Indultino, la Camera approva. Lega col lutto al braccio contro Berlusconi
di red
Con 340 voti a favore, 81 contrari e 5 astenuti la Camera ha approvato questa sera il cosiddetto indultino, che passa ora all'esame del Senato. Favorevoli tutti i gruppi, tranne Lega e An, contrarie al provvedimento.
Si è votata la proposta di legge presentata da Pisapia (Prc), Buemi (Sdi) e Fanfani (Margherita) che prevede la sospensione degli ultimi tre anni di reclusione per chi ha già scontato un quarto della pena. È questa l’ultima possibilità per il Parlamento di dare una risoluzione all’emergenza carceraria dopo l’appello pronunciato dal papa a novembre in favore di un provvedimento di clemenza e l’impegno di associazioni come Papillon e Antigone che stanno guidando la protesta e gli scioperi della fame nelle carceri.
Bocciati tutti gli emendamenti presentati dalla Lega e da An al primo articolo del testo, che miravano a restringere la platea dei possibili beneficiari. La stessa Forza Italia ha votato contro questi emendamenti con Udc e opposizione.
Così, lutto al braccio e tutti fuori dalla Camera. La lega non ha accolto di buon grado le decisione della Camera, che uno dopo l’altro sta approvando tutti gli articoli della legge sull’indultino. Il capogruppo della Lega Nord, Alessandro Cè, è uscito dall' aula con quasi tutti i parlamentari del suo gruppo per protestare contro la decisione di Montecitorio di approvare l'indultino. «Questo è un giorno di lutto per una giustizia che è stata resa in questo modo ingiusta e inefficace».
La maggioranza si divide ed è proprio a Berlusconi che il capogruppo della Lega Nord lancia un messaggio: «Sono stati fatti sondaggi su tutto, perché non ne ha fatto uno su questo argomento?». «È un giorno triste - conclude - per le vittime di ieri e di domani. Va a loro il mio pensiero e a loro - ha affermato rivolgendosi agli altri parlamentari - dovrete chiedere scusa».
«Non ritengo giusto mettersi un segno di lutto». Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha criticato la protesta dei deputati della Lega definendola «strumentale». «È un problema di sensibilità personale e collettiva - ha aggiunto Casini - ma non posso accettare come presidente della Camera che un Paese che ha subito lutti veri, in un'aula che sempre ha espresso solidarietà alle vittime nei momenti tristi della storia italiana, un uso così strumentale del segno di lutto».
I Ds, dall'altro lato, hanno deciso di ritirare il loro emendamento all'articolo 9 dell'indultino, quello relativo al periodo di applicazione della legge, nei confronti del quale erano stati avanzati dubbi e perplessità. Il testo della proposta di modifica prevedeva che lo sconto della pena si potesse applicare, alla data di entrata in vigore della legge, ai detenuti o a quelli in attesa di condanna. Con un'aggiunta: la possibilità di applicarlo anche agli imputati «nei confronti dei quali, alla data del 30 settembre 2002, sia stata esercitata l'azione penale».
L'articolo 9, così come lo hanno scritto Pisapia, Buemi e Fanfani, estensori del provvedimento, prevede invece un'altra cosa e cioè che l'indultino si applica «nei confronti dei condannati in stato di detenzione, ovvero che attendono l’esecuzione della pena alla data di entrata in vigore della legge».
L’emergenza dell’approvazione di una legge per il risanamento delle condizioni carcerarie è dettata da un dato ormai in costante aumento, quello sul sovraffollamento. Sono 57 mila, infatti, i detenuti nei penitenziari italiani a fronte dei 41 mila posti disponibili, per non parlare di un aumento del numero dei suicidi e dell’aggravarsi delle condizioni igienico sanitarie.
Una settimana fa la discussione parlamentare si è bloccata sull’indulto perché non si è riusciti a raggiungere il quorum dei due terzi per la sua approvazione (come previsto dall’art 79 della costituzione modificato nel 1991).
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