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Discussione: Nera Luce

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    Predefinito Nera Luce

    La Repubblica 2 settembre 2001

    LA FEDE. Quando i pregiudizi della Chiesa la rendono meno salda
    Intervista a Lombardi Vallauri che fu espulso dalla Cattolica



    C'è tutta una generazione che ha compiuto lo stesso tormentato percorso, che è passata dall'amore di Dio alla rivolta contro la Chiesa e i suoi dogmi assurdi, rimettendo in gioco, in molti casi, la propria capacità di credere.
    Luigi Lombardi Vallauri appartiene a questa generazione. Ordinario di filosofia del diritto all'università di Firenze, famiglia illustre che nel dopoguerra ha dato uomini pubblici alla Democrazia cristiana, protagonista, come già Emanuele Severino e altri pensatori, di un clamoroso caso di espulsione dall'università cattolica di Milano, Lombardi Vallauri ha estratto da questo trauma e ancor più da una crisi spirituale che covava da anni, un libro denso, caustico e poetico insieme, che è in sostanza una denuncia dei danni causati alla fede dall'istituzione ecclesiastica (Nera luce, Le Lettere, pagg. 320, lire 42.000). Non un libello, dunque, ma il diario interiore di un supercredente che a poco a poco allarga i suoi orizzonti ontologici e finisce per guardare con stupore a quello che un tempo credeva. "Dio e Gesù Cristo sono rimasti molto interessanti", dice Lombardi Vallauri, "mentre i papi, i cardinali e tutti i sottodogmi non lo sono più, e per la verità non erano convincenti neppure allora, quando volevo farmi gesuita".
    Professor Lombardi Vallauri, che cosa la spinse, nel 1956, a chiedere di entrare nella Compagnia di Gesù?
    "Nel cattolicesimo ci sono cerchi concentrici. Il primo, quello dell'infallibilità del papa e dei dogmi definiti dal papa, è un insieme di insensatezze. Quando i pontefici si sono pronunciati ex cathedra hanno preso di solito cantonate: la condanna di Galileo è solo una tra tante. Il secondo cerchio, quello attinente al Cristo in generale, è molto più interessante, anche se contiene difficoltà insuperabili; il cerchio ulteriore, quello del monoteismo è meno criticabile, anche perché ha un oggetto, Dio, praticamente irrapresentabile, quasi inintellegibile, al contrario del papa che è un oggetto perfettamente rappresentabile e quindi falsificabile. Dunque il cattolicesimo finisce per essere una composizione di elementi chiari e precisi ma inaccettabili e di cose che, appartenendo al cerchio esterno (e a tutte le grandi confessioni monoteistiche), possono attrarre. Fu l'attrazione del cerchio esterno a motivare la mia richiesta".
    Per quale ragione non ha preso i voti?
    "La Chiesa ha trasformato un "humanum" fascinosissimo come il senso della divinità in una serie di riti, miti, osservanze, strutture di autorità, ragionamenti metodologicamente sbagliati e in tutti gli altri guai che descrivo nella prima parte del libro, la "pars destruens". Non si può invece non rispettare l'uomo sgomento davanti all'infinito. Ma tra lui e il papa con le pantofoline di porpora c'è molta distanza. Sono riflessioni di questo tipo che hanno contribuito a farmi prendere le distanze".
    Provo un sentimento lancinante lei scrive nel terzo capitolo a parlare adesso, come di qualcosa che ha fatto il suo tempo, di una realtà che mi ha emozionato bambino e giovane uomo.
    "Sì, è il rimpianto del luogo, o meglio dello stato d'animo dell'infanzia, di Dronero, la cittadina in provincia di Cuneo dove c'è la casa dei nonni, rifugio negli anni della guerra; dove maturò l'idea di diventare prete, dando un sofferto addio al mondo. Come in quasi tutto il pensiero occidentale, è stata la vocazione a generare in me la fede, e la fede a generare la filosofia, e la filosofia infine a produrre il dubbio e lo scetticismo. Da bambino uno sente che sarebbe terribile se la vita trascorresse senza significato. In un contesto religioso, l'umanissima invocazione alla divinità perché dia senso alla vita è automaticamente vocazione religiosa. Io ho sentito questo desiderio di pienezza esistenziale e l'ho concettualizzato nell'unico quadro possibile nel mio Piemonte "tridentino", il quadro cattolico. Poi lo scetticismo, ma non senza tormenti fortissimi: il pathos da cui nasce il libro. Alla fine mi sono anche divertito a seviziare certi dogmi, ma sotto sotto nel libro c'è sofferenza".
    Come è stato accolto Nera luce?
    "Molti mi hanno detto: non sai che dono mi hai fatto trovando le parole per descrivere me stesso. Ci sono tanti cristiani che hanno fatto il medesimo itinerario. Tutti siamo stati battezzati, siamo cresciuti in qualche associazione cattolica, abbiamo militato. Ma il cattolicesimo è senza paragone più strampalato che qualsiasi setta New Age. Nessuna direbbe infatti che il nostro Capo, quando parla solennemente, è infallibile; che mangiamo il corpo e il sangue del Fondatore in modo non simbolico ma reale; che il bacio è peccato mortale e che tutti quelli che sono fuori dalla setta vanno all'inferno. E' solo per abitudine o meglio per la solennità e millenarità della struttura sociale della Chiesa che non ci rendiamo conto che qualunque ramoscello, anche il più strano, della foresta del New Age è più vicino del cattolicesimo al buonsenso".
