Grazie alle Grandi Riforme della Casa Delle Libertà viene bloccato il processo ai terroristi algerini del gruppo islamico. Da sempre si sa che a Milano i giudici non sono sereni, meglio andare a Brescia.
Forse quando il pollista mediamente fesso riuscirà a capire che gli interessi di Berlusconi e quelli dell'Italia non sono esattamente la stessa cosa sarà forse un po' tardi.
O forse è già troppo tardi.
Sveglia.
Corriere, 27.2.03
Cellula islamica, la Cirami blocca il processo
Quattordici militanti del Gia invocano il legittimo sospetto: «A Milano c’è un ambiente colpevolista»
MILANO - Dimenticata dai politici, la legge Cirami colpisce ancora: le nuove norme sul legittimo sospetto hanno provocato la sospensione obbligatoria del processo contro 14 presunti affiliati a una cellula milanese di terroristi algerini del Gruppo islamico armato (Gia). Lo stop è stato formalizzato ieri dal Tribunale di Milano ed è l’effetto automatico di due antefatti: quattro imputati hanno chiesto alla Cassazione di liberarli dal presunto «ambiente colpevolista e razzista» di Milano; e la Cassazione non ha ritenuto «manifestamente inammissibile» la loro richiesta di trasferire il processo a Brescia, che verrà esaminata il 29 aprile. Il dibattimento, che era arrivato alla requisitoria finale del pm, potrà quindi ripartire solo il 6 maggio, sempre che la Corte Suprema respinga il ricorso. La sospensione non farà tornare in libertà nessuno dei 14 imputati di associazione a delinquere, finalizzata al traffico d’armi: tutti gli arrestati erano già stati scarcerati prima del processo per scadenza dei termini.
RICORSO - La legge Cirami, approvata tra le polemiche mentre la Cassazione era chiamata a decidere se spostare a Brescia i processi milanesi che coinvolgono Silvio Berlusconi e Cesare Previti, ha prima di tutto allargato al legittimo sospetto le ipotesi di «trasloco» del processo ad altra città. Con le nuove norme, inoltre, il tribunale «sospettato» non solo può, ma deve sospendere la requisitoria del pm (o la sentenza), a meno che la Cassazione non cestini subito il ricorso. Nel precedente più famoso, il ricorso di Previti provocò la sospensione del processo Imi-Sir, ma non il trasferimento a Brescia, che fu bocciato dalla Cassazione. Calato il sipario su quel caso, la Cirami rimane applicabile a tutti gli altri processi. E ieri la quinta sezione del tribunale ha annunciato la «sospensione obbligatoria» del giudizio sui presunti terroristi algerini. «Non è una vittoria delle difese - riconosce l’avvocato Luca Bauccio -: questa sospensione è un effetto automatico della Cirami». Nel ricorso in Cassazione, annunciato un mese fa dall’avvocato Francesco Piscopo, quattro algerini denunciano che a Milano i giudici sarebbero condizionati da «un clima creato ad arte dai mezzi d’informazione e alimentato da gruppi e partiti intolleranti e razzisti»: un ambiente colpevolista che avrebbe «finito per ripercuotersi all’interno dell’aula», come dimostrerebbero varie ordinanze contrarie alle difese.
ARMI - Questo processo era nato da due anni di intercettazioni che tra il ’96 e il ’98 portarono in carcere, tra Milano, Torino e Napoli, una dozzina di presunti affiliati al Gia. L’imputato principale, Fettar Rachid, per l’accusa, avrebbe organizzato traffici d’armi a favore dei combattenti islamici in Algeria. Altri avrebbero nascosto fuggiaschi e fornito documenti falsi. Le difese hanno contestato dall’inizio tutte le intercettazioni. Anche l’ultima trascrizione, decisa dal tribunale, è stata al centro di un giallo: il pm Stefano Dambruoso ha denunciato in aula che l’interprete araba aveva ricevuto una visita, ritenuta intimidatoria, di due imputati algerini. Per le difese, fu solo un equivoco: i due pensavano di poter assistere alla traduzione. Nel dubbio, all’interprete è stata assegnata una scorta armata.
Paolo Biondani




