Articolo pubblicato su “L'Unità” a pagina 11 del’11 febbraio 2003
Yasha Reibman
Pacifici e Reibman contrari alla proposta degli 11 professori che protestano contro Sharon. Umberto Eco: " Sono i dotti che devono cercare il dialogo".
Appello delle comunità ebraiche ai rettori: no al boicottaggio
"Ciò che la guerra divide la scienza e la cultura, l'arte e lo sport dovrebbero tentare di unire". E' con queste parole che Riccardo Pacifici e Yasha Reibman, assessori alle relazioni esterne delle Comunità ebraiche di Roma e Milano, hanno rivolto ieri un appello ai rettori delle università italiane contro il boicottaggio degli atenei israeliani firmato da 11 professori universitari italiani insegno di protesta contro la politica del primo ministro di Tel Aviv Ariel Sharon.
"L'amara lista dei professori promotori dell'appello per il boicottaggio delle università israeliane ci induce a chiedere ai rettori delle università di Roma e Milano un incontro" hanno scritto nella nota i due assessori alle relazioni esterne; "Chiediamo uno stop ai dannosi e discriminatori boicottaggi unilaterali che rievocano le discriminazioni razziste nelle università nel 1938. Le università italiane - proseguono - promuovano semmai incontri e convegni scientifici e culturali dove invitano professori israeliani, palestinesi ed arabi al fine di ridare speranza al dialogo. Così già avviene in Israele dove negli ospedali e nelle università medici, studenti e docenti israeliani e arabi convivono".
Una collaborazione ed un dialogo, hanno scritto Pacifici e Reibman che anche in Italia ha visto crescere iniziative esemplari. "Ci sono già degli esempi da seguire - spiegano - . A Roma il Comune, in accordo con le associazioni Italia - Israele e Italia - Palestina, ha promosso un ufficio per la pace e a Gerusalemme, la Comunità ebraica ha invitato una compagnia teatrale israeliana composta da ebrei e arabi cristiani e musulmani. Il Comune di Milano ha organizzato conferenze con Israeliani e Palestinesi. Queste iniziative - concludono gli assessori alle relazioni esterne - mantengono accesa la speranza del dialogo. Speriamo in un segnale in tal senso da parte delle università italiane".
Contro un simile boicottaggio promosso nel Regno Unito alcune settimane fa si era già espresso anche Umberto Eco nella sua famosa rubrica "La Bustina di Minerva" su L'Espresso.
"E' chiaro a cosa possa condurre un principio del genere - scriveva Eco il 24 gennaio scorso - chi ritiene guerra fondaia la posizione di Bush dovrebbe adoperarsi per bloccare ogni contatto tra centri di ricerca italiani e centri americani; gli stranieri che (per avventura!) considerassero Berlusconi qualcuno che sta cercando di instaurare un potere personale, dovrebbero interrompere ogni rapporto con l'Accademia dei Lincei; chi fosse contro il terrorismo arabo dovrebbe fare espellere gli studiosi arabi da tutte le istituzioni culturali europee, indipendentemente dal fatto che essi siano consenzienti o no con i gruppi fondamentalisti. Nel corso dei secoli - proseguiva Eco - attraverso terribili episodi di intolleranza e ferocia di stato, è sopravvissuta una comunità dei dotti che ha cercato di instaurare sentimenti di comprensione tra persone di tutti i paesi. Se si spezza questo vincolo universale sarà una tragedia. Non si può mettere sotto accusa un paese, per quanto si dissenta dal suo governo, senza tener conto delle divisioni e contraddizioni che esistono in quel luogo".
Wolare
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