    Pur essendo un trattato sulle religioni (che rivela tra l'altro dimestichezza con il pensiero orientale), il libro è di agevole lettura. Il titolo, Nera luce, chiede però una spiegazione.
    "Nera luce esprime l'apofatismo, ovvero la posizione in cui si trova chi, cercando una spiegazione ultima con tutte le forze della ragione scientifica e filosofica, arriva, non si sa perché, all'irrapresentabile, arriva a un sentimento che non è il dubbio sulla luce non bisogna confondere apofatismo con scetticismo ma sulla buia origine della luce. La copertina distingue graficamente ciò che gli antichi chiamavano "niger", il buio lucente, da ciò che era "ater", il buio inerte, l'oscurità dell'universo da cui tutto ha avuto origine. La distinzione è necessaria perché quello che è scaturito dal buio è altamente luminoso, sia come Essere sia come Conoscenza. E insomma il buio color luce, non il buio opaco, morto, della caverna. Dicendo "nera luce" intendo qualcosa di invisibile ma altamente vitale. L'apofatismo vale per tutte e due le grandi origini, l'origine dell'universo preumano, che alcuni chiamano Dio, e l'origine dei nostri pensieri, in quanto non esiste nessun prodotto della mente che consenta di rappresentare la mente. Anche la mente è "nera luce". La luce sarebbe invisibile senza corpi opachi, allora abbiamo bisogno di corpi opachi quali i pensieri per entrare in contatto con l'origine, che peraltro non ci raffiguriamo. Questo è apofatismo".
    Tornando ai dogmi, lei dedica un gustoso paragrafo alla "famigliola di Nazareth".
    "Una famiglia ben strana, se il papà è vergine e lo sono pure la mamma e il figlio: tre vergini a vita, tre persone che non hanno ceduto una sola volta all'impulso sessuale. Ciò la dice lunga sulla concezione del sesso propria del cattolicesimo. Aggiungo che nell'Antico Testamento l'adultera e l'omosessuale venivano lapidati, quindi noi abbiamo un Dna biblico che demonizza i gay e giuridicamente li mette a morte in modo crudele. Con questo Dna e una famiglia fondativa composta di tre vergini, si capisce da dove viene un Catechismo, come quello del '92, che condanna alla pena dell'inferno chi commette il peccato di masturbazione, fornicazione, divorzio, di impedimento della procreazione nel matrimonio eccetera".
    Ma la famigliola di Nazareth anticipa anche le meraviglie della procreatica.
    "Tecnicamente c'è fecondazione eterologa, nel senso che abbiamo un donatore esterno alla coppia, lo Spirito Santo. E nella Trinità c'è anche clonazione, in quanto Dio Padre riproduce nel Figlio un clone di se medesimo. Se prendiamo l'ipotesi orientale, il Padre produce in seguito un secondo clone che è lo Spirito Santo, "qui ex Patre procedit". Ma nel cattolicesimo romano e sta qui la ragione dello scisma del Quattrocento che ci ha separato dagli ortodossi lo Spirito Santo "ex Patre Filioque procedit", cioè proviene, causalmente e geneticamente, e dal Padre e dal Figlio, cioè dalla coppia".
    Un caso di riproduzione sessuata?
    "Mah, il sesso di Dio non è né maschile né femminile. Sono, il Padre e il Figlio, due esseri divini dello stesso genere che ne generano un terzo di natura identica. Parlerei dunque di partenogenesi, anche se essendo il prodotto anch'esso perfettamente divino, l'ipotesi della clonazione non si può escludere. Tra Padre e Figlio, invece, c'è palesemente clonazione. Infine, il figlio del Figlio, cioè lo Spirito Santo, è anche padre del Figlio nel momento in cui gli feconda la mamma".
    Cose, è il caso di dire, che non stanno né in cielo né in terra. Perché la Chiesa non le abbandona?
    "La gente aderisce al cattolicesimo per ragioni che nulla hanno a che fare con l'intelligenza. Nella nostra cultura il cattolicesimo è stato, fino a pochi decenni fa, il solo importante veicolo di esperienza religiosa. Un'esperienza che, inutile negarlo, è un afflato universale come quello verso l'esperienza estetica. Quando l'esperienza religiosa coincide con una struttura dogmatica assurda, non si può buttare via l'assurdo in quanto si comprometterebbe il contenuto dello strano veicolo. I cattolici hanno paura, lasciando il cattolicesimo, di precipitare nelle tenebre esteriori, nel nichilismo della ragione o semplicemente del sentimento, nel nulla procurato dal trovarsi esposti al buio dell'universo. E qui sorge la domanda: una volta abbandonato l'assurdo di certi dogmi e mantenuta, seppure con punti interrogativi, l'esigenza religiosa, che fare della nostra vita in un orizzonte apofatico? La risposta è che se religione vuol dire sentimento dell'irrapresentabile oppure guida alle esperienze più alte concesse al corpo-mente, allora ha un senso. Ma solo in questi due significati".



