post-visione...
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Film amaro, come amaro ne è lo stile, Ricordati di me ha scelto una data fatidica per presentarsi nelle sale di tutta Italia: il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Dobbiamo credere che si tratti di una scelta alquanto sadica del regista, Gabriele Muccino, perché pochi film riescono come questo nel demolire con tanta efficacia il mito dell’amore di coppia, e più in generale, dei legami sentimentali.
Sotto i riflettori, dopo gli studenti in “okkupazione” di Come te nessuno mai e i trentenni ad un bivio de L’ultimo bacio, è questa volta la famiglia Ristuccia, padre, madre e due figli, residente in Roma. Nella prima scena vediamo la città, poi un quartiere, una via, un palazzo, un balcone. E infine la telecamera si sposta all’interno della casa. La voce fuori campo recita: “ecco i coniugi Ristuccia, e il loro materasso, testimone di quel poco che ancora accade sopra di lui”.
E’ mattina, le sette e ventinove. Un minuto e il silenzio viene squarciato dal suono della sveglia. Giù dal letto, i figli a scuola e i genitori al lavoro: ma cosa è più opprimente della quotidianità, nella vita dei quattro? Ognuno ha un sogno nel cassetto e vive nella speranza di realizzarlo, ma è soltanto un’innocente ambizione o piuttosto uno smodato bisogno di conferme? Muccino interviene con delicatezza e intuito, sollevando il sipario su una crisi familiare tipica dei nostri tempi, in cui ciascuno guarda fuori della famiglia per cercare la felicità, senza rendersi conto che i problemi stanno invece dentro le quattro pareti e lì vanno risolti fin dal principio. “Come mi vedi?”, si chiedono di volta in volta i protagonisti, eterno e assillante tormentone senza risposta.
Lucido e doloroso, Ricordati di me è la fotografia, tendente all'esagerazione certo (ma c'è da aspettarselo), dell'Italia oggi. Può piacerci oppure no, lasciarci in bocca un po' di amaro, strapparci una lacrima o farci rimpiangere di avere acquistato il biglietto: ma non possiamo accusare il regista di non averci visto giusto. Come già accaduto in passato, infatti, Muccino, brillante indagatore della realtà, ha fissato l'obiettivo e -clic- scattato. La morale, inutile dirlo, è sofferta ed evidente: se manca la parola, la famiglia diventa un involucro vuoto, un peso insopportabile.
Dietro alla cinepresa, che segue con occhio indiscreto ogni momento, ogni angolo, ogni pensiero della vita dei Ristuccia, e ne trasmette con efficacia emozioni e sentimenti, si muove un cast di tutto rispetto: Laura Morante e Fabrizio Bentivoglio guidano con maestria i quasi neofiti della cinepresa Silvio Muccino e Nicoletta Romanoff. E non toccatemi la Bellucci, dislessica finchè volete, ma più bella che mai. In sottofondo, Mina, Dalla, Marina Rei, e uno splendido remake di “Almeno tu nell’universo” firmato Elisa: cosa chiedere di più?




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