LA NUOVA SARDEGNA
OLBIA CRONACA
Uno stazzo delle campagne galluresi, tipica dimora contadina di questa parte
della Sardegna, caratterizzata insieme dall'habitat disperso e da una parlata
nettamente distinta dal sardo
Niente sardo nelle scuole galluresi
I consigli comunali invitati a respingere la proposta della Regione
Tonio Biosa
ARZACHENA. Contrarietà assoluta a progetti che determinerebbero la morte
della parlata e della cultura gallurese. L'hanno solennemente ribadita i
sindaci dei comuni della Gallura e i membri della "Consulta Intercomunale
Gallura" riunitisi congiuntamente nell'aula consiliare del municipio sotto
la presidemza del sindaco di Arzachena Piero Filigheddu. Lo scopo era quello
di individuare un'azione comune da contrappore alla Regione in merito alla
introduzione del bilinguismo.
In discussione la proposta di adozione urbi e orbi - fatta salva la catalana
Alghero - della cosiddetta lingua sarda unificata, ovvero un meticcio
linguistico
frutto dell'incrocio fra lugodorese, campidanese e ogliastrino. Al di là
delle forti perplessità sul piano tecnico-scientifico, tutti hanno posto
la questione di che cosa c'entra in Gallura una lingua diversa e sconosciuta,
pura o transgenica che sia. Soprattutto è stata evidenziata la sorte della
Gallura privata del riconoscimento della sua lingua e della sua cultura
e quindi estromessa da tutte quelle possibilità di mettere in moto neccanismi
e di accedere ai finzanziamenti predisposti dalla legge regionale per la
salvaguardia e la valorizzazione a quanto pare della sola lingua riconosciuta.
Dopo un appassionato dibattito che ha visto intervenire sia gli amministratori
sia i membri della Consulta e perfino l'assessore regionale ai Trasprti
Tore Amadu, è stato sottoscritto un documento che passerà al all'approvazione
dei consigli comunali galluresi e che verrà inviato alla Regione. Il documento
muove da tutta una serie di considerazioni di carattere storico-culturale
che fanno della Gallura una regione sarda diversa e distinta e contiene
la richiesta alla Regione «di rivedere radicalmente l'impostazione finora
data al problena, nel rispetto democratico dei diritti fondamentali di tutte
le popolazioni dell'Isola, ivi compresa quella gallurese».
Qundi «di prendere atto, finalmente, che i galluresi, popolo di lingua e
cultura italiana, rivendicano il diritto a usare la lingua italiana nelle
scuole e nelle istituzioni e la parlata gallurese nella vita comunitaria
locale e in tutte le occasioni che riterranno opportune». Ed infine «che
faciliti, semmai, nell'ambito della Gallura, l'apprendimento di quelle lingue
straniere oggi indispensabili nelle relazioni con gli altri popoli dell'Europa
e del mondo, secondo scelte e convenienze che devono essere riservate alla
famiglia». Ovvero, invece di rompersi la testa ad apprendere ex novo una
lingua sarda, sarebbe opportuno dedicare tempo e risorse al più utile
apprendimento
di una lingua straniera e lasciare che il dialetto continui a esser appreso
per via naturale, aumentando magari le occasioni per parlarlo e valorizzarlo.
Da qui l'invito ai rappresentanti politici ad «adoperarsi affinché la Gallura,
ai fini di poter adeguatamente e compiutamente tutelare e valorizzare il
proprio patrimonio linguistico e culturale».




Rispondi Citando