Discorsi, vol. IV, pag. 115 e vol. III, pag. 37.
    27) F. BERARDINELLI, Il Golgota e il Vaticano, in
    «CC», 23 (1872), I, pagg. 649-50, 654-55.
    28) A. PREUSS, Etude sur la Franc-Maçonnerie américaine,
    (1908), riedizione Centro Librario Sodalitium,
    Verrua Savoia (TO), 1998.
    29) Cfr. l’Enciclica Nostis et nobiscum, 8 dic. 1849.
    E l’Allocuzione tenuta nel Concistoro segreto del 25
    settembre 1865: Inter multiplices machinationes.
    30) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1408.
    31) G. OREGLIA DI SANTO STEFANO, Di un recente
    libro “Pro Judaeis”, in «CC», 36 (1885), I, pag. 35.
    32) Ibid., pag. 35 sg.
    33) G. OREGLIA, cit., pag. 37 sg.
    34) H. DELASSUS, La conjuration antichrétienne. Le
    temple maçonnique voulant s’élever sur les ruines de
    l’Eglise Catholique, t. III, Lille, 1910, pag. 117.
    35) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1377.
    36) «CC», 31 (1880), IV, Pagg. 756 sg.
    37) «CC»,, 35 (1884), III, pagg. 101 sg.
    38) G. MICCOLI, op. cit. , pag. 1549. Rinvio il lettore
    alle opere fondamentali di EMILE POULAT, Intégrisme et
    catholicisme intégral. Un réseau secret international antimoderniste
    La sapinière (1909-1912), Tournai, 1969. E
    Catholicisme, démocratie et socialisme. Le mouvement
    catholique et Mgr. Benigni de la naissance du socialisme
    à la victoire du fascisme, Tournai, 1977.
    39) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1549. Cfr P. SILVA, Raggiri
    ebraici e documenti papali. A proposito di un recente
    processo. In «CC», 65 (1914), II, pagg., 196-215 e 330-344.
    40) G. MICCOLI, op. cit., pag. 1550.
    41) G. PASSELECQ- B. SUCCHECKY, L’Enciclica nascosta
    di Pio XI, Corbaccio, Milano, 1997, pagg. 239-245.
    42) Mi riferisco a PLINIO CORREA DE OLIVEIRA,
    Revoluçao e Contra-revoluçao, Campos, 1959. Ivi l’Autore,
    parlando degli “agenti della Rivoluzione” dedica
    solo una mezza pagina alla Massoneria “maestra di tutte
    le sette”, senza dire nulla del Giudaismo talmudico.
    Tra i numerosissimi articoli che il professore brasiliano
    ha scritto nel corso della sua lunga vita, uno solo (di
    appena nove pagine) riguarda il Giudaismo (stando a
    quanto scrive il suo biografo Roberto De Mattei): A Igreja
    e o Judaismo,, in «A Ordem», n° 11 (gennaio 1931), pagg.
    23
    .
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    IL TALMUD SMASCHERATO

    Gli insegnamenti segreti dei rabbini sui Cristiani

    Di:

    Rev. I.B. Pranaitis

    Prete Cattolico; Maestro di Teologia e Professore di Lingua Ebraica presso l'Accademia Ecclesiastica Imperiale della Chiesa Cattolica Romana in San Pietroburgo Vecchio.

    (Traduzione dal testo latino dell'autore)

    ****

    San Pietroburgo

    Ufficio stampa dell'Accademia Imperiale delle Scienze - 1892.

    IMPRIMATUR

    San Pietroburgo,

    13 Aprile 1892

    Kozlowsky

    Arcivescovo Metropolita di Moghileff

    L.S.

    No.794

    C. Propolanis, S.Th.C.

    Segretario

    Tutti i Diritti Riservati

    Stampato presso l'Accademia Imperiale delle Scienze.

    (Vas.Ostr.,9 Line, No.12)

    ****

    Copyright 1964

    Dr. Edward R. Fields

    Birmingham, Alabama

    ****

    Excellentissimo ac Reverendissimo

    DOMINO DOMINO

    FRANCISCO ALBINO

    SYMON

    EPISCOPO ZENOPOLITANO

    SUFFRAGANEO ARCHIDIOECESEOS MOHILOVIENSIS

    SUAE SANCTITATIS PRAELATO DOMESTIOCO

    S. THOLOGIAE DOCTORI

    Rectori Academiae Caesareae Romano-Catholicae Ecclesiasticae Petropolitanae

    ORDINUM EQUITI

    PROFESSORI CLARISSIMO

    MODERATORI SUO OPTIMO

    Dicat Dedu Aeque

    Auctor

    __________________________________________________ ________



    IMPRIMATUR

    Petropoli, Die 13 Aprilis 1892 a.

    Archiepiscopus Metropolita Mohiloviensis KOZLOWSKI.



    L.S.

    f.m. Secretarii in Spiritualibus

    C. Propolanis S.Th.C.



    Tous droits réservés.

    No794

    ........?



    DEDICA DELL'AUTORE



    VOSTRA ECCELLENZA:



    Per ricambiare in qualche modo la Vs. grandissima gentilezza verso di me, che ho potuto sperimentare così spesso e in tante maniere, mi sono impegnato a dedicarVi questo piccolo libro. E' di piccole dimensioni ma è stato compilato con gran cura e fatica, e mi sostiene la speranza che Voi non lo sdegnerete; esso infatti è il primo frutto delle fatiche di uno che Voi, una volta, Vi siete così gentilmente compiaciuto di chiamare il primo frutto delle Vostre fatiche come Rettore di questa Accademia. Io prego perciò Vostra Eccellenza di benedire questo lavoro che ho recentemente portato a termine, in maniera che possa adempiere lo scopo per cui è stato scritto. Benedite anche me affichè io possa presto compiere lavori più importanti per la gloria di Dio e per l'onore e per il progresso della nostra Alma Mater, su cui regnate da otto anni, e di cui siete il più grande ornamento.

    Possano queste pagine rappresentare per Vostra Eccellenza la dimostrazione del mio perpetuo e sincero affetto e gratitudine.

    Il devoto discepolo di Vostra Eccellenza,

    IUSTINUS BONAVENTURA PRANAITIS



    ANTIFONA



    "Che si aprano le nostre scritture a tutti. Che tutti vedano come sia il nostro codice morale! Non dobbiamo aver paura di questa prova, infatti abbiamo un cuore puro e uno spirito pulito. Che le nazioni esaminino le dimore dei figli di Israele, e che da loro stessi si convincano di come realmente siamo! Esse allora certamente esclameranno con Baalam, quando partì per maledire Israele: 'Come son belli i tuoi padiglioni o Israele: come son belle le tue tende!'



    "Nel suo atteggiamento verso i non ebrei, la religione ebraica è la più tollerante di tutte le religioni del mondo... I precetti degli antichi rabbini, sebbene ostili ai gentili, non possono in nessuna maniera essere applicati ai cristiani."



    "Tutta una serie di opinioni può essere citata dagli scritti delle più alte autorità rabbiniche per dimostrare che questi maestri inculcavano nel loro popolo un grande amore e rispetto per i cristiani in maniera che essi considerassero i cristiani, che credono nel vero Dio, come fratelli, e pregassereo per loro."



    "Noi dichiariamo che il Talmud non contiene niente di ostile contro i cristiani."





    PROLOGO



    Molte persone interessate nella questione ebraica sono solite chiedere se ci sia o no qualcosa nel Talmud che non sia bello e sublime e completamente estraneo a qualsiasi espressione che possa sembrare odio verso i cristiani. La confusione di opinioni a questo riguardo è talmente grande che, a sentire coloro che trattano l'argomento con tanta apparente saggezza, si penserebbe che stessero parlando di una razza antica e lontana dai nostri tempi, e non del popolo di Israele che vive in mezzo a noi secondo un codice morale immutabile che continua anche oggi a regolare la loro vita religiosa e sociale.

    Stando così le cose, ho intrapreso il compito di dimostrare ciò che veramente insegna il Talmud a proposito dei cristiani, per potere in tal modo soddisfare i desideri di coloro che vogliono conoscere questa dottrina da fonti originali.

    A questo scopo, ho tradotto i più noti libri talmudici che fanno riferimento ai cristiani e ho disposto queste fonti in ordine tale da dare una chiara idea dell'immagine del cristiano che il Talmud presenta agli ebrei.

    Al fine di non essere accusato di avere usato un testo alterato del Talmud o di non averlo interpretato correttamente, come in genere accade a coloro che hanno tentato di rivelare gli insegnamenti giudaici segreti, ho disposto il testo ebraico a fianco di quello latino.

    Ho diviso il testo in due sezioni: la prima tratta degli insegnamenti del Talmud sui cristiani, la seconda, delle regole che gli ebrei hanno l'obbligo di seguire quando vivono fra i cristiani.

    Faccio precedere queste due parti da una breve capitolo di discussione sul Talmud stesso.





    IL TALMUD



    IL TALMUD deriva il suo nome dalla parola LAMUD - insegnato, e significa L'Insegnamento. Per metonimia, si vuol significare il libro che contiene l'Insegnamento, il quale insegnamento si chiama Talmud, cioè il libro dottrinale che da solo espone e spiega completamente tutta la conoscenza e l'insegnamento del popolo ebreo.

    Per quanto riguarda l'origine del Talmud, i rabbini ritengono che il suo primo autore sia Mosè. Essi sostengono che, oltre alla legge scritta - trasmessa da Dio a Mosè sul Monte Sinai sulle tavole di sasso e denominata Torah Scheibiktab - Mosè abbia anche ricevuto la sua interpretazione, o legge orale, chiamata Torah Shebeal Peh. Secondo loro, questo è il motivo per cui Mosè rimase per tanto tempo sul monte. Infatti, essi sostengono, un giorno solo sarebbe stato sufficiente per ricevere da Dio la legge scritta.

    Si dice che Mosè abbia trasmesso questa legge orale a Giosuè; Giosuè a sua volta ai settanta Anziani; questi Anziani ai Profeti, e i Profeti alla Grande Sinagoga. Si sostiene che essa fu più tardi trasmessa a certi rabbini, uno dopo l'altro, finchè non divenne impossibile ritenerla oralmente.

    Qualunque cosa possa dirsi sulla storia dei rabbini, è cosa sufficientemente nota fra noi che, prima della nascita di Cristo, in Palestina esistevano scuole nelle quali si insegnavano i sacri testi. Per poterli ricordare, i commentari dei Dottori della legge venivano scritti su carte ed elenchi che, riuniti insieme, formarono gli inizi del Talmud giudaico.

    Nel secondo secolo dopo Cristo, il rabbino Jehuda - che, a causa della sua santità di vita, era chiamato Il Santo e Il Principe - si rese conto che la cultura degli ebrei andava scemando, che la loro legge orale si stava perdendo, e che il popolo ebreo si stava disperdendo, e fu il primo a prendere in considerazione i possibili modi di ridar vita e preservare la legge orale. Egli raccolse tutti gli elenchi e le carte (che la contenevano) ricavandone un libro che fu chiamato Sepher Mischnaioth, oppure Mischnah - un Deuterosis o legge secondaria. Lo divise in sei parti, ciascuna delle quali venne divisa in molti capitoli che vedremo più avanti.

    La Mischnah è il fondamento e la parte principale di tutto il Talmud. Questo libro fu accettato da tutti gli ebrei e fu riconosciuto come codice autentico della loro legge. Veniva spiegato nelle loro Accademie di Babilonia - a Sura, Pumbaditha e Nehardea - e nelle loro Accademie di Palestina - a Tiberiade, Iamnia e Lydda.

    Con l'andar del tempo le interpretazioni aumentarono e le dispute e le decisioni dei dottori della legge riguardanti la Mischnah furono scritte. e questi scritti costituirono un'altra parte del Talmud chiamata Gemarah.

    Nel Talmud queste due parti sono disposte in maniera tale per cui la Mischnah serve per prima come una specie di testo della legge e la Gemarah serve poi da analisi delle varie opinioni per giungere alle decisioni definitive.

    Non tutti i precetti della Mischnah, comunque, venivano discussi nelle scuole ebree. Non si commentavano quelli che non potevano essere applicati a causa della distruzione del Tempio, e quelli che potevano essere osservati solo nella Terra Santa. La loro spiegazione veniva rimandata alla venuta di Elia e del Messia. Per questo motivo, nel Gemarah, alcune parti del Mischnah mancano.

    Per quanto riguarda l'interpretazione della Mischnah del rabbino Jehuda, ciascuna delle scuole di Palestina e di Bab ilonia seguì il suo metodo particolare, e in questo modo si venne a creare una duplice Gemarah - la versione di Gerusalemme e quella di Babilonia. L'autore della versione di Gerusalemme fu il rabbino Jochanan, che fu capo della sinagoga di Gerusalemme per ottant'anni. Nell'anno 230 A.D., egli portò a termine trentanove capitoli di commenari sulla Mischnah.

    La Gemarah babilonese, comunque, non fu compilata da una sola persona e nemmeno in una volta sola. Il rabbino Aschi la cominciò nel 327 A.D. e vi lavorò per sessant'anni. Continuò il rabbino Maremar nell'anno 427 A.D., e l'opera fu portata a termine dal rabbino Abina nell'anno 500 A.D. circa. La Gemarah babilonese è composta da trentacinque capitoli di interpretazioni.

    Questa duplice Gemarah, assieme con la Mischnah, dà vita ad un duplice Talmud: la versione di Gerusalemme che a causa della sua brevità e difficoltà di comprensione non è molto usata; e la versione babilonese che è sempre stata tenuta in altissima considerazione dagli ebrei di tutti i tempi.

    La Gemarah è seguita da aggiunte chiamate Tosephoth. Fu così che il rabbino Chaia inizialmente chiamò le sue opinioni sulla Mischnaioth. Egli e il rabbino Uschaia furono i primi a spiegare questo libro pubblicamente nelle scuole. I commentari sulla furono redatti dai dottori fuori dell'ambito delle scuole, erano chiamati Baraietoth, o opinioni estranee.

    A questi Commentari si aggiunsero poi altre decisioni chiamate Piske Tosephoth, brevi tesi e semplici principi.

    Per quasi cinquecento anni dopo il completamento del Talmud babilonese, lo studio della letteratura fu gravemente ostacolato, in parte a causa di calamità pubbliche e in parte a causa di dissensi fra gli studiosi. Ma nell'undicesimo secolo, altri scrissero ulteriori aggiunte al Talmud. Fra queste, le principali sono quelle del Tosephoth del rabbino Ascher.

    Oltre a queste, comparvero il Perusch del rabbino Moische ben Maimon, per brevità chiamato Rambam dagli ebrei, dai cristiani Maimonide, e dal rabbino Schelomo, Iarchi o Raschi.

    Così che la Mischnah, la Gemarah, il Tosephoth, le note marginali di rabbino Ascher, il Piske Tosephoth e il Perusch Hamischnaioth di Maimonide, tutti insieme, costituiscono un ampio lavoro chiamato Il Talmud.



    ******



    Le principali parti del Talmud, che abbiamo menzionato sopra, sono sei:

    I. ZERAIM: riguardante i semi. Tratta di semi, frutti, erbe, alberi; dell'uso pubblico e domestico di questi frutti, di semi diversi, ecc.

    II. MOED: riguardante le feste. Tratta del tempo in cui il sabato e altre feste devono avere inizio, fine ed essere celebrate.

    III. NASCHIM: riguardante le donne. Tratta del matrimono e del ripudio delle mogli, dei doveri, dei rapporti, delle malattie, ecc.

    IV. NEZIKIN: riguardante i danni. Tratta dei danni sofferti da uomini ed animali, delle penalità e dei risarcimenti.

    V. KODASCHIM: riguardo la santità. Tratta dei sacrifici e di vari riti sacri.

    VI. TOHOROTH: riguardante le purificazioni. tratta della contaminazione e della purificazione delle stoviglie, biancheria e altre cose.

    Ciascuna di queste sei parti, che gli ebrei chiamano Schishah Sedarim - sei ordini o ordinanze - è divisa in libri o fascicoli, chiamati Massiktoth, e i libri in capitoli, o Perakim.



    *****

    I. ZERAIM. Contiene undici libri o Masechtoth.

    1. BERAKHOTH -Benedizioni e preghiere. Tratta delle regole liturgiche.

    2. PEAH - Angolo di un campo. Tratta degli angoli del campo e della spigolatura... le olive e l'uva da lasciare ai poveri.

    3. DEMAI - Cose dubbie. Se si debbano o no pagare le decime su tali cose.

    4. KILAIM - Miscele. Tratta delle varie miscele di semi.

    5. SCHEBIITH - il Settimo. Tratta dell'anno sabbatico.

    6. TERUMOTH - Offerte e Oblazioni. Le offerte "Heave" per i preti.

    7. MAASEROTH - le Decime, da versare ai Leviti

    8. MAASER SCHENI - la Seconda Decima

    9. CHALLAH - la Pasta, la parte di essa da darsi ai Preti.

    10.ORLAH - L'Incirconciso. Tratta dei frutti di un albero durante i sui primi tre anni di vita.

    11.BIKKURIM - I Primi Frutti da portare al Tempio.

    II. MOED. Contiene dodici Libri o Masechtoth.

    1. SCHABBATH - Il sabato. tratta dei tipi di lavoro proibiti in questo giorno.

    2. ERUBHIN - Combinazioni. Contiene i precetti sul cibo per il sabato, ecc.

    3. PESACHIM - Pasqua. Tratta delle leggi relative alla Festa della Pasqua ebraica e dell'agnello pasquale.

    4. SCHEKALIM - Siclo. Tratta delle dimensioni e peso del siclo.

    5. IOMA - il Giorno della Riconciliazione. Tratta delle prescrizioni per quel giorno.

    6. SUKKAH - il Tabernacolo. Tratta delle leggi riguardanti la festa dei Tabernacoli.

    7. BETSAH - l'Uovo del Giorno di Festa. Tratta del tipo di lavoro proibito e permesso nei giorni di festa.

    8. ROSCH HASCHANAH - Anno Nuovo. Tratta della Festa dell'Anno Nuovo.

    9. TAANITH - Digiuni. Tratta dei digiuni pubblici.

    10.MEGILLAH - il Rotolo. Tratta della lettura del Libro di Ester. Contiene la descrizione della Festa di Purim.

    11.MOED KATON - Festa Minore. Tratta delle leggi relative ai giorni che dividono il primo dall'ultimo giorno di Pesach e Succoth.

    12.CHAGIGAH - Paragone dei riti delle tre feste di Pesach, Sukkoth e dei Tabernacoli.

    III. NASCHIM. Contiene sette Libri o Masechtoth.

    1. JEBBAMOTH - Cognate. Tratta del matrimonio del Levirato.

    2. KETHUBOTH - Contratti di Matrimonio. Tratta della dote e degli accordi matrimoniali.

    3. KIDDUSCHIN - Fidanzamenti.

    4. GITTIN - libretto sui Divorzi.

    5. NEDARIM - Voti. Tratta dei voti e del loro annullamento.

    6. NAZIR - il Nazireo. Tratta delle leggi riguardanti i Nazirei e coloro che si separano dal mondo e si consacrano a Dio.

    7. SOTAH - la Donna sospettata di adulterio.

    IV. NEZIKIN. Contiene dieci Libri o Masechtoth.

    1. BABA KAMA - Prima porta. Tratta dei Danni e Torti e del loro risarcimento.

    2. BABA METSIA - Porta di mezzo. Tratta delle leggi riguardanti gli oggetti trovati, concernenti la fiducia, riguardanti l'acquisto e la vendita, il prestito, il noleggio e l'affitto.

    3. BABA BATHRA - L'Ultima porta. Tratta delle leggi riguardanti la proprietà immobiliare e il commercio, per lo più sulle basi della legge tradizionale. Concerne anche la successione ereditaria.

