Proposta di legge del Carroccio: referendum sulle decisioni dell’Ue
di Mauro Bottarelli
ROMA - «Dobbiamo essere “eurocoscienti”, non “eurotiepidi” o “euroentusiasti?”». Sta tutto in questa battuta finale dell’onorevole Giacomo Stucchi, il senso del convegno tenutosi ieri mattina a Palazzo Valdina sul delicato tema del coinvolgimento dei cittadini nel processo di ratifica dei trattati internazionali che comportino cessioni di sovranità. Per discutere dell’argomento con l’onorevole Stucchi, presidente della Commissione XIV Politiche dell’Unione Europea, erano presenti il presidente del gruppo parlamentare della Lega Nord, Alessandro Cè, il presidente della Commissione I Affari Costituzionali, Donato Bruno, il vice-presidente della medesima Commissione e relatore della proposta di legge della Lega Nord, Pietro Fontanini, il presidente del gruppo parlamentare della Margherita, Pierluigi Castagnetti e il presidente del gruppo parlamentare di Alleanza Nazionale, Ignazio La Russa. Presupposto di base dell’intera discussione è la proposta di legge n.2218 presentata dalla Lega Nord presso la I Commissione Affari Costituzionali della Camera per la modifica dell’articolo 11 della Costituzione che disciplini le forme di consultazioni dei cittadini per la ratifica di trattati internazionali che comportino cessioni di sovranità. Ovvero, per utilizzare un linguaggio più accessibile a tutti, l’inserimento di due nuovi commi nell’articolo 11 della Costituzione. Il primo riguardante l’introduzione dell’esplicito riferimento alla partecipazione dell’Italia al processo di integrazione europea, in condizione di parità con gli altri Stati, con un ordinamento basato sul principio di democraticità e sussidiarietà e nel rispetto dei principi supremi dell’ordinamento e dei diritti inviolabili della persona umana. Al contempo, la proposta di legge della Lega Nord propone che ulteriori limitazioni di sovranità nazionale siano approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera e siano sottoposte a referendum popolare, per la validità del quale è necessaria la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto, ovvero il raggiungimento del quorum. Il popolo, quindi, dovrà potersi esprimere riguardo una materia di fondamentale importanza come la ratifica di trattati europei, vedendo finalmente tutelata la propria prerogativa di sovranità assoluta e garantita un’informazione corretta e capillare riguardo decisioni comunitarie che andranno a influenzare scelte e operato di decine di milioni di cittadini. «Gli impegni assunti con i trattati di Maastricht e di Amsterdam, nonché con il recente trattato di Nizza e con il Consiglio europeo di Laeken - ha dichiarato l’onorevole Stucchi - presuppongono l’attribuzione di un chiaro ed esplicito fondamento costituzionale alla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea. Altri Stati membri come la Francia, la Germania e l’Austria hanno infatti adeguato, nel corso degli ultimi anni, le loro Costituzioni al processo di integrazione europea; altri Paesi, quali la Danimarca e l’Irlanda, hanno legato tale processo a forme di coinvolgimento referendario della popolazioni. La recente esperienza del referendum irlandese - ha proseguito Stucchi - ha in particolare dimostrato l’importanza di rendere i cittadini pienamente compartecipi e consapevoli del processo evolutivo dell’Ue. L’azione politica della Lega Nord in sede di Commissione Affari Costituzionali si muove in questo senso, per un allargamento della democraticità e della trasparenza e per la piena consapevolezza da parte dei cittadini dei propri diritti e di quello che sarà il loro futuro». Dopo l’onorevole Stucchi ha preso la parola l’onorevole Donato Bruno, Presidente della Commissione Affari Costituzionali che dopo aver reso omaggio alla sensibilità da sempre dimostrata dalla Lega Nord verso questi temi ha ripercorso le tappe che hanno portato all’adeguamento del nostro ordinamento costituzionale nei confronti dell’integrazione europea attraverso l’interpretazione giurisprudenziale dell’articolo 11 della Corte Costituzionale e ha brevemente ricordato la precedente esperienza di modifica poi naufragata vissuta nella Commissione