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Discussione: stomachevole...

  1. #1
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    Angry stomachevole...

    Adesso ho finalmente capito cosa significa essere cattolici..fare quel cazzo che ti pare x tutta la vita e pentirti all'ultimo secondo..solo così avrai tutti gli onori.E quelli che nella loro vita hanno davvero seguito i precetti evangelici e le parole del papa? Coglioni..non hanno capito che l'essenza del cattolicesimo è dire una cosa e farne un'altra, quanto al papa, le sue prediche vanno accolte col sorriso sulle labbra, tanto poi facciamo quel cazzo che ci pare.L'importante è salvare le apparenze.

    p.s.Sbaglio o Agnelli non è che fosse il prototipo del buon cristiano??


    L'ultima buffonata....

    Agnelli, l'omelia: "Era, prima di tutto, un buon cristiano"


    Il Caridnale evita la celebrazione dell'uomo pubblico. Meglio ricordare, di Agnelli, la fede cristiana. Messaggio per chi pensa che uomini come lui possano farne a meno. Unica concessione: lo saluta come "Avvocato".


    TORINO - "Gli chiesi un giorno come preferiva essere chiamato, se ingegnere o avvocato. Mi rispose: preferisco avvocato, perché è un nome d'arte". E "l'Avvocato", quello con la A maiuscola, Giovanni Agnelli lo è stato per tutti, perfino, in morte, per il Cardinale Poletto, che dal pulpito del Duomo di Torino così lo saluta per il suo ultimo viaggio.

    L'Arcivescovo pronuncia un'omelia commossa e misurata. Sceglie di evitare l'Agnelli pubblico. Troppo - sostiene - i giornali ne hanno sviscerato ogni aspetto in questi giorni. Si concentra, invece, sugli aspetti più intimi della vita di Agnelli. Ricorda quando, poco prima di Natale, fosse stato chiamato per offrire i conforti religiosi ad Agnelli. I colloqui di quest'ultimo periodo, quando sull'Avvocato era già scesa l'ombra della morte imminente. "Dov'è o morte la tua vittoria?" ripete riprendendo la lettera di San Paolo ai Corinzi che lui stesso ha scelto di inserire tra le letture della cerimonia.

    La fede, vince la morte, è il messaggio. E il miracolo più grande, spiega il Cardinal Poletto, nella vita di quest'uomo così piena, gratificante, è proprio la fede. "Era un cristiano, che si è preparato a morire da cristiano" racconta con orgoglio.

    "Voglio dirlo - aggiunge - perché molti credono che persone come Agnelli, che hanno avuto tanto dalla vita, pensino di bastare a se stessi". Non così l'avvocato, che è voluto morire con l'umiltà dei cattolici, "rimettendo la propria vita nelle mani di Agnelli".

    Ecco, dopo le commemorazioni della prima ora, dopo i ricordi del grande imprenditore, del senatore a vita, del presidente di una delle più grandi squadre di calcio italiane, del jet set internazionale, l'ultimo aspetto di Agnelli che ancora attendeva una celebrazione.

    Il Cardinal Poletto non perde l'occasione: sta qui, nell'intimità con la quale l'Avvocato si è avvicinato alla morte, l'aspetto più innovativo e grande di una persona che ha già avuto successi negli altri campi della vita.

    "Uscendo dalla cattedrale ciascuno porti con se il ricordo della fede cristiana dell'avvocato e l'insieme della sua grande passione dell'imprenditore che ha dato lavoro a tante persone creando benssere per tante famiglie".

    Poi l'appello:"La sua azienda sta attraversando grandi difficoltà per questo serve non solo la coscienza che debba essere rilanciata ma anche che resti ancorata alla sua Torino".
    Questo era, per Poletto, l'ultimo desisderio in vita dell'Avvocato. "Ci auguriamo che questo auspicio si realizzi" dice.

