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Scusa tanto KK, ma che v'entra la Sozialwirtschaft con
gli židi o col Sozialismus in general?
Vabbe' che io nn ho letto Korsch, ma mi sa che te stai
un po' a fossilizza' cogli juden - che come hai scritto lì
da te (Kranja) non 'passano'. E ci credo! con tutto l'aglio
che vi mangiate laggiù!!:K
MfG
ps: tra le varie puttanate che 'confondono' su SOCIALE
non hai inserito il NSDAP...
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Touché…però mi pare che i comunisti in Romania nn esistano
più (a meno che tu non consideri komu il partito PDSR ora PSD
di Ion Ilescu). Forse a questo ti riferivi riguardo ai vampiri?
:D
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non mi stupisce. L'attuale governo (misto di sx e nazionalisti) è stato 'invitato' ad
entrare nella NATO al vertice di Praga.
In Romania se la passano piuttosto male, anche se accordi tra sindacati e politici
hanno stabilito di aumentare i redditi minimi (fino a due anni fa si aggiravano
attorno ai 50 euro, entro il 2004 prevedono di raddoppiare 'sta cifra).
Pensa, poi, che in Rumänien tutte le minoranze (tedeschi, russi dei carpazi, pola-
cken, rom e croati..) hanno diritto ad un seggio in parlamento.
cmq a me raccontavano di romeni (credo militari) che non sapevano distinguere la
destra dalla sinistra (non in senso politico) e per i quali i loro istruttori usavano lo
stratagemma della 'paglia e del fieno' - paglia = dx; fieno = sx.
Il che fa il paio con la nomea che da sempre si portano dietro (quella di ladroni).
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io conosco una storiella sui rom romeni, secondo la quale questi sono soliti armare vecchie carrette – anche trainate da cavalli s’intende – su cui viaggiano vecchi zinghi, che, di notte a fari spenti, sperano di esser travolti da ignari automobilisti che di lì passano. Se magari ci scappa pure il morto, per legge, ‘sti gitani hanno diritto a “lauti” risarcimenti.
Ecco a cosa gli serve esser rappresentati in parlamento.
Quindi se capiti in auto sulle strade romene okkio alle carrette della morte (oltre che ai sorci negli hotel, klar).
ps: ma sul serio sei prof.? eheh, poveri studenti :rd :ue
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Citazione:
Originally posted by ulianov
Marx ha sostenuto il ruolo oggettivamente progressista svolto dal capitalismo,in una fase storica,inquanto ha sviluppato forze produttive,ma ne ha sempre criticato aspramente l'organizzazione economica e sociale.Non ha mai sostenuto che la dialettica avrebbe superato la lotta di classe, ma al contrario che la lotta di classe è frutto della dialettica, la lotta di classe è endogena al capitalismo, anche un piccolissimo sciopero è lotta di classe. Marx ha sempre sostenuto che questo sistema doveva essere abbattuto con la rivoluzione e mai che questo sarebbe imploso automaticamente o che questo potesse essere umanizzato o superato per vie istituzionali, che il ruolo dei comunisti sarebbe stato quello di far vincere la rivoluzione e non di fare la rivoluzione,quindi sosteneva il ruolo di avanguardia dei comunisti.
Dopo la rivoluzione l'organizzazione capitalistica della produzione e quindi della società doveva essere completamente disintegrata, non ci sarebbero dovuti essere più nè padroni nè burocrati statali ,come è avvenuto in URSS, nè un economia anarchica basata sul profitto, ma un economia pianificata e la socializzazione dei mezzi di produzione con il controllo operaio sulla produzione.
A me risulta che:
1) Marx ventilò la possibilità di una via riformista verso la società senza classi, almeno nei paesi più progrediti tipo Gran Bretagna.
2) Dopo la rivoluzione (comunque via + probabile per quasi tutti i paesi) ci sarebbe stata la dittatura del proletariato che avrebbe controllato lo stato e ne avrebbe usato gli strumenti repressivi contro la borghesia; mentre per la società senza classi e senza stato ci sarebbero voluti anni, se non decenni, di dittatura di classe proletaria su quella borghese. Quindi nessuna abolizione immediata dello Stato, degli apparati repressivi, della burocrazia, ma casomai superamento nel medio termine.