    4. SANHEDRIN - Tribunali. Tratta dei tribunali e dei loro atti, e della pena per i delitti capitali.

    5. MAKKOTH - Frustate. Le 40 frustate (meno una) inflitte ai criminali.

    6. SCHEBUOTH - Giuramenti. Tratta dei diversi tipi di giuramento.

    7. EDAIOTH - Testimonianze. Contiene una serie di leggi tradizionali e decisioni raccolte dalle testimonianze di distinti maestri.

    8. HORAIOTH - Decisioni. Tratta delle sentenze dei giudici e delle pene dei trasgressori.

    9. ABHODAH ZARAH - Idolatria.

    10.ABHOTH - Padri. Tratta delle leggi dei padri. Si chiama anche PIRKE ABHOTH.

    V. KODASCHIM. Contiene undici Libri o Masechtoth.

    1. ZEBBACHIM - Sacrifici. Tratta dei sacrifici di animali e delle modalità di offrirli.

    2. CHULIN - Cose Profane. Tratta della maniera tradizionale di uccidere gli animali per usi comuni.

    3. MENACHOTH - Offerte di carne. Tratta delle offerte di carne e bevande.

    4. BEKHOROTH - il Primogenito. Tratta delle leggi riguardanti i primogeniti di uomini ed animali.

    5. ERAKHIN - Valutazioni. Tratta del modo nel quale le persone consacrate al Signore con un voto vengono legalmente valutate per il loro riscatto.

    6. TEMURAH - Scambio. Tratta delle leggi riguardanti lo scambio di cose consacrate.

    7. MEILAH - Violazione, Sacrilegio. Tratta dei peccati riguardanti la violazione o la profanzione di cose sacre.

    8. KERITHUTH - Scomunica. Tratta dei peccati soggeti alla pena di scomunica, e della loro espiazione per mezzo di sacrifici.

    9. TAMID - Il Sacrificio Giornaliero. Descrive le funzioni del Tempio per le offerte giornaliere del mattino e della sera.

    10.MIDDOTH - Misure. Descrive le misure e la descrizione (sic) del Tempio.

    11.KINNIM - I Nidi degli Uccelli. Tratta dei sacrifici di volatili, delle offerte dei poveri, ecc.

    VI. THOHOROTH. Contiene dodici Libri o Masechtoth.

    1. KELIM - Stoviglie. Tratta delle condizioni nelle quali gli utensili domestici, gli indumenti, ecc. ricevono la purificazione rituale.

    2. OHOLOTH - Tende. Tratta delle tende e delle case, e della loro contaminazione e purificazione.

    3. NEGAIM - Malattie epidemiche. Tratta delle leggi relative alla Lebbra.

    4. PARAH - la Giovenca. Tratta delle leggi concernenti la giovenca rossa e dell'uso delle sue ceneri per la purificazione di quanto è contaminato.

    5. TOHOROTH - Purificazioni. Tratta dei gradi minori di contaminazione che durano solo fino al tramonto.

    6. MIKVAHTH - Pozzi. Tratta delle condizioni nelle quali i pozzi e i serbatoi possono essere usati per le purificazioni rituali.

    7. NIDDAH - Mestruazioni. Tratta della contaminazione giuridica derivante da certe condizioni delle donne.

    8. MAKSCHIRIN - Preparazioni. Tratta dei liquidi che preparano e dispongono i semi e i frutti a ricevere la contaminazione rituale.

    9. ZABHIM - Riguardante la polluzione notturna e della gonorrea. Tratta della contaminazione derivante da tali secrezioni.

    10.TEBHUL IOM - Lavaggi giornalieri.

    11.IADIM - Mani. Tratta della contaminazione rituale delle mani secondo la legge tradizionale, e della loro purificazione.

    12.OKETSIN - Piccioli della Frutta. Tratta dei piccioli e dei gusci della frutta in quanto portatori di contaminazione rituale.

    Il Talmud completo si compone di 63 libri divisi in 524 capitoli.



    Oltre a questi ci sono altri quattro brevi fascicoli che non sono stati inclusi nel Talmud regolare. Essi sono stati aggiunti da scrittori ed autori successivi.



    Questi quattro fascicoli sono:



    MASSEKHETH SOPHERIM - il Trattatello degli Scribi. Tratta del modo di scrivere i libri della legge. Contiene 21 capitoli.

    EBHEL RABBETI - Un grosso trattato sul Lutto. Contiene 14 capitoli.

    KALLAH - la Sposa. Sull'acquisizione della sposa, sui suoi ornamenti e altre cose che la riguardano. Ha un solo capitolo.

    MASSEKHETH DEREKH ERETS - la Condotta di Vita. Diviso in RABBAH - parti principali, e ZUTA - parti secondarie. Contiene 16 capitoli. Alla fine è aggiunto un capitolo speciale - PEREK SCHALOM - sulla Pace.

    *****

    Essendo il Talmud un lavoro tanto disordinato e voluminoso, si presentò la necessità di un compendio che ne facilitasse lo studio. A questo scopo, nel 1032, il rabbino Isaac ben Jacob Alphassi pubblicò un Talmud Abbreviato, che egli chiamò Halakhoth - Costituzioni. Tutte le discussioni protratte vi furono omesse e invece quelle parti che concernevano le cose pratiche della vita vi furono conservate. Dato però che questo lavoro non aveva un ordine, non fu considerato di gran valore.

    Il primo a produrre un lavoro ben ordinato sulla Legge Ebraica fu Maimonide, chiamato l'"Aquila della Sinagoga." Nel 1180, egli produsse il suo celebre Mischnah Torah - Ripetizione della Legge, chamato anche Iad Chazakah - la Mano Forte. Esso contiene quattro parti o volumi e 14 libri che comprendono tutto il Talmud. In questo lavoro, Maimonide incluse anche molte discussioni filosofiche e tentò di stabilire molte leggi sue proprie. A causa di questo fatto, egli fu scomunicato dalla sua gente e condannato a morte. Fuggì in Egitto dove morì nel 1205.

    Nonostante ciò, il valore del suo lavoro crebbe col tempo, e per un certo periodo, una versione espurgata fu tenuta in altissima considerazione dagli ebrei. Un difetto di questo lavoro è che continene molte leggi che hanno perso qualsiasi valore dopo la distruzione del Tempio.

    Nel 1340, in stretto accordo con le idee dei rabbini, Jacob ben Ascher pubblicò un'edizione del lavoro di Maimonide, espurgata da tutte le sue innovazioni filosofiche e delle vecchie, inutili leggi. Essa fu chiamata Arbaa Turim - I Quattro Ordini, che sono:



    I. ORACH CHAIIM: I semi della Vita, e tratta della vita quotidiana in casa e alla Sinagoga.

    II. IORE DEA: che impartisce insegnamenti sui cibi, le purificazioni ed altre leggi religiose.

    III. CHOSCHEN HAMMISCHPAT - giudizi privati sulle leggi civili e penali.

    IV. EBHEN HAEZER: La Roccia dell'Aiuto, che tratta delle leggi del matrimonio.

    Dato che Alphasi, Maimonide e Jacob ben Ascher non concordavano su molti punti - il che fece sorgere diverse interpretazioni della stessa legge - c'era un grande bisogno di un libro che contenesse brevi e concise soluzioni alle controversie e che potesse rappresentare per il popolo ebreo un libro di legge degno di questo nome.

    Joseph Karo, un rabbino di Palestina (nato nel 1488 e morto nel 1577), soddisfò tale necessità con il suo celebre commentario all'Arbaa Turim, che egli chiamò Schulchan Arukh - la Tavola Preparata. Dato che, comunque, le useanze degli ebrei orientali differivano molto da quelle degli ebrei occidentali, anche lo Schulchan Arukh, di Joseph Karo non fu sufficiente per tutti gli ebrei che si trovavano nelle diverse parti del mondo. Fu per questo motivo che il rabbino Mosche Isserles scrisse un commentario sullo Schulchan Arukh, intitolato Darkhe Mosche, La Via di Mosè, che ricevette la stessa accoglienza in Occidente che aveva avuto il lavoro di Joseph Karo in Oriente.

    Al momento, lo Schulchan Arukh è considerato il Codice Legale obbligatorio degli ebrei, ed essi ne fanno principale uso nei loro studi. Molti conmmentari sono stati scritti su ciascuna parte di questo libro.

    Un importante punto da notare è che questo lavoro è sempre stato considerato santo dagli ebrei. Essi l'hanno sempre considerato, e ancora lo considerano, più importante delle Sacre Scritture. Il Talmud stesso dimostra chiaramente questo fatto:

    Nel trattatello Babha Metsia, fol 33a, leggiamo:

    "Coloro che si dedicano alla lettura della Bibbia esercitano una certa virtù, ma non moltissima; coloro che studiano la Mischnah esercitano una virtù per cui riceveranno un premio; coloro, comunque, che si impegnano nello studio dalla Gemarah esercitano la più alta virtù."

    Similmente, nel trattatello Sopherim XV,7, fol.13b:

    "La Sacra Scrittura è come l'acqua, la Mischnah il vino, e la Gemarah vino aromatico."

    La seguente è un'opinione nota e se ne trovano alte lodi negli scritti dei rabbini:

    "Figlio mio, ascolta le parole degli scribi piuttosto che le parole della legge."

    Il motivo di ciò si trova nel trattatello Sanhedrin X,3, f.88b:

    "Colui che trasgredisce le parole degli scribi pecca più gravemente che chi trasgredisce le parole della legge."

    Anche in presenza di divergenze di opinioni fra la Legge e i dottori, entrambi devono essere presi come parole del Dio Signore.

    Nel trattatello Erubhin f.13b, dove si riferisce di una divergenza di opinioni fra le due scuole di Hillel e Schamai, si concude che:

    "Le parole di entrambi sono parole del Dio vivente."

    Nel libro Mizbeach, cap. V, troviamo la seguente opinione:

    "Non c'è niente che sia superiore al Santo Talmud."

    I sostenitori contemporanei del Talmud ne parlano quasi nella stessa maniera.

    Ciò che i cristiani pensavano del Talmud è ampiamente dimostrato dai molti editti e decreti emessi a questo proposito, con i quali i supremi governanti della Chiesa e dello Stato lo hanno proscritto molte volte e hanno condannato alle fiamme questo sacro Codice Legale Secondario degli ebrei.

    Nel 553, l'Imperatore Giustiniano proibì la diffusione dei libri del Talmud su tutto il territorio dell'Impero Romano. Nel XIII secolo "i Papi Gregorio IX e Innocente IV condannarono i libri del Talmud in quanto contenenti ogni tipo di abiezioni e bestemmie contro la verità cristiana, e ordinarono che fossero bruciati perchè diffondevano molte orribili eresie."

    Più tardi, essi furono condannati da molti altri Pontefici Romani - Giulio III, Paolo IV, Pio IV, Pio V, Gregorio XIII, Clemente VIII, Alessandro VII, Benedetto XIV e altri che pubblicarono nuove edizioni dell'Indice dei Libri Proibiti secondo gli ordini dei Padri del Concilio di Trento, e anche nei nostri stessi giorni.

    ((Per quanto riguarda l'atteggiamento della Chiesa Cattolica verso gli ebrei, si veda l'Appendice alla fine di questo libro: "Come i Papi Hanno Trattato gli Ebrei."))

    All'inizio del XVI secolo, quando la pace della Chiesa era disturbata da nuove religioni, gli ebrei cominciarono a distribuire il Talmud apertamente, assistiti dall'arte della stampa allora appena inventata. La prima edizione stampata di tutto il Talmud, contenente tutte le sue bestemmie contro la religione cristiana, fu pubblicata a Venezia nell'anno 1520. E quasi tutti i libri ebrei pubblicati in quel secolo che era loro favorevole sono completi e genuini.

    Verso la fine del XVI secolo e l'inizio del XVII, quando molti uomini famosi si impegnarono in un diligente studio del Talmud, gli ebrei, temendo per se stessi, cominciarono ad omettere parti del Talmud che erano apertamente ostili ai cristiani. Fu in tal modo che il Talmud pubblicato a Basilea nel 1578 fu mutilato in molti punti.

    Ad un sinodo in Polonia, nell'anno 1631, i rabbini della Germania ed altri paesi dichiararono che non si doveva stampare niente che potesse infastidire i cristiani e causare la persecuzione di Israele. Per questo motivo, nei libri ebraici pubblicati dal secolo seguente in poi, ci sono indizi di molte cose mancanti cui i rabbini suppliscono con spiegazioni ritenute a memoria, in quanto essi possiedono i libri integrali che i cristiani vedono raramente.

    Comunque, i libri ebraici furono pubblicati più tardi con pochissime mutilazioni in Olanda - dove gli ebrei espulsi dalla Spagna venivano cordialmente ricevuti. Il Talmud pubblicato in questo paese nel 1644-1648 è quasi uguale all'edizione veneziana.

    L'ultimo strattagemma inventato per ingannare i censori è stato di inserire la parola haiah (era) nel testo genuino, come per indicare che la questione di cui si tratta si riferisce ad un tempo passato. Ma così facendo essi "puliscono solo l'esterno della tazza". Infatti, in molti punti lasciano trapelare ciò che intendono, per es. con le parole gam attah, "perfino ora," vale a dire "questa legge deve essere obbedita"; e aphilu bazzeman hazzeh, "fino ad oggi," vale a dire "questa legge è ancora valida," e simili.



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    Dobbiamo aggiungere alcune considerazioni sull'altro notissimo libro degli ebrei, che si chiama ZOHAR.

    Secondo alcuni rabbini, Mosè, dopo essere stato istruito sull'interpretazione della legge sul Monte Sinai, non trasmise quest'informazione a Giosuè nè questi agli anziani, ma ad Aronne, Aronne ad Eleazzaro, e così via fino a che l'insegnamento orale non fu messo in forma di libro con il nome di ZOHAR, dal nome ZEHAR, che significa emanare splendore. Esso è infatti un'illustrazione dei libri di Mosè, un commentario del Pentateuco.

    Si dice che l'autore sia stato R. Schimeon ben Jochai, un discepolo di R. Akibha che, cinquant'anni dopo la distruzione del Tempio, morì da martire nell'anno 120 A.D. circa nella guerra che Adriano condusse contro gli ebrei. Dato che, comunque, in questo libro appaiono nomi di uomini vissuti diversi secoli dopo l'anno indicato, e dato che nè Rambam (R. Mosche ben Nachman, nè R. Ascher, che morì nell'anno 1248 A.D. circa, ne hanno fatto menzione, è più probabile che siano più vicini alla verità coloro che dicono che il libro di Zohar vide la luce per la prima volta intorno al XIII secolo. Ciò è considerato probabile specialmetne a causa del fatto che circa in questo periodo fu prodotto un libro simile per stile e argomento al modo di scrivere caldeo.

    Si compone di tre volumi formato in ottavo grande.



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    Ci sono molti altri lavori pubblicati da maestri ebrei, che vengono usati nello studio della legge giudaica, e che sono tenuti in alta considerazione dato che spiegano molti passaggi oscuri del Talmud. In questo libro ne sono citati alcuni, e precisamente i seguenti:

    BIAR - Dicharazione, delucidazione, Commentario su un altro Commentario. Queste dichiarazioni differiscono fra di loro.

    HALAKHOTH - di solito scritto HILKHOTH - Decisioni o Dissertazioni. Libri separati delle Sacre Scritture e del Talmud di diversi rabbini: Maimonide, Beshai, Edels, Mosè di Kotzen, Kimchi e altri. Nella maggior parte dei casi, danno delle citazioni di Maimonide dallo HILKHOTH AKUM. Queste contengono dissertazioni sulle stelle e pianeti e sulle condizioni delle nazioni. Ce n'è un altro - HILKHOTH MAAKHALOTH ASAVOROTH - dissertazioni sugli alimenti proibiti.

    IUCHASIN o SEPHER IUCHASIN - dissertazioni sulla discendenza. Tratta della storia sacra e giudaica dall'inizio del mondo fino al 1500. Fu stampato a Cracovia nel 1580.

    JALKUT - una raccolta di commenti tratti da vari libri antichi. Si suppone abbia un significato non letterale ma allegorico. Autore: il rabbino Shimeon di Francoforte.

    KED HAKKEMACH - Barile di farina. Contiene un elenco alfabetico dei luoghi delle comunità teologiche. Autore: il rabbino Bechai di Lublino.

    MAGEN ABRAHAM - Scudo di Abramo. Autore: Perizola.

    MIZBEACH HAZZAHABH - l'Altare d'Oro. Libro cabalistico. Autore: R. Schelomon ben Rabbi Mordechai. Stampato a Basilea nel 1602.

    MACHZOR - un Ciclo. Libro di Preghiere usato nelle feste grandi.

    MENORATH HAMMAOR - Candela di luce. Libro talmudico. Contiene l'Aggadoth e il Medraschim, cioè, i commentari storici e allegorici su tutto il Talmud. Autore: rabbino Isaac Abhuhabh. Stampato nel 1544.

    MAIENE HAIESCHUAH - Fontane del Salvatore. Uno squisito commentario su Daniele del rabbino Isaac Abarbanel. Vi si trovano numerose dispute contro i cristiani. Stampato nel 1551.

    MIKRA GEDOLAH - la Grande Convocazione. Una bibbia ebraica con note di R. Salomon Iarchi e R. Ezra.

    MASCHMIA IESCHUAH - Il Predicatore della Salvezza. Spiegazioni su tutti i Profeti. Riguarda la redenzione futura. Autore: R. Abarbanel.

    NIZZACHON - Vittoria. Attacchi contro i crisitani e i quattro Vangeli. Autore: rabbino Lipman. Stampato nel 1559.

    SEPHER IKKARIM - Libro sui fondamentali o articoli di fede. Contiene un durissimo attacco contro la fede cristiana.

    EN ISRAEL - L'Occhio d'Israele. Un libro celebre. Ha una seconda parte - BETH JAKOBH - la Casa di Giacobbe. Contiene dei deliziosi racconti talmudici. Stampato a Venezia nel 1547.

    SCHAARE ORAH - le Porte di Luce. Un celeberrimo libro cabalistico. Autore: Ben Joseph Gekatilia.

    SCHEPHAA TAL - Abbondanza di Rugiada. Libro cabalistico. Una chiave per il libro di Zohar ed altri libri del genere. Autore: rabbino Schephtel Horwitz di Praga.

    TOLDOTH IESCHU - le Generazioni di Gesù. Un opuscolo pieno di bestemmie e maledizioni. Contiene la storia di Cristo. Pieno di espressioni false e tendenziose.



    Per la stesura del presente libretto, ho usato le seguenti fonti:



    Il TALMUD. Edizione di Amsterdam, 1644-48, in 14 volumi.

    SCHULCHAN ARUKH, del rabbino Joseph Karo. Edizione di Venezia, 1594. Senza note.

    IORE DEA. Diverse citazioni. Edizione di Cracovia.

    ZOHAR. Edizione di Amsterdam, 1805. 3 volumi.

    MIKRA GEDOLAH. Edizione di Amsterdam, 1792, 12 volumi, edizione di Basilea, 1620, 2 volumi, edizione di Venezia.

    HILKHOTH AKUM di R. Maimonide, edizione di Vossius, 1675.



    Come lavori ausiliari ho usato:



    JOANNES BUXDORFIUS. a. Lexicon Chaldaicum, Talmudicum et Rabbinicum, Basilea 1640. b. De Abreviaturis Hebraicis; Operis Talmudis Recensio; Bibliotheca Rabbinica, Basilea 1712. c. Synagoga Judaica, Basilea, 1712.

    GEORGII ELIEZ. EDZARDI. Tractatus talmudici "AVODA SARA." Amburgo, 1705.

