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    Predefinito Bertinotti su Agnelli: è la fine di un'epoca

    La scomparsa di Gianni Agnelli: è la fine di un mondo
    di Fausto Bertinotti

    Raramente la morte di una persona simbolizza la fine di un’epoca come è avvenuto oggi per la scomparsa di Gianni Agnelli.
    La morte di un protagonista del lungo ciclo economico, sociale e culturale del dopoguerra si incrocia con la crisi di quella grande impresa che era stata protagonista di quel ciclo.
    Con la nostra gente di quel mondo rappresentato da Agnelli e dalla Fiat siamo stati avversari. Lo siamo stati con la resistenza operaia e comunista degli anni duri del vallettismo, con la riscossa operaia degli anni Ottanta, fino alla sconfitta dei 35 giorni e alla attuale crisi aziendale.
    Siamo stati avversari in nome di una ragione di classe diversa e alternativa all’organizzazione del lavoro nella fabbrica e nella società, in nome di un rapporto differente tra uomini e produzione. La Fiat da un lato, il movimento operaio dall’altro sono stati protagonisti principali di una sfida sociale che ha attraversato il dopoguerra italiano fino al radicale cambiamento di scenario di questi anni rappresentato dalla globalizzazione capitalistica.
    E tuttavia è stato sempre nostro costume accompagnare anche il più radicale scontro con la Fiat con il rispetto per le persone. Riteniamo quindi che questo sia il momento delle condoglianze e tuttavia la scomparsa di un protagonista di un’intera fase storica della grande impresa italiana non può non essere avvertita, anche simbolicamente, come la fine di una storia.
    24 gennaio 2003
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #2
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    Predefinito

    Il linguaggio e il tono usati da un quotidiano come "La Repubblica" nel commentare il giorno dei funerali di Gianni Agnelli sono a mio avviso illuminanti.
    Il 26-01-2003 il quotidiano diretto da Scalfari parla di folle che danno l'addio al "Re", e di chi vuole "salutare il padrone", ammirandolo. Quel che colpisce è l'assoluta naturalezza con la quale questo giornale della borghesia di Stato "progressista" utilizzi (correttamente in fondo) la categoria di "Re", "Nobiltà", "Padrone" per contrassegnare il più celebre e importante tra i dominanti italiani. Questo conferma che :
    1) E' risaputo, anche se detto solo poche volte, che la vera classe dominante è quella imprenditorial-finanziaria, molto più potente e importante della classe politica al governo o all'opposizione; quest'ultima classe viene ancora "indicata" come quella decisiva per sviare l'attenzione da chi detiene veramente il potere economico-finanziario e politico-ideologico;
    2) Tale classe oligarchica imprenditorial-finanziaria è la vera "nobiltà" della società capitalistica. Non viene eletta, governa senza mandato e senza controllo;
    3) Tale classe puo' contare sulla fedeltà assoluta degli strati alti del "Terzo Stato" (i manager, gli amministratori delegati, etc.), sulla reverenza della classe borghese di Stato (politici, managare del settore pubblico), e sull'opera ideologica di legittimazione da parte del "Nuovo Clero" (la classe intellettuale, giornalistico-mediatica e accademica).

    Tutto cio' sembra anche confermare come la lotta di classe perpetrata dall'oligarchia dominante contro la classe operaia abbia ottenuto risultati eccellenti negli ultimi 20 anni, sradicando gran parte della coscienza di classe che il movimento operaio aveva faticosamente costruito. Infatti, la gran parte dei dominati porta un rispetto verso gli Agnelli che ricorda quello che i poveracci avevano per i re e le regine nell'Ancien Régime.
    Va da sé che urge recuperare una sana coscienza di classe, oppure saranno davvero guai per tutti noi. Occorre meditare seriamente su quanto sta accadendo e la ricezione popolare della morte di Agnelli dovrà essere analizzata con freddezza e lucidità

 

 

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