Scontro sul direttore generale: Berlusconi e Tremonti vogliono Saccà, la Annunziata preferisce Mauro Masi


ROMA - Il braccio di ferro sul direttore generale della Rai rischia di sfociare in una crisi. E i presidenti delle Camere Pierferdinando Casini e Marcello Pera potrebbero trovarsi nella spiacevole situazione di dover cercare il terzo presidente della Rai in meno di un mese. Il consiglio di amministrazione di viale Mazzini in calendario per ieri mattina è stato fatto opportunamente slittare alle 17 di oggi proprio per non certificare il disaccordo tra Forza Italia e il neo-presidente della Rai Lucia Annunziata. Oggi prima del consiglio ci sarà un abboccamento tra Annunziata e il ministero dell’Economia nella sua veste di azionista della tv pubblica. Da questo rendez vous potrebbero uscire sostanzialmente due soluzioni: o la riconferma di Agostino Saccà - sostenuta da Forza Italia e osteggiata dal presidente - o la designazione di Mauro Masi, ben accetta ad Annunziata. Nel primo caso potrebbe essere adottato un escamotage «tecnico»: il direttore generale verrebbe prorogato fino a giugno per poter firmare il bilancio 2002 (che in base alle stime si presenta come positivo). Successivamente al chiarimento con gli uomini del ministro Giulio Tremonti si riunirà il consiglio Rai, che dovrà prendere atto dell’una o dell’altra ipotesi. E regolarsi di conseguenza. Non è da escludere che nel caso di una vittoria intera o parziale di Saccà, il presidente rinunci al mandato. Per cercare di capire la situazione che si è andata creando negli ultimi giorni occorre partire da un fatto: Silvio Berlusconi vuole la riconferma di Saccà e nella consueta cena del lunedì ad Arcore tra il Cavaliere, Umberto Bossi e Tremonti si è registrata in merito piena identità di vedute, nonostante che nel centro-destra ci siano opinioni differenti. Il senatore Michele Bonatesta (An) ha ribadito ancora ieri la posizione contraria al manager calabrese («Manico nuovo con scopa vecchia ramazza male») così come l’Udc di Marco Follini è da tempo favorevole al ricambio. In verità dagli ambienti di Forