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Discussione: Junger e Niekisch

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    PIANIFICAZIONE TOTALE
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    Predefinito Junger e Niekisch

    L’Operaio e la Mobilitazione Totale

    Il “Vangelo” del Nazionalbolscevismo tedesco.


    Di Marco Bagozzi




    Fra il 1930 e il 1932 Ernst Jünger da alla luce due opere fondamentali non solo per l’ideologia dei nazionalbolscevichi, ma in generale per tutto il movimento intellettuale della Germania contemporanea. Nel 1930 appare il saggio Die Totale Mobilmachtung. Betrachtungen zur Zeit (La Mobilitazione Totale) e nel 1932 viene pubblicata l’opera politica di riferimento del pensiero jungeriano, Der Arbeiter. Herrschaft und Gestalt (L’Operaio. Dominio e forma). In queste due opere Jünger delinea una proposta politica per il superamento della tirannia borghese che «disprezza i principi che furono in onore in un altro secolo e respinge l’onore, il coraggio, la generosità, tutte le virtù pericolose per la sua esistenza». Jünger parte dalla considerazione che dopo la Prima Guerra Mondiale «il Fronte della guerra (Kriegsfront) e il Fronte del lavoro (arbeitsfront) sono identici». «Il soldato ha bisogno dell’operaio che gli fornisce gli strumenti di distruzione […] dall’altro lato il «tipo» deve cominciare ad acquistare la superiorità militare». Tutta la vita quotidiana diventa quindi mobilitazione: «Non esiste attività[…] che non sia una produzione destinata perlomeno indirettamente all’economia di guerra». La legge marziale non è l’eccezione, ma diventa disciplina. L’Operaio diventa parte integrante della costituzione organica della Totalità (Totalität). La Totalità diventa il vero gesto rivoluzionario dell’Operaio. Nella Totalità si «annullano le valutazioni dello spirito autonomo e scatenato» e si «distrugge l’opera di formazione compiuta sull’uomo dell’epoca borghese». Si viene a creare quella aristocrazia operaia già teorizzata da Sorel. L’Operaio diventa l’Uomo nuovo. L’Operaio è «il milite del lavoro, l’asceta costruttore di una nuova società». Il nuovo mondo sarà l’ Arbeitdemokratie (Democrazia del Lavoro), più vicina alla dittatura che alla democrazia, il cui nucleo fondante è «un movimento di ex combattenti, un partito socialrivoluzionario, un esercito» che si trasformano nella nuova aristocrazia «in possesso di mezzi decisivi tecnici e spirituali». Il mezzo tecnico viene definito da Jünger «Capitale tecnico», al quale il solo operaio può far ricorso senza farsi sottomettere, e che perde la sua accezione di strumento del progresso, anzi conduce ad «un ordine ben definito, uniformato e necessario». L’Operaio, definito anche «Capitale umano», è la nuova razza di uomini, «l’arma più affilata, lo strumento di potenza di cui dispone la forma del lavoratore». Per creare la Totalità bisogna cercare in ogni essere umano la parte che è suscettibile di essere utilizzata dalla comunità. Viene inoltre eliminata la «libertà individuale», la cui privazione «ha lo scopo di far scomparire tutto quello che potrebbe non essere ingranaggio dello stato». I riferimenti di Jünger in quel periodo sono il regime fascista in Italia e quello comunista di Stalin in Unione Sovietica, «ed è possibile prevedere che in tutti i paesi, dal momento in cui pretenderanno di svolgere un ruolo sulla scena internazionale saranno costretti a radicalizzare queste restrizioni se vorranno essere in grado di scatenare una forza di nuovo genere».

    All’Arbeiter devono molto i nazionalbolscevichi, e a detta di Quirino Principe «Niekisch fu presente con i suoi consigli all’elaborazione» dell’opera. In particolare si può notare l’impostazione nazionalbolscevica nell’esaltazione dei «piani quinquennali», che hanno «offerto al mondo il primo tentativo di coordinamento di tutti gli sforzi di un grande impero per farli convergere verso una prospettiva unica», e dell’«economia pianificata», con la quale lo studio dell’economia «deborda dal proprio quadro per diventare essenzialmente dispiego di forza». «Con la sua tipologia del Lavoratore [Jünger] cerca di annettere alla tradizione di forza e di energia, di ferrea disciplina e di duro comando, di meditata astuzia o di temeraria audacia, propria e caratteristica del prussianesimo, una nuova energia: quella della passione collettiva, del solidarismo assoluto di gruppo, dell’azione risoluta e radicale che il moto sociale degli operai e dei contadini, dei soldati e dei marinai ha sviluppato nella rivoluzione russa».

    Jünger, in una intervista, ricorda però come fu proprio Niekisch a capire subito il senso dell’opera «che aveva voluto dare alla figura del Lavoratore», «Io[parla Jünger] vedevo nel Lavoratore come una sorta di figura prometeica, non certo come un proletario[…]avevo semplicemente descritto la nuova realtà […] concentrandomi sulla figura e sui lineamenti essenziali del Lavoratore,[…]una forma che ha un carattere quasi metafisico».

    Nekisch parlerà dell’Arbeiter, in particolare, in due articoli, il primo contemporaneo, Der Arbeiter.Herrschaft und Gestalt.Zu Ernst Jüngers neuem Büche (trad.it.:A proposito dell’Operaio di Ernst Junger), e Die Gestalt des Arbeiter(La forma dell’Operaio).

    Secondo Niekisch, il «tipo» dell’Uomo nuovo Operaio, non corrisponde affatto al «quarto stato». L’Operaio è l’anti-borghese, «Dinnanzi alla figura dell’Operaio non c’è posto peri il borghese».

    In seguito Niekisch nota una «sconcertante somiglianza» con la dottrina marxista del Proletkult, tuttavia ne nota anche un fossato insormontabile, cioè l’«atteggiamento coraggioso di fronte ala realtà».

    Da notare anche, che da ambienti marxisti ortodossi il libro è stato letto come un’apologia della costruzione statuaria staliniana, mentre ambiente nazionalsocialisti lo hanno interpretato e celebrato, come la predizione della costituzione di un regime nazionale e socialista.

    Rimane comunque fermo il fatto che, come nota Dupeux, La mobilitazione totale, e in seguito l’Operaio, sono «un’anticipazione delle condizioni di una generale insurrezione contro l’Occidente razionalista e democratico», e come afferma Niekisch, «sulla linea tracciata da Jünger, la Germania deve lavorare contro l’Occidente, contro Versailles. Anche se questo ci ripugna, anche se questo urta la nostra “sostanza”».

  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    L'argomento sarà sviluppato in un libro di prossima uscita presso l'editore Noctua.iaociao:

 

 

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