    JACOBI ECKER: "Der Judenspiegel im Lichte der Wahrheit," (Lo Specchio Giudaico alla Luce della Verità). Paderborn, 1884.

    AUGUST ROHLING: Die Polemik und das Manschenopfer des Rabbinismus. (Le Polemiche e il Sacrificio Umano del Rabbinismo). Paderborn, 1883.



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    Ho usato solamente lavori che gli stessi ebrei tengono in altissima considerazione e ai quali essi fanno riferimento nelle loro dispute con i cristiani citando imparzialmente le opinioni di questi eruditi uomini. La loro grande diligenza nel citare dai testi di libri che ho potuto esaminare, è stata per me una prova che io ho usato la stessa diligenza perfino citando da fonti meno note alle quali essi possono accedere con molta più facilità.









































    PARTE I



    L'INSEGNAMENTO DEL TALMUD SUI CRISTIANI



    Vedremo in primo luogo ciò che il Talmud insegna

    su Gesù Cristo, il fondatore del Cristianesimo;

    e in secondo luogo, sui suoi seguaci, i Cristiani.





    CAPITOLO I.



    GESU' CRISTO NEL TALMUD



    Molti passi dei libri talmudici trattano della nascita, vita e morte di Gesù Cristo e dei suoi insegnamenti. Non sempre Gesù viene nominato con il suo nome, ma in diversi modi come "Quell'Uomo," "Una Certa Persona," "Il Figlio del Carpentiere," "Colui che Fu Appeso", ecc.





    Articolo I. - SUI NOMI DI GESU' CRISTO



    1. Il vero nome di Gesù Cristo in ebraico è Jeschua Hanotsri - Gesù il Nazzareno. Viene chiamato Nostri dalla città di Nazareth nella quale egli crebbe. Così, nel Talmud, anche i cristiani Articolo I. - sono chiamati Nostrim- Nazzareni.

    Siccome la parola Jeschua significa "Salvatore," il nome Gesù si trova raramente nei libri ebraici. E' quasi sempre abbreviato in Jeschu, che viene maliziosamente inteso come composto delle iniziali delle tre parole Immach SCHemo Vezikro - "Possano il suo nome e la sua memoria essere cancellati."



    2. Nel Talmud, Cristo viene chiamato Otho Isch- "Quell'Uomo," cioè colui che tutti conoscono. Nel Trattatello Abhodah Zarah, 6a. leggiamo:

    "Viene chiamato cristiano colui che segue i falsi insegnamenti di quell'uomo, che aveva loro insegnato a celebrare la festa il primo giorno del Sabato, cioè, di rendere il culto a Dio il primo giorno dopo il Sabato."

    3) Altrove, egli viene semplicemente chiamato Peloni - "Una Certa Persona." Nel Chagigah. 4b, leggiamo:

    "Maria .... la madre di una certa persone, di cui si parla nello Schabbath ..." (104b).

    Che questa Maria non sia altro che la madre di Gesù, vedremo più avanti.



    4. Per spregio, Gesù viene anche chiamato Naggar bar naggar - 'il falegname figlio di un falegname'; e anche Ben charsch etaim - 'il figlio di uno che lavora il legno.'



    5. Viene anche chiamato Talui - 'quello che fu appeso.' Il rabbino Samuel, il figlio di Meir, nell' Hilch. Akum di Maimonide, si riferisce al fatto che era proibito partecipare alle feste cristiane di Natale e Pasqua perchè celebrate a causa di colui che fu appeso. E anche il rabbino Aben Ezra, in un commentario sul Genes. (XXVII, 39) lo chiama Talui la cui immagine l'imperatore Costantino aveva riprodotto sul suo stendardo. "...nei giorni di Costantino, che operò un cambiamento nella religione e mise la figura di colui che fu appeso sul suo stendardo."





    Articolo II. - LA VITA DI CRISTO



    IL TALMUD insegna che Gesù Cristo era illegittimo e che fu concepito durante il periodo mesturale; che aveva l'anima di Esaù; che era un pazzo, uno stregone, un seduttore; che egli fu crocefisso, sepolto all'inferno e innalzato come un idolo dai suoi seguaci.



    1. ILLEGITTIMO E CONCEPITO DURANTE IL PERIODO MESTRUALE

    Quanto segue viene narrato nel Trattatello Kallah, 1b (18b):

    "Una volta, quando gli Anziani erano seduti alla Porta, passarono due giovani, uno dei quali aveva il capo coperto mentre l'altro l'aveva scoperto. Il rabbino Eliezer disse che quello con il capo scoperto era illegittimo, un mamzer. Il rabbino Jehoschua disse che era stato concepito durante il periodo mestruale, ben niddah. Il rabbino Akibah, comunque, disse che che era entrambe le cose. A questo punto gli altri chiesero al rabbino Akibah perchè egli osasse contraddire i suoi colleghi. Egli rispose che poteva fornire le prove di ciò che affermava. Perciò, egli andò dalla madre del ragazzo che vide seduta al mercato a vendere verdure e le disse: 'Figlia mia, se risponderai sinceramente a quello che sto per chiederti, ti prometto che sarai salva nella vita che verrà' Essa gli chiese di giurare di mantenere la promessa, e il rabbino Akibah glielo giurò - ma solo con le sue labbra, perchè nel suo cuore egli invalidò il suo giuramento. Poi disse: 'Dimmi, che razza di figlio è questo tuo ragazzo?' Al che essa rispose: 'Il giorno che mi sposai avevo le mestruazioni, e a causa di ciò, mio marito mi lasciò. Ma uno spirito malvagio venne e giacque con me e da quel rapporto mi nacque questo figlio.' Fu così dimostrato che questo ragazzo non solo era illegittimo ma anche concepito dalla madre durante il periodo mestruale. E quando coloro che avevano posto la domanda ebbero sentito, dichiararono: 'Davvero grande è stato il rabbino Akibah quando ha corretto i suoi Anziani'! Ed essi esclamarono: 'Benedetto il Signore Dio di Israele che ha rivelato il suo segreto al rabbino Akibah figlio di Giuseppe'"!

    Che per gli ebrei questa storia si riferisca a Gesù e a sua madre, Maria, è chiaramente dimostrato dal loro libro Toldath Jeschu -'Le Generazioni di Gesù' - dove quasi le stesse parole vengono usate per narrare la nascita del nostro Salvatore.



    Un'altra storia del genere è narrata in Sanhedrin, 67a:

    "Di tutti coloro che sono colpevoli di morte secondo la Legge, egli solo viene preso con uno strattagemma. In che modo? Accendono una candela in una stanza interna e mettono dei testimoni in una stanza accanto da dove, senza essere visti, possono vederlo e udirlo. Poi quello che egli aveva cercato di sedurre gli dice 'Per favore, ripeti qui privatamente quello che mi hai detto prima.' Se il seduttore ripete quello che aveva detto, l'altro gli chiede 'Ma come possiamo lasciare il nostro Dio che è nei cieli e servire degli idoli?' Se il seduttore si pente, allora tutto è a posto. Ma se egli dice 'E' nostro dovere e diritto di farlo,' allora i testimoni che l'hanno sentito dalla stanza accanto lo portano davanti al giudice e lo uccidono con la lapidazione. Questo è ciò che fecero al figlio di Stada a Lud, ed essi lo appesero alla viglia della pasqua. Perchè questo figlio di Stada era il figlio di Pandira. Infatti il rabbino Chasda ci dice che Pandira era il marito di Stada, sua madre, ed egli visse durante la vita di Paphus, il figlio di Jehuda. Ma sua madre era stada, Maria di Magdala (una parrucchiera per signore) che, come dice il Pumbadita, aveva lasciato il marito."

    Il significato di ciò è che questa Maria era chiamata Stada, cioè prostituta, perchè, secondo l'insegnamento del Pumbadita, avava lasciato il marito e commesso adulterio. Questo appare anche nel Talmud di Gerusalemme e in Maimonide.

    Che qui si intenda Maria, la madre di Gesù, si può verificare nel trattatello Chagigah, 4b:

    "Quando il rabbino Bibhai fu visitato dall'Angelo della Morte (il demonio), quest'ultimo disse al suo assistente: 'Vai e portami Maria la parrucchiera' (cioè, uccidila). Egli andò e portò Maria, la parrucchiera per bambini - al posto dell'altra Maria."

    Una nota a margine spiega questo passo come segue:

    "Questa storia di Maria, parrucchiera per signore, si riferisce al periodo del Secondo Tempio. Essa era la madre di Peloni, 'quell'uomo,' come viene chiamato nel trattatello Schabbath," (fol.104b).

    Ne llo Schabbath, il passo indicato dice:

    "Il rabbino Eliezer disse agli Anziani: 'Non è vero che il figlio di Stada esercitava la magia egizia incidendosela nella carne?' Essi risposero: "Era un pazzo, e noi non prestiamo attenzione a quello che fanno i pazzi. Il figlio di Stada, il figlio di Pandira, ecc.'" come sopra nel Sanhendrin, 67a.

    Il libro Beth Jacobh, fol 127, così spiega la magia del figlio di Stada:

    "I Magi, prima di lasciare l'Egitto, prestarono particolare attenzione a che la loro magia non fosse messa per iscritto per evitare che altri la imparassero. Ma egli haveva escogitato un nuovo modo di scriverla nella pelle, o di fare dei tagli nella pelle inserendovela. Quando le ferite si rimarginavano, non era possibile vederne il significato."

    Buxtorf dice:

    "Non ci possono essere molti dubbi su chi fosse tale Ben Stada, o chi gli ebrei intendevano che fosse. Sebbene i rabbini, nelle loro aggiunte al Talmud, cerchino di nascondere la loro malizia e dicano che non è Gesù Cristo, il loro inganno è chiaramente evidente, e molte cose dimostrano che essi scrissero e intesero tutte queste cose su di lui. In primo luogo, lo chiamano anche il figlio di Pandira. Gesù il Nazzareno è in tal modo chiamato in altri passi del Talmud dove si fa espressa menzione di Gesù il figlio di Pandira. Anche San Giovanni Damasceno, nella sua Genealogia di Cristo, fa cenno di Panthera e del Figlio di Panthera.

    "In secondo luogo, si dice che questa Stada sia Maria, e questa Maria la madre di Peloni 'quella tale persona' per cui si intende indubbiamente Gesù. In tal modo infatti erano usi celare il suo nome perchè avevano paura di pronunciarlo. Se avessimo copie dei manoscritti originali, questi lo potrebbero certamente dimostrare. E anche questo era il nome della madre di Gesù il Nazareno.

    "In terzo luogo, egli è chiamato il Seduttore del Popolo. I Vangeli testimoniano il fatto che Gesù fosse così chiamato dagli ebrei, e i loro scritti sono tuttora prova che ancora lo chiamano con questo nome.

    In quarto luogo, egli è chiamato 'quello che fu appeso,' che si riferisce chiaramente alla crocefissione di Cristo, specialmente dato che viene aggiunto un riferimento al tempo 'alla vigilia della pasqua (ebraica) che coincide con il giorno della crocefissione di Gesù. Nel Sanhedrin (43a) si trova quanto segue:

    'Alla vigilia della pasqua (ebraica) appesero Gesù'

    "In quinto luogo, riguardo a quanto dice il Talmud di Gerusalemme sui due discepoli degli anziani che furono inviati come testimponi per spiarlo, e che furono poi chiamati a testimoniare contro di lui: Ciò si riferisce ai due 'falsi testimoni' di cui l'Evangelista Matteo e Luca parlano.

    "In sesto luogo, a proposito di quello che dicono sul figlio di Stada, cioè che esercitava le arti magiche egizie incidendosele nella pelle: la stessa accusa è fatta contro Cristo nell'ostile libro Toldoth Jeschu.

    "Infine, il periodo storico corrisponde. Infatti si dice che questo figlio di Stada viveva nei giorni di Paphus, il figlio di Jehuda, che era contemporaneo del rabbino Akibah. Akibah, comunque, visse al tempo dell'Ascensione di Cristo, e per qualche tempo in seguito. Si dice che anche Maria sia vissuta nel periodo del Secondo Tempio. Tutto ciò dimostra chiaramente che essi segretamente e in modo blasfemo, con l'indicazione di figlio di Stada, intendevano Gesù Cristo, il figlio di Maria.

    "Altre circostanze possono sembrare contradditorie a questo proposito. Ma ciò non è una novità per le scritture ebraiche e viene fatto di proposito in maniera che i cristiani non possano facilmente individuare l'inganno."

    2. Inoltre, "Nei libri segreti, che non si lasciano facilmente cadere nelle mani dei cristiani, essi dicono che in Cristo entrò l'anima di Esau, e che egli fu perciò perverso e che fu Esaù stesso."



    3. Da alcuni viene chiamato PAZZO e FOLLE.

    Nello Schabbath, 104b:

    "Essi, (gli anziani) dissero a lui (Eliezer). 'Era un folle, e nessuno presta attenzione ai folli.'"

    4. STREGONE E MAGO

    Nell'infame libro Toldoth Jeschu, si bestemmia contro il nostro Salvatore come segue:

    "E Gesù disse: Non è vero che Isaia e Davide, miei antenati, profetarono su di me? Il Signore mi ha detto, tu sei mi o figlio, oggi ti ho concepito, ecc. In maniera simile, in un altro punto: Il Signore ha detto al mio Signore, siedi alla mia destra. Ora io ascendo al Padre mio che è in cielo e siederò alla sua destra, come potrete vedere con i vostri occhi. Ma tu, Giuda, non arriverai mai a quell'altezza. Allora Gesù pronunciò l'alto nome di Dio (IHVH) e continuò a farlo fino a che venne un vento che lo portò in alto fra la terra e il cielo. Anche Giuda pronunciò il nome di Dio e in simil modo fu preso dal vento. In questa maniera entrambi fluttuarono nell'aria fra lo stupore degli astanti. Poi Giuda, pronunciando di nuovo il Nome Divino, prese Gesù e lo spinse in basso verso la terra. Ma Gesù cercò di fare lo stesso a Giuda e così lottarono l'uno contro l'altro. E quando Giuda vide che non poteva averla vinta sulle arti di Gesù, gli urinò addosso, ed entrambi, divenuti immondi caddero a terra; e nemmeno poterono di nuovo usare il nome Divino fino a che non si furono lavati."

    Non so se coloro che credono a tali diaboliche bugie meritino più odio o pietà.

    In un altro punto dello stesso libro si dice che nella casa del Santuario c'era una pietra che il Patriarca Giacobbe unse con olio. Su questa pietra erano incise le lettere tetragrammatiche del Nome (IHVH), e se alcuno avesse potuto impararle avrebbe potuto distruggere il mondo. Essi perciò decretarono che nessuno avrebbe dovuto impararle, e misero due cani su due colonne di ferro di fronte al Santuario in maniera che, se alcuno avesse imparato quelle lettere, i cani avrebbero abbaiato mentre usciva e gliele avrebbero fatto dimenticare per la paura. Si racconta poi: "Gesù venne ed entrò, imaparò le lettere e le scrisse sulla pergamena. Poi fece un taglio nella carne della coscia e ve le inserì, e dopo aver pronunciato il nome, la ferita si rimarginò."



    5. IDOLATRO



    Nel trattatello Sanhedrin (103a) le parole del Salmo XCI, 10: 'Nessun flagello verrà mai vicino alla tua casa,' sono spiegate come segue:

    "Che tu non possa mai avere un figlio o un discepolo che sali il suo cibo tanto da distruggersi il gusto in pubblico, come Gesù il Nazzareno."

    Salare troppo il proprio cibo, o distruggere il proprio gusto, viene detto proverbialmente di chi corrompe la sua moralità o si disonora, o che cade in eresia ed idolatria e le predica apertamente ad altri.



    6. SEDUTTORE



    Nello stesso libro Sanhedrin (107b) si legge:

    "Mar disse: Gesù sedusse, corruppe e distrusse Israele."



    7. CROCEFISSO



    Infine, per punizione dei suoi crimini ed della sua empietà, egli soffrì una morte ignominiosa appeso ad una croce alla vigilia della pasqua (ebraica) (come abbiamo già visto).



    8. SEPPELLITO ALL'INFERNO



    Il libro Zohar, III, (282), dice che Gesù morì come un animale e fu seppellito in quel "mucchio di immondizie ... dove gettano le carcasse dei cani e degli asini, e dove i figli di Esaù (i cristiani) e di Ismaele (i turchi). inclusi Gesù e Maometto, non-circoncisi e immondi come carcasse di cani, sono seppelliti."



    9. DOPO LA MORTE, ADORATO COME UN DIO DAI SUOI SEGUACI.



    George El. Edzard, Nel suo libro Avoda Sara, cita le seguenti parole del commentatore dello Hilkoth Akum (V,3) di Maimonide:

    "In molti passi del Talmud si fa menzione di Gesù Nazzareno e dei suoi discepoli, e del fatto che i Gentili credono che non ci sia altro dio fuori di lui. Nel libro Chizzuk Emunah, parte I, cap. 36, leggiamo: 'I Cristiani ne fanno una questione (Zachary XII, 10) e dicono: Ecco come il Profeta ha testimoniato che nei tempi futuri gli ebrei avrebbero pianto e mandato lamenti per aver crocefisso ed ucciso il Messia che era stato loro inviato; e per dimostrare che egli intendeva Gesù il Nazzareno, che possedeva sia la natura divina che quella umana, essi citano le parole: E guardarono colui che avevano trafitto e piansero su di lui come una madre sul suo primogenito.'"

    Nel suo libro Hilkoth Melakhim (IX,4), Maimonide tenta di dimostrare quanto i cristiani sbaglino nell'adorare Gesù:

    "Se tutte le cose che egli fece fossero prosperate, se avesse ricostruito il Santuario al suo posto, e se avesse raccolto insieme le tribù disperse di Israele, allora egli sarebbe certamente il Messia.... Ma se non l'ha ancora fatto e se fu ucciso, allora è chiaro che non era il Messia che la Legge ci dice di attendere. Egli era simile a tutti i buoni ed onesti legislatori della Casa di Davide che morirono, e che il Santo e Benedetto Signore innalzò per nessun altro motivo che di dimostrare a molti, come è detto (in Dan. XI,35): Ed alcuni di coloro che capiscono cadranno, per provare a purgarli e renderli bianchi, fino alla fine dei tempi, perchè il tempo prestabilito non è ancora. Daniele profetò anche su Gesù il Nazzareno che credeva fosse il Cristo, e che fu messo a morte per giudizio del Senato: (Dan. V.14): .... e i ladri del tuo popolo si innalzeranno per stabilire la visione; ma essi non riusciranno. Potrebbe essere più chiaro? Infatti tutti i Profeti hanno detto che Cristo avrebbe liberato Israele, gli avrebbe procurato la salvezza, avrebbe riunito i suoi popoli dispersi e confermato la loro legge. Ma egli fu la causa della distruzione di Israele e fece disperdere ed umiliare coloro che restarono, così che la Legge venne cambiata e la maggior parte del mondo fu sedotta ed adorò un altro dio. Veramente nessuno può capire i disegni del creatore, e nemmeno egli opera come noi operiamo. Infatti tutto quello che è stato costruito da Gesù il Nazzareno e dai Turchi venuti dopo di lui, tende solo a preparare la strada per la venuta di Cristo il Re, e a preparare tutto il mondo per il servizio del Signore, come è detto: Allora Io darò una bocca pulita a tutte le genti che tutti possano chiamare il nome del Signore, ed inchinarsi in unisono davanti a lui. In che maniera si sta compiendo ciò? Tutto il mondo è già pieno delle lodi di Cristo, della Legge e dei Comandamenti, e le sue lodi si sono sparse fino a terre lontane e a genti con il cuore e corpo non circoncisi. Queste discutono fra di loro la Legge che fu distrutta - alcuni dicono che i comandamenti erano veri una volta, ma che sono cessati di esistere; altri che a proposito c'è un gran mistero, che il Messia-Re è venuto e che la loro dottrina l'ha rivelato. Ma quando il Cristo verrà veramente e avrà succeso, e sarà elevato ed esaltato, allora tutto cambierà e queste cose saranno dimostrate false e vane."