    La morte dell'Avvocato, insomma, diventi un'occasione di dialogo, per risollevare i destini dell'azienda di famiglia. Poletto ne parla come di un obbligo, che il Paese deve a uno dei suoi principali protagonisti. Un uomo ricordato in tanti modi, che l'Arcivescovo, dal pulpito del Duomo, ha voluto tratteggiare con una matita diversa dalle altre usate in questi giorni: quella della pietà e della fede cristiana.

    •   Alt 

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  2. #2
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    L'ipocrisia è tipica della mentalità cattolica: fai quel ca**o che ti pare...poi ti confessi e torna tutto a posto.
    Ricordiamoci che solo pochi secoli fa comprando le indulgenze ti guadagnavi il paradiso.

  3. #3
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    intanto pero', le ville da 1000 ed una notte nelle localita' piu' belle del mondo, lo yacht da 18 metri, le feste, gli onori ce li aveva lui, l avvocheto!! noi, quando schiatteremo, altro che un cardinale, andremo all altro mondo da soli alla sua!!

  4. #4
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    Si, stomachevoli preti, politici e leccaculisti giornalisti.
    Questo non è un Paese, questo è un palcoscenico di saltimbanchi e istrioni in maschera.
    Gli unici ad ostentare orgoglio sono i Ciampi & C.
    Orgoglio di che? Fatemi ridereeeeeee.......

  5. #5
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    Son d'accordo (!) con ario1.
    In ogni caso, Aran, se sono d'accordo con te nel "condannare" questa predica e questa sorta di beatificazione di Agnelli, queste generalizzazioni lasciano il tempo che trovano. E fanno torto all'intelligenza del loro autore.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  6. #6
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    Originally posted by Stonewall
    Son d'accordo (!) con ario1.
    In ogni caso, Aran, se sono d'accordo con te nel "condannare" questa predica e questa sorta di beatificazione di Agnelli, queste generalizzazioni lasciano il tempo che trovano. E fanno torto all'intelligenza del loro autore.
    A volte mi sembra di parlare arabo...

    Ho forse detto che TUTTI i cattolici sono come Agnelli?

    NO

    Ho forse detto che TUTTI i preti sono come Poletto?

    NO

    Ho forse detto che definire Agnelli un "buon cristiano" significava offendere quei cattolici che TUTTI I GIORNI, con sobrietà e in silenzio, si sforzano di applicare i precetti evangelici senza trombe e fanfare?



    Ho forse detto che così facendo la chiesa fa passare l'idea x cui prima si fa quel cazzo che ci pare e poi, all'ultimo secondo, ci si pente guadagnandosi il paradiso?

    Sì, è la verità.

    Domanda: in virtù di tutto quello che la chiesa predica, le SUE AZIONI CONCRETE aderiscono sì o no ai "valori" e ai "princìpii" declamati ogni giorno?

    NO

    E' una generalizzazione?

    Sì.Le generalizzazioni servono a stabilire un giudizio complessivo e globale su di un problema partendo dai casi singoli e traendone un parere generale.E' un metodo usato in tutte le branchie del sapere umano...

  7. #7
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    A volte mi sembra di leggere arabo.
    Hai scritto:

    Adesso ho finalmente capito cosa significa essere cattolici..fare quel cazzo che ti pare x tutta la vita e pentirti all'ultimo secondo..solo così avrai tutti gli onori.E quelli che nella loro vita hanno davvero seguito i precetti evangelici e le parole del papa? Coglioni..non hanno capito che l'essenza del cattolicesimo è dire una cosa e farne un'altra, quanto al papa, le sue prediche vanno accolte col sorriso sulle labbra, tanto poi facciamo quel cazzo che ci pare.L'importante è salvare le apparenze.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  8. #8
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    Originally posted by Stonewall
    A volte mi sembra di leggere arabo.
    Hai scritto:

    Certo, questo è il cattolicesimo della coppia agnelli-poletto.Ora, siccome poletto è un cardinale e non don gallo e siccome queste situazioni(beatificazioni e/ o conversioni di potenti o famosi ancorchè atei o libertini)sono sistematiche, delle due l'una.O poletto e agnelli non sono cattolici, oppure quei cattolici che vivono in modo opposto a gente come agnelli e non godono di "benedizioni" ad alto livello non hanno capito nulla del messaggio evangelico.In questo caso resta valido il mio giudizio sul cattolicesimo che hai riportato...

