RITRATTO

Nel 1773 Leopold Mozart, il padre di Wolfgang, narra alla moglie a Salisburgo: "Non ti ho scritto con l'ultima posta perché abbiamo avuto una grande serata musicale dal nostro amico Mesmer, nel giardino della Landstrasse. Mesmer suona molto bene l'armonica di vetro di Miss Dewis; egli è l'unico viennese che l'abbia comprata e possiede uno strumento di vetro ancor più bello di quello che aveva la stessa Miss Dewis. Anche Wolfgang vi ha già suonato". Si vede che sono buoni amici, il medico di Vienna e il musicista salisburghese col il suo celebre figliolo. Già alcuni anni prima, quando il famigerato direttore dell'Opera di Corte, Afligio, che poi andò a finire in galera, malgrado gli ordini imperiali, si era rifiutato di rappresentare l'opera La finta semplice del quattordicenne Wolfgang Amadeus, il mecenate musicale Franz Anton Mesmer, più energico dell'Imperatore e della Corte, interviene mettendo a disposizione il suo piccolo teatro all'aperto per la nuova operetta Bastien und Bastienne e si prepara così la meritata e imperitura benemerenza storica di avere tenuto a battesimo la prima composizione teatrale di Wolfgang Amadeus Mozart. Il piccolo genio non dimenticherà questo gesto amichevole: in tutte le sue lettere parla di Mesmer e del "caro Mesmer" cerca con predilezione l'ospitalità. Quando nel 1781 si stabilisce a Vienna, va direttamente con la sua carrozza di posta dal casello del dazio sino alla casa dell'amico. La sua prima lettera al padre, datata da Vienna il 17 marzo 1781, comincia con: "Ti scrivo dal giardino di Mesmer nella Landstrasse". Più tardi in Così fan tutte eleverà un piccolo monumento scherzoso al suo dotto e celebre amico. Ancora oggi, e certo ancora per secoli, udremo ricordare in un allegro recitativo il maestro del magnetismo:
Eccovi qui il magnete
che ve lo mostrerà.
La pietra di quel Mesmer venuto
d'Allemagna
che massima sua fama
in Francia poi trovò.
Ma questo strano dottor Franz Anton Mesmer non è soltanto un uomo di dottrina, amico dell'arte e degli artisti: è anche un uomo molto ricco. Pochi borghesi di Vienna potevano vantarsi di possedere allora una casa così elegante e ospitale come quella della Landstrasse n. 261, una vera e propria minuscola Versailles sulle rive del Danubio. Nel parco spazioso e quasi principesco gli ospiti trovano mille divertimenti in stile rococò, vialetti verdi coperti, boschetti, statue antiche, la casa degli uccelli, una piccionaia, e quel grazioso (purtroppo completamente sparito) teatro all'aperto in cui ebbe luogo il battesimo di Bastien und Bastienne, nonché un ampio bacino di marmo che vedrà più tardi le singolarissime scene delle cure magnetiche, e su un piccolo poggio il Belvedere dal quale si può ammirare il Danubio e il Prater. Non c'è da stupirsi che la società viennese, gaudente e chiacchierona, ami incontrarsi in questa bella casa, tanto più che il dottor Mesmer è fra i borghesi di maggior conto da quando ha sposato la vedova del Consigliere aulico Van Bosch, fornita di ben trentamila fiorini. La sua tavola, ce lo racconta Mozart, è sempre imbandita per tutti gli amici e conoscenti. Si mangia e si beve ottimamente in casa di quest'uomo gioviale e interessante, e non mancano neppure i godimenti dello spirito. Qui, per esempio, molto prima della stampa, leggendo le partiture manoscritte vengono eseguiti i nuovi quartetti, le arie e le sonate di Haydn, di Mozart e di Gluck, amici di casa, nonché le novità di Piccini e di Righini. Chi invece preferisce parlare di argomenti intellettuali, piuttosto che ascoltar musica, troverà pure nel padron di casa un compagno di cultura universale. Il calunniato Franz Anton Mesmer può infatti tener alta la fronte anche in mezzo ai dotti.
Quando Mesmer si trasferisce a Vienna per completare la sua istruzione, è già dottore in filosofia e studiosus emeritus di teologia a Ingolstadt. Ma questo non basta al suo spirito inquieto. Al pari del famoso dottor Faust, vorrebbe afferrare la scienza da tutti i suoi capi. A Vienna comincia a studiar legge, per rivolgersi poi definitivamente alla quarta Facoltà, alla medicina. Il 27 maggio 1766 Franz Anton Mesmer, quantunque già due volte laureato auctoritate et consensu illustrissimorum, perillustrium, magnificorum, spectabilium, clarissimorum Professorum, viene di nuovo solennemente promosso dottore in medicina. Tuttavia Mesmer, divenuto ricco per matrimonio, non pensa affatto a trar ducati dalla sua nuova professione. Non ha fretta di crearsi una clientela di pazienti e preferisce tener dietro da dilettante alle scoperte più rinomate nei campi della geologia, della fisica, della chimica e della matematica, inseguire i progressi della filosofia astratta, e, prima di tutto, della musica. Egli stesso suona il piano e il violoncello, ed è il primo che introduce l'armonica di vetro, per la quale Mozart più tardi comporrà appositamente un Quintetto. Ben presto le serate musicali in casa Mesmer contano fra le preferite nella Vienna intellettuale e, con il salotto musicale del giovane Van Swieten sul Tiefen Graben, dove si incontrano ogni domenica Haydn, Mozart e, più tardi, anche Beethoven, la sua casa nella Landstrasse 261 è considerata il più eletto rifugio dell'arte e della scienza.
Insomma, quest'uomo tanto calunniato, cui più tardi vorranno perfidamente imprimere il marchio dell'ignorante e del ciurmadore, non è il primo venuto: lo sente subito chiunque lo avvicini. Già esteriormente si fa notare in ogni società per la statura alta, l'atteggiamento imponente, l'ampia e nobile fronte. Quando a Parigi entra in un salone accanto all'amico Cristoforo Villibaldo Gluck, tutti gli sguardi si voltano curiosi verso questi due alemanni che superano di tutto il capo la statura normale. Purtroppo i pochi ritratti rimastici danno un'insufficiente impressione della sua fisionomia; tuttavia si vede che il volto è di linee armoniche e belle, il labbro carnoso, il mento pieno ed energico, la fronte meravigliosamente arcuata sulla chiara limpidità degli sguardi. Una sicurezza riposta irraggia da questa figura possente, che raggiungerà in perfetta salute l'età dei Patriarchi.
Nulla di più errato, dunque, che immaginarsi il grande magnetizzatore come un mago, una figura demoniaca dall'occhio inquieto, dai lampeggiamenti diabolici, come uno Svengali o un dottor Spallanzani. Al contrario, quella su cui tutti i contemporanei insistono come sua caratteristica, è la pazienza salda e incrollabile. Piuttosto di sangue lento che caldo, più tenace che battagliero, questo solido svevo considera e osserva in tutta calma i fenomeni, e allo stesso modo con cui attraversa una camera con passo tranquillo, misurato e pesante, procede senza fretta e con grande decisione nelle sue ricerche da un'osservazione all'altra: senza fretta, imperturbabile. Non pensa con improvvise intuizioni lampeggianti e accecanti, ma attraverso conclusioni prudenti e appunto per questo incrollabili. Non c'è contraddizione, amarezza, che valga a scalfire la calma della sua epidermide resistente. Questa impassibilità, questa tenacia, questa grandiosa e salda pazienza rappresentano il genio specifico di Mesmer. Solo al suo riserbo insolitamente modesto, alla sua bonaria assenza di vanità, dobbiamo lo strano fenomeno per cui un personaggio a un tempo notevole e ricco può avere a Vienna tanti amici e nessun nemico. Tutti ne vantano la dottrina, l'indole simpatica e alla mano, la larga generosità, la mente aperta: son ame est comme sa découverte: simple, bienfaisante et sublime. Persino i suoi colleghi, i dottori viennesi, apprezzano Franz Anton Mesmer quale medico eccellente: per la verità solo fino all'istante in cui ha l'audacia di cercare una propria via e di fare scoperte che commuovono il mondo senza il loro permesso. Allora, d'un tratto, è finita la benevolenza e scoppia una lotta per la vita e per la morte.