    10. IDOLO

    Nel Trattatello Abhodah Zarah, (21a Toseph) leggiamo:

    "E' importante indagare sul motivo per cui gli uomini oggi vendono e affittano le loro case ai gentili. Alcuni dicono che ciò è legale perchè è detto nel Tosephta: Nessuno affitterà la sua casa ad un gentile nè qui (nella terra d'Israele) nè in altro luogo perchè si sa che egli vi introdurrà un idolo. E' comunque permesso affittare loro stalle, fienili e alloggi, anche se si sa che vi introdurranno degli idoli. Il motivo è che si può fare una distinzione fra un posto nel quale verrà portato un idolo per lasciarvelo in maniera permanene ed un posto dove non sarà lasciato permanentemente. In quest'ultimo caso, è permesso. E, dato che i gentili fra cui noi ora viviamo non portano il loro idolo nelle loro case per lasciarvelo permanentemente, ma solo provvisoriamente - quando qualcuno è morto in casa o quando qualcuno sta morendo, e non vi celebrano nessun rito religioso - è permesso di vendere e affittare loro case."

    Il Rabbino Ascher, nel suo Commentario sull' Abhodah Zarah (83d) si esprime non meno chiaramente su questo argomento:

    "Oggi è permesso affittare case ai gentili perchè essi vi introducono il loro idolo solo temporaneamente, quando qualcuno è ammalato." E nello stesso punto, egli dice 'Oggi essi seguono la pratica di incensare il loro idolo.'"

    Tutto ciò e molto più dimostra aldilà di ogni dubbio che, quando i rabbini parlavano degli idoli dei gentili fra cui essi vivevano in quel tempo quando non venivano adorati gli idoli, essi chiaramente intendevano l'"idolo" cristiano, cioè l'immagine di Cristo sul crocefisso e la Santa Comunione.



    NOTA SULLA CROCE



    Nelle scritture ebraiche, non c'è una parola esattamente corrispondente alla croce cristiana. La croce T sulla quale i condannnati a morte venivano crocefissi, veniva chiamata Tau dai Fenici e dagli ebrei, e questo nome e segno furono poi introdotti nell'alfabeto ebraico, greco e romano. La croce venerata dai cristiani, comunque, viene chiamata con i seguenti nomi:

    1. Tsurath Haattalui -l'immagine di colui che fu appeso.

    2. Elil - vanità, idolo.

    3. Tselem - immagine. Da qui i crociati nei libri ebraici sono chiamati Tsalmerim (ein Tselmer)

    4. Scheti Veerebh - trama e ordito; preso dall'arte tessile.

    5. Kokhabh - stella; a causa dei quattro raggi che ne emanano.

    6. Pesila - scultura, idolo scolpito.

    Ma dovunque sia menzionata è sempre con il senso di un idolo o qualcosa di spregevole, come appare dalle seguenti citazioni:



    Nell'Orach Chaiim, 113,8:

    "Se un ebreo dovesse, quando prega, incontrare un cristiano (Akum) che porta una stella (un crocefisso) in mano, anche se fosse arrivato ad un punto della preghiera in cui è necessario inchinarsi per adorare dio nel suo cuore, egli non dovrà farlo, affinchè non si debba pensare che egli si inchina di frone ad un'immagine."

    Nello Iore Dea, 150,2:

    "Anche se un ebreo dovesse infilarsi una scheggia nel piede davanti ad un idolo, o se gli dovesse cadere del denaro davanti ad esso, egli non dovrà abbassarsi per togliersi la scheggia o raccogliere il denaro affinchè non sembri che egli adori l'idolo. Ma egli dovrà o sedersi o voltare la schiena o il fianco all'idolo e poi togliersi la scheggia."

    Ma quando non è possibile ad un ebreo girarsi in questa maniera, egli è tenuto ad osservare la seguente regola (in Iore Dea,3, Hagah):

    Non è permesso inchinarsi o togliersi il cappello davanti a principi o preti che portano un croce sul loro abito come sogliono fare. Si dovrà fare attenzione, comunque, a non essere notati. Per esempio, è permesso gettare delle monete per terra e chinarsi per prenderle prima che essi passino. In questa maniera è permesso inchinarsi o togliersi il cappello di fronte ad essi."

    Si fa anche distinzione fra una croce che è venerata ed una croce che è portata attorno al collo come ricordo o come ornamento. La prima deve essere considerata un idolo, ma non necessariamente la seconda. Nello Iore dea, 1, Hagah, si legge:

    "L'immagine di una croce, davanti alla quale si inchinano, deve essere considerata un idolo, e non deve essere usata fino a che non sia distrutta. Comunque, una "trama e ordito", se portato intorno al collo come ricordo, non deve essere considerato un idolo e può essere usato."

    Il segno della croce fatto con la mano, con il quale i cristiani usano benedirsi, si chiama in ebraico "muovere le dita qui e qui" (hinc et hinc).













    Articolo III - Gli Insegnamenti di Cristo





    Il Seduttore e un Idolatra non possono insegnare altro che falsità ed eresie il che era irrazionale e impossibile da osservare.



    1. FALSITA'

    Si dice nell'Abhodah Zarah (6a):

    "Un nazzareno è quella persona che segue i falsi insegnamenti di quell'uomo che insegnò loro a rendere culto nel primo giorno del sabato."

    2. ERESIA

    Nello stesso libro, Abhodah Zarah (Cap. I, 17a Toseph) si fa menzione dell'eresia di Giacomo. Un po' più avanti (27b) si apprende che questo Giacomo non era altro che il discepolo di Gesù:

    "...Giacomo Sekhanites, uno dei discepoli di Gesù, di cui abbiamo parlato nel capitolo 1."

    Ma Giacomo non ha insegnato la sua dottrina, ma quella di Gesù.



    3. IMPOSSIBILE DA OSSERVARE

    Su questo punto, l'autore di Nizzachon si esprime come segue:

    "Una legge scritta dei cristiani è: Se un ebreo ti colpisce ad una guancia, offrigli anche l'altra e non restituire in nessun modo il colpo. E il cap. VI, v. 27 dice: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri calunniatori. Se uno ti percuote su una guancia, e tu porgigli anche l'altra; e se uno ti toglie il mantello, e tu non impedirgli di prenterti anche la tunica, ecc. Lo stesso si trova in Matteo cap.V. v.39. Ma io non ho mai visto nessun cristiano obbedire a questa legge, e nemmeno Gesù stesso si è mai comportato come ha insegnato agli altri. In Giovanni cap. XVIII, v. 22, troviamo che quando qualcuno lo percosse su una guancia, egli non offrì anhce l'altra guancia, ma si arrabbiò a causa di questa percossa e chiese: "Perchè mi percuoti?" Similmente, negli Atti degli Apostoli, cap XXIII, v.3, leggiamo: che quando il Sommo Sacerdote ordinò a coloro che gli stavano intorno di percuoterlo sulla bocca, Paolo non offrì l'altra guancia; egli lo maledisse dicendo 'Iddio percoterà te, muraglia imbiancata! ecc.' Ciò è contrario al loro credo e distrugge il fondamento su cui poggia la loro religione, perchè essi sostengono che la legge di Gesù è facile da osservare. Se Paolo stesso, che può essere chiamato il Dispensiere di Gesù, poteva non osservare il precetto di Gesù, chi fra gli altri che credono in lui può dimostrarmi di poterlo fare?"

    L'autore, che aveva il Vangelo e gli Atti degli Apostoli sotto mano non poteva comunque non aver capito in che modo Cristo avesse comandato ai suoi seguaci di offrire l'altra guancia a coloro che li avrebbero percossi, dato che, in un altro punto, egli comanda ai suoi seguaci di tagliarsi una mano o un braccio, e di strapparsi un occhio se queste parti del corpo avessero dato scandalo. Nessuno che abbia la minima conoscenza delle Sacre Scritture, ha mai pensato che questi comandi debbano essere presi alla lettera. Solo la profonda maliza ed ignoranza dei tempi in cui viveva Gesù può spiegare perchè gli ebrei, ancora oggi, usano questi passi per svilire gli insegnamenti di Gesù Cristo.





    CAPITOLO II





    I CRISTIANI



    Tre cose doranno essere esaminate in questo capitolo:

    1. I nomi che il Talmud usa per i cristiani.

    2. In che maniera il Talmud dipinge i cristiani

    3. Che cosa dice il Talmud del culto religioso dei cristiani.





    Articolo I. - I Nomi dati ai Cristiani nel Talmud



    Come nelle nostre lingue i cristiani derivano il loro nome da Cristo, così nella lingua del Talmud i cristiani sono chiamati Nostrim, da Gesù Nazzareno. Ma i cristiani sono anche chiamati con i nomi usati nel Talmud per indicare tutti i non ebrei: Abhodah Zarah, Adum, Obhde Elilim, Minim, Nokhrim, Edom, Amme Haarets, Goim, Apikorosim, Kuthrim.



    1. Abhodah Zarah - Culto strano, idolatria. Il Trattatello talmudico sull'idolatria è intitolato come segue: Obhde Abhodah Zarah - Adoratori di idoli. Che Abhodah Zarah veramente significhi culto degli idoli appare chiaro dal Talmud stesso: 'Venga Nimrod a testimoniare che Abramo non era un servo di Abhidah Zarah.' Ma nei giorni di Abramo non esisteva nessun culto strano, nè dei turchi nè dei nazzareni, ma solo il culto del vero Dio e l'idolatria. Nello Schabbath (ibid. 82a), si legge:

    "Il rabbino Akibah dice: Come sappiamo che Abhodah Zarah, come una donna immonda, contamina coloro che l'accettano? Perchè Isaia dice: Tu dovrai eliminarli come un panno da mestruazioni; e dirai ad esso, Vattene via,"

    Nella prima parte di questo versetto si fa menzione degli idoli d'oro e d'argento.

    Anche il dotto Maimonide dimostra chiaramente che gli ebrei considerano i cristiani Abhodah Zarah. Nel Perusch (78c) si legge:

    "E si sappia che i cristiani che seguono Gesù, sebbene i loro insegnamenti siano diversi, sono tutti adoratori di idoli (Abhodah Zarah)."

    2. Akhum - Questa parola è costituita dalle lettere iniziali delle parole Obhde Kokhabkim U Mazzaloth - adoratori di stelle e pianeti. Fu così che gli ebrei da principio descrissero i gentili che erano privi della conoscenza del vero Dio. Ora, comunque, la parola Akum nei libri degli ebrei, specialmente nello Schulkhan Arukh, si applica ai cristiani. Ciò è evidente in numerosi passi:

    Nell'Orach Chaiim (113,8) coloro che usano una croce sono chiamati Akum. Nello Iore Dea (148,5,12) coloro che celebrano le feste di Natale e del Nuovo Anno, otto giorni dopo, sono chiamati adoratori delle stelle e dei pianeti:

    "Così che se, anche in questi tempi, un regalo è inviato all'Akum l'ottavo giorno dopo Natale, che essi chiamano il Nuovo Anno," ecc.

    3. Obhde Elilim - Servi di idoli. Questo nome ha lo stesso significato di Akum. I non ebrei vengono spesso indicati con questo nome. Nell'Orach Chaiim, per esempio (212,,5), si legge:

    "Non si dovrà pronunciare benedizione su incenso che appartenga ai servi di idoli."

    Ma in quel tempo, quando lo Schulkhan Arukh fu scritto, non c'erano 'servi di idoli' fra coloro che vivevano con gli ebrei. Così per esempio, l'autore del Commentario sullo Schulkhan Arukh (intitolato Magen Abraham), il rabbino Calissensis, che morì in Polonia nel 1775, dice alla nota 8, sul No. 244 dell'Orach Chaiim (dove si permette di finire un lavoro di sabato con l'aiuto di un Akum): "Qui nella nostra città sorge la questione sul prezzo da pagarsi a coloro che adorano le stelle e i pianeti per spazzare la pubblica via quando lavorano di sabato."



    4. Minim - Eretici. Nel Talmud, coloro che possiedono libri chiamati Vangeli sono eretici. Così in Schabbath(116a) si legge:

    "Il rabbino Meir chiama i libri dei Minim Aven Gilaion (volumi iniqui) perchè li chiamano Vangeli."

    5. Edom - Edomiti. Il rabbino Aben Ezra, quando parla dell'Imperatore Costantino che cambiò religione e mise sul suo stendardo l'immagine di colui che fu appeso, aggiunge:

    "Roma perciò si chiama il Regno degli Edomiti."



    E il rabbino Bechai, nel suo Kad Hakkemach (fol. 20a, su Isaiah, cap. LXVI,17) scrive:

    "Sono chiamati Edomiti coloro che muovono le loro dita 'qui e qui'" (coloro che fanno il segno della croce).

    Nello stesso modo il rabbino Bechai, commentando le parole di Isaia (loc. cit.), "coloro che mangiano la carne di maiale" aggiunge: "Questi sono gli edomiti." Il rabbino Kimchi, comunque, li chiama "cristiani." E il rabbino Abarbinel, nel suo lavoro Maschima Ieschua (36d) dice: "I nazzareni sono romani, i figli di Edom."



    6. Goi - Razza o popolo. Per indicare un uomo, gli ebrei dicono anche Goi - un gentile; per indicare una donna gentile, Goiah. A volte, ma molto raramente, gli israeliti vengono chiamati con questo nome. Per lo più, esso è applicato ai non ebrei, o idolatri. Nei libri ebraichi che trattano dell'idolatria, gli adoratori degli idoli sono spesso chiamati con questo solo nome Goi. Per questo motivo, in edizioni più recenti del Talmud, l'uso della parola Goi viene evitato di propostio e altre parole vengono usate al suo posto per i non ebrei.

    E' un fatto noto che nella lingua ebraica, gli ebrei chiamano i cristiani fra cui abitano, Goim. E gli ebrei stessi non lo nevano. A volte, nelle loro riviste popolati, essi dicono che questa parola non significa niente di male o di nocivo. Ma il contrario può essere verificato nei loro libri scritti in ebraico. Per esempio, nel Choshen Hammischpat (34,22), il nome Goi si usa in senso diffamatorio:

    "I traditori gli epicurei e gli apostati sono peggiori dei Goim."

    7. Nokhrim - Stranieri, forestieri. Questo nome viene usato per tutti coloro che non sono ebrei, e perciò anche per i cristiani.



    8. Amme Haarets - Gente della terra, idioti. Alcuni dicono che, con questo nome, non si indicano persone di altre razze, ma solo persone incolte e rozze. Esistono comunque dei passi che non lasciano nessun dubbio sulla questione. Nella Sacra Scrittura, Libro di Esra, cap. X, 2, si legge: Noi abbimo peccato contro il nostro Dio, ed abbiamo preso mogli straniere (nokhrioth) del popolo della terra. Che le parole popolo della terra denotino gli idolatri risulta chiaro in Zohar,I,25a: "Il popolo della terra - Obhde Abhodah Zarah, idolatri."



    9. Basar Vedam - Carne e sangue; uomini carnali destinati alla perdizione e che non possono entrare in comunione con Dio. Che i cristiani siano carne e sangue, lo dimostra il libro di preghiere:

    "Chiunque incontri un saggio e colto cristiano può dire: Sia tu benedetto o Signore, Re dell'Universo, che hai dispensato un po' della tua saggezza alla Carne e Sangue," ecc.

    Nello stesso modo, in un'altra preghiera, nella quale gli ebrei chiedono a Dio di ripristinare il regno di Davide e di inviare Elia e il Messia, ecc., essi gli chiedono di togliere da loro la povertà in maniera di non aver bisogno di accettare dei regali dalla "carne e sangue," nè di commerciare con loro, e nemmeno di cercare di ottenere uno stipendio da loro.



    10. Apikorosim - Epicuirei. Sono chiamati con questo nome tutti coloro che non osservano i precetti di Dio, come pure tutti coloro che, anche se ebrei, esprimono giudizi privati in materia di fede. Quanto più tratterano in questa maniera un cristiano!



    11. Kuthim - Samaritani. Ma dato che non ci sono più dei samaritani, e dato che, nei libri ebraici recenti, si parla molto spesso di samaritani, può esserci alcun dubbio sul fatto che con questa parola si intendano i cristiani?

    Inoltre, in questa faccenda di attribuire un nome a coloro che non sono ebrei, si deve notare in particolare che negli scritti ebraici questi nomi vengono usati indiscriminatamente e indifferentemente con lo stesso significato. Per esempio, nel trattatello Abhodah Zarah (25b) viene usata la parola Goi, ma nello Schulchan Arukh (Iore Dea 153,2) viene usato il termine Akum. Kerithuth (6b) usa Goim; Jebhammoth (61a) usa Akum, Abhodah Zarah (2a) usa Obhde Elilim: Toseph usa Goim e Obhde Ab, Choshen Hammischpat (edizione veneziana) usa Kuthi; (Slav, ed.) Akum. E si potrebbero citare molti altri esempi.

    Nel suo libro sull'Idolatria, Maimonide chiama indiscriminatamente idolatri tutti costoro: i Goim, gli Akum, gli Obhde Kokhabhim, gli Obhde Elilim, ecc.







    Articolo II - Ciò che il Talmud Insegna Sui Cristiani





    Nel capitolo precedente abbiamo visto che cosa gli ebrei pensino del Fondatore della religione cristiana, e quanto essi abborriscano il suo nome. Stando così le cose, non ci si può aspettare che possano nutrire un'opinione migliore su coloro che seguono Gesù Nazzareno. Infatti, non si può immaginare nulla di più abominevole di ciò che hanno da dire sui cristiani. Dicono che sono idolatri, il peggior tipo di persone, molto peggiori dei turchi, assassini, fornicatori, animali impuri, simili a immondizia, indegni di essere chiamati uomini, bestie in forma umana, degni del nome di bestie, mucche, asini, maiali, cani, peggio dei cani; che si propagano nella maniera delle bestie, che sono di origine diabolica, che le lor anime vengono dal diavolo e che dopo la morte ritornano al diavolo nell'inferno; e che perfino il corpo di un cristiano morto non è meglio di quello di un animale.



    1. IDOLATRI

    Dato che i cristiani seguono gli insegnamenti di quell'uomo, che gli ebrei considerano Seduttore e Idolatra, e dato che essi lo adorano come Dio, ne consegue chiaramente che essi meritano il nome di idolatri, non diversamente di coloro fra i quali gli ebrei erano vissuti prima della nascita di Cristo, e che, secondo il loro insegnamento, dovevano essere sterminati in tutte le maniere possibili.

    Ciò è meglio dimostrato dai nomi usati per i cristiani e dalle inequivocabili parole di Maimonide che dimostrano che tutti coloro che portano il nome di cristiani sono idolatri. E chiunque esamini i libri ebraici che trattano degli "Adoratori delle Stelle e dei Pianeti" degli "Epicurei," dei "Samaritani," ecc., non può che concludere che questi idolatri altro non sono che i cristiani. I turchi sono sempre chiamati "Ismaeliti," mai idolatri.