    Luigi Lombardi Vallauri. Nera luce. Saggio su cattolicesimo e apofatismo. Le lettere, 2001, pp. 323, € 21,69
    L'autore, dopo aver insegnato per 21 anni Filosofia del diritto presso l'Università Cattolica di Milano, ne è stato allontanato nel 1998, per aver sostenuto tesi «non ortodosse», con un provvedimento del cardinale Pio Laghi: proprio quello che giocava a tennis con i militari argentini all'epoca dei desaparecidos. Il testo raccoglie diversi scritti dell'ultimo decennio, sovente chiosati e commentati dallo stesso autore alla luce della sua recente «disavventura» e del conseguente mutato atteggiamento nei confronti del cattolicesimo. Gli scritti sono divisi in tre parti: la prima distruttiva, la seconda distruttiva-costruttiva, la terza costruttiva. Quest'ultima parte si compone in realtà di sole dieci pagine: è infatti intenzione espressa dell'autore ritornarci in futuro, volendo dedicare al tema «il suo restante avvenire di ricerca». Le prime due parti, tuttavia, bastano per fare di questo testo una stimolante lettura.
    La prima parte, pars destruens, sottopone a durissima critica la religione cattolica. Essa viene analizzata innanzitutto sotto il profilo della giustizia: se e come la giustizia divina ed il magistero papale possano coniugarsi con una moderna concezione del diritto. La comparazione dei dogmi della Chiesa romana con i principali testi universalmente accettati (come la Dichiarazione dei diritti dell'uomo), ed i dubbi che ne sorgono, portano invariabilmente alla constatazione delle caratteristiche inique e prevaricanti dell'insegnamento cattolico.
    L'inaccettabilità del magistero, specificatamente su questioni come l'infallibilità papale, la sessuofobia, la violenza istituzionale cristiana è l'argomento costante dei saggi che seguono. Lo scritto Aforismi, che chiude la prima parte, disseca meticolosamente alcuni dogmi quali la verginità di Maria e la risurrezione, sottolineandone il livello di astrusità a cui è arrivata l'ermeneutica cattolica: che raggiunge vertici emblematici nel rapporto Trinità-Sacra Famiglia, con Maria che arriva ad essere «figlia di suo figlio, figlia del suo cooperatore genetico, madre di uno dei suoi tre padri, nonna di suo marito, nonna di un altro Dio, quindi bisnonna di suo figlio». Alla domanda «quanti suoceri, per esempio, come sposa di Cristo, avrebbe la Chiesa?» l'autore, «per mancanza di potenza di calcolo, e di voglia», non si sente di dare una risposta. Non stupisce, quindi, che la gerarchia ecclesiastica abbia valutato questi ragionamenti come pericolosi per i suoi studenti, portando al licenziamento di Lombardi Vallauri. Non resta che constatare come, ancora una volta, le migliori critiche al cristianesimo in generale, ed al cattolicesimo in particolare, vengano proprio da ex fedeli: forse è tempo che anche gli atei, nella loro battaglia culturale a favore del razionalismo, dedichino maggiore attenzione allo studio delle religioni. La seconda parte, pars destruens-construens, è dedicata all'apofatismo. Lombardi Vallauri così definisce (pagina 234) «lo sperimentare un'oscurità intellettuale che non consente forse nemmeno più il distinguere affermazione e negazione», atteggiamento nel quale si identifica. Cercando di andare oltre al cattolicesimo, l'autore si spinge fino ad esaminare esperienze religiose a bassissimo, se non nullo, contenuto dogmatico-rituale (il buddismo Theravâda, lo yoga sperimentale), ritenute uno stadio più evoluto a livello etico. Nella sua ricerca apofatica l'autore definisce infine il quadro in cui intende muovere la propria ricerca: «un orizzonte di luce con al centro un cerchio di tenebra: della luce non possiamo dubitare, la vediamo, la tocchiamo con mano: è la luce dell'essere... ma se cerchiamo di vedere la scaturigine della luce incontriamo la tenebra». Un libro di alto livello speculativo, una lettura stimolante per credenti e non credenti.