bicamerale della XIII legislatura. «Siamo gelosi della Costituzione e soprattutto della sua prima parte» ha concluso Bruno ma sulla questione dell’articolo 11 in materia di integrazione europea serve assolutamente una modifica che ritengo andare nella direzione tracciata dalla proposta della Lega Nord». È stata poi la volta dell’onorevole leghista Pietro Fontanini, che ha ricordato come «i padri costituenti avessero pensato l’articolo 11 in riferimento all’adesione italiana alle Nazioni Unite e come la Corte Costituzionali abbia, fin dagli anni Sessanta, dato vita a una serie di pronunciamenti forzati che estendessero la sua validità a principi programmatici di valore generale, di cui la Cee prima e l’Ue ora sono concreta attuazione. Questo non è più accettabile, poiché nel momento in cui lo Stato acconsente a cedere fette di sovranità bisogna che il popolo autorizzi il suo operato mediante democratico referendum. La sovranità, infatti, appartiene al popolo e non si può agire previo consenso del titolare unico». Fontanini ha inoltre ricordato come «molti Paesi, quali Danimarca, Irlanda e Svezia, abbiamo chiamato il popolo ad esprimersi su queste materie senza che l’integrazione europea subisse rallentamenti pericolosi o intoppi definitivi». Unica voce dissonante nel coro dei relatori, quella di Pierluigi Castagnetti, secondo il quale «la prima parte della Costituzione ha il valore della transtemporalità e non va quindi toccata. Nel merito dell’articolo 11, Castagnetti ritiene che questo abbia giocato un ruolo decisivo nel processo di integrazione e che, soprattutto, «non si debba parlare tanto di limitazione della sovranità, quanto di dilatazione della stessa poiché come gli altri Paesi europei possono mettere il naso in Italia lo stesso possiamo fare noi nei loro confronti. Introdurre nell’ordinamento novità che rallentino il nostro spirito di adesione europeista è un errore - prosegue Castagnetti -, come ritengo sbagliato non agganciarci al motore europeo formato dall’asse franco-tedesco. Non dobbiamo infatti paragonarci a Paesi come Danimarca e Austria ma guardare verso Parigi e Berlino scacciando la tentazioni di renderci riconoscibili come “eurotiepidi” o avvezzi a introdurre elementi di tutela eccessiva e rallentamento dell’integrazione». Immediata è giunta la replica da parte del presidente del gruppo parlamentare della Lega Nord, Alessandro Cè, secondo il quale quella espressa da Castagnetti «è una visione elitaria e centralista dell’Unione Europea, fortemente viziata da un complesso di inferiorità verso Francia e Germania veramente inaccettabile oltre che smentito dalle contingenze sia politiche che economiche». Per quanto riguardo il merito dell’articolo 11, secondo Cè «appare inaccettabile che il popolo debba dare una delega in bianco su materie mai discusse o mai presentate durante la campagna elettorale per le europee. Voglio inoltre sottolineare come esista una cattiva interpretazione del principio di sussidiarietà o paradossi democratici come quelli che hanno visto la Corte di Giustizia spostare poteri in sede comunitaria anche contro il parere di molti parlamenti». Per quanto concerne le riserve su una possibile modifica della prima parte della Costituzione, Cè ricorda come «questa sia già stata toccata per la questione della lingua italiana come lingua nazionale voluta da An e riguardante l’articolo 12». Sul quorum, infine, «la Lega non ha una posizione rigida ma bisogna assolutamente informare i cittadini su cosa accade in Europa: se facessimo un sondaggio, il 90% degli italiani si dichiarerebbe pressoché all’oscuro di quanto accade a Bruxelles e Strasburgo. Il referendum, quindi, assume un connotato di garanzia». Per finire è intervenuto il presidente del gruppo parlamentare di An, Ignazio la Russa, che dopo aver lodato la sensibilità con cui la Lega sta affrontando un tema così delicato, ha ricordato come «l’Europa che sta nascendo appare sempre più un’unione di banche, mercati e finanza mentre bisogna lottare anche attraverso questa proposta di modifica della Lega che An appoggia per un’Europa delle patrie, dei popoli e dello spirito».




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