Tratto dalla pagina dei lettori di oggi.Se questa è la Lega e se questa è la Padania che vogliono..beh potranno arrivare anche al 100% dei voti ma io QUESTA Padania non la voglio e mi mette i brividi![]()
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Ma voi ci capite qualcosa da questo coacervo di "paroloni"??
La Parola ai Lettori
pagina a cura di Matteo Salvini
La Lega: il braccio politico della contro-rivoluzione
MATTEO CASTAGNA - Verona Ovest
«Al cambiamento si arriva solo attraverso la lotta....» Umberto Bossi. Questa è la frase con cui il nostro segretario federale ha ben inquadrato il momento attuale. Il binomio ”Lega di lotta e di governo” deve essere, specialmente in questi giorni cruciali per le riforme, l’indirizzo per tutto il popolo del Nord.
Come conciliare questa dicotomia? È importante porre delle basi di carattere ideologico, dalle quali trarre i frutti per tutta l’attività politica, a partire dalla base militante, dalle piazze, dai luoghi d’incontro. Porsi degli obiettivi da raggiungere è, senza dubbio la prima cosa da fare, che la Lega non ha mai dimenticato né cambiato: la riforma generale dello Stato e, di conseguenza, il cambiamento nella scuola, nella morale, nel modo di condurre la cosa pubblica, nella gestione della sicurezza, della sanità, della previdenza sociale. In questo contesto si deve valutare la battaglia parlamentare sul ripristino del crocefisso nei locali pubblici.
La Lega, nel suo corso evolutivo, abbraccia in pieno la lotta contro-rivoluzionaria. Alla base di tutte le iniziative c’è una motivazione anti-materialista: nella storia, nella cultura, nello stile di vita. La Lega vuole tornare ad insegnare al nostro glorioso popolo veneto e padano che il Mondo è una continua lotta tra bene e male: da una parte c’è la “Pseudo-rivoluzione” nata con la Rivoluzione Francese, che ha prodotto: materialismo, consumismo, egualitarismo e, in ultima analisi, pianificazione economica atta alla cancellazione della lotta di classe.
Dall’altra la contro-rivoluzione che, dai tempi della Contro-Riforma oppone il primato dell’anima sulla materia, la diseguaglianza gerarchica in tutte le istituzioni umane, il benessere economico inteso non come un fine ma un mezzo per una vita più dignitosa. Chiaramente viene esplicata questa dottrina dallo scrittore cattolico Clemente Solara della Margherita: «O una cosa o l’altra esser di idee; piacere a due partiti è impossibile; si mantiene debolmente chi si regge su due principi opposti; colui che animoso tien fermo ad uno, ha già più probabilità di vincere; e se cade, cade con gloria, e non senza speranza di risorgere». A questo punto, per capire bene che cosa stia dietro la battaglia contro-rivoluzionaria della Lega occorre capire cosa sia la Rivoluzione e, quindi, la sua opposta fazione.
La Rivoluzione è disordine: nelle tendenze, nella morale, nelle idee, nei fatti. Le prime cominciano a modificare le mentalità, i modi di essere, le espressioni artistiche decadenti, i costumi smodati. Emblematica, in tal caso, è l’espressione di Paul Bourget «bisogna vivere come si pensa, se no, prima o poi, si finisce col pensare come si è vissuto». Ecco, allora, che la rivoluzione nelle tendenze ha prodotto la trasformazione delle idee e, a sua volta, quella dei fatti, evidente nelle istituzioni, nelle leggi (vedi legge Mancino ), nella religione.
In ultima analisi, i prodotti della Rivoluzione sono il relativismo egualitarista di tipo liberale e il relativismo ateo e materialista di tipo comunista. Si tratta delle due facce della stessa medaglia, che individuano chiaramente i nemici della contro-rivoluzione. Essa, invece, è la Restaurazione dell’Ordine. Ossia la civiltà europea, austera e gerarchica, sacrale nei sui fondamenti, antiegualitaria ed antiliberale. Quest’ordine, che, storicamente, affonda le sue origini nel Sacro Romano Impero, nella Serenissima Repubblica di Venezia, dovrà risplendere nei tre punti principali in cui è stato ferito dalla Rivoluzione:
1) Un profondo rispetto dei diritti della Chiesa Tradizionale (non certo quella di adesso! Che promuove Messe ecumeniche con eretici e scismatici) e una sacralizzazione, in tutti gli aspetti possibili, dei valori della vita temporale, il tutto in opposizione al laicismo, all’interconfessionalismo, all’ateismo e al panteismo, così come alle loro conseguenze in campo etico e morale (aborto, eutanasia, pena di morte, droga, diritti alle coppie omosex, ecc.).
2) Uno spirito di gerarchia, che segua gli aspetti della Società e dello Stato, della cultura e della vita, in opposizione all’egualitarismo Rivoluzionario (di qui la lotta contro la prostituzione, la richiesta di riaperture delle “case chiuse”, la battaglia per i Crocefissi nelle scuole e quella contro la pedofilia e la pornografia).
3) Una cura costante nello scoprire e nel combattere il male nelle sue forme embrionali e nascoste (poteri forti, Massoneria, Mafia...), nel fulminarlo con decisione e con marchio d’infamia (Plinio Carrèa De Oliveira). Umberto Bossi sta dando applicazione a questi pensieri. Li sta addirittura ampliando ed inserendo all’interno di una concezione dello Stato, finalmente federalista, che rispetti le peculiarità regionali e valorizzi le sacrosante differenze tra popoli che, prima il piano Marshall, poi, il modello statunitense e 50 anni di democrazia cattocomunista hanno cercato di rimuovere, sradicare ed annientare.




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