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Discussione: NuovaLinea

  1. #1
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    Predefinito NuovaLinea

    Una nuova rivista telematica vicina alle Nuove Sintesi.
    www.nuovalinea.org

  2. #2
    Affus
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    Predefinito Re: NuovaLinea

    Originally posted by Claudio Ughetto
    Una nuova rivista telematica vicina alle Nuove Sintesi.
    www.nuovalinea.org

    Ho letto qualcosa ; nulla di nuovo sotto il sole !
    Ho letto l'articolo di C. Ughetto : appaiono tutte le contraddizioni della cultura contemporanea .
    Ti potrei dire con certezza quali in relata sono " gli 'archetipi' comuni ad ogni cultura per dare non solo forma al sacro , ma alla vita concreta dell'uomo sulla terra .
    Ma ti interessa davvero dare forma al sacro ?
    Lo sai che non è infondo una trastullagine culturale ?
    Lo sai che comporta un pensiero unico , onnicomprensivo, ma non pluralista ? A te l'ardua sentenza ........

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: NuovaLinea

    [QUOTE]Originally posted by Affus
    [B]Ho letto qualcosa ; nulla di nuovo sotto il sole !

    Sono d'accordo, Affus. NuovaLinea, per il momento, non ha una linea di pensiero metapolitico particolarmente originale. Si muove sulla scia di Diorama e affini.
    A parte il sottoscritto e Zarelli, i suoi redattori sono molto giovani. La rivista stessa, mi sembra, si rivolge ad un target giovane, vicino al pensiero di destra più politically correct ma con molti slanci verso ipotesi nuove e sincretismi azzardati.
    Insomma, si rivolge a quei ragazzi che rischiano di cadere nei miti incapacitanti della destra nazionalista, razzista, nostalgica e inutilmente tradizionalista. Oppure a quei ragazzi di sinistra che rischiano di perdersi negli slogan di Rifondazione e in schematismi paralleli a quelli della destra sopra citata. La sfida è la contemporaneita, la sua accettazione tragica per arrivare a delle risposte diverse.

    Ho letto l'articolo di C. Ughetto : appaiono tutte le contraddizioni della cultura contemporanea .

    Non ne dubito. Io vivo di contraddizioni, ma non smetto di domandarmi e di pormi dei dubbi, da uomo del mio tempo. Per dirla con Wiener, tra un'idea della società umana stile api e formiche, che tanto piace alla destra e ai custodi dell'ordine, preferisco la sfida della complessità - che mette in luce la più autentica natura umana.
    Di certo non amo il mio tempo. Come insegnava Elias Canetti, bisogna essere segugi e avversari del proprio tempo. Ed è chiaro che le contraddizioni ci passano attraverso in modo alchemico.

    Ti potrei dire con certezza quali in relata sono " gli 'archetipi' comuni ad ogni cultura per dare non solo forma al sacro , ma alla vita concreta dell'uomo sulla terra .
    Ma ti interessa davvero dare forma al sacro ?
    Lo sai che non è infondo una trastullagine culturale ?
    Lo sai che comporta un pensiero unico , onnicomprensivo, ma non pluralista ? A te l'ardua sentenza ........

    Me la spieghi meglio, per favore?
    Da parte mia preferisco vederla così: ripensare al Sacro come in passato non è più possibile: siamo costretti a vivere il sacro in relazione con il vivente, nella consapevolezza che noi dipendiamo da quella "struttura che connette" che chiamiamo vivente.
    Credo assolutamente incapacitante ripensare il sacro in senso tradizionalista.
    Non si tratta di una "trastullaggine culturale", ma di affrontare l'idea stessa di sopravvivenza. E non è poco.
    Non si dà "forma al sacro", il sacro comprende la forma e noi ne siamo parte. Che è diverso.
    Trovo qualsiasi pensiero unico aberrante. Penso che solo la complessità permetterà all'uomo del terzo millennio di salvarsi.
    Ciao.

  4. #4
    Affus
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: NuovaLinea

    QUOTE]Originally posted by Claudio Ughetto
    [B]
    Originally posted by Affus
    Ho letto qualcosa ; nulla di nuovo sotto il sole !

