Una foto degli anni Settanta: baschi blu in azione nel Supramonte



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E 30 anni fa arrivarono i baschi blu
Lo Stato, come allora, mostra i muscoli ma lo scenario è cambiato
In Barbagia c'era un'emergenza: bisognava stanare i latitanti a ogni costo

di Angelo De Murtas

LULA. Per restaurare il proprio prestigio e l'autorità della legge, gravemente lesi, l'uno e l'altra, dall'attacco mosso, nel cuore della notte fra sabato e domenica, da tre malviventi contro una camionetta dei carabinieri, lo Stato invierà a Lula un'altra settantina di carabinieri.
E' stato annunciato ieri: un carabiniere in più ogni 23 abitanti del paese, uno in più ogni due dei 148 chilometri quadrati del suo territorio. Ancora una volta i poteri istituzionali rispondono a un atto di violenza ottuso e vile secondo criteri eminentemente quantitativi, con la ringhiosa ostentazione di un vistoso apparato muscolare.
Vi è da chiedersi se per Lula non stia per inaugurarsi un'altra stagione di dura repressione, non molto dissimile da quelle che di tempo in tempo questa parte della Sardegna dovette sperimentare, con scarso vantaggio per lo Stato e per la legalità, con nessun beneficio per le comunità locali assoggettate a un sostanziale regime di occupazione militare. Si direbbe che il passato abbia insegnato ben poco.
Eppure è trascorsa una trentina d'anni appena abbondante dai giorni in cui i monti, i pascoli, le terre scoscese della Barbagia intera furono invase da un esercito neppure molto piccolo di carabinieri e agenti di pubblica sicurezza (i 'baschi blu', vi è sicuramente chi ancora li ricorda): un migliaio d'uomini cui si era accordata ampia licenza di arrestare, perquisire, angariare in ogni modo possibile.
Si contarono a decine le case rovistate senza riguardo, gli ovili devastati, le greggi disperse, gli uomini interrogati a lungo o costretti a trascorrere qualche ora o qualche giorno in una caserma o negli uffici d'un commissariato.
Allora vi erano, e in buon numero, banditi da stanare, da catturare, da isolare o da rendere inoffensivi; oggi, che si sappia, non ve ne sono più: restano soltanto esigue pattuglie di malviventi inclini alla violenza gratuita, ribaldi pronti all'agguato che non comporti rischi eccessivi. Molto meno di quanto occorrerebbe per giustificare la mobilitazione di forze consistenti, la cui presenza massiccia, d'altro canto, ben difficilmente può valere a scongiurare l'aggressione proditoria, l'agguato inaspettato. A meno che non si mediti d'imporre al paese un sostanziale stato d'assedio: presidiate ogni strada e ogni casa, all'occorrenza il coprifuoco; misure che costituirebbero una pura ostentazione di forza e di zelo, e che avrebbero efficacia non molto maggiore del tentativo di respingere a cannonate una nuvola di zanzare.
Ma Lula non merita d'essere sottoposto alla pressione poliziesca e militare che si prospetta, inevitabilmente destinata a esercitare il proprio peso sugli onesti molto più che su chi abbia colpe da nascondere o progetti di nuova violenza, a gettare altre ombre su un paese sul quale già pesano timore, inquietudine e insicurezza e a turbarne l'esistenza operosa e per ogni altro verso serena.
Sarà forse il caso di ricordare che le vicende che hanno turbato la vita di Lula, tanto da impedire per lungo tempo che vi fosse eletta un'amministrazione comunale e da rendere necessaria per il nuovo sindaco una scorta di polizia, non hanno poi radici così remote da non poter essere rintracciate e, se non ne manchi la volontà, recise. Sono vicende che nascono da abusi lungamente tollerati e subìti passivamente, dalla difesa tenace, in più di un caso feroce, di privilegi indebitamente goduti. In questo groviglio torbido ha potuto fermentare la violenza che ha generato via via altra violenza, fino a produrre, in un paese che era pervenuto a un elevato grado di civiltà, lo scardinamento dell'ordine civile e ad offuscare la nozione della legalità.
Si dovrà ricordare che la vittima di questo stato di cose, più ancora di coloro i quali sono stati colpiti da atti violenti o da minacce, più del prestigio dello Stato e dell'autorità della legge, è il paese intero, divenuto luogo inospitale per i suoi stessi abitanti, molti dei quali, piuttosto che assoggettarsi al peso paralizzante del timore e dell'inquietudine che gravano sul paese, hanno preferito andare a vivere altrove.
Ancora nell'anno 2000 Lula contava 1.781 abitanti; un anno più tardi, nel 2001, il censimento ne registrava 1.651. La differenza - 130 abitanti in meno - può forse essere messa, ma soltanto in piccola parte, sul conto dell'ordinaria emigrazione che va spopolando molti paesi della Barbagia; ma è certo che sono molti coloro i quali sono stati sospinti verso altri luoghi dal desiderio di sicurezza, d'ordine, di serenità.
Chi voglia sentirsi rassicurato potrà pensare che l'arrivo di una settantina di carabinieri valga a ridare a Lula i beni che ha perduto, si vuol dire le certezze, la tranquillità, la voglia di sorridere. Ma non è certo che sarà così.