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Martedi' 25 Febbraio 2003
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NES n.5, anno 13

Antisemitismo arabo
I silenzi del Papa e dell'occidente

E' piu' facile chiedere perdono per la quarta Crociata di sette secoli fa, piuttosto che opporsi qui e oggi all'odio e al fanatismo

Maggio 2001

"Era ovvio che il presidente siriano avrebbe approfittato del saluto al Papa per prodursi in un discorso estremista contro Israele - ha scritto Shlomo Avineri sul Jerusalem Post (9.05) - Ma Bashar Assad si e' spinto ben oltre". Infatti, davanti alle telecamere di tutto il mondo, ha rilanciato senza ritegno l'accusa di "deicidio", uno dei piu' antichi e micidiali slogan dell'antisemitismo religioso, per secoli causa di innumerevoli persecuzioni e sofferenze ai danni del popolo ebraico in tutto il mondo cristiano. Paragonando esplicitamente le pene dei palestinesi a quelle patite da Gesu', Assad ha detto: "Gli ebrei cercano di uccidere i principi di tutte le religioni con la stessa mentalita' con cui hanno tradito Gesu' Cristo e nello stesso modo in cui hanno cercato di tradire e uccidere il profeta Maometto". Per chi non avesse colto la sottigliezza teologica, il ministro siriano per gli affari religiosi Muhammad Ziyadah ha chiarito: "Conosciamo bene le trame dei nemici di Dio e dei malvagi sionisti contro la cristianita' e l'islam".
"Ecco le parole con cui si esprime il nuovo presidente siriano, quello moderno, che ha studiato in Gran Bretagna e che e' appassionato di internet" ha commentato Barry Rubin (Jerusalem Post, 6.05). Oltretutto parole non nuove. All'ultimo vertice della Lega Araba ad Amman e poi di nuovo durante una visita in Spagna, Assad aveva definito la societa' israeliana "piu' razzista di quella nazista". E' lo stesso Assad che fa studiare gli scolari siriani su libri di testo in cui si legge che "aggressivita' e cattiveria sono radicate nella personalita' dell'ebreo" e che "le intenzioni criminali degli ebrei devono essere ribaltate contro di loro con la loro eliminazione" (Jerusalem Post, 13.05). Lo stesso Assad che annovera fra i suoi piu' ascoltati consiglieri Mustafa' Tlas, da piu' di trent'anni anni ministro della difesa a Damasco, autore di libelli che ripetono la calunnia antiebraica di omicidio rituale; quello che ha detto al Corriere della Sera: "Gli ebrei sono pochi milioni: se ogni arabo uccidesse un ebreo, non ce ne sarebbero piu'" (11.05).
Di fronte a tutto questo, scrive Shlomo Avineri, "il silenzio del Papa e' stato assordante. Si possono capire i vincoli diplomatici. Ma era il caso di non dare neanche una risposta, nemmeno indiretta, nemmeno implicita? Era il caso di proseguire per il tour propagandistico a Quneitra come se non fossero state pronunciate chiare parole di odio? Dunque non c'e' mai stato un Concilio Vaticano Secondo? Certo, e' piu' facile chiedere perdono per la quarta Crociata di sette secoli fa piuttosto che opporsi, qui e ora, all'odio e al fanatismo". Come ha notato Yehudit Barsky dell'American Jewish Committee, "e' inconcepibile che il Papa resti zitto mentre un capo di stato come Assad rovescia calunnie sull'ebraismo davanti a un miliardo di cristiani" (Jerusalem Post, 13.05).
E non si tratta solo dell'invettiva antisemita. "Chi non conosce il regime presieduto da Assad - continua Avineri - stando ai discorsi fatti dal Papa durante le cerimonie in Siria potrebbe credere che Damasco sia la capitale di un paese aperto, libero e democratico, la cui unica preoccupazione sia quella di promuovere pace, giustizia e stabilita'. In realta' Assad e' a capo di uno dei regimi piu' brutali, repressivi e dispotici di tutta la regione. Ma dov'e' finita la voce del Papa che si levava contro dittature e repressioni? Perche' a Damasco ha taciuto quella voce che tuonava in Polonia e riecheggiava fino al Cremlino?"