    Sono d'accordo, Affus. NuovaLinea, per il momento, non ha una linea di pensiero metapolitico particolarmente originale. Si muove sulla scia di Diorama e affini.
    A parte il sottoscritto e Zarelli, i suoi redattori sono molto giovani. La rivista stessa, mi sembra, si rivolge ad un target giovane, vicino al pensiero di destra più politically correct ma con molti slanci verso ipotesi nuove e sincretismi azzardati.
    Insomma, si rivolge a quei ragazzi che rischiano di cadere nei miti incapacitanti della destra nazionalista, razzista, nostalgica e inutilmente tradizionalista. Oppure a quei ragazzi di sinistra che rischiano di perdersi negli slogan di Rifondazione e in schematismi paralleli a quelli della destra sopra citata. La sfida è la contemporaneita, la sua accettazione tragica per arrivare a delle risposte diverse.


    R. SE ha queste intenzioni , ben venga un giornale simile , ma come si fa ad affrontare la sida della contemporaneità senza convinzioni certe ? Si va avanti a tendoni e su base sperimentale a quanto pare .






    Ho letto l'articolo di C. Ughetto : appaiono tutte le contraddizioni della cultura contemporanea .

    Non ne dubito. Io vivo di contraddizioni, ma non smetto di domandarmi e di pormi dei dubbi, da uomo del mio tempo. Per dirla con Wiener, tra un'idea della società umana stile api e formiche, che tanto piace alla destra e ai custodi dell'ordine, preferisco la sfida della complessità - che mette in luce la più autentica natura umana.
    Di certo non amo il mio tempo. Come insegnava Elias Canetti, bisogna essere segugi e avversari del proprio tempo. Ed è chiaro che le contraddizioni ci passano attraverso in modo alchemico.


    R. A un certo punto i dubbi debbono pure cessare nell vita ed arrivare a qualcosa di concreto e di radicato altrimenti passiamo la vita come Diogene sempre in ricerca e sempre con un pugno di mosche in mano . Anche perché qui non si tratta di ricerche scientifiche che non finiscono mai ,ma di ricerca esistenziale e qualcosa ci dobbiamo pure decidere a trovare . Lasciamo perdere le api e le formiche che ci vuole una grande forza d’animo , eroica , per un popolo vivere a quella maniera e non è da tutti . E’ piu facile vivere come la cicala .


    Ti potrei dire con certezza quali in relata sono " gli 'archetipi' comuni ad ogni cultura per dare non solo forma al sacro , ma alla vita concreta dell'uomo sulla terra .
    Ma ti interessa davvero dare forma al sacro ?
    Lo sai che non è infondo una trastullagine culturale ?
    Lo sai che comporta un pensiero unico , onnicomprensivo, ma non pluralista ? A te l'ardua sentenza ........

    Me la spieghi meglio, per favore?
    Da parte mia preferisco vederla così: ripensare al Sacro come in passato non è più possibile: siamo costretti a vivere il sacro in relazione con il vivente, nella consapevolezza che noi dipendiamo da quella "struttura che connette" che chiamiamo vivente.

    Credo assolutamente incapacitante ripensare il sacro in senso tradizionalista.
    Non si tratta di una "trastullaggine culturale", ma di affrontare l'idea stessa di sopravvivenza. E non è poco.
    Non si dà "forma al sacro", il sacro comprende la forma e noi ne siamo parte. Che è diverso.
    Trovo qualsiasi pensiero unico aberrante. Penso che solo la complessità permetterà all'uomo del terzo millennio di salvarsi.
    Ciao.

    R. Ecco, qui non ci siamo .
    Ripeto, non si tratta di ricerche scientifiche dove ognuno ha la sua verita che, messa insieme , fa funzionare l’attrezzo . Non siamo tante scintille di verita che , messe insieme, formamo e fondano la verita . Miliardi di scintille in questo campo non possono produrre un lumicino di luce . Il sacro è qualcosa di separato , che sta al di la del profano e al di sopra . E’ qualcosa di universale , unico, che non sei tu a determinare e dire che cosa deve essere . Il sacro è luce al tuo cammino . E' qualcosa di oggettivo che non crea la tua mente . Se lo trovi , trovi qualcosa di universale . Alla fine ti fara scoprire gli archetipi universali ed eterni di cui ti parlavo .