    Recensione da: http://www.uaar.it/documenti/cultura/opere/50.html

  2. #2
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    Non riesco proprio a spiegarmi come certi professori dopo decenni di modesta e grigia carriera accademica approdino, negli della vecchiaia, ad una prorompente incontinenza intellettuale, che li porta a pubblicare senza pudore libri che sono il frutto di un angosciante vuoto morale e spirituale.
    Arrivare ad un'età che dovrebbe essere di venerabile quiete, con la convinzione che al centro di tutte le cose vi sia un "cerchio di oscurità", è cosa che spero con tutto il cuore di evitare.
    L'affermazione che la religione dovrebbe essere senza rituali e dogmi, non si può perdonare nemmeno a un bimbo di tre anni.L'auspicio che si arrivi ad un cristianesimo senza Chiesa poi ricorda da vicino i testi delle canzoni di Jovanotti. Per l'esimio professore di filosofia del diritto lo Yoga è più evoluto (sic) del cattolicesimo perchè è privo di un corpo rituale e cerimoniale. Mai sentito parlare della Bhagavad Gita? Lo Yoga potrebbe anche esere definito come la via della trasformazione di ogni atto profano in rito sacrale...
    Che dire poi di certe dotte riflessioni sulla New Age?
    Vade retro, idiota!

  3. #3
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    Caro Senatore

    La teologia apofatica in realtà nella storia del cristianesimo ha avuto una grandissima fortuna. Essa fu introdotta per prima da Gregorio di Nissa, che introduce per la prima volta il concetto, poi canonizzato, di Dio come infinito, mentre la tradizione sulla cui linea si colloca Gregorio (la alessandrina) era più vicina alla cultura neo-platonica e concepiva Dio come monade (Concetto classico di perfezione - non l'infinito ma l'assolutamente finito e perfetto nella sua finitezza).

    Questa grande novità del Nisseno comunque, ebbe una grandissima fortuna nel pensiero cristiano, soprattutto in relazione al passo della "vita di Mosè" che parla di Dio come tenebra divina. Ciò non vuol dire che Dio sia un cerchio di tenebra ovviamente, ma Dio è tenebra in quanto inconoscibile. Quindi la teologia apofatica o "negativa" si contrappone alla teologia catafatica o "positiva", che cerca di determinare ciò che Dio è, affermando che essendo Dio infinito egli si può descrivere meglio dicendo ciò che NON E'. Ergo, Dio come abisso, dio come Buio divino che genera la Luce.

    Insomma, la teologia apofatica diventa necessariamente il primo strumento del teologo, una volta data l'inifinità di Dio. Per quanto mi riguarda, riferendomi alla tradizione classica e alla teoria dell'Uno ovviamente sono fuori da questo schema.