  9. #9
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    Predefinito L'ARTICOLO DI RENATO FARINA SU LIBERO

    - UNA VITA PER META’ DEDICATA ALL’OZIO DI BELLIMBUSTO E PER L’ALTRA META’ A FAR LAVORARE GLI ALTRI…
    Renato Farina per Libero

    Persino le foglie sulla collina torinese, che si apre sui monti bianchi di neve e azzurri di cielo, sono eleganti, affusolate come dita, un po' sgualcite per far vedere che conoscono la vita. Le auto entrano lucenti e segrete nella fantastica villa Frescot, tra pini ed edera. Rallentano un attimo e dai vetri fumé inconfondibili si scorgono quei volti lunghi, quelle ciglia curate, quella trasandatezza amara di chi se la può permettere. Ma la morte è livida, e non c'è abbronzatura che tenga. Si muore soli. Giovanni Agnelli è morto come un vecchio malato di cancro, senza le sue solite osannate stramberie, e con la fortuna banale ma ormai rara di avere accanto la moglie Marella e la figlia Margherita che gli accarezzavano il volto e hanno pianto. Prima però il prete. Anche se nel suo caso era un cardinale, ma le parole sono le stesse per tutti: «Ego te absolvo. Fatevi coraggio, il vostro caro lo rivedrete faccia a faccia in Paradiso».

    Intanto, mentre i grandi della politica e della finanza, cominciavano a esaltarne la figura, e a spiegare che l'Italia ha irreparabilmente perduto un protagonista e non si sa come farà l'economia senza di lui, ecco che il mercato, questa bestia smemorata che l'Avvocato ha accarezzato tutta la vita, ha riso contento, e le azioni della Fiat hanno fatto un balzo in su. Gli esperti spiegano che tutto questo ha delle ragioni tecniche e perfettamente limpide, nient'affatto offensive per il defunto. Ma noi che del ramo borsistico conosciamo solo le fregature, abbiamo l'idea che ci prendano tutti un po' in giro, e che la morte di un ricco sia l'unico fermento che eccita i capitalisti nei tempi di crisi. Povero Avvocato! Adesso che non comanda più, lo useranno come una specie di sacro amuleto.

    Diventa il Santo Avvocato patrono del lavoro italiano, lui che ha lavorato più dal suo letto di moribondo che nel resto della sua esistenza. In quel letto, o quando stava estenuato sulla poltrona, ha palesato quella dignità formidabile che non gli avevamo visto nelle sue battute sopravvalutate. Diciamolo: la trovata di chiamare Del Piero-Pinturicchio, Boniek-Bello di notte, fino a quella sul Paese dei fichi d'India, che sarebbe l'Italia, non farebbero passare alla storia nessuno, e neanche il polsino slacciato, salvo che si chiamasse Agnelli ed avesse un potere tremendo che obbligava all'adulazione.

    La morte dev'essere stata la cosa meno noiosa della sua vita. C'erano dei giorni che si stufava così tanto che faceva un salto a Parigi, prendeva il Concorde, mangiava a Le Cirque con Kissinger e poi la sera tornava a Torino. Lo stufava tutto, cercava distrazione nel pettegolezzo, svegliava la gente alle cinque e mezzo della mattina, abusando del suo potere di potersi permettere di rovinare l'alba alla gente perché era ricco. Ma ecco la morte non lo ha annoiato. Non la propria. E prima non la morte del nipote prediletto, Giannino, l'erede designato, il figlio di Umberto. Giovanni era stato colpito dal fatto che gli ultimi mesi solitari della sua vita stremata da un raro tumore, li avesse passati leggendo il Vangelo con un sacerdote, don Renzo Savarino.