  5. #5
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    Leggendo un dibattito fra Affus e Ughetto, davvero non si sa chi scegliere, perché si è di fronte a due visioni del mondo apparentemente antitetiche, ma che in realtà convergono in una direzione che in fondo è la stessa e di fatto comporta l'occaso del sacro, che i due interlocutori proclamano così caro a loro.
    E' infatti difficile stabilire cosa sia peggio per la sopravvivenza del sacro, fra l'omologante monoteismo giudaico, che ha in pratica desacralizzato il mondo e imposto il razionalismo semitico e uno pseudotrascendentismo, il quale, relegando nella sfera dell'inattingibile l'universo del sacro, praticamente lo ha eliminato dalla coscienza degli uomini e dalla storia, e il falso pluralismo caro a certi ideologi, che col pretesto di tentare astratte ed impossibili sintesi (non si capisce bene fra cosa), predica in realtà il relativismo universale, la tolleranza anche verso tutto ciò che non tollera pluralità e un'indistinzione mascherata da complessità, ma che in realtà distrugge la complessità nascondendosi dietro astratte formule che possono significare tutto e nulla.
    La realtà è che una simile alternativa è una falsa alternativa, perché l'indistinzione della tolleranza e del relativismo universale tanto caro all'uno, è ben poco diversa dall'indistinzione del perverso internazionalismo giudaico, professato dall'altro.
    I due non me ne vogliano, perché tutto sommato non escludo una loro parziale buona fede, che però nulla toglie alla pericolosità oggettiva dei loro intenti.

  6. #6
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    Grazie per il tuo intervento, Peucezio. Così abbiamo modo di dibattere su questioni più interessanti di qualche mia imprecazione lanciata occasionalmente.
    Non parlo per Affus, che avrà modo di argomentare per conto suo. Dal mio punto di vista, invece, pur rispettando la tua opinione, in quanto proveniente da una visione del mondo diversa dalla mia ma che esprimi coerentemente, sono convinto che in base a questa tua visione ti risulti facile suddivire nettamente due altre opinioni che invece non mancano di sfumature. Quello che dico, ad esempio, riconosco che non si attiene ad una visione "ordinaria" del sacro. D'altronde basta leggere il mio articolo in questione per comprendere che tema e contesto sono chiari: "Il sacro nella post-modernità".
    Possiamo stare a discutere all'infinito su cos'è la post-modernità, termine fin troppo di moda. A me, come ad alcuni delle Nuove Sintesi, serve per circoscrivere un modo di pensare che viene dopo le ideologie del '900, basate sulla massa, sul totalitarismo o sull'idea economicista. Insomma, non è più possibile pensare in termini assoluti, di salvezza escatologica. Farlo significa scadere nei miti incapacitanti. Quindi bisogna essere consci che non è più recuperabile l'"incantamento" del passato: con la modernità e il disincanto bisogna fare i conti, ma questo non vieta di ripensare gli approcci culturali ed una loro rielaborazione in base ad una azione metapolitica.
    Leggendo l'articolo, ti accorgi che i miei riferimenti sono "laici" (Bateson, Hillman), autori che da Leopardi hanno assunto una sorta di "religiosità laica". Cosa significa. Leopardi si dichiarava ateo, eppure agiva come se gli accadimenti nel mondo, e l'approccio con il mondo, dovessero avere un senso. La deriva nichilista, pur nella consapevolezza del dolore del mondo e dell'imperfezione umana, è rifiutata.
    Condivido le tue perplessità sulla separazione tra uomo e mondo operata dal giudeo-cristianesimo (almeno nelle sue forme più istituzionali). Hillman ne è stato uno dei più acuti osservatori: se il mondo ci è stato dato da Dio, noi ne abbiamo la padronanza assoluta. Atteggiamento antropocentrico che trasforma il mondo in una sorta di supermercato.
    Tuttavia non mi riconosco nell'immagine relativista che dai in un pensiero di ridefinizione del sacro. Bisogna passare attraverso la modernità, stigmatizzarne le storture e cercare un pensiero efficace per affrontare le problematiche attuali. Nessuno viole aderire ad una deriva nichilista, individualista, economicista, di sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Per approfondimenti ti rimando a Murray Boockhin, che ho recensito su Diorama. Di qui parte il recupero del sacro come necessità per considerare ciò che non ci dà per forza un utile immediato, che però diventa cultura e ci colloca nella "struttura che connette" (Bateson) costituente il vivente.
    E' una concezione che fa i conti con la modernità, consapevole, con Bateson, che l'approccio scientifico si nutre di "metafore" come qualsiasi altra disciplina. Nulla a che vedere con l'indefinito, con la New-Age o cos'altro, come vedi, ma piuttosto con la cultura, e quindi con l'antropologia.
    Semmai posso condividere una critica a questo approccio che metta in luce l'ateismo religioso che ne sta alla base. Ciò, tuttavia, non esclude l'approccio religioso se uno lo desidera. O anche di semplice stupore per il mondo e per il vivente.
    Ciao.


