Oltre un milione di persone che riempivano ieri la Plaza de la Revolucion all'Avana hanno applaudito i messaggi di fratellanza fra i cubani che vivono nell'isola e gli esuli nel mondo lanciati dal palco in occasione del megaconcerto 'Pace senza frontiere' organizzato dal colombiano Juanes e al quale ha partecipato anche Jovanotti. «Alla fine, ragazzi, siamo tutti uguali», ha urlato Juanes, residente a Miami, felice di «poter essere qui al di sopra di ogni differenza». L'iniziativa ha sollevato entusiasmi ma ha provocato anche accese proteste tra gli esuli cubani a Miami, che hanno visto nella manifestazione un modo per appoggiare il regime cubano. L'autore de 'La camisa negra' (canzone che parla del lutto per la perdita di un amore) ha fatto vibrare di emozione con le sue canzoni il pubblico, in massima parte vestito di bianco come richiesto dagli organizzatori come simbolo di pace. Juanes ha chiesto che «tutti i giovani degli Stati Uniti e di tutte le parti possano rinunciare l'odio per l'amore» prima di interpretare la canzone «Odio por amor» insieme a Miguel Bosè, anche lui nel 'cast' del grande evento musicale. Il concerto è cominciato con un applauso del pubblico quando la cantante di Porto Rico Olga Tanon ha trasmesso un «abbraccio fraterno da parte degli esuli cubani». «Abbiamo pianto dall'emozione quando abbiamo sentito questo. Ringraziamo tutti i cantanti che sono venuti qui perchè sono stati molto coraggiosi. È un concerto storico. Ci piacerebbe vedere in un futuro anche Laura Pausini e Andrea Bocelli», ha detto Yadira Strada, 28 anni. «Abbiamo battuto tutti i record. Siamo un milione 150 mila persone in piazza», hanno detto Juanes e Bosè. Jovanotti ha portato un pò di «funky italiano» al concerto con 'Penso positivo' e 'L'ombelico del mondo', che è Cuba, ha proclamato. Non per nulla questa canzone l'ha scritta dopo il suo concerto tenuto all'Università dell'Avana nel 1995. «Sono l'unico a parlare un altra lingua (il resto di madrelingua spagnola) su questo palcoscenico ma qui c'è ne solo una: la lingua dello spirito per la pace che noi parliamo qui», ha detto Jovanotti. Il pubblico ha cominciato a muoversi al ritmo della sua musica e lo showman italiano lo ha incoraggiato. «E qui stiamo ballando. Balla, soltanto al ritmo tuo», ha gridato dal palco. Il cantante, giunto all'Avana senza la sua band, ha fatto i complimenti ai musicisti «con i quali ho cantato per la prima volta, ma è come se avessimo cantato da 20 anni». Jovanotti ha finito la sua performance senza poter soddisfare la richiesta del pubblico di un bis ma parlando brevemente del «rapporto speciale dell'Italia e Cuba, la sua storia, i suoi sogni, i problemi e la gente meravigliosa». La cubana Aime Cardenas, 42 anni, non conosceva Jovanotti ma si è entusiasmata con le sue canzoni. «È molto allegro e contagioso. C'era bisogno di un concerto così. Speriamo si ripeta» ha esclamato. Miguel Bosè (era stato lui a presentare il suo «grande amico» Jovanotti) ha affermato che «stiamo diventando realtà un sogno di pace, concordia e una mano distesa al dialogo». Bosè ha regalato al pubblico 'Te amare', 'Partisano', 'Bandido' e 'Un muro', cantando insieme al cubano Carlos Varela.
Cuba, Jovanotti al mega-concerto - l'Unità.it




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