Bossi e Feltri ai ferri corti
Il giornalista querela il Senatùr che l'ha accusato di "fare il gioco della sinistra" ed "essere favorevole a una dose minima di pedofilia". La giunta per le autorizzazioni a procedere dovrà decidere sull'insindacabilità.
ROMA - I più avvertiti sanno che tra i due non corre buon sangue. Ma per molti, si tratta di una vera novità: Bossi contro Feltri. Anzi, per meglio dire, il direttore di Libero, Vittorio Feltri, contro il capo della Lega Nord, Umberto Bossi, che lo ha definito, in sostanza, un falsificatore al servizio della sinistra e - addirittura - favorevole ad una "dose minima di pedofilia".
Reazione immediata: causa civile di Feltri contro Bossi. Il direttore di Libero ha chiesto complessivamente al ministro berlusconiano e al giornale La Padania un risarcimento di 2 milioni e 925 mila euro. Però, come è noto, Umberto Bossi è anche un parlamentare della Repubblica e il suo legale si è rivolto alla Camera dei deputati chiedendo l'insindacabilità per ciò che ha detto il suo assistito. Così la "querelle" è approdata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, che la esaminerà nei prossimi giorni.
A dire il vero, tutto lascia pensare che Bossi non finirà davanti a un giudice. Se infatti da parte dei parlamentari tutti c'è la volontà di far rispettare il principio di "insindacabilità" per le espressioni di deputati e senatori nell'esercizio delle loro funzioni, dall'altro c'è il Polo che ha sempre fatto quadrato intorno ai suoi uomini. E lo farà, soprattutto se si tratta di difendere uno dei leader della coalizione ed un ministro.
Del resto, si commenta ironicamente in Transatlantico, dopo aver difeso a oltranza l'ex sottosegretario Carlo Taormina che aveva messo in relazione Sergio Cofferati con le Brigate Rosse, non si comprende perché Bossi non sia libero di accostare Feltri alla pedofilia.
Ma come è nato il caso? Da una intervista a Umberto Bossi pubblicata sulla Padania il 16 febbraio 2002. Un'intervista quasi interamente dedicata a Vittorio Feltri, che alcuni giorni prima, sul suo giornale Libero, aveva raccontato alcuni presunti retroscena del viaggio di Bossi a Belgrado nella primavera del 1999, quando la Lega si era schierata a fianco di Milosevic e contro la guerra per il Kosovo.
Secondo Libero, il viaggio del capo della Lega sarebbe all'epoca avvenuto d'intesa con D'Alema. Tuonò allora Bossi nell'intervista di replica: "Quel giornale, Libero, lavora per la sinistra...". E ancora: "Feltri lavora per chi gli dà i soldi. E la proprietà del giornale è passata nelle mani di una nota famiglia romana, imprenditori edili e sanitari, che in passato fu vicina al quotidiano comunista l'Unità".
Più avanti: "Feltri è soltanto un topolino con la barbetta bianca senza alcuno scrupolo". Ed infine la frase che più ha fatto arrabbiare il direttore di Libero: "C'è chi è convinto che il potere venga dall'alto, che ci sono i diritti artificiali, che va coltivata la famiglia orizzontale (compresa quella omosessuale) la dose minima di pedofilia... e Feltri sta proprio da quella parte".
Un bel duello, non c'è che dire. E Feltri, tramite il suo legale, ha preso carta e penna per denunciare "La volontà meramente denigratoria dei convenuti e soprattutto dell'onorevole Bossi, il quale aveva come unico ed ostentato obiettivo quello di offendere senza alcuna volontà informativa".
Feltri non ha digerito quell'allusione alla pedofilia. Ma c'è un'altra accusa che lo ha fatto infuriare: "Altrettanto falso e tendenzioso è il contenuto della pubblicazione (...) secondo cui Feltri abbia avuto ed ha attualmente orientamenti politici filo-comunisti o pro-sinistra. Ciò non solo è ridicolo, ma è in evidente contrasto con le convinzioni politiche, morali e socio-politiche...".
La palla ora alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Secondo tutte le previsioni: Bossi non finirà di fronte ad un giudice.
(28 GENNAIO 2003; ORE 12.48 da IlNuovo.it)
Incredibile sto feltri !! Per denaro sarebbe capace pure di querelare silvietto suo ! Però...in fondo non lo si può biasimare....deve ancora finire di pagare i risarcimenti delle 30 e passa querele, prese da di pietro, quando dirigeva quel campione di obiettività che è "il giornale" ! (E pensare che qualche anno fa era uno dei più accesi tifosi della lega.)




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