    Originally posted by Peucezio
    Leggendo un dibattito fra Affus e Ughetto, davvero non si sa chi scegliere, perché si è di fronte a due visioni del mondo apparentemente antitetiche, ma che in realtà convergono in una direzione che in fondo è la stessa e di fatto comporta l'occaso del sacro, che i due interlocutori proclamano così caro a loro.
    E' infatti difficile stabilire cosa sia peggio per la sopravvivenza del sacro, fra l'omologante monoteismo giudaico, che ha in pratica desacralizzato il mondo e imposto il razionalismo semitico e uno pseudotrascendentismo, il quale, relegando nella sfera dell'inattingibile l'universo del sacro, praticamente lo ha eliminato dalla coscienza degli uomini e dalla storia, e il falso pluralismo caro a certi ideologi, che col pretesto di tentare astratte ed impossibili sintesi (non si capisce bene fra cosa), predica in realtà il relativismo universale, la tolleranza anche verso tutto ciò che non tollera pluralità e un'indistinzione mascherata da complessità, ma che in realtà distrugge la complessità nascondendosi dietro astratte formule che possono significare tutto e nulla.
    La realtà è che una simile alternativa è una falsa alternativa, perché l'indistinzione della tolleranza e del relativismo universale tanto caro all'uno, è ben poco diversa dall'indistinzione del perverso internazionalismo giudaico, professato dall'altro.
    I due non me ne vogliano, perché tutto sommato non escludo una loro parziale buona fede, che però nulla toglie alla pericolosità oggettiva dei loro intenti.

  7. #7
    Affus
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    [QUOTE]Originally posted by Claudio Ughetto
    [B]Grazie per il tuo intervento, Peucezio. Così abbiamo modo di dibattere su questioni più interessanti di qualche mia imprecazione lanciata occasionalmente.
    Non parlo per Affus, che avrà modo di argomentare per conto suo. Dal mio punto di vista, invece,.....