    E poi la fine del figlio maggiore. Nella chiesa di Villar Perosa si vide l'Avvocato angosciato. Non è stato più il tempo della noia da allora. E quando ha saputo che doveva morire lui, nell'autunno scorso, ha cercato di passare la mano con sicurezza e probità, ha sistemato le cose come un buon padre di famiglia. Aveva il cancro e un rimorso dentro, che ha fatto scontare ad Agnelli tutti i lussi e le pigrizie della sua vita per metà dedicata all'ozio di bellinbusto e per l'altra metà a far lavorare gli altri, ad essere un simbolo, un marchio, una faccia scolpita, tutte quelle cose che servono a non rispondere alle domande decisive della vita.

    Il cardinal Severino Poletto ha raccontato che un giorno di fine novembre l'Avvocato ha voluto vederlo. Il patriarca della Fiat gli ha spiegato quel che gli stava capitando: moriva. Poletto ha capito. Gli ha chiesto se voleva confessarsi e fare la comunione: Agnelli si è confessato e ha sentito la messa. L'ultima sera l'ha chiamato. Ha chiesto perdono come tutti. Quella domanda decisiva per lui coincideva con un rimorso. Un rimorso che cominciava per E. Quell'Edoardo che si è ucciso buttandosi giù da un ponte due anni fa e che non era mai riuscito a trovare in quell'Avvocato un padre. Neanche dopo morto. E. aveva provato a trasformare in un urlo il suo dolore inesprimibile: uccidersi, e che il mondo sapesse. Invece la famiglia ha messo il bavaglio del silenzio al defunto, e non uno dei mille giornali del gruppo ha usato per rispetto la parola suicidio (Stampa, Corriere della Sera, Gazzetta dello Sport). Rispetto di che? Di quale mascherata e di quale codice d'onore?

    Nessuno sa davvero che cosa sia accaduto dentro quel vecchio che oggi tutto il mondo andrà a onorare, con la Juventus in testa e il popolo dietro. Ma da quel 16 novembre del 2000 l'ha tormentato fino all'ultima ora, anche durante il coma che non è mai un riposo, il ricordo infantile che ha segnato Edoardo. Quella domenica nei primi anni '60 il papà Gianni aveva promesso al suo figlio primogenito di portarlo allo stadio a veder giocare la Juve. Edoardo si vestì, si preparò. Stette lì con le sue precettrici tedesche in attesa: non venne. Il papà si era dimenticato della promessa. Una colpa così lieve in fondo, dinanzi ai destini del mondo. Eppure queste cose graffiano il destino più di un venerdì nero in Borsa. Forse.

    Il primo comunicato della famiglia è di una asciuttezza regale. «Giovanni Agnelli è spirato nella sua casa torinese, dopo mesi di malattia. Lo hanno assistito la moglie Marella e la figlia Margherita con i suoi figli. La camera ardente sarà allestita al Lingotto e i funerali si svolgeranno a Villar Perosa in forma strettamente privata». Questo di primo mattino. Ma poi è accaduto qualcosa per cui da morto la Famiglia, la Ditta, la Patria e la Chiesa hanno ritenuto che qualcosa il vecchio Agnelli dovesse a tutti loro. E l'hanno costretto a lavorare da morto. A diventare, per il potere misterioso dei funerali di un patriarca, l'eroe che ricompone l'unità nazionale e rilancia l'economia e persino la fede cattolica. Nel frattempo hanno attrezzato il Lingotto, che da fabbrica si è trasformato in centro commerciale e museo, per ospitarne le spoglie da venerare. Proprio lì, sull'uscio di cristallo della "Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli" c'era scritto: «Chiuso per lutto venerdì, sabato e domenica». Riposi in pace, dopo questa fatica finale di ascoltare le solenni panzane agiografiche di quelli che in fondo lui disprezzava. Lo annoiavano. La prossima volta porterà il figlio Edoardo a vedere la Juventus.


    (Il povero Edoardo lo ha aspettato lassù...)

  10. #10
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    Predefinito

    -------------------
    Non così l'avvocato, che è voluto morire con l'umiltà dei cattolici,
    "rimettendo la propria vita nelle mani di Agnelli".
    -------------------

    Aran, questo meraviglioso lapsus freudiano e' tuo o del giornalista di Libero?


 

 
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