    Tra l'altro, in ambito cristiano l'infinità di Dio porta delle contraddizioni, come già notarono alcuni teologi medioevali, perchè essendo Dio infinito non può esserci escatologia.

  4. #4
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    Ti ringrazio delle precisazioni,
    ma non era al piano teologico che mi volevo riferire. Così come non si riferisce alla teologia, se non come un comodo espediente da cui muovere, il prof. Lombardi Vallauri, il quale peraltro non è un teologo ma un filosofo del diritto. Un filosofo del diritto che è stato allontanato dall'università cattolica e non ha potuto realizzare il suo progetto di entrare nella Compagnia di Gesù, e quindi nutre scomposti rancori verso le gerarchie ecclesiastiche.
    Del resto io sono del parere che la concezione "in negativo" di Dio, come il principio che essendo davvero Assoluto non può essere catturato in qualche definizione, ha senso ed è legittima in una prospettiva mistica e, se si ammette che questa è data nel cattolicesimo, esoterica. Cioè laddove ci si è realmente aperti ha forme di conoscenza super-razionali: in quella sede, Dio come principio indefinibile, non-finito, non-duale ecc., non è più inconoscibile, ma anzi diventa il principio intellegibile per eccellenza. Ma il mistico non pensa nemmeno di porre con questo in dubbio i dogmi e la dottrina sociale della Chiesa, che si riferiscono ad un altro piano della religione.
    Quindi ferme restando le tue considerazioni, che sono senz'altro corrette, resto dell'idea che questo libro sia un esempio della rivolta inelegante e impudica di un vecchio inacidito contro le forme e i vincoli (necessari) della religione cristiana.
    Forme e vincoli che per altro verso, è vero, possono essersi ridotti- nelle condizioni attuali- a un vuoto mausoleo, per la mancanza di una reale connessione tradizionale.
    Ma purtroppo la ragione per cui conati come questo risultano graditi a certi ambienti pagani è un'altra: fa sempre comodo avere un cristiano convertito all'anticristianesimo, pure quando le ragioni di questa "conversione" sono sono il frutto di miseria esistenziale.
    Saluti

  5. #5
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    Originally posted by Senatore
    Ti ringrazio delle precisazioni,
    ma non era al piano teologico che mi volevo riferire. Così come non si riferisce alla teologia, se non come un comodo espediente da cui muovere, il prof. Lombardi Vallauri, il quale peraltro non è un teologo ma un filosofo del diritto. Un filosofo del diritto che è stato allontanato dall'università cattolica e non ha potuto realizzare il suo progetto di entrare nella Compagnia di Gesù, e quindi nutre scomposti rancori verso le gerarchie ecclesiastiche.
    Del resto io sono del parere che la concezione "in negativo" di Dio, come il principio che essendo davvero Assoluto non può essere catturato in qualche definizione, ha senso ed è legittima in una prospettiva mistica e, se si ammette che questa è data nel cattolicesimo, esoterica. Cioè laddove ci si è realmente aperti ha forme di conoscenza super-razionali: in quella sede, Dio come principio indefinibile, non-finito, non-duale ecc., non è più inconoscibile, ma anzi diventa il principio intellegibile per eccellenza. Ma il mistico non pensa nemmeno di porre con questo in dubbio i dogmi e la dottrina sociale della Chiesa, che si riferiscono ad un altro piano della religione.
    Quindi ferme restando le tue considerazioni, che sono senz'altro corrette, resto dell'idea che questo libro sia un esempio della rivolta inelegante e impudica di un vecchio inacidito contro le forme e i vincoli (necessari) della religione cristiana.
    Forme e vincoli che per altro verso, è vero, possono essersi ridotti- nelle condizioni attuali- a un vuoto mausoleo, per la mancanza di una reale connessione tradizionale.
    Ma purtroppo la ragione per cui conati come questo risultano graditi a certi ambienti pagani è un'altra: fa sempre comodo avere un cristiano convertito all'anticristianesimo, pure quando le ragioni di questa "conversione" sono sono il frutto di miseria esistenziale.
    Saluti
    Non intendo entrare nel merito del personaggio in questione, nè delle cose che ha scritto, visto che sinceramente non ne so assolutamente nulla. Con il mio post precedente volevo solo accennare a cosa si intende in genere per buio divino etc.

