…riforma della vita e della organizzazione della magistratura.
“L’accordo c’è: pieno e totale”, dichiara Castelli; e lo stesso dice Giuseppe Gargani, che per F.I. segue i problemi della giustizia. Ora c’è pure la conferma di Fragalà, deputato di An:”Abbiamo stabilito che non ci fermeremo alla separazione delle carriere. Andremo avanti decisi, fino ad approvare la temporaneità degli incarichi direttivi, sia la fine di quell’altro privilegio che si chiama automatismo di carriera”.
Sono dunque finiti i mal di pancia tra An e gli altri partiti della maggioranza sull'annoso problema.
Il merito? Parrebbe dal particolare taglio dato al disegno di legge da parte di Castelli e dei suoi consulenti: una impostazione inattaccabile, quasi fatta apposta per neutralizzare ogni tipo di opposizione.
Essenzialmente la riforma ruota su tre punti.
Punto uno: separazione delle carriere – ci sarà un concorso per giudici che vorranno scrivere sentenze e un concorso per i magistrati inquirenti, quelli che fanno le indagini e poi andranno davanti alle Corti per sostenere l’accusa -.
Punto due: temporaneità degli incarichi direttivi – un procuratore, o un presidente di tribunale, non potrà più rimanere a capo di un ufficio per oltre quattro anni -.
Punto tre: fine dell’automatismo di carriera – non potrà più esserci avanzamento senza una valutazione che dica se hai fatto bene o male -. Oggi un magistrato, qualunque magistrato, può rimanere dove vuole per tutta la vita, ottenendo comunque tutte le promozioni e gli aumenti di stipendio, fino ai più alti gradi. Ricorda, Gargani:”Non a caso l’Italia conta tremila magistrati di Cassazione. Ma solo trecento stanno a Roma, negli uffici di piazza Cavour. Gli altri non ci hanno mai messo piede”.
Conclusione: se il processo deve essere giusto il giudice deve essere terzo; e se il giudice deve essere terzo è necessario che “sia diverso da lui” anche l’accusa, come lo è la difesa.
Finalmente si introduce il “merito”, la “meritocrazia”, parolaccia odiata dalle sinistra e dagli sfaticati: importante “perché è l’unica chiave in grado di aprire la porta all’efficienza e a darci magari, chissà, una giustizia più veloce e dunque più giusta”.
Infine questa riforma dovrebbe eliminare quella pastetta di piccoli e grandi privilegi davanti ai quali ogni alto funzionario dello Stato comincia a tremare d’invidia. Sentiamo Fragalà:”Si è mai visto un questore, un prefetto, un generale dei Carabinieri che dopo avere conquistato un posto di potere se lo tiene stretto per tutta la vita? Gli unici a non essere trasferibili sono i magistrati. L’inamovibilità, sostengono, serve a garantire la loro indipendenza. Ma non regge. E lo dice lo stesso Csm, quando stabilisce che un giudice della sezione fallimentare deve “comunque” fare le valige dopo sei anni.
Motivo? Perché maneggia materia delicata, rischia di costruire attorno a sé un pericoloso grumo di potere. Ma lo stesso “grumo” se lo possono costruire attorno gli altri cento magistrati altrettanto potenti e inamovibili, che decidono della vita degli accusati”.
C’è un commento di Giuliano Pisapia, di Rifondazione:”Ritengo indispensabile per il bene stesso della magistratura, gettaste a mare tutti questi ferri vecchi”.
Si dia da fare, presidente Berlusconi.
saluti




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