Sfida di Bossi sulla giustizia. Patteggiamento allargato, l’Ulivo accusa: norma per salvare il Senatur. E lui: non la voglio
MILANO - Umberto Bossi al telefono: «Sulla giustizia sento puzza e voci di inciucio». E allora, ministro, lei che cosa fa?
«Se ci sarà l'inciucio, se davvero Berlusconi farà l'inciucio sulla giustizia, noi prenderemo atto e andremo per la nostra strada».
Via dalla maggioranza?
«Sarebbe inutile rimanere lì se non si procedesse con le riforme. E, siccome l'inciucio sia partendo dalla giustizia sia richiamando un'ipotesi folle di Bicamerale è la scappatoia per non cambiare niente e per non fare le riforme, le conseguenze per noi sarebbero limpidissime. Alla luce del sole».
Fuori dal governo?
«Esatto. Ma mi auguro che il governo e Berlusconi non cadano nell’errore».
Come e con chi riformare la giustizia?
«A me non si può chiedere di stare al tavolo con la sinistra razzista e fascista, con la sinistra che ha usato la giustizia per condannare e perseguitare i patrioti padani. Nessuno mi può chiedere di trattare con questi farabutti sulla giustizia. Io mi chiamo fuori».
Nessun compromesso? Lei che è ministro proprio delle Riforme non dovrebbe percorrere la strada del massimo consenso?
«Noi dobbiamo battere una via solo nostra. E l'unica via che vedo è quella che il governo approvi in fretta un impianto di base di riforma della giustizia e proceda. Dopo, solo dopo, vedremo se discutere e con chi discutere. Ma non prima. E guai parlare di Bicamerale che fu una truffa e sarebbe ancora una truffa. La Bicamerale è un modo per legittimare i fascisti rossi. Se si comincia a discutere prima, se si pretende di scrivere una riforma assieme ai razzisti, allora è finita. Io ripeto no».
I presidenti del Senato e della Camera affermano esattamente il contrario. Pera dice che occorre ritrovare lo spirito della Bicamerale. Casini sostiene che bisogna andare oltre la demagogia, che bisogna smetterla con i duelli all'arma bianca. Il ministro delle Riforme rifiuta ogni ipotesi di confronto con l'opposizione in tema di giustizia?
«I presidenti delle Camere possono pensare ciò che meglio desiderano. Io non sono per niente d'accordo con loro. Anzi vedo pericoli di inciucio fra democristiani, comunisti razzisti e adesso magari si aggiunge qualche settore di Forza Italia. Non ci sto. Io non discuto con quelli che hanno usato i magistrati per colpire il Nord e i patrioti, che hanno ordinato i processi ai serenissimi, che usano le norme di un codice fascista contro chi lotta per la libertà. Forse Pera e Casini non hanno provato che cosa significa. Io sì. E non dimentico. Che nessuno si azzardi a chiedermi di essere conciliante. Mi viene il latte alle ginocchia. Non sono adatto a trattare».
Intanto passa la norma salva-Bossi: con la riforma del patteggiamento lei non sconterà alcuna pena per i fatti di via Bellerio.
«Quella norma non la voglio. L'hanno preparata a mia insaputa. Un inciucio appunto. Una trappola per farmi passare per chissà chi. Io sono un padano, un patriota disposto ad andare in galera. Non ho paura né dei gaglioffi né dei loro manutengoli. E' la sinistra che vota certi provvedimenti per salvare i suoi. La Lega non lo voterà neanche di striscio».
Come per l'indulto?
«Un bel no come per l'indultino».
Sul quale la maggioranza si è divisa.
«Noi eravamo per l’amnistia. Che senso ha presentarsi alle elezioni con un impegno preciso sulla sicurezza dei cittadini e poi approvare un automatismo per cui la gente esce di galera... che senso ha? Me lo spieghino i signori dell'inciucio».
Da dove partire per riformare la giustizia?
«Dall'articolo 68 della Costituzione».
L'immunità parlamentare? Ma non era stata proprio la Lega a volerla eliminare?
«Io ero contrario, poi prevalse Miglio. Sono pronto a fare autocritica. Occorre ripristinare la centralità della politica».
La separazione delle carriere?
«E' nel programma. Si proceda. Poi ci sarà un altro capitolo». Quale?
«L'elezione diretta dei pubblici ministeri. Deve essere il popolo ad eleggerli come negli Stati Uniti. Ma sarà probabilmente un capitolo, anzi il capitolo principale della prossima legislatura».
Nel frattempo?
«Nessun accordo con la sinistra, nessun compromesso. Spero che Berlusconi capisca: sarebbe la sua fine».
fcavalera@corriere.it
Fabio Cavalera
Politica




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