    Gentile Ughetto volendo argomentare per conto mio, voglio farle un discorsetto semplice semplice per vedere se lei capisce .Un discorso culturale concreto e molto terreno ,poco metafisico se non nella misura della metafisicita stessa dell’uomo rispetto a tutte le altre creature terrene .
    Il metro umano non puo misurare quando è avvenuta di preciso questa creazione , ma certo prima non c’era nulla di cio che esiste , pero’ dire che non c’era nulla ,non significa dire che non esisteva un progetto ,un’ idea , un intelligenza, una mente capace di attuare fin nei minimi dettagli questa creazione ; come un architetto che ha gia tutto chiaro nella mente quello che deve realizzare quando ha davanti la materia informe. Solo che in questo caso non esisteva nemmeno la materia che venne tutta creata ex nihil !
    La cosa è troppo grande per la nostra mente , spaventosa per le sue dimensioni, ed è comprensibile se c’è qualcuno che stenta a credere a quello che ti dico . L’uomo per certi versi è come una formica che si trova nel folto della giungla ; non è necessario che salga su un albero per capire il mondo di cui fa parte , anche restando sotto un filo di erba puo capire la sua condizione .
    In quest’ordine e in questo progetto era prevista la creazione di esseri autonomi superiori (angeli) e meno superiori (uomini ).
    Questi ultimi non devono solo provvedere a vivere come gli altri animali avendo a che fare con la materialita , ma anche fare scelte e atti umani e liberi . Ora lei sa che un organismo vivente è programmato dalla natura nel suo DNA, quando si sviluppa e cresce, non fa altro che seguire quel programma gia scritto nel suo codice genetico . La differenza dell’ essere uomo consiste dunque nell’avere questa liberta di compiere delle scelte libere circa il suo agire che puo essere utile e meno utile , buono o cattivo e non solo rispetto a quel codice genetico .
    La scelta cattiva è un pensiero o una scelta di qualcosa che gli sembra bene ma è il contrario del bene per se .
    Questi esseri creati sono tutti parte di un mosaico che è la creazione , cioe di un ordine preciso gia stabilito , immutabile ed eterno . Percio non sono ammessi altri piani perché semplicemente non esistono . Non esiste una liberta assoluta perché semplicemente non esiste . L’unica liberta ammessa è fare il contrario del bene e quando l’uomo lo fa non è detto che diventa padrone della sua esistenza o della storia , perché è previsto anche un piano preciso , immutabile , eterno anche per costoro che fanno scelte contrarie al bene oggettivo per se stesso . Ma lei mi dira che qui, infondo, ci vuole la fede , ma io le rispondo che la fede vera ci vuole soprattutto nel costruire altri piani alternativi a questo e convincersene , ma anche senza la fede l’uomo deve fare scelte quotidiane circa il bene ed il male . Scelte concrete e non astratte .
    Ora come nel DNA l’uomo ha un programma nascosto, gia fissato , che deve seguire e non è libero di cambiare se non nella milionesima parte , così nella vita morale che riguarda la sua specificita , ha un codice genetico che è solo libero di non seguire e che gli dice volta per volta se una cosa è buona o cattiva . Questo codice genetico si chiama legge interiore , ed è qualcosa di universale che hanno tutti gli uomini e non gli animali . Ce l’ hanno anche i neonati che non sanno distinguere ancora il male ma vivono gia nel bene perché non è qualcosa solo di conoscitivo , maturo e responsabile . Egli sta lì punto e basta .
    Lei mi dira che è difficile individuare questo codice morale , ma io le dico che , nient’affatto , esiste sia dentro di noi che fuori di noi .
    Fuori di noi fu dato ad un popolo preciso che ebbe il compito di rivelarlo a tutta l’umanita anche se non assolse fedelmente a tutto il suo compito , ma non è detto che tutte le altre legislazioni e codici umani orali o scritti , per perversi che siano , poi se ne distanzino tanto , come non è detto che esiste l’uomo solo cattivo che anzi nasce buono . Tutti pero hanno al centro quel codice manifestato a un popolo . Questo popolo doveva attuarlo sia su base personale e sia su base politica e comunitaria ; anche nella sua cultura di pastori o agricoltori . Ultimante pero si nota uno smarcato tentativo di contraddirlo alla radice questo codice genetico culturale dell’umanita , proprio in quei popoli che dovrebbero maggiormente istituzionalizzarlo . Tutte le altre manfrinate sulla liberta umana e capacita dell’uomo , sulle scelte culturali , servono a ben poco . Molti addetti ai lavori hanno tradito . Il centro del discorso sta tutto qui . Come vede io le sto parlando di cose concrete anche se generali e universali che riguardano gli uomini e la politica perché a me non interessa tanto fare il moralista , ma il discorso politico .
    Ora la politica ha il compito di attuare questo codice”naturale”e combattere chi è contrario a questo codice . Ogni discorso filantropico sulla pace o non pace, ad esempio , diventa ozioso se prescinde da questo discorso . Non c’è pace se siamo lontani dal quel programma e non c’è bene se lo ignoriamo sempre piu . La destra ha il compito di attuare questo programma politico sia su base locale e sia su base universale . La liberta umana si svolge dentro ambiti precisi e prestabiliti e la destra , cioe l’autorita stessa , ha il compito di castigare questa pretesa liberta assoluta che l’uomo vorrebbe avere . Il programma di attuazione va avanti sia che ci siano le moltitudini a sostenerlo e sia che ci sia uno solo perché l’uomo non è solo , anzi tutto è gia
    prestabilito a prescindere della sua liberta . Ecco che parlare di pace in astratto è molto deviante . Davide ,ad esempio , un tale che nel mondo antico si preoccupava solo di attuare quel codice, quando
    entrava in villaggio ostile non risparmiava nemmeno gli animali per attuare alla lettera quel programma , e la cosa non era da tutti , perché la pace politica è ben diversa dalla pace dello spirito che si ha solo quando il singolo individuo è in comunione con quel codice genetico naturale suo .
    saluti cordiali .

    ps
    Stesso discorso è rivolto anche a Peucezio .

 

 

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