Certo, non c'e' molto da stupirsi della propaganda antisemita siriana quando in un paese come l'Egitto, legato a Israele da un trattato di pace piu' che ventennale, il premio Nobel per la pace Shimon Peres in visita ufficiale viene rappresentato sulla prima pagina del periodico Al-Arabi in uniforme da SS (29.04), mentre l'editorialista del quotidiano governativo Al-Akhbar scrive (il 20 aprile) e ribadisce (il 27 aprile) che "Hitler va ringraziato perche' ha vendicato in anticipo i palestinesi, anche se dobbiamo lamentare il fatto che la sua vendetta non e' andata abbastanza avanti". Non c'e' molto da stupirsi, quando i sermoni religiosi trasmessi ogni venerdi' dalla televisione ufficiale dell'Autorita' Palestinese incitano all'odio verso Israele e alla violenza contro gli ebrei con frasi del tipo: "Bisogna massacrare gli ebrei. E' il volere di Dio. Non si deve avere pieta' per loro. Dovunque incontriate ebrei, dovete ucciderli" (Kol Israel, 10.05). Intanto da Beirut ad Amman si progettano convegni negazionisti. Intanto Ali Khamenei, suprema guida spirituale dell'Iran, proclama che "i sionisti hanno esagerato apposta l'Olocausto per giustificare i crimini contro i palestinesi" e che "la guerra, non il dialogo, e' l'unico linguaggio che Israele capisce" (Jerusalem Post, 25.04). Intanto l'Autorita' Palestinese manda in onda video in cui i bambini cantano "come e' buono il profumo dei martiri e l'odore della terra arricchita dal sangue che sgorga da un corpo giovane", e la moglie di Arafat candidamente ammette: "La donne israeliane mi invitano sempre alle loro attivita', ma rifiuto categoricamente perche' io odio Israele" (AP, 3.05).
Che alcune forme di virulento antisemitismo abbondino e siano in aumento nel discorso pubblico arabo-islamico e' un dato di fatto che deve preoccupare: "Finche' i capi arabi lasciano che i media da loro controllati facciano uso massiccio di calunnie antisemite e persino loro stessi ne fanno uso nei loro discorsi in arabo - scrive ancora Barry Rubin - puo' darsi che si tratti solo di bassa propaganda. Ma quando incominciano a dire queste cose ai media occidentali, al papa e ai vertici mondiali di Davos, allora significa che credono davvero a queste stupidaggini".
Cio' che sconcerta e' l'indulgenza che il fenomeno incontra nel mondo civile: dal Papa, ai capi di stato, fino all'ultimo commentatore occidentale. Perlomeno l'Europa, dati i precedenti storici, dovrebbe essere la prima a levare la voce contro questa deriva. E se proprio non e' capace di uno scatto morale, che faccia almeno un ragionamento politico: "Bisognerebbe capire - spiega Barry Rubin - dove queste dichiarazioni smettono di essere solo bieca propaganda e diventano fattori determinanti nel forgiare le scelte politiche. Se questa disinformazione influenza il dibattito politico di un'intera nazione come quella araba, la violenza e l'odio della gente contro Israele non faranno che aumentare. Cosa che a sua volta impedira' ai governanti di fare la pace con Israele ancora per molti anni a venire. Dopo tutto, come potrebbe durare un leader arabo che facesse la pace con gli ebrei se questi sono genocidi, nazi-fascisti e nemici giurati del cristianesimo e dell'islam?". E conclude: "Sarebbe ora che i leader dell'occidente, gli esperti, i giornalisti, le elite culturali e intellettuali iniziassero a tener presente anche il fattore antisemitismo, quando valutano la situazione in Medio Oriente, le sfide che Israele si trova a fronteggiare e le scelte che deve fare per sopravvivere".