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Citazione:
Originally posted by gribisi
A me risulta che:
1) Marx ventilò la possibilità di una via riformista verso la società senza classi, almeno nei paesi più progrediti tipo Gran Bretagna.
2) Dopo la rivoluzione (comunque via + probabile per quasi tutti i paesi) ci sarebbe stata la dittatura del proletariato che avrebbe controllato lo stato e ne avrebbe usato gli strumenti repressivi contro la borghesia; mentre per la società senza classi e senza stato ci sarebbero voluti anni, se non decenni, di dittatura di classe proletaria su quella borghese. Quindi nessuna abolizione immediata dello Stato, degli apparati repressivi, della burocrazia, ma casomai superamento nel medio termine.
1)Marx non ha mai ventilato tale ipotesi, per un motivo molto semplice, la borghesia non concederà mai la transizione ad una società senza classi e quindi la cessazione della proprietà privata dei mezzi di produzione che sono i loro senza scatenare una reazione armata fino all'ultimo sangue.Di questo Mrx ne era consapevole, e lo diceva chiaramente,poi sono stati vari traditori del marxismo,come Kautski e compagnia bella, a cercare di riportare il marxismo nell'ambito della legalità borghese.Ci ha poi pensato Lenin a riportare sul giusto binario le idee marxiste con "Stato e Rivoluzione"
2)Certamente dopo la rivoluzione ci sarebbe stato un periodo di transizione ala società senza classi,detto appunto dittatura del proletariato,cioè la "dittatura" della maggioranza della popolazione nei confronti di una minoranza di parassiti borghesi che avessero voluto reinstaurare il capitalismo.E' da chiarire però che la "dittatura" che intendevano Mrax e poi Lenin non aveva nulla a che vedere con le purghe staliniste ed i regimi dell'Europa dell'Est.
Chi pensa che lo stato borghese si possa estinguere da un giorno all'altro sono gli anarchici,io ho detto che lo stato borghese va abbattuto non che va abolita l'organizzazione statale.
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"traditori del marxismo" :rolleyes:
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Citazione:
Originally posted by ulianov
1)Marx non ha mai ventilato tale ipotesi, per un motivo molto semplice, la borghesia non concederà mai la transizione ad una società senza classi e quindi la cessazione della proprietà privata dei mezzi di produzione che sono i loro senza scatenare una reazione armata fino all'ultimo sangue.Di questo Mrx ne era consapevole, e lo diceva chiaramente,poi sono stati vari traditori del marxismo,come Kautski e compagnia bella, a cercare di riportare il marxismo nell'ambito della legalità borghese.Ci ha poi pensato Lenin a riportare sul giusto binario le idee marxiste con "Stato e Rivoluzione"
2)Certamente dopo la rivoluzione ci sarebbe stato un periodo di transizione ala società senza classi,detto appunto dittatura del proletariato,cioè la "dittatura" della maggioranza della popolazione nei confronti di una minoranza di parassiti borghesi che avessero voluto reinstaurare il capitalismo.E' da chiarire però che la "dittatura" che intendevano Mrax e poi Lenin non aveva nulla a che vedere con le purghe staliniste ed i regimi dell'Europa dell'Est.
Chi pensa che lo stato borghese si possa estinguere da un giorno all'altro sono gli anarchici,io ho detto che lo stato borghese va abbattuto non che va abolita l'organizzazione statale.
E invece Marx la ventilò sì questa ipotesi, aveva previsto per gli inizi del '900 un passaggio pacifico al socialismo proprio in Gran Bretagna. Non ti so dire in base a che presupposti affermasse ciò, ma Gribisi ha ragione.
Ad ogni modo ho letto che ai loro tempi il termine "dittatura" era etimologicamente sinonimo di "governo", dunque non aveva alcuna accezione violenta o autoritaria. Tant'è che i trotzkisti passarono poi a parlare di "democrazia del proletariato".
Il concetto è lo stesso, fase di transizione verso la democrazia sostanziale.