Il mondo che vogliamo
di Fausto Bertinotti
L'altro mondo, il mondo della pace e della lotta al liberismo ieri è sceso in piazza. Milioni e milioni di persone, donne e uomini, vecchi e bambini hanno detto di no alla guerra e hanno formulato una richiesta semplice quanto fondamentale, quella di vivere in un mondo in cui la violenza sia bandita, in cui la pace sia il fondamento della convivenza civile. Cortei di milioni di persone, hanno detto immediatamente i media, riferendo di Roma e di Londra, di Parigi e di Melbourne e di New York. Ed erano stupiti essi stessi di una reazione che non si credeva possibile, di una risposta che ha attraversato confini e oceani, di una richiesta così precisa e determinata. Non c'è dubbio: quello che è accaduto ieri è un fatto straordinario che può cambiare il corso delle cose, può fermare la guerra, può dare nuovo impulso ai processi di cambiamento sociale. E molto se ne dovrà discutere nei prossimi giorni. Anche fra chi, come noi, su questa possibilità aveva già scommesso da qualche anno. Alcune cose e di grande importanza ci sembrano comunque già chiare. Quello che è sceso in piazza era un "popolo", un popolo che vuole essere protagonista e che ieri si è costituito quale agente politico. Il vecchio Marx diceva che ad un certo punto la quantità diventa qualità. Ieri abbiamo avuto l'impressione che questo salto si sia verificato, che coloro che hanno detto no alla guerra si siano costituiti quali agenti politici sulla scena del mondo. Che nelle piazze del mondo non c'erano solo milioni di persone che protestavano, ma un popolo che affermava la possibilità di un altro mondo. Oggi Bush e con lui i potenti della terra che vogliono la guerra hanno un avversario, un avversario forte, deciso a portare avanti le sue idee con una determinazione, deciso ad essere efficace e a contare. Abbiamo visto un popolo che vuole spostare le montagne, ma quel che è ancora più importante che può farlo, può riuscirci. E in parte ci è già riuscito. La tensione fra l'assoluta volontà di guerra di Bush e dei suoi alleati e la assoluta volontà di pace di questo popolo ha già prodotto un terremoto. I no di Francia, Germania e Russia non ci sarebbero stati senza questo straordinario popolo. Gli Usa non avrebbero visto - come stanno vedendo - vacillare l'egemonia del loro comando. Cambiamenti che solo qualche settimana fa sembravano impossibili e che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Sotto gli occhi anche del quotidiano dell'establishment economica americana il Financial Times che ieri titolava: "Le voci contro la guerra guadagnano terreno". Altre scosse non meno forti sono prevedibili nei prossimi giorni a partire dalla Gran Bretagna di Tony Blair fino al cuore stesso dell'impero degli Stati Uniti. Insomma per la prima volta dopo il 1989 e dopo l'avvento dell'era della globalizzazione l'impero unipolare si è incrinato, il mondo intravede - nel terremoto che lo scuote - un'alternativa, un nuovo possibile equilibrio. Per l'Europa è una occasione straordinaria, quella di costituirsi finalmente come Europa dei popoli, di riunificarsi sotto le bandiere della pace. L'Europa della moneta e del mercato, quella voluta dai banchieri è fallita. Le sue divisioni sono profonde, la sua incapacità di produrre una linea di autonomia dagli Usa sono evidenti. Chi ha sfilato ieri nelle capitali del vecchio continente chiede un'altra Europa, propone una costituente, ne indica contenuti e indirizzi, chiede una rappresentanza politica. E dopo la straordinaria giornata di ieri molte cose sono possibile. E' possibile, anzi è già maturo, ad esempio, uno sciopero generale contro la guerra. E' possibile far vivere questo protagonismo e questa forza nei grandi appuntamenti internazionali che attendono nei prossimi mesi il movimento, da Cancun ad Evian. E' possibile davvero fermare la guerra. Intanto possiamo dire di essere soddisfatti e felici di aver sfilato con questo grande popolo.
P. S. Ieri Roma ha vissuto una giornata straordinaria, la sua gente ha dato prova di una solidarietà e di un senso dell'ospitalità che ha scaldato il cuore di chi manifestava. Ieri la presenza di Rifondazione comunista è stata grande. Le nostre bandiere, le donne e gli uomini del nostro partito sono arrivati in massa a Roma e dovunque, in tutti gli spezzoni del corteo hanno segnalato la loro presenza. Anche questo è un fatto politico importante. Noi che abbiamo riconosciuto fin dai primi segnali le straordinarie potenzialità del movimento dei movimenti e che in quel movimento siamo stati senza pretese egemoniche, ma con grande attenzione, ieri possiamo dire di aver vinto una prima scommessa. Grazie a tutte e a tutti.




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