Oggi il Gip comincia gli interrogatori dei novi arrestati Fra loro due poliziotti in servizio ai ministeri a Roma
Cocaina, è un terremoto per Montefiascone
La maxinchiesta investe il paese: oltre agli arrestati, anche una quindicina di indagati
di MAURO EVANGELISTI
e PAOLA PUCCIATTI
Cocaina: si definisce il quadro dell’inchiesta che ha scosso Montefiascone e portato agli arresti di due poliziotti in servizio a Roma. Dopo che il pubblico ministero, Stefano D’Arma, vista la delicatezza dell’indagine ha segretato gli atti, è difficile avere dei punti di riferimento, ma il Messaggero è in grado di definire meglio i primi risultati della operazione condotta dai carabinieri di Montefiascone.
1. Oltre ai nove arrestati, vi sono una quindicina di indagati: tutti fra i trenta e quarant’anni, indagati con responsabilità minori. Evidente, però, che a Montefiascone il caso ha creato molto scalpore.
2. Le persone in cella sono quattro. Per ora, per rispetto delle indagini e della privacy, i nomi non possono essere scritti. Un ruolo cardine era svolto, secondo i carabinieri, da un imprenditore agricolo di 31 anni, di buona famiglia; insieme a lui, in carcere un poliziotto originario di Montefiascone, 30 anni, in servizio a un Ministero a Roma; un operaio di 27 anni di Montefiascone; infine, sempre di Montefiascone, un trentatreenne.
3. Le persone agli arresti domiciliari sono cinque. Due operai di Montefiascone di 34 anni; un ex poliziotto originario di Roma di 33 anni (non in servizio da diversi anni); un poliziotto di Fabrica, di 30 anni, anch’egli in servizio a Roma in un palazzo governativo; una ragazza di Montefiascone, trentenne.
4. Il giudice per le indagini preliminari, Rita Cialoni, interrogherà questa mattina i quattro in carcere; gli altri cinque saranno ascoltati domani mattina. Solo dopo deciderà se revocare gli arresti per alcuni di loro.
5. Colpisce la riservatezza ordinata dal sostituto procuratore, più severa rispetto ad altre indagini. Chi conosce gli atti, ripete che si tratta di una indagine di «estrema delicatezza» e non aggiunge altro. Il fatto che vi siano coinvolti due agenti scelti di polizia potrebbe essere il motivo, ma forse c’è altro. Forse c’è il fatto che prestano servizio nei Ministeri (per uno di loro si parla anche al Parlamento). Forse c’è il fatto che la riservatezza è necessaria a non compromettere sviluppi dell’inchiesta. Probabile il collegamento con l’operazione Baseball, quella che portò all’arresto di 24 persone. E forse proprio questo ulteriore filo che lega al passato giustifica il clima di accentuata prudenza.
6. Va ripetuto, per l’ennesima volta come dal resto scritto ieri dal Messaggero, che la questura di Viterbo non c’entra per nulla in questa storia. A ribadirlo un comunicato del sindacato Siulp, del segretario Enzo Troncarelli. «Siamo i primi a perseguire gli autori di ogni tipo di reato - scrive - se questi possono annidarsi fra di noi. Però è doveroso che le notizie siano sempre precise. Per amore della verità e per il giusto riconoscimento a quanti in questa provincia operano nel rispetto delle regole, va sottolineato che nessun operatore della Polizia arrestato presta servizio in questa provincia».
ilmessaggero.caltanet.it/hermes/20030218/02_VITERBO/VITERBO/DROGA.htm
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