    Invece c'è una questione di cui hai fatto menzione che merita qualche cosiderazione. Mi riferisco al delicato rapporto tra mistica e ritualismo.

    Innanzitutto c'è da porre un problema, cui già avevamo accennato io e Mjollnir in un thread precedente: è possibile una mistica cristiana? Intendendo per "mistica" ciò che generalmente viene inteso con questo termine (Annullamento della propria identità soggettiva per Essere in senso eminente Divino) la risposta è certamente no. Il dogma giudaico cristiano prevede un incolmabile abisso ontologico tra creatore e creatura, quindi una simile identità uomo-dio sarebbe assolutamente impossibile (diversa ovviamente la concezione antico indiana - potremmo dire la religione mistica per eccellenza - e in generale "pagana", che non pone questo abisso ontologico).

    I mistici cristiani per cercare di mediare questo limite alla mistica nel loro ambito religioso hanno creato la fortunata immagine allegorica del metallo fuso e del fuoco. Il metallo (l'anima) fuso e arroventato dal fuoco (Dio) anche se sembra un tuttuno con il fuoco resta sempre ontologicamente diverso. Questa è vera mistica? Se prendiamo per buona la definizione che abbiamo dato prima alla parola "mistica", ovviamente no. E sinceramente, a menochè non si intenda per mistica quello che purtroppo si è inteso a partire dal '600 in poi (La "mistica" sensoriale e sensuale delle visioni e delle estasi - non si vede come un dio intellegibile che è al di là dell'essere e del non essere si manifesti con una madonnina luminosa, fenomeno puramente sensoriale!!), cosa che personalmente non intendo affatto fare, è difficile trovare un'altra definizione.

    Altro punto interessante a cui tu hai accennato è quella della mistica e del dogmatismo. La mistica, come l'abbiamo definita prima, esclude il dogma, i sacramenti, la chiesa? Anche dando per buona la mistica "imperfetta" del metallo fuso e del fuoco, la risposta non può che essere positiva. Il rapporto diretto con Dio di cui il mistico ha esperienza, non ha bisogno della mediazione della chiesa. Questa è la seconda contraddizione di fondo di una mistica cattolica (Infatti, nel caso della mistica, è più corretto usare il termine più generico "cristiana" che quello "cattolica", a mio parere).

    Nè il mistico ha bisogno di dogmi e di credenze, nel suo essere fuso dal fuoco divino. Nel suo stupendo scritto la "teologia mistica" lo Pseudo-Dionigi afferma di partire dalla Trinità, per giungere a ciò che è causa prima delle cose sensibili e intellegibili (Non posso citare perchè non ho il testo a portata di mano). In seguito, nel capitolo V, afferma chiaramente che ciò che lui chiama "causa prima" è oltre la trinità stessa. Si pone, quindi, in una posizione chiaramente eretica.

    Per queste ragioni a me sembra che, una mistica nel senso pieno del termine, possa essere solo "pagana", ossia relativa a una weltanschaung adogmatica, priva di una chiesa che pretenda l'assurdo diritto di essere depositaria dell'unico vero rapporto col Divino, e che non ponga il limite abramitico della differenza ontologica tra creatore e creatura.

    "Conosci te stesso", dice il motto delfico.

    Saluti romani

  6. #6
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    Originally posted by Lupo Mannaro
    Non intendo entrare nel merito del personaggio in questione, nè delle cose che ha scritto, visto che sinceramente non ne so assolutamente nulla. Con il mio post precedente volevo solo accennare a cosa si intende in genere per buio divino etc.

    Invece c'è una questione di cui hai fatto menzione che merita qualche cosiderazione. Mi riferisco al delicato rapporto tra mistica e ritualismo.

    Innanzitutto c'è da porre un problema, cui già avevamo accennato io e Mjollnir in un thread precedente: è possibile una mistica cristiana? Intendendo per "mistica" ciò che generalmente viene inteso con questo termine (Annullamento della propria identità soggettiva per Essere in senso eminente Divino) la risposta è certamente no. Il dogma giudaico cristiano prevede un incolmabile abisso ontologico tra creatore e creatura, quindi una simile identità uomo-dio sarebbe assolutamente impossibile (diversa ovviamente la concezione antico indiana - potremmo dire la religione mistica per eccellenza - e in generale "pagana", che non pone questo abisso ontologico).

    I mistici cristiani per cercare di mediare questo limite alla mistica nel loro ambito religioso hanno creato la fortunata immagine allegorica del metallo fuso e del fuoco. Il metallo (l'anima) fuso e arroventato dal fuoco (Dio) anche se sembra un tuttuno con il fuoco resta sempre ontologicamente diverso. Questa è vera mistica? Se prendiamo per buona la definizione che abbiamo dato prima alla parola "mistica", ovviamente no. E sinceramente, a menochè non si intenda per mistica quello che purtroppo si è inteso a partire dal '600 in poi (La "mistica" sensoriale e sensuale delle visioni e delle estasi - non si vede come un dio intellegibile che è al di là dell'essere e del non essere si manifesti con una madonnina luminosa, fenomeno puramente sensoriale!!), cosa che personalmente non intendo affatto fare, è difficile trovare un'altra definizione.

    Altro punto interessante a cui tu hai accennato è quella della mistica e del dogmatismo. La mistica, come l'abbiamo definita prima, esclude il dogma, i sacramenti, la chiesa? Anche dando per buona la mistica "imperfetta" del metallo fuso e del fuoco, la risposta non può che essere positiva. Il rapporto diretto con Dio di cui il mistico ha esperienza, non ha bisogno della mediazione della chiesa. Questa è la seconda contraddizione di fondo di una mistica cattolica (Infatti, nel caso della mistica, è più corretto usare il termine più generico "cristiana" che quello "cattolica", a mio parere).

    Nè il mistico ha bisogno di dogmi e di credenze, nel suo essere fuso dal fuoco divino. Nel suo stupendo scritto la "teologia mistica" lo Pseudo-Dionigi afferma di partire dalla Trinità, per giungere a ciò che è causa prima delle cose sensibili e intellegibili (Non posso citare perchè non ho il testo a portata di mano). In seguito, nel capitolo V, afferma chiaramente che ciò che lui chiama "causa prima" è oltre la trinità stessa. Si pone, quindi, in una posizione chiaramente eretica.

    Per queste ragioni a me sembra che, una mistica nel senso pieno del termine, possa essere solo "pagana", ossia relativa a una weltanschaung adogmatica, priva di una chiesa che pretenda l'assurdo diritto di essere depositaria dell'unico vero rapporto col Divino, e che non ponga il limite abramitico della differenza ontologica tra creatore e creatura.

    "Conosci te stesso", dice il motto delfico.

    Saluti romani
    La competenza con cui ti insinui tra le larghe falle della mia concezione del cristianesimo, è ragione per me di sofferenza e di grande sforzo mentale! Porca miseria, Lupo, mi hai ferito!
    Io continuo a credere, sulla scorta di iniziati quali Meister Eckhart, che la mistica cristiana abbia uno straordinario potere. Ma se voglio conciliare il lato "ispirato" con quello dogmatico al vertice e razionalista in tutto il resto della Chiesa, sono costretto a postulare un dualismo interno-esterno (eso- ,esso- terico) nella Chiesa, ciò che il cattolicesimo ha sempre condannato.
    Ma non si può condannare un'esperienza reale quale quella del mistico medioevale, se non provando che i suoi discorsi e le sue pratiche erano cialtronerie. E questo non è stato fatto. Possibilità esoteriche si offrono in ogni esperienza religiosa se anche un singolo soggetto è qualificato per comprenderle e realizzarle.
    Forse il magistero papale non ha mai ammesso che in circostanze eccezionali, per la qualità di pochi, è possibile penetrare il dogma, perchè in ciò vedeva il rischio di una anarchia religiosa.
    Secondo me è un errore. Guardiamo alle altre religioni: gli iniziati(quelli veri...) sono i primi a rendersi conto della necessità di un netto iato tra le esperienze nei diversi gradi. Tutto ciò costituisce condizione irrinunciabile per il mantenimento dell'ordine e della giusta gerarchia dei ruoli. In altri termini, al livello della gente comune deve operare il rigor iuris, la legge morale e canonica va rispettata; ciò per il loro bene. Di pochi asceti e mistici, anche se non affiliati a qualche organizzazione regolare, sono appannaggio le possibilità superiori.

 

 

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