    2. I CRISTIANI SONO PEGGIO DEI TURCHI

    Maimonide nel suo Hilkhoth Maakhaloth (cap. IX) dice:

    "Non è permesso bere il vino di uno straniero che si converte, cioè di una persona che accetti i sette precetti di Noè, ma è permesso trarne qualche beneficio. E' permesso lasciarlo solo con del vino, ma non metterglielo di fronte. Lo stesso è permesso nel caso di tutti i gentili che non sono idolatri, come i turchi ((Ismaeliti)). All'ebreo, comunque, non è permesso bere il loro vino (((degli idolatri - ndt))), anche se ciò può essere usato a suo vantaggio. Tutti i rabbini più conosciuti sono d'accordo su questo punto. Ma dato che i cristiani sono idolatri, non è permesso nemmeno usare il loro vino a proprio vantaggio."

    3. ASSASSINI

    Nell' Abhodah Zarah (22a) si dice:

    L'ebreo non deve associarsi con i gentili in quanto questi indulgono nello spargimento di sangue."

    In modo simile, nello Iore Dea:

    "L'Israelita non si deve associate con gli Akum ((cristiani)) perchè indulgono nello spargimento di sangue."

    Nell' Abhodah Zarah (25b) si dice:

    "I rabbini hanno insegnato: Se un Goi si affianca ad un israelita lungo la strada, egli ((l'ebreo)) deve camminare alla sua destra. Il rabbino Ismaele, il figlio del rabbino Jochanan, il nipote di Beruka, dice: Se il Goi porta una spada, l'ebreo deve camminare alla sua destra. Se il Goi porta un bastone, l'ebreo dovrà camminare alla sua sinistra. (((la traduzione è letterale, ma si può avere un significato logico solo se al posto delle parole 'alla sua destra' e 'alla sua sinistra' si usano rispettivamente 'alla sua sinistra' e 'alla sua destra' - ndt))) Se sta salendo un pendio o scendendo in ripida discesa, l'ebreo non deve camminare davanti con il Goi dietro, ma l'ebreo deve camminare dietro e il Goi davanti, nè si deve abbassare di fronte a lui per tema che il Goi gli possa spaccare il cranio. E se il gentile dovesse chiedere all'ebreo fino a dove deve andare, egli dovrà far finta di andare molto lontano, come disse Giacobbe, nostro padre, all'empio Esaù: Fino a che non arrivo dal mio Signore a Seir (Gen. XXXIII, 14-17), ma (((qui ci sarebbe da precisare il soggetto del verbo che segue e che dovrebbe essere la sacra scrittura - ndt))) aggiunge: Giacobbe è partito (meglio, andò) per Sukoth."

    Nell' Orach Chaiim (20,2) si dice:

    "Non vendere il tuo soprabito (Talith) con le frange ad un Akum, affinchè egli non si unisca ad un ebreo per la via e lo uccida. E' anche proibito fare a cambio del soprabito con un gentile, o venderglielo, eccetto che per breve tempo quando non ci sia niente da temere da lui."

    4. FORNICATORI

    Nell' Abhodah Zarah (15b) si dice:

    "Gli animali di sesso maschile non dovranno essere lasciati nelle stalle dei gentili con i loro uomini, nè gli animali di sesso femminile con le loro donne; tanto meno dovranno gli animali di sesso femminile essere lasciati con i loro uomini, e di sesso maschile con le loro donne. Nemmeno le pecore dovranno essere lasciate in custodia ai loro pastori; nè si dovrà avere con loro (((con i gentili - ndt))) alcun rapporto sessuale; nè i bambini dovranno essere loro affidati per imparare un mestiere o a leggere."

    Un po' più avanti, nello stesso trattatello (22a), si spiega il motivo per cui gli animali non devono essere lasciati nelle stalle dei gentili, e perchè agli ebrei non è permesso di avere rapporti sessuali con loro (((i gentili - ndt))):

    "Non si deve permettere che gli animali si avvicinino ai Goim, perchè si sospetta che (((questi ultimi - ndt))) abbiano rapporti sessuali con loro. Nè le donne dovranno coabitare con i Goim in quanto sono esageratamente sessuali."

    A pag. 22b dello stesso libro si spiega il motivo per cui gli animali, specialmetne se di sesso femminile, devono essere tenuti lontani dalle loro donne (((dalle donne ebraiche - ndt))).

    "...perchè quando gli uomini gentili vengono alle case dei loro vicini per commettere adulterio con le loro mogli e non le trovano a casa, essi fornicano con le pecore nelle stalle. E a volte, anche quando le mogli dei loro vicini sono a casa, essi preferiscono fornicare con gli animali; essi infatti amano le pecore degli israeleiti più delle loro proprie donne."

    E' per lo stesso motivo che non si devono affidare degli animali alle cure dei pastori dei Goim, nè i bambini ai loro maestri.



    5. IMMONDI

    Il Talmud fornisce due motivi per cui i Goim sono immondi: perchè essi mangiano cose immonde, e perchè non sono stati purificati (dal peccato originale) sul Monte Sinai. Nello Schabbath (145b), si dice:

    "Perchè i Goim sono immondi? Perchè essi mangiano cose abominevoli e animali che strisciano sul ventre."

    In maniera simile, in Abhodah Zarah 22b:

    "Perchè sono immondi i Goim? Perchè essi non erano presenti sul monte Sinai. Infatti, quando il serpente entrò in Eva, egli le infuse l'immondizia. Ma gli ebrei furono purificati da ciò sul Monte Sinai; i Goim, comunque, che non erano sul Monte Sinai, non furono purificati."

    6. PARAGONATI AD ESCREMENTI

    "Quando dieci persone pregano insieme in un posto e dicono Kaddisch, oppure Kedoschah, tuutti, anche se non sono del luogo, possono rispondere Amen. Ci sono alcuni, comunque, che dicono che non deve essere presente nessun escremento o Akum."

    Nello Iore Dea, (198 48) Hagah, si dice:

    Quando le donne ebree escono dal bagno, devono cercare di incontrare un amico per primo, e non una persona immonda o un cristiano. Se per caso lo incontrano, infatti, se vogliono mantenersi pulite, dovranno tornare a fare il bagno."

    Vale la pena di notare che il seguente elenco di cose immonde viene presentato nel Biur Hetib, un commentario sullo Schulchan Arukh:

    "Le donne dovranno lavarsi di nuovo se vedono unca cosa immonda, come un cane, un asino, o Gente della Terra; un cristiano (Akum) un cammello, un maiale, un cavallo ed un lebbroso."

    7. NON SIMILI AGLI UOMINI, MA ALLE BESTIE

    Nel Kerithuth (6b p. 78) si dice:

    "L'insegnamento dei rabbini è il seguente: Colui che versa olio su di un Goi, e su corpi morti viene liberato dalla punizione. Questo è vero per un animale perchè non è un uomo. Ma come si può dire che versando olio su di un Goi si sia liberati dalla punizione, dato che un Goi è anche un uomo? Ma questo non è vero: sta infatti scritto: Tu sei il mio gregge, il gregge del mio pascolo sono gli uomini (Ezechiele, XXXIV, 31). Voi perciò siete chiamati uomini. ma i Goim non sono chiamati uomini."

    Nel trattatello Makkoth (7b) si dice che una persona sia colpevole di assassinio "eccetto quando, intendendo uccidere un animale, egli uccide per sbaglio un uomo, o, intendendo uccidere un Goi, egli uccide un israelita."

    Nell' Orach Chaiim (225,10) si dice:

    "Colui che vede delle belle creature, anche se si tratta di un Akum o di un animale, egli dovrà dire 'Benedetto sia tu Signore Nostro Dio, Re dell'Universo, che han messo tali cose sulla terra!'"

    8. SONO DIVERSI DAGLI ANIMALI SOLO PER LA FORMA

    Nel Midrasch Talpioth (fol. 225d) si dice:

    "Dio li creò in forma d'uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum furono creati per il solo scopo di servirli ((gli ebrei)) giorno e notte. Nè essi potranno mai essere sollevati da tale servizio. E' conveniente che il figlio di un re ((un israelita)) sia servito da animali nella loro forma naturale e da animali sotto forma di esseri umani."

    Possiamo citare a questo punto anche quanto è detto nell' Orach Chaiim, 57,6a:

    "Se si deve avere compassione dei maiali quando soffrono a causa di una malattia, in quanto i loro intestini sono simili ai nostri, quanto più si dovrà avere compassione per gli Akum afflitti nello stesso modo."

    9. ANIMALI

    Nello Zohar, II, (64b) si dice:

    "... la gente che adora gli idoli e che viene chiamata mucca e asino, dato che sta scritto: Io ho una mucca e un asino...."

    Il rabbino Bechai, nel suo libro Kad Hakkemach, cap. I, che inizia con la parola Geulah - redenzione - riferendosi al Salmo 80, v. 13: Il cinghiale che si trova fuori dal bosco, lo sciupa davvero, dice:

    "La lettera ain cade ((è sospesa/appesa)) nello stesso modo in cui questi adoratori sono seguaci di colui che fu appeso/sospeso." (((a proposito della lettera ain, vedere più avanti, al punto 12 - ndt)))

    Buxtorf Lex.) dice:

    "Per maiale selvatico l'autore intende qui i cristiani che mangiano maiale e che, come i maiali, hanno distrutto la vigna d'Israele, la Città di Gerusalemme, e che credono nel Cristo 'appeso'. La lettera ain viene fatta cadere in questa parola perchè anche essi, come adoratori di Cristo che fu appeso, vengono fatti cadere."

    Il rabbino Edels, commentando il Kethuboth (110b) dice:

    "Il salmista paragona gli Akum alle bestie immonde dei boschi."

    10. PEGGIO DEGLI ANIMALI

    Il rabbino Schelomo Iarchi (Raschi), famoso commentatore giudeo, spiegando la legge di Mosè (Deuter. XIV, 21) che proibisce di mangiar la carne di animali feriti, che deve invece essere data agli 'stranieri entro le tue porte,' o che, secondo Exodus (XXII,30), deve essere gettata ai cani, ha quanto segue da dire:

    "... infatti egli è simile a un cane. Dobbiamo prendere la parola 'cane' che appare qui letteralmente? Certamente no. Infatti il testo, parlando di corpi morti, dice, 'Oppure tu potrai venderlo ad uno straniero. A maggior ragione, ciò si applica alla carne di animali feriti, per cui è permesso accettare il pagamento. Perchè allora la Scrittura dice che può essere gettata ai 'cani'? Per insegnare che il cane deve essere rispettato più del Nokri."

    11. SI PROPAGANO COME BESTIE



    Nel Sanhedrin (74b) Tosephoth, si dice:

    "Il rapporto sessuale di un Goi è come quello di una bestia."

    E nel Kethuboth (3b) si dice:

    "Il seme di un Goi vale quanto quello di una bestia."

    Da cui si deve desumere che il matrimonio cristiano non è un vero matrimonio.

    Nel Kidduschim (68a), si dice:

    "...Come lo sappiamo? Il rabbino Huna dice: "Si può leggere: Rimani qui con l'asino, cioè con gente simile all'asino. Da cui si vede che essi sono incapaci di contrarre matrimonio."

    Ed in Eben Haezer (44,8):

    "Se un ebreo/a contrae matrimonio con un Akum (un cristiano/a), o con il suo servo/a, il matrimonio è nullo. Infatti essi sono incapaci di contrarre matrimonio. Similmente, se un Akum od un servo/a contrae matrimonio con un ebreo/a, il matrimonio è nullo."

    Nello Zohar (II,64b) si dice:

    "Il rabbino Abba dice: Se avessero rapporti sessuali solo gli idolatri, il mondo non continuerebbe ad esistere. Perciò ci si insegna che un ebreo non deve cedere a quegli infami ladri. Infatti, se si propagassero in numero maggiore, sarebbe impossibile per noi continuare ad esistere a causa loro. Infatti essi danno vita a cuccioli nello stesso modo dei cani."

    12. FIGLI DEL DIAVOLO

    Nello Zohar (I,28b) leggiamo:

    "Ora il serpente era più astuto di qualsiasi bestia del campo, ecc. (Genes. III,1) 'Più astuto' cioè per quanto riguarda il male; 'che tutte le bestie' cioè gli idolatri della terra. Infatti essi sono figli dell'antico serpente che sedusse Eva."

    Il migliore argomento usato dagli ebrei per dimostrare che i cristiani appartengono alla razza del diavolo è il fatto che non sono circoncisi. Il prepuzio dei non ebrei impedisce loro di essere chiamati figli dell'Altissimo Iddio. Infatti con la circoncisione, il nome di Dio - Schaddai - si completa nella carne dell'ebreo circonciso. La forma della lettera Isch è nelle sue narici, la lettera Dalethnel suo braccio (flesso), e ain appare nell'organo sessuale attraverso la circoncisione. Nei gentili non circoncisi, e perciò nei cristiani, ci sono solo le due lettere, Isch e Daleth, che formano la parola Sched che significa diavolo. Essi perciò sono figli dello Sched, che significa diavolo.



    13. L'ANIMA DEI CRISTIANI E' MALIGNA E IMMONDA

    L'insegnamento degli ebrei è che Dio ha creato due nature, una buona e l'altra malvagia, oppure una natura con due lati, uno puro e uno immondo. Si dice che l'anima dei cristiani sia venuta dal lato immondo, chiamato Keliphah - scorza o crosta rognosa.

    In Zohar (I, 131a) si dice:

    "Gli idolatri, comunque, insozzano il mondo da quando esistono in quanto la loro anima è uscita dal lato immondo."

    Ed in Emek Hammelech(23d) si dice:

    "L'anima degl empi viene da Keliphah, che è morte e ombra di morte."

    Zohar (I,46b,47a) procede a dimostrare che questo lato immondo è il lato sinistro, da cui è venuta l'anima dei cristiani:

    "Ed egli creò tutte le cose viventi cioè gli israeliti, in quanto sono figli dell'Altissimo, e la loro anima viene da Lui. Ma da dove viene l'anima dei gentili idolatri? Il rabbino Eliezer dice: dal lato sinistro, che rende le loro anime immonde. Essi sono perciò immondi e contaminano tutti coloro che entrano in contatto con loro."

    14. DOPO LA MORTE VANNO ALL'INFERNO

    Gli anziani insegnano che Abramo siede all'ingresso della Gehenna e impedisce a tutte le persone non circoncise di entrarvi; ma che tutti gli incirconcisi vanno all'inferno.

    Nel Rosch Haschanach (17a) si dice:

    "Gli eretici e gli Epicurei e i Traditori vanno all'inferno."

    15. IL DESTINO DEI CRISTIANI MORTI

    Dopo la morte, i corpi dei cristiani vengono chiamati con l'odioso nome di Pegarim, che è la parola usata nella Sacra Scrittura per i corpi morti dei dannati e degli animali, ma mai per il corpo degli uomini pii che viene chiamato Metim. Perciò, lo Schulchan Arukh ordina di parlare dei cristiani morti nella stessa maniera degli animali morti.

    Nello Iore Dea (377,1) si dice:

    "Non si devono fare le condoglianze a nessuno a causa della morte dei suoi servi o serve. Tutto quello che si può dire è 'Possa Dio ridarti quello che hai perso, come si dice a qualcuno che ha perso una mucca o un asino."

    Nè serve evitare i cristiani per sette giorni dopo che hanno sotterrato qualcuno, come stabilisce la legge di Mosè, dato che essi non sono uomini; infatti, il sotterrare gli animali non è causa di contaminazione.

    Nello Iebhammoth (61a) si dice:

    "I Nokrin non si contaminano con i funerali. Infatti sta scritto: Voi siete le mie pecore, le pecore del mio pascolo; voi siete uomini. Voi siete perciò chiamati uomini, non i Nokrim."











    Articolo III - Sul Culto e i Riti Cristiani



    Dato che i cristiani sono considerati idolatri dagli ebrei, tutte le loro forme di culto appartengano all'idolatria. I preti sono chiamati preti di Baal; i loro templi sono chiamati chiese di falsità e idolatria, e tutto ciò che contengono, come i calici, le statue e i libri, sono considerati oggetti fabbricati per il culto degli idoli; le loro preghiere, sia pubbliche che private, sono paccaminose e recano offesa a Dio; e le loro feste sono chiamate giorni della perversità.



    1. PRETI



    Il Talmud parla dei preti, i ministri del culto cristiano, come di idolatri appartenenti al dio Baal. Essi sono anche chiamati Komarim - indovini; e anche Galachim, i rasati, in quanto si rasano il capo, particolarmente i monaci.

    Nell' Abhodah Zarah (14b) Toseph, si dice:

    "E' proibito vendere i libri dei profeti agli indovini, dato che essi possono usarli per il loro culto del male nei loro templi dove si pratica l'idolatria. Coloro che lo fanno peccano contro la legge che ci proibisce di porre un ostacolo sul percorso di un cieco. E' anche proibito venderli ai cristiani che non sono rasati, in quanto essi sicuramente lo daranno o venderanno a uno di coloro che sono rasati."

    2. LE CHIESE CRISTIANE

    Un luogo di culto cristiano è detto (1) Beth Tiflah, casa di vanità e stoltezza, al posto di Beth Tefilah, casa di preghiera; (2) Beth Abhodah Zarah, Casa dell'Idolatria; (3) Beth Hatturaph Schel Letsim, Casa del Ridere Maligno.

    Nell' Abhodah Zarah, (78), il Perusch di Maimonide, si legge:

    "Si sappia che è cosa indubbiamente proibita dalla legge attraversare una città cristiana in cui ci sia una casa di vanità, cioè una casa dell'idolatria; a maggior ragione abitarci. Ma noi oggi, come punizione per i nostri peccati, siamo soggetti a loro, e siamo costretti ad abitare nei loro paesi, come predetto dal Deuteronomio (IV, 28): E là voi servirete gli dei, lavoro delle mani dell'uomo, di legno e pietra.... Così, se è permesso come predetto di passare attorno ad una città cristiana, a maggior ragione si dovrà passare attorno ad un tempio dove si pratica l'idolatria; nè ci è permesso guardar dentro e specialmente entrarvi."

    All'ebreo è proibito non solo entrare in una chiesa cristiana, ma perfino avvicinarsi ad essa, eccetto in particolari circostanze.

    Nello Iore Dea, (142,10) si dice:

    E' proibito sostare all'ombra di una casa dell'idolatria, sia all'interno che all'esterno, per una distanza di quattro cubiti dalla porta principale. Non è proibito, comunque, sostare sotto l'ombra del retro di una chiesa. Nè l'ombra ci è proibita se la chiesa sorge in un luogo dove prima c'era una strada pubblica, presa alla comunità, dove poi è stata costruita la casa dell'idolatria. Infatti la strada è sempre lì. Ma se la casa dell'idolatria esisteva prima della strada, non è permesso passare di lì in nessun caso."

    Nè un giudeo può ascoltare o ammirare la bella musica delle chiese. Nello Iore Dea (142,15) si dice:

    "E' proibito ascoltare la musica del culto degli idolatri, ed esaminare le statue dei loro idoli; infatti, anche solo guardandoli, si può rimanere influenzati dal male dell'idolatria. Ma si può guardare se si intende di non restarne influenzati."

    Nello stesso modo i giudei non possono avere la casa vicino ad una chiesa: e nemmeno è loro permesso ricostruire una casa che è stata distrutta in tale luogo. Nello Iore Dea (143,1) si dice:

    "Se cade una casa vicino ad un tempio dell'idolatria appartenente agli Akum, non deve essere ricostruita. L'ebreo deve spostarla ad una certa distanza se desidera ricostruirla. Ma dovrà riempire di cespugli e immondizie lo spazio rimasto vuoto fra la sua casa e la chiesa in maniera che non possa essere usato per allargare il tempio dell'idolatria."

    A questo punto possiamo aggiungere ciò che un certo rabbino Kelomimis disse circa una chiesa cristiana (nel libro Nizzachon) all'imperatore Enrico III, che gli diede il permesso di dire la sua opinione liberamente sulla Basilica che aveva recentemente costruito a Spires:

    "Dopo che l'Imperatore Enrico III, un uomo molto malvagio, ebbe finito la costruzione di quell'"Abisso," egli mandò a chiamare il rabbino Kelominus e gli disse: 'Voglio chiederti come ti sembra questa Basilica che ho costruito a paragone del Tempio di Salomone sul quale sono stati scritti tanti volumi.' Egli rispose: 'Mio Signore, se mi permettete di parlare liberamente, e se mi giurate di lasciarmi andare illeso, vi dirò la verità.' L'imperatore rispose: 'Hai la mia parola di amante della verità e di imperatore che non ti sarà fatto alcun male.' Allora l'ebreo disse: 'Se voi raccoglieste tutto quello che avete speso fino ad ora e lo aggiungeste a tutto l'oro e l'argento del vostro tesoro, tutuo ciò non sarebbe sufficiente nemmeno a pagare gli operai e gli artigiani che impiegò Salomone; infatti sta scritto (Cron. II. Ch. 2): E Salomone ordinò che uscissero tre dozzine e diecimila uomini per portare i pesi, e quattro dozzine mille per tagliare nelle montagne, e tre mila e seicento per sorvergliarli. Otto anni furono impiegati per la costruzione del Tempio, molti di più di quelli che sono serviti a voi per la costruzione di questo Tehom (abisso). E quando Salomone ebbe finito il suo tempio, vedete quello che la Scrittura dice a proposito di esso: I preti non potevano rimanere eretti per rendere servizio a causa della nube; infatti la gloria di Dio aveva riempito la Casa del Signore (Chron. II, Cap. 5,14). Ma se qualcuno caricasse un asino di putrida immondizia e lo conducesse all'interno di questo vostro abisso, nessuno si accorgerebbe della differenza!' L'imperatore Enrico allora rispose: 'Se non ti avessi giurato di lasciarti andare illeso, darei ordine che ti fosse tagliata la testa.'"

    3. CALICI

    I calici usati per il Sacrificio della messa vengono chiamati con il nome del vasellame che si usa per offrire sporcizia agli idoli. Mosè Kozzensis, nello Hilkoth Abhodah Zarah (10b) dice:

    "L'ebreo che acquista dei calici del Goi, che siano stati rotti e gettati via, non può rivenderli a loro, perchè il prete di Baal li userebbe per il culto dell'idolo."

    4. LIBRI

    Il Talmud chiama i libri dei cristiani Minim - libri eretici - Siphre Debeth Abidan - Libri della Casa di Perdizione. Il Talmud in particolare parla dei libri dei Vangeli. Così in Schabbath (116a) Toseph:

    "Il rabbino Meir chiama i libri eretici Aaven Gilaion (volumi di iniquità) perchè essi li chiamano Vangeli."

    E il rabbino Jochanan chiama questi libri Aavon Gilaion, libri del male. Lo Schulchan Arukh, edizione di Cracovia, rende questo nome come Aven Niktabh al Haggilaion - iniquità scritta in un libro.

    Buxtorf dice: "Nell' Arukh c'è una nota Scheker Niktabh al Gilaion, che significa, menzogna scritta in un libro."

    Tutti gli studiosi del Talmud sono d'accordo sul fatto che i libri dei cristiani dovrebbero essere distrutti. Essi non sono d'accordo solamente per quanto riguarda ciò che si dovrebbe fare del nome di Dio che appare in essi. Nello Schabbath (116a) si dice:

    "I glossari dei nostri stessi libri e i libri degli eretici non dovranno essere salvati dalle fiamme se dovessero prendere fuoco in giorno di sabato. Il rabbino Jose, comunque, dice: 'Nei giorni di festa i nomi della divinità dovranno essere strappati dai libri dei cristiani e nascosti; ciò che rimane dovrà essere dato alle fiamme.' Ma il rabbino Tarphon dice: 'Per potere ricordato dai miei figli, se quei libri dovessero mai cadere nelle mie mani, io li brucerei assieme con i nomi della divinità che contengono. Infatti, se uno è inseguito da un assassino o da un serpente, è meglio rifugiarsi in un tempio pagano che in uno dei loro; infatti i cristiani resistono scientemente alla verità, mentre i pagani lo fanno inconsapevolmente.'"

    5. PREGHIERE



    Le prechiere dei cristiani sono chiamate, non Tefillah, ma Tiflah. Lo spostamento del punto e l'inserimento di Iod, cambia il significato della parola che diventa peccato, stoltezza e trasgressione.



    6. FESTE CRISTIANE

    Le feste cristiane, specialmente la domenica, sono chiamateIom ED - giorno di distruzione, perdizione, sfortuna o calamità. Sono anche semplicemente chiamate Iom Notsri, giorni cristiani. La parola Ed, interpretata correttamente, significa sfortuna o calamità, come appare dalla Gemarah e dai glossari di Maimonide nell' Abhodah Zarah (2a):

    "La parola Edehem significa le feste dei cristiani, dato che sta scritto (in Deuter.XXXII,35): i giorni della loro calamità."

    Anche Maimonide, nell' Abhodah Zarah, dice:

    "La parola Edehem sta a significare la stoltezza delle loro feste. E' il nome delle loro feste. E' il nome dei loro spregevoli giorni di festa che non meritano il nome di Moedim, in qanto sono veramente vani e perversi."

    Anche Bartenora scrive:

    "La parola Edehem è il nome delle loro ingnominevoli feste e solennità."

    Anche le note a margine del Tosephoth danno questo nome alle feste cristiane. Così nell' Abhodah Zarah (6a):

    "Il Giorno del Male, cioè il Giorno Cristiano, ci è proibito così come tutti i loro altri giorni di festa."

    Alcune feste cristiane sono indicate per nome, come la festa di Natale e Pasqua. Mosè Mikkozzi, facendo riferiemnto al testo summenzionato dell' Abhodah Zarah, dice:

    "Il rabbino Sammuel dichiara, nel nome di Salomone Iarchi, che particolarmente le feste di Natale e Pasqua, che sono i loro più importanti giorni del male e il fondamento della loro religione, ci sono proibite."

    Maimonide, nello Hilkhoth Akum (cap.IX) dice la stessa cosa:

    "Sammuel ripete le parole del rabbino Sal. Iarchi che ci proibiscono in particolare di celebrare le feste di Natale e Pasqua, che sono celebrate a causa di colui che fu appeso."

    Inoltre, indicazioni dell'empietà degli ebrei si trovano nei nomi che essi danno a queste feste cristiane. Infatti, in luogo di usare Tav per la parola Nithal, essi spesso scrivono Tet e lo chiamano Nital al posto della parola latina Natalis, la festa della Natività. Essi fanno in modo che sembri che questa parola derivi dalla radice Natal che denota sterminio o distruzione. Similmente essi si rifiutano di usare la parola Paschal (Pesach) per la festa cristiana di Pasqua. Essi sostituiscono Koph a Phe e inseriscono la lettera iod e la chiamano Ketsach o Kesach. Entrambe le pronunce hanno un significato perverso. Ketsach viene dalla radice Katsah, che significa amputare o tagliar via, e Kesach viene dalla radice Jesa, che significa legno o forca. Fanno questo perchè la festa di Pasqua è celebrata dai cristiani in memoria di Cristo - colui che fu appeso - che fu messo a morte e risorse dai morti.





























    PARTE II



    I PRECETTI DEL TALMUD

    CHE RIGUARDANO I CRISTIANI







    Da quanto è stato dimostrato fin'ora, appare chiaro che, secondo l'insegmanento del Talmud, i cristiani sono idolatri e tenuti in odio agli ebrei. Di conseguenza, ogni ebreo che deisera piacere a Dio ha il dovere di osservare i precetti che furono trasmessi ai Padri della loro razza quando vivevano in Terra Santa e che riguardano i gentili idolatri, sia quelli che abitavano fra di loro che quelli che abitavano in paesi vicini.

    L'ebreo perciò deve (1) Evitare i cristiani; (2) Fare tutto ciò che può per sterminarli.





    CAPITOLO I



    I CRISTIANI DEVONO ESSERE EVITATI





    Gli ebrei devono evitare tutti i contatti con i cristiani per quattro motivi: (1) Perchè non sono degni di partecipare alla vita ebraica; (2) Perchè sono immondi; (3) Perchè sono idolatri; (4) Perchè sono assassini.









    Articolo I. - I Cristiani Devono Essere Evitati -

    Perchè Sono Indegni di Partecipare

    ai Costumi Ebraici



    L'ebreo, per il fatto di appartenere alla razza eletta e di essere circonciso, possiede una tale dignità che nessuno, nemmeno un angelo, può essergli uguale. Infatti, egli viene considerato quasi uguale a Dio. "Colui che colpisce un israelita" dice il rabbino Chanina "agisce come se schaffeggiasse la faccia della Divina Maestà di Dio."

    L'ebreo è sempre considerato buono, nonostante certi peccati che possa commettere; nè possono i suoi peccati contaminarlo, più di quanto la sporcizia possa contaminare il gheriglio della noce, ma sporca solo il suo guscio. Solo l'ebreo è considerato un uomo; l'intero mondo gli appartiene e tutte le cose lo devono servire, specialmente "gli animali che hanno forma di uomini."

    E' perciò chiaro che essi considerano contaminanti tutti i contatti con i cristiani, in quanto detraggono dalla loro dignità. Perciò essi devono secondo la loro legge tenersi il più lontano possibile da tutti coloro che vivono e agiscono come fanno i cristiani.



    1. L'EBREO NON DEVE SALUTARE IL CRISTIANO



    Nel Gittin, (62a), si dice:

    "L'ebreo non deve mai entrare nella casa di un Nokhri di giorno di festa per salutarlo. Comunque, se lo incontra per la strada, potrà salutarlo, ma brevemente e a testa china."



    2. L'EBREO NON DEVE RICAMBIARE IL SALUTO DEL CRISTIANO



    Nello Iore Dea (148,10) si dice:

    "L'ebreo non deve ricambiare il saluto del cristiano inchinandosi davanti a lui. E' bene perciò salutarlo per primo evitando così di risponderein caso che l'Akum lo saluti per primo."

    Il rabbino Kohana dice che quando un ebreo saluta un cristiano egli deve prima dire ""Pace al mio Signore," intendendo con ciò il suo rabbino. Infatti il Tosephoth dice: "Perchè il suo cuore si rivolgeva al suo rabbino."



    3. L'EBREO NON DEVE PRESENTARSI DAVANTI AD UN GIUDICE

    CRISTIANO



    Nel Choshen Hammischpat (26,1) si dice:

    All'ebreo non è permesso portare il suo caso davanti ai giudici Akum, anche se la questione venisse giudicata secondo le decisioni della legge ebraica, e anche se entrambe le parti fossero d'accordo di attenersi a tali decisioni. Colui che lo fa è empio e simile ad uno che calunnia e bestemmia e che alza la mano contro la Legge trasmessa a noi da Mosè, il nostro grande legislatore. La Hagah dice "Il Bethin ha il potere di scomunicare questa persona fino a che egli non liberi il suo fratello ebreo dalle mani dei gentili.'"

    4. NON E' PERMESSO USARE I CRISTIANI COME TESTIMONI

    Nel Choshen Hammischpat (26.1) si dice:

    "Il Goi o il suo servo è incapace ad agire come testimone."

    5. ALL'EBREO NON E' PERMESSO DI CIBARSI DI CIBO CRISTIANO

    Nello Iore Dea (112,1) si dice:

    "Gli anziani proibirono di mangiare il cibo degli Akum, per non sembrare di essere in rapporti di amicizia con loro."

    E nell' Abhodah Zarah (35b) si dice:

    "Le cose seguenti che appartengono ai Goim sono proibite: Latte che un Goi prende da una mucca, se non è presente un ebreo; anche il loro pane, ecc."

    6. L'EBREO NON DEVE MAI AGIRE NEL MODO DEI CRISTIANI

    Nello Iore Dea (178,1) si dice:

    "Non è permesso imitare le usanze degli Akum e agire come loro. Non è permesso indossare abiti come gli Akum, e nemmeno pettinarsi come fanno loro .... nè devono gli ebrei costruire case che assomiglino ai templi degli Akum."

    Comunque, dato che non è possible osservare tutte queste regole in tutti i luoghi, la Hagah dice che, fino ad un certo punto, si possono fare eccezioni come nel caso in cui ciò tornasse a vantaggio di un ebreo - se, per esempio, un ebreo potesse trarre profitto da un commercio che richiede un certo tipo di abbigliamento.



    *****







    Articolo II - I Cristiani Devono Essere Evitati -

    Perchè Sono Immondi





    Non si sa quanto spesso l'ebreo debba lavarsi e purificarsi, e nemmeno quanto debba studiare per evitare tutto ciò che può contaminarlo. Il Talmud insegna, comunque, che i cristiani sono persone il cui semplice contatto tattile rende le cose immonde. Nell' Abhodah Zarah (72b) si legge:

    "Un certo uomo stava versando del vino da un contenitore ad un altro per mezzo di un tubo, quando un Goi venne e toccò il tubo con la mano. Il risultato fu che tutto il vino (di entrambi i contenitori) dovette essere gettato via."

    Tutti i recipienti, perciò, devono essere lavati se l'ebreo l'ha acquisito da un cristiano, anche se non è mai stato usato. Nello Iore Dea (120,1) si dice:

    "Se un ebreo compra da un Akum un recipiente per usarlo a tavola, sia che sia fatto di metallo, di vetro o di piombo, anche se è nuovo, lo dovrà lavare in un Mikvah (grande catino), o in una cisterna che tenga quaranta quarti d'acqua."



    *****







    Articolo III. I Cristiani Devono Essere Evitati -

    Perche' Sono Idolatri





    1. AFFINCHE' l'ebreo non diventi occasione di peccato per il cristiano idolatro, secondo il precetto di Levit. XIX,14: Non porre una pietra d'inciampo davanti al cieco- egli dovrà evitare tutti i contatti con essi nei loro giorni di culto ai loro dei. Nell' Abhodah Zarah (2a) si dice:

    "Non è permesso comperare o vendere loro alcunchè nei tre giorni che precedono le loro feste idolatriche. E' anche proibito concedere o accettare aiuto da loro, scambiare denaro con loro, rimborsare loro un prestito o permettere loro di rimborsare i loro prestiti."

    Nell' Abhodah Zarah, 78c (il Perusch di Maimonide, fol.8), si dice:

    "Tutte le feste dei seguaci di Gesù sono proibite, e noi dobbiamo comportarci nei loro confronti come faremmo con gli idolatri. Il primo giorno della settimana è la loro festa principale, ed è perciò proibito intrattenere, nel loro giorno di sabato, qualsiasi contatto d'affari con coloro che credono in Gesù. Riguardo il loro sabato, noi dobbiamo osservare le stesse regole che osserviamo per le festività degli idolatri, come insegna il Talmud."

    2. L'EBREO NON DEVE USARE ALCUNA COSA CHE RIGUARDI IL

    CULTO DEI CRISTIANI.

    Nello Iore Dea (139,1) si dice:

    "E' proibito avere a che fare con gli idoli e con qualsiasi cosa venga usata per il loro tipo di culto, sia che sia fatta dagli Akum o dagli ebrei."

    3. E' PROIBITO VENDERE AI CRISTIANI QUALSIASI COSA CHE

    SERVA PER IL LORO CULTO IDOLATRICO.

    Nell' Abhodah Zarah (14b, Toseph) si dice:

    "E' sempre proibito vendere incenso ad un prete idolatra, infatti è evidente che quando egli lo chiede, lo vuole per il solo scopo di offrirlo al suo idolo. Perciò, chiunque glielo venda, pecca contro il precetto che ci proibishe di porre una pietra d'inciampo davanti al cieco. E' anche proibito vendere candele ai gentili per la loro Festa delle Candele. Le candele comunque possono essere loro vendute negli altri giorni. Nè è permesso vendere un calice ad un gentile che l'ebreo abbia comprato dopo che è stato rotto e gettato via da un Goi. E' permesso rivenderlo ad un gentile dopo che sia stato completamente rifatto. Infatti, dopo che è stato rotto una sola volta, esso può essere ancora usato per contenere il vino che offrono in onore del loro idolo." Segue poi la proibizione circa la vendita di libri ai preti cristiani, come abbiamo visto sopra. Anche il lavoro di rilegare tali libri è proibito per gli ebrei. Nello Iore Dea (139,15) si dice:

    "E' proibito rilegare i libri degli Akum, con l'eccezione dei libri di legge. E' permesso, comunque, se il rifiuto do farlo dovesse causare ostilità, ma solo dopo che ogni sforzo sia stato fatto per rifiutare tale lavoro."

    Similmente, nello Iore Dea (151,1, Hagah):

    "Non è permesso vendere acqua ad un Akum se si sa che verrà usata come acqua battesimale."

    Si fa menzione anche di molte altre cose che è proibito vendere ai cristiani, come: stoffa che possa essere usata per confezionare vestimenti sacerdotali e bandiere; carta e inchiostro che possa essere usata per scrivere libri riguardanti il loro culto. E' proibito vendere, o anche dare in affitto, ai cristiani case che verranno usate come luoghi di culto. Oggigiorno, comunque, gli ebrei commerciano con i cristiani specialmente nei giorni delle feste cristiane e vendono loro delle case ben sapendo che certi sacramenti verranno amministrati in esse, come il Battesimo, la Santa Comunione e l'Estrema Unzione. Il Talmud non può dare nessuna spiegazione di ciò, e nell'Abhodah Zarah (2a, Toseph) si dice:

    "E' difficile dire con quale diritto gli ebrei oggigiorno commercino con i Goim nei loro giorni (malvagi) di festa. Infatti, sebbene molti di essi commettano tutti i tipi di perversione e atti licenziosi nei loro giorni di festa in onore di santi che non considerano dei, eppure ogni settimana essi celebrano il Giorno del Nazzareno ((Domenica)) che ci è sempre stato proibito."

    Bartenora, comunque, nel suo commentario sull' Abhodah Zarah (I,2,fol.7b) dice:

    "Dato che, mentre siamo in cattività, non possiamo vivere senza commerciare con loro e dipendiamo da loro per il nostro nutrimento, e dobbiamo temerli, è proibito commerciare con loro solo nei loro giorni di festa. Inoltre, è ora permesso commerciare ocn loro anche nei giorni stessi delle loro feste, perchè i rabbini sono convinti che non pratichino il culto dei loro idoli solo perchè commerciano con noi. E ciò che è proibito in questo libro deve essere considerato come riferentesi direttamente all'idolatria."

    Il rabbino Tam comunque, sostiene che la Mischnah proibisce solamente di vendere agli idolatri cose che essi useranno per il culto degli idoli, dato che essi si rallegrano e adorano i loro idoli in quanto ottengono le cose necessarie per tale culto. Egli lo spiega così (nell'Abhodah Zarah, 2a, Toseph):

    "Nessuno dovrebbe meravigliarsi di questa nostra usanza. Infatti, sebbene noi li consideramo idolatri, essi possono solo offrire quello che comperano con il denaro. Per cui, il nostro guadagno e la loro gioia non è il motivo di questa proibizione, in quanto essi avrebbero abbastanza denaro per queste cose, anche se noi non commerciassimo con loro."

    4. QUESTA PROIBIZIONE NON SI APPLICA NEL CASO DEGLI ATEI

    Nello Iore Dea (148,5) si dice:

    "E' permesso inviare un regalo ad un Akum in uno dei loro giorni di festa se si sa che egli non crede negli idoli e che non rende loro nessun culto."

    Maimonide dice la stessa cosa nello Hilkhoth Akum (IX,2):

    "E' sbagliato anche inviare un regalo ad un Goi nei loro giorni di festa a meno che non si sia certi che egli non crede nel culto degli idoli cristiani, e non li serva."

    *****



    Articolo IV - I Cristiani Devono Essere evitati -

    Perchè Sono Perversi



    NON C'E' nulla di cui gli ebrei siano più convinti del male che i cristiani possano fare ai figli di Israele. A causa di ciò, i capi del popolo eletto hanno sempre insegnato agli ebrei di non accettare aiuto dai cristiani in quanto essi faranno sempre ricorso all'omicidio e ad altri crimini tutte le volte che non riusciranno a conseguire i loro scopi perversi. Così, l'ebreo non deve assumere dei cristiani per prestare opera di balia o insegnante dei suoi bambini, o di barbiere, medico od ostetrico.



    1. NON COME BALIA



    Nello Iore Dea (81,7, Hagah) si dice:

    "Se è possibile assumere un israelita, non bisogna assumere un Nokhri come balia per i bambini; infatti, il latte di una Nokhrith indurisce il cuore del bambino e gli infonde una natura perversa."

    2. NON COME INSEGNANTE



    Nello Iore Dea (155,1, Hagah) si dice:

    "Il bambino non deve essere affidato agli Akum per imparare l'educazione, la letteratura e le arti, infatti essi lo condurranno all'eresia."



    3. NON COME MEDICO



    Nello Iore Dea (155,1) si dice:

    "Quando un ebreo è in qualche modo ferito, anche così gravemente da dovere infrangere il sabato facendo chiamare un medico, egli non deve affidarsi ad un medico cristiano (Akum ) che non sia conosciuto a tutti nel vicinato; infatti, noi dobbiamo premunirci contro il versamento di sangue. Anche se non si sa se il paziente vivrà o morrà, non si dovrà permettere a tale medico di curarlo. Se, comunque, si è sicuri che morrà, allora tale medico può curarlo, dato che un'ora di meno da vivere non è una gran perdita. Se l' Akum insiste che una certa medicina è buona, è permesso credergli, ma non acquistatela da lui. Alcuni dicono che ciò si applica solo quando l'Akum offre i suoi servizi gratuitamente e che si può accettare ogni volta che viene pagato. Ma si può essere sicuri che essi non farebbero del male ad un ebreo solo per amor di denaro."

    Nel Pesachim (25a) si dice:

    "Il rabbino Jochanan dice: l'assistenza medica di chiunque può essere accettata eccetto quella degli idolatri, dai fornicatori, e dagli assassini.

    4. NON COME BARBIERE

    Nello Iore Dea (156,1) si dice:

    Non è lecito farsi radere da un Akum a meno che non si sia accompagnati da amici ebrei. Alcuni dicono che non è permesso farsi radere da un Akum anche se altri sono presenti, a meno che non ci si possa vedere in uno specchio."

    5. NON COME OSTETRICA

    Nell' Abhodah Zarah (26a) si dice:

    "I nostri rabbini ci hanno trasmesso l'insegnamento che non si può permettere alla donna straniera di agire da ostetrica alla nascita di un figlio di Israele, perchè gli stranieri indulgono nello spargimento di sangue. Gli anziani, comunque, dicono che una donna straniera può prestare questo tipo di assistenza purchè siano presenti altre donne ebree e non sia mai lasciata sola. Il rabbino Meir, comunque, dice che ciò non è permesso nemmeno quando altre donne sono presenti. Infatti, spesso avviene che schiaccino con la mano la morbida testa del bambino e lo uccidano; e questo può essere fatto senza che nessuno delle presenti lo noti.



    CAPITOLO II

    I CRISTIANI DEVONO ESSERE STERMINATI



    I seguaci di "quell'uomo," il cui nome per gli ebrei significa "Possano il suo nome e la sua memoria essere cancellati," non devono essere considerati diversi da gente di cui è bene liberarsi. Coloro che tengono i figli di Israele in cattività sono chiamati romani e tiranni, e con la loro distruzione gli ebrei saranno stati liberati da questa quarta cattività. Ogni ebreo è perciò tenuto a fare tutto quello che può per distruggere l'empio regno degli edomiti (Roma) che governa il mondo intero. Siccome, però, non è sempre e dovunque possibile effettuare questo sterminio di cristiani, il Talmud ordina che essi siano attaccati almeno indirettamente, e cioè: di causare loro del male in tutti i modi possibili, e di ridurre con questo mezzo il loro potere al fine di aiutare la loro distruzione finale. Quando possibile, l'ebreo deve uccidere i cristiani, e farlo senza pietà.







    Articolo I. - SI DEVE FARE DEL MALE AI CRISTIANI





    L'ebreo ha l'obbligo di fare del male ai cristiani per quanto egli possa, sia indirettamente - non aiutandolo in nessuna maniera - che direttamente - distruggendo i loro piani e progetti; nè deve salvare il cristiano in pericolo di morte.



    I. NON SI DEVE FARE DEL BENE AI CRISTIANI



    Nello Zohar (1,25b) si legge:

    "Coloro che fanno del bene all'Akum ... non sorgeranno dai morti."

    A volte è permesso fare del bene ai cristiani, ma solo per aiutare Israele, cioè, per amore di pace e per nascondere l'odio nutrito verso di essi. Maimonide nello Hilkhoth Akum (X,6) dice:

    "E' permesso aiutare i gentili bisognosi così come gli ebrei bisognosi, per amore di pace..."

    Nello Iore Dea (148,12 Hagah) si legge:

    "Perciò, se tu entrerai in una città e troverai che vi si celebra una festa, tu potrai fingere di rallegrartene assieme a loro per nascondere il tuo odio. Coloro che tengono alla salvezza della loro anima, comunque, dovranno tenersi lontani da tali celebrazioni. Si dovrebbe far sapere che è cosa odiosa rallegrarsi con loro, se ciò può essere fatto senza incorrere nella loro inimicizia."

    1. NON E' PERMESSO LODARE UN CRISTIANO

    Nell'Abhodah Zarah (20,a, Toseph) si legge:

    "Non dite niente a loro lode, affinchè non si dica:

    Com'è buono quel goi."

    In questa maniera, essi spiegano le parole del Deuteronomio (VII,2) ... e tu non mostrerai loro (goim) nessuna misericordia, come citato nella Gemarah. Il rabbino S. Iarchi spiega questo passo della Bibbia come segue:

    "Non fate loro nessun complimento; è infatti proibito dire: com'è buono quel goi!"

    Nello Iore Dea (151,14) si legge:

    "A nessuno è permesso lodarli o dire quanto sia buono un Akum. Tanto meno lodare quello che fanno o raccontare di loro cose che tornino a loro gloria. Se, comunque, lodandoli si intende rendere gloria a Dio, e cioè, in quanto egli ha creato delle belle creature, allora è permesso farlo."

    2. ALL'EBREO NON E' PERMESSO MENZIONARE LE COSE CHE I

    CRISTIANI USANO PER IL LORO CULTO IDOLATRICO.



    Nello Hilkhoth Akum (V,12) si legge:

    "E' inoltre proibito menzionare l'Akum; è infatti scritto (Exodus XXIII,13): ... non menzionare gli altri dei."

    3. SI DEVE PARLARE DEI LORO IDOLI CON SPREGIO

    Nello Iore dea (146,15) si legge:

    "I loro idoli devono essere distrutti, o chiamati con nomi spregevoli."

    Ibidem, (147,5):

    "E' permesso deridere gli idoli, ed è proibito dire ad un goi: Dio ti aiuti, oppure ti auguro di riuscire."

    Il rabbino Bechai, spiegando il testo del Deuteronomio sull'odio verso l'idolatria, dice:

    "Le Scritture insegnano di odiare gli idoli e di chiamarli con nomi ignominiosi. Perciò, se il nome di una chiesa è Bethgalia--"casa di magnificenza," essa dovrebbe essere chiamata Bethkaria - casa insignificante, porcile, latrina. Questa parola karia infatti, denota un luogo basso, un tugurio."

    In diversi punti gli ebrei danno nomi ignominiosi alle cose cristiane. Non è fuori luogo elencarne qui di seguito alcuni che essi danno a cose e persone considerate care e sante dai cristiani:

    GESU' viene ignominiosamene chiamato Jeschu- che significa Possano il suo nome e la sua memeoria essere cancellati. In ebraico, il suo vero nome è Jeschua che significa Redenzione (Salvamento).

    MARIA LA MADRE DI GESU', viene chiamata Charia - sterco, escrementi (tedesco Dreck). In ebraico il suo vero nome è Miriam.

    I SANTI CRISTIANI, per cui la parola in ebraico è Kedoshim, sono chiamati Kededchim, (cinaedos)- uomini effemminati (Fate). Le sante sono chiamate Kedeschoth, Puttane.

    LA DOMENICA viene chiamata il giorno della calamità.

    LA FESTA DI NATALE viene chiamata Nital, che indica sterminio.

    PASQUA non viene chiamata con il suo nome corretto Pesach (Pasqua ebraica), ma Ketsach, che significa abbattere; oppure Kesach, impiccagione.

    UNA CHIESA CRISTIANA non viene chiamata Beth Hattefillah, Casa di Preghiera, ma Beth Hattiflah, Casa di Vanità, Casa del Male.

    I LIBRI DEL VANGELO sono chiamati Aavon Gilaion, Libri di Iniquità.

    I SACRIFICI CRISTINAI sono chiamati Offerte di Sterco. Nel Talmud di Jerusalemme (fol.13b) si trova quanto segue:

    "Colui che li vede mezabbelim (defecare - offrire il sacrificio) di fronte al loro idolo, deve dire (Esodo XXII, 20): Colui che sacrifica ad un idolo, sia completamente distrutto."

    Il rabbino Iarchi (riferendosi a Num. XXV,3), insegna che i gentili onorano il loro Dio defecando davanti a lui.

    UNA RAGAZZA CRISTIANA che lavora per gli ebrei nel loro giorno di Sabato viene chiamata Schaw-wesschicksel, Immondizia del Sabato.



    4. GLI EBREI NON POSSONO FARE REGALI AI CRISTIANI



    Nello Hilkhoth Akum (X5) si legge:

    "E' proibito fare regali ai goim. Ma è permesso farli ad un convertito che vive fra gli ebrei; è detto, infatti: 'Datelo da mangiare al viaggiatore che si ferma nelle vostre città, oppure vendetelo ad un gentile, cioè, vendetelo, non datelo'."

    Nello Iore Dea (151,11) si legge:

    "E' proibito fare dei regali all'Akum con il quale l'ebreo non deve intrattenersi amichevolmente."

    Il Talmud, comunque, permette agli ebrei di fare doni a gentili che egli conosce e dai quali egli spera di avere qualcosa in cambio.



    5. E' PROIBITO ALL' EBREO VENDERE LA PROPRIA FATTORIA AD

    UN CRISTIANO



    Nello Iore Dea (334,43) si legge:

    "L'ebreo dovrà essere ripudiato in 24 casi, cioè... 8° caso: Chiunque venda la sua fattoria agli Akum deve essere mandato in esilio - a meno che egli non si impegni a risarcire tutto il danno causato agli ebrei che devono subire un Akum come vicino."

    6. E' PROIBITO INSEGNARE UN'ATTIVITA' COMMERCIALE AI

    CRISTIANI

    Nello Iore Dea (154,2) si legge:

    "Non è permesso insegnare alcuna attività commerciale agli Akum"

    II. SI DEVE DANNEGGIARE IL LAVORO DEI CRISTIANI

    Dato che i goim servono gli ebrei come bestie da soma, essi appartengono agli ebrei con tutte le loro facoltà e la loro vita:

    "La vita di un goi e tutte le sue capacità fisiche appartengono all'ebreo." (A. Rohl. Die Polem. p.20)

    E' un assioma dei rabbini che l'ebreo possa prendere qualsiasi cosa appartenga ai cristiani per qualsiasi motivo, anche con la frode; e ciò non può essere definito rubare dato che è semplicemente prendere ciò che gli appartiene.

    Nel Babha Bathra (54b) si legge:

    "Tutte le cose che appartengono ai goim sono come un deserto; il primo che passa e le prende può rivendicarne la proprietà."

    1. NON SI DEVE FAR SAPERE AI CRISTIANI SE PAGANO UN PREZZO

    TROPPO ALTO AD UN EBREO

    Nel Choshen Hammischpat (183,7) si legge:

    "Se mandi un messaggero a ritirare del denaro da un Akum e l' Akum paga più di quanto deve, il messaggero può tenersi la differenza. Ma se il messaggero non lo sa, la puoi tenere tu stesso."

    2. GLI OGGETTI SMARRITI DEI CRISTIANI NON DEVONO MAI

    ESSERE LORO RESTITUITI

    Nel Choshen Hammischpat (226,1) si legge:

    "L'ebreo potrà tenere tutte le cose che trova, se sono di proprietà di un Akum, in quanto sta scritto: Restituisci a tuo fratello ciò che è stato perduto (Deuter. XXII,3). Infatti, colui che restituisce (ai cristiani) un oggetto smarrito pecca contro la Legge in quanto aumenta il potere dei trasgressori della Legge. E' lodevole, comunque, restituire gli oggetti smarriti, se ciò viene fatto in onore del nome di Dio, cioè, se a causa di ciò gli ebrei saranno lodati e considerate dai cristiani persone d'onore."

    3. E' PERMESSO FRODARE I CRISTIANI

    Nel Babha Kama (113b) si legge:

    "E' permesso ingannare un goy."

    E nel Choshen Hammischpat (156,5. Hagah) si legge:

    "Se un ebreo fa buoni affari con un Akum, in certi posti non è permesso agli altri ebrei di venire e fare affari con lo stesso Akum. In altri luoghi, comunque, è diverso ed è permesso a un altro ebreo di andare dallo stesso Akum, circuirlo, fare affari con lui e prendere il suo denaro. Infatti la ricchezza dell' Akum deve essere considerata proprietà comune e appartiene al primo che può appropriarsene. C'è, comunque, chi dice che ciò non va fatto."

    Nel Choshen Hammischpat (183,7 Hagah) si legge:

    "Se un ebreo fa affari con un Akum e un fratello israelita sopravviene e froda l' Akum per mezzo di falsi pesi o misure o numeri, egli deve dividere il suo profitto con il suo fratello israelita, dato che entrambi hanno partecipato all'affare, e anche per aiutarlo."

    4. UN EBREO PU0' FINGERE DI ESSER UN CRISTIANO PER

    INGANNARE I CRISTIANI

    Nello Iore Dea (157,2. Hagah) si legge:

    "Se un ebreo può ingannarli (gli idolatri) fingendo di essere un adoratore di stelle, gli è permesso farlo."

    5. AGLI EBREI E' PERMESSO ESERCITARE L'USURA NEI

    CONFRONTI DEI CRISTIANI

    Nell'Abhodah Zarah (54a) si legge:

    "E' permesso esercitare l'usura nei confronti degli apostati caduti in idolatria."

    E nello Iore Dea (159,1) si legge:

    "E' permesso, secondo la Torah, prestare denaro ad usura ad un Akum. Alcuni anziani comunque negano ciò eccetto nel caso di vita o di morte. Al giorno d'oggi è permesso per qualsiasi motivo."

    *****

    III. I CRISTIANI DEVONO ESSERE DANNEGGIATI NELLE QUESTIONI

    LEGALI

    1. ALL'EBREO E' PERMESSO MENTIRE E GIURARE IL FALSO PER

    FAR CONDANNARE UN CRISTIANO

    Nel Babha Kama (113a) si legge:

    "Il nostro insegnamento è il seguente: Quando un ebreo e un goi appaiono in tribunale, assolvi l'ebreo, se puoi, secondo le leggi d'Israele. Se il goi vince, digli che ciò è quanto la nostra legge richiede. Se, comunque, l'ebreo può essere assolto secondo la legge dei gentili, assolvilo e digli che ciò è fatto secondo le nostre leggi. Se ciò non può essere fatto, procedi con durezza contro il goi, come consiglia il rabbino Ischmael. Il rabbino Akibha, comunque, sostiene che non si può agire con frode per non profanare il Nome di Dio, e per non avere un ebreo rinviato a giudizio per spergiuro."

    Una nota a margine, comunque, spiega questa precisazione del rabbino Akibha come segue:

    "Il nome di Dio non viene profanato se il goi non sa che l'ebreo ha mentito."

    E più avanti, il Babha Kama (113b) dice:

    "Il nome di Dio non è profanato quando, per esempio, un ebreo mente ad un goi dicendo: 'Io ho dato qualcosa a tuo padre, ma egli è morto; tu me lo devi restituire,' purchè il goi non sappia che tu stai mentendo."

    2. E' PERMESSO AD UN EBREO GIURARE IL FALSO CON COSCIENZA

    PULITA

    Nel Kallah (1b, p.18) si legge:

    "Essa (la madre del mazmer) gli disse, 'Giura davanti a me.' E il rabbino Akibha giurò con le labbra, ma nel suo cuore invalidò il giuramento.'

    Un concetto simile si trova nello Schabbuoth Hagahoth del rabbino Ascher (6d):

    "Se il magistrato di una città costringe gli ebrei a giurare che non fuggiranno da quella città e che non ne asporteranno cosa alcuna, essi potranno giurare il falso dicendo a se stessi che non fuggiranno quel giorno, e che non asporteranno cosa alcuna dalla città solo in quel giorno."

    *****

    IV. I CRISTIANI DEVONO ESSERE DANNEGGIATI NELLE COSE

    NECESSARIE ALLA SOPRAVVIVENZA

    Gli ebrei non dovranno risparmiare nessun mezzo per combattere i tiranni che li tengono in questa Quarta Cattività al fine di liberarsene. Essi devono combattere i cristiani con l'astuzia e non fare nulla per evitare che il male li colga: i loro malati non devono essere curati, le donne cristiane non devono essere aiutate durante il parto, e i cristiani non devono essere salvati se in pericolo di morte.



    1. UN EBREO DEVE SEMPRE CERCARE DI INGANNARE I CRISTIANI

    Nello Zohar (I,160a) si legge:

    "Il rabbino Jehuda gli ha detto (al rabbino Chezkia): 'E' degno di lode colui che è capace di liberarsi dai nemici di Israele, e sono molto degni di lode i giusti che si liberano da essi e li combattono.' Il rabbino Chezkia chiese, 'Come dobbiamo combatterli?' Il rabbino Jehuda disse, 'Con saggi consiglifarai guerra contro di loro. (Proverbi, cap.24,6). Con che tipo di guerra? Il tipo di guerra che ogni figlio d'uomo deve combattere contro i suoi nemici, e che Giacobbe usò contro Esaù - quando possibile, con l'inganno e la frode. Essi devono essere combattuti senza posa, fino a che il giusto ordine non sia ristabilito. E' perciò con soddisfazione che dico che noi ci dobbiamo liberare da loro e regnare su di loro."

    2. NON SI DEVE AIUTARE UN CRISTIANO AMMALATO

    Nello Iore Dea (158,1) si legge:

    "Gli Akum non devono essere curati, nemmeno per denaro, a meno che ciò non provochi la loro inimicizia."

    3. NON SI DOVRA' AIUTARE LA DONNA CRISTIANA DURANTE IL

    PARTO

    Nell' Orach Chaiim (330,2) si legge:

    "Nessun aiuto, benchè minimo, dovrà essere prestato ad una donna Akum durante il parto in giorno di sabato, in quanto il sabato non deve essere violato."

    4. NON SI DOVRA' AIUTARE UN CRISTIANO IN PERICOLO DI MORTE

    Nel Choshen Hammischpat (425,5) si legge:

    "Se vedete un eretico che non crede nalla Torah cadere in un pozzo con una scala, affrettatevi immediatamente e portatela via dicendogli 'Devo andare a prendere mio figlio giù da un tetto. Ti riporterò la scala immediatamente' o qualcosa del genere. I Kuthaei, comunque, che non sono nostri nemici e che si prendono cura delle pecore degli israeliti, non devono essere uccisi direttamente, ma non devono essere salvati dalla morte."

    E nello Iore Dea (158,1) si legge:

    "Gli Akum che non sono nostri nemici non devono essere uccisi direttamente, ciò non ostante essi non dovranno essere salvati dal pericolo di morte. Per esempio, se vedete uno di essi cadere in mare, non tiratelo su a meno che egli non vi prometta del denaro."



    Maimonide nello Hilkhoth Akum X,1.

    Non licet misereri eorum; quia dicitur: "Ne misereberis eorum"1). Idcirco, si quis viderit Adum pereuntem, vel aquis demersum, ne opem ferat. Si eum morti proximum viderit, ne eripiat morti. Attamen manu sua eum perdere, praecipitem in puteum dare, vel siquid huic simile, nefas est, quia nobiscum bellum non gerit.








    Maimonide, nello Hilkhoth Akum (X,1) dice:

    "Non abbiate pietà di loro: infatti, è detto (Deuter. VII,2): Non mostrate loro pietà. Perciò, se vedete un Akum in difficoltà o annegare, non andate in suo aiuto. E se egli fosse in pericolo di morte, non salvatelo. Ma non è giusto ucciderlo con la vostra mano spingendolo nel pozzo o in altro modo, dato che essi non sono in guerra contro di noi."

    Articolo II - I CRISTIANI DEVONO ESSERE UCCISI

    INFINE, il Talmud comanda che i cristiani siano uccisi senza pietà. Nell' Abhodah Zarah (26b) si legge:

    "Eretici, traditori e apostati devono essere gettati in un pozzo e non devono essere soccorsi."

    E nel Choshen Hammischpat (388,10) si legge:

    "Le spia dovrà essere uccisa, anche ai nostri giorni, dovunque si trovi. Essa può essere uccisa anche prima che confessi. E anche se ammette di aver voluto solo far del male a qualcuno, e se il male che voleva fare non era molto grande, è sufficiente per condannarla a morte. Essa comunque deve essere avvertita di non confessare in questa maniera. Ma se impudentemente essa dice "No, lo confesserò!" allora dovrà essere uccisa, il prima possibile. Se non c'è tempo per avvertirla, non è necessario farlo. Alcuni dicono che un traditore deve essere messo a morte solo quando è impossibile liberarsene mutilandolo, cioè, tagliandogli la lingua o strappandogli gli occhi, ma se ciò è possibile non dovrà essere ucciso, dato che egli non è peggiore di altri che ci perseguitano."

    E nello Choshen Hamm.di nuovo (388,15) si legge:

    "Se si può dimostrare che qualcuno ha tradito Israele tre volte, o che ha dato il denaro di israeliti agli Akum, si dovrà trovare il modo, dopo prudente considerazione, di eliminarlo dalla faccia della terra."

    *****

    Quinimo, ipsum studium Legis Iudaeorum mortis poenam meretur.

    Sanhedrin 59 a:

    R. Iochanan dicit: Goi scrutans legem, reus est mortis.






    Il cristiano che viene scoperto a studiare la Legge d'Israele merita la morte. Nel Sanhedrin (59a) si legge:

    "Il rabbino Jochanan dice: Un goi che ficca il naso nella Legge è colpevole di morte."



    II. Occidendi sunt Baptisma suscipientes Iudaei.

    Hilkhoth Akum X,2:

    Haec dicta sunt 1) de idolatris. Sed Israelitarum illos, qui a religione desciverint, vel Epikurei evaserint, trucidare, atque ad inferos usque persequi iubemur. Quippe affligunt Israelem, populumque a Deo avertunt.








    II. GLI EBREI BATTEZZATI DEVONO ESSERE MESSI A MORTE

    Nello Hilkhoth Akum (X,2) si legge:

    "Queste cose (supra) si intendono per gli idolatri. Ma anche gli israeliti che lasciano la loro religione e diventano epicurei devono essere uccisi e noi dobbiamo perseguitarli fino alla fine. Infatti essi affliggono Israele e distolgono il popolo da Dio."

    *****

    E nello Iore Dea (158,2 Hagah) si legge:

    "I rinnegati che si rivolgono ai piaceri degli Akum, e che ne rimangono contaminati adorando le stelle e i pianeti come essi fanno, devono essere uccisi."

    In modo simile, si dice nello Choshen Hammischpat (425,5):

    "Gli ebrei che diventano epicurei, che si danno all'adorazione delle stelle e dei pianeti e peccano maliziosamente; anche coloro che mangiano la carne di animali feriti, o che vestono abiti vani, meritano il nome di epicurei; in simil modo, coloro che negano la Torah e i Profeti d'Israele - la legge è che tutti questi debbano essere uccisi; e coloro che hanno il potere di vita e di morte devono farli uccidere; e se ciò non potesse essere fatto, essi dovranno essere portati alla morte con l'inganno."

    Qui sint isti abnegantes Legem, clare demonstrat R. Maimon in Hilkhoth Teschubhah III, 2).

    Tres sunt classes negantium Torah: 1. Qui dicunt non a Deo datam esse Torah, aut (non a Deo) saltem unum eius versum, saltem verbum unum, sed (tenent) Moysen a seipso hoc dixisse, omnis (qui ita dicit) abnegat Legem. 2. Qui abiiciunt eius explicationem, quae dicitur Torah oralis (Mischnah), neque agnoscunt eius doctores, quemadmodum (fecerunt) Tsadok 3) et Baithos 4). 3. Qui di-








    Il rabbino Maimonide, nello Hilkhoth Teschubhah (III,8), fornisce l'elenco di coloro che vengono considerati negatori della Legge:

    "Ci sono tre categorie di persone che negano la Legge della Torah: 1) Coloro che dicono che la Torah non è stata data da Dio, almeno un verso o una parola di essa (sic), e che dicono che è stato tutto lavoro di Mosè; 2) Coloro che rifiutano la spiegazione della Torah, cioè, la Legge Orale della Mischnah, e coloro che non riconoscono l'autorità dei Dottori della Legge, come i seguaci di Tsadok (Sadducei) e di Baithos; 3) Coloro che dicono che Dio ha cambiato la Legge per un'altra Nuova Legge, e che la Torah non ha più nessun valore, anche se essi non negano che fu data da Dio come credono i cristiani e i turchi. Tutti costoro negano la Legge dalla Torah."



    III. I CRISTIANI DEVONO ESSERE UCCISI PERCHE' SONO

    TIRANNI

    Nello Zohar (I,25a) si legge:

    "I Popoli della Terra sono idolatri, e su di loro è stato scritto: Che siano spazzati via dalla faccia della terra: Distruggete la memoria degli Amalechiti. Essi sono ancora con noi in questa Quarta Cattività, cioè, i Principi (di Roma) .... che, in realtà, sono amalechiti."

    1. QUESTI PRINCIPI DEVONO ESSERE UCCISI PER PRIMI

    Perchè se viene loro permesso di vivere, la speranza della liberazione degli ebrei è vana, e le loro preghiere di libe razione da questa Quarta Cattività saranno inefficaci. Nello Zohar (I,219b) si legge:

    "E' certo che la nostra cattività durerà fino a quando i principi dei gentili che adorano gli idoli non saranno distrutti."

    E ancora nello Zohar (II,19a) si legge:

    "Il rabbino Jehuda ha detto: Venite a vedere come stanno le cose; come i principi hanno assunto potere sopra Israele e gli israeliti non protestano. Ma, quando cade il principe, la loro contentezza si fa sentire. Sta scritto che: il Re degli Egiziani morì e subito i figli d'Israele furono liberati dalla cattività; essi lanciarono grida e la loro voce salì a Dio."

    2. IL PRINCIPATO CHE HA PER CAPITALE ROMA E' QUELLO CHE

    GLI EBREI DEVONO ODIARE PIU' DI TUTTI

    Lo chiamano il Regno di Esaù e degli Edomiti, il Regno dell'Orgoglio, il Regno del Male, Empia Roma. L'impero Turco viene chiamato il Regno degli Ismaeliti, che essi non desiderano distruggere. Il Regno di Roma, comunque, deve essere sterminato, perchè quando la corrotta Roma sarà distrutta, la salvezza e la libertà verranno al Popolo Eletto di Dio."





    R. David Kimchi scribit diserte in Obadiam29:





    Quidquid dixerunt Prophetae de vastatione Edom in ultims diebus, id de Roma intellexerunt, ut explicavi in Iesaia in versu "Accedite gentes ad audiendum"3). Etenim, quando vastabitur Roma, erit redemptio Israelitarum.








    Il rabbino David Kimchi scrive come segue nell'Obadiam:

    "Ciò che i Profeti predissero sulla distruzione di Edom negli ultimi giorni lo riferivano a Roma, come spiega Isaia (ch.34,1): Avvicinatevi, o nazioni, ed ascoltate... Quando Roma sarà distrutta, Israele sarà redenta."

    Anche il rabbino Abraham dice la stessa cosa nel suo libro Tseror Hammor, sezione Schoftim:

    "Non appena Roma sarà stata distrutta, noi saremo redenti."







    IV. INFINE, TUTTI I CRISTIANI, INCLUSI I MIGLIORI FRA DI

    LORO, DEVONO ESSERE UCCISI.



    -113-



    Abhodah Zarah 26b. Tosephoth:

    Optimus inter Goim occidi meretur.






    Multoties haec phrasis repetita occurrit in diversis libris Iudaeorum, licet non iisdem verbis. V.g.: R. Sal. Iarch in Exodi cap.XIV, v. 7 editionis Amstelodamiensis1) dicit:



    Nell' Abhodah Zarah (26b, Tosephoth) si legge:

    "Anche il migliore dei Goim dovrebbe essere ucciso"

    Lo Shulchan Arukh, dopo le parole dello Iore Dea (158,1) che dicono che coloro fra gli Akum che non fanno del male agli ebrei non devono esser uccisi, cioè coloro che non fanno guerra ad Israele, così spiega la parola Milchamah - guerra:

    "Ma in tempo di guerra gli Akum devono essere uccisi in quanto sta scritto: 'I buoni fra gli Akum meritano di essere uccisi, ecc."

    *****

    V. L'EBREO CHE UCCIDE UN CRISTIANO NON COMMETTE PECCATO,

    MA OFFRE UN SACRIFICIO ACCETTO A DIO

    V. Iudaeus occidens Christianum non peccat, sed offerre dicitur Deo acceptabile sacrificium.

    Sepher Or Israel 177b3):

    Dele vitam Kiphoth et occide ea; gratus enim eris Divinae Maiestati sicut ille, qui offert oblatum incensi.






    Nello Sepher Or Israel (177b) si legge:

    "Togli la vita ai Kliphoth e uccidili, e piacerai a Dio come uno che Gli offre incenso."



    E nello Ialkut Simoni (245c. n.772) si legge:

    "Colui che sparge il sangue degli empi è tanto accetto a Dio quanto colui che offre un sacrificio a Dio."

    VI. DOPO LA DISTRUZIONE DEL TEMPIO A GERUSALEMME, L'UNICO

    SACRIFICIO NECESSARIO E' LO STERMINIO DEI CRISTIANI

    Nello Zohar (III,227b) Il Buon Pastore dice:

    "Il solo sacrificio necessario è che togliamo l'immondo di mezzo a noi."



    Lo Zohar (II,43a), spiegando il precetto di Mosè sulla redenzione del primogenito di un asino che si ottiene con l'offerta di un agnello, dice:

    "L'asino sta per il non ebreo, che deve essere redento con l'offerta di un agnello, che è il gregge disperso di Israele. Ma se egli rifiuta di essere redento, allora gli si rompa il cranio... Essi dovrebbero essere cancellati dal libro dei viventi, in quanto su di loro è detto: Colui che pecca contro di me, io lo toglierò dal libro della vita."

    VII. COLORO CHE UCCIDONO I CRISTIANI AVRANNO UN POSTO

    ELEVATO IN CIELO

    Nello Zohar (1,38b, e 39a) si legge:

    "Nei palazzi del quarto cielo si trovano coloro che emisero lamenti su Sion e Gerusalemme, e tutti coloro che distrussero le nazioni idolatre... e coloro che uccisero gente che adorava gli idoli sono vestiti con vesti di porpora in maniera che possano essere riconosciuti e onorati."

    VIII. GLI EBREI NON DEVONO MAI CESSARE DI STERMINARE I

    GOIM; NON DEVONO MAI LASCIARLI IN PACE E NON DEVONO

    MAI SOTTOMETTERSI A LORO.

    Nello Hilkhoth Akum (X,1) si legge:

    "Non mangiate con gli idolatri, non permettete loro di adorare i loro idoli; è infatti scritto: Non stabilite contratti con loro, non mostrate loro misericordia (Deuter. cap. 7, 2). O li distogliete dai loro idoli o li uccidete."



    Ibidem (X,7):

    "Non si dovrà permettere a nessun idolatro di rimanere nei luoghi dove gli ebrei sono forti..."

    IX. TUTTI GLI EBREI SONO OBBLIGATI AD UNIRSI INSIEME PER

    DISTRUGGERE I TRADITORI CHE SONO IN MEZZO A LORO

    Nel Choshen Hammischpat (338,16) si legge:

    "Tutti gli abitanti della città sono obbligati a contribuire alla spesa dell'uccisione di un traditore, anche coloro che devono pagare altre tasse."

    X. NESSUNA FESTA, NON IMPORTA QUANTO SOLENNE, PUO'

    IMPEDIRE LA DECAPITAZIONE DI UN CRISTIANO

    Nel Pesachim (49b) si legge:

    "Il rabbino Eliezer disse: E' permesso tagliare la testa di un 'idiota' (uno degli abitanti della terra) nella festa della Riconciliazione quando cade in giorno di Sabato. I suoi discepoli gli dissero: rabbino, dovresti piuttosto dire sacrificare. Ma egli rispose: Niente affatto, è infatti necessario pregare mentre si sacrifica, e non c'è bisogno di pregare quando si decapita qualcuno."

    XI. IL SOLO SCOPO DI TUTTE LE AZIONI E PREGHIERE DEGLI

    EBREI DEVE ESSERE QUELLO DI DISTRUGGERE LA RELIGIONE

    CRISTIANA

    Gli ebrei dipingono il Messia e Liberatore che aspettano come un persecutore che infliggerà grandi calamità ai non giudei. Il Talmud elenca tre grandi mali che colpiranno il mondo quando il Messia verrà. Nello Schabbath (118a) si legge:

    "Chiunque mangia tre pasti di Sabato sarà salvato dai tre mali: dalle punizioni del Messia, dalle pene dell'inferno e dalla guerra di Magog; infatti sta scritto: Ecco, Io vi manderò Elia il Profeta prima che venga il 'Giorno' del Signore, ecc."

    XII. NELLE LORO PREGHIERE GLI EBREI SOSPIRANO LA

    VENUTA DEL MESSIA VENDICATORE, SPECIALMENTE NELLA

    VIGILIA DELLA PASQUA (EBRAICA):





    "Scarica la tua ira sulle nazioni che non ti conoscono, e sui regni che non invocano il tuo nome; Scarica la tua indignazione su di loro e che la tua ira di vendetta li prenda; Perseguitali e distruggili con ira da sotto i cieli del Signore."

    Essi pregano anche come segue:

    "Per quanto tempo rimarrà la tua forza prigioniera e per quanto tempo giacerà la tua bellezza sotto la mano dell'oppressore? O Dio! Mostra la tua forza e il tuo zelo contro i nostri nemici; spezza la loro forza e confondili..."

    E ancora:

    "Recidi la speranza dell'ingiusto; fa che tutti gli eretici periscano immediatamente; sradica, spezza, e distruggi il Regno Orgoglioso; affrettati a rendere tutti i popoli soggetti nei nostri giorni."

    *****

    Esattamente allo stesso tempo, il Venerdì Santo, quel "Prinicipe dell'Impero Orgoglioso" di Roma, il Papa, prega e ordina a tutti in tutto il mondo di pregare per tutti gli "eretici" e coloro che sono "persi" come segue:

    "Preghiamo per i perfidi giudei: che il Signore nostro Dio possa togliere il velo dai loro cuori, che possano riconoscere Gesù Cristo nostro Signore.

    "Dio Onnipotente ed Eterno, che non escludi nemmeno gli ebrei dalla tua misericordia: ascolta le nostre preghiere che offriamo per la cecità di quel popolo che, riconosciuta la luce della tua verità, che è Cristo, possa uscire dalle sue tenebre, Per Gesù Cristo nostro Signore..."























    COME SON BELLI I TUOI PADIGLIONI, O GIACOBBE,

    E LE TUE TENDE, O ISRAELE!

    (Num.24,5)



    EPILOGO





    Al gentile lettore:



    In questo lavoro, ho citato passi di pochissimi fra i libri talmudici che fanno riferimento ai cristiani. Per amore di brevità e per risparmiare il cuore sensibile del lettore, ne ho omesso molti altri che avrebbero potuto essere inclusi. Questi testi che ho citato, comunque, dovrebbero essere sufficienti per dimostrare quanto false siano le affermazioni degli ebrei quando sostengono che non c'è niente nel Talmud che insegni l'odio e l'inimicizia verso i cristiani.

    Se lo studio delle orribili bestemie di questo libro dovesse risultare rivoltante per il lettore, che egli non me ne voglia. Non ho detto, all'inizio, che avrei narrato qualcosa di piacevole, ma solamento che avrei dimostrato ciò che veramente il Talmud insegna sui cristiani, e non credo che avrei potuto farlo in maniera più appropriata.

    Mi rendo conto, comunque, che, dato che la verità non piace a tutti, molti mi diverranno nemici per aver in tal modo testimoniato la verità. Ciò mi è stato ricordato sia dalle leggi del Talmud stesso che minaccia di morte i "traditori", e ancor più, dagli avvertimenti di coloro che hanno avuto esperienza delle azioni che gli ebrei intraprendono contro coloro che rendono note cose a loro sfavorevoli. Hanno tutti predetto che perirò per mano degli ebrei. Cercando di dissuadermi dal continuare il mio lavoro, alcuni mi hanno pregato di ricordare la sorte del Professor Charini, che fu ucciso all'improvviso dopo aver incominciato a tradurre il Talmud in lingua vernacolare. Altri mi hanno ricordato la sorte del monaco Didacus di Vilna, un convertito dal giudaismo che fu crudelmente assassinato; altri mi hanno ricordato di coloro che erano stati perseguitati per aver rivelato segreti della religione ebraica. Altri ancora, mi hanno messo in guardia contro i pericoli in cui sarebbero incorsi i miei cari. "Wszak ciebie wydzi zabij"* mi si ripeteva centinaia di volte.

    Il libro che tu ora tieni in mano è la miglior prova che non ho dato retta agli avvertimenti dei miei amici. Ho considerato indegno di me stesso rimanere in silenzio solo per amore della mia sicurezza personale, mentre il conflitto imperversa fra i due campi dei "Semiti" e degli "Antisemiti," entrambi dei quali sostengono di combattere per la verità, mentre io so che la verità completa non si trova in nessuno dei due campi.

    Ma qualsiasi cosa mi succeda a causa di ciò che ho fatto, sarò lieto di sopportarla. Sono disposto a offrire la mia vita -

    u



    CHE IO POSSA TESTIMONIARE LA VERITA' (Gio. 18,37)



    I.B. Pranaitis









    *****



    *"Ma gli ebrei ti uccideranno" - Traduzione polacca -



    (Circa il contenuto dell'Epilogo, è tristemente significativo ricordare che Padre Pranaitis trovò in effetti la morte come previsto per mano dei suoi nemici durante la rivoluzione bolscevica - n.d.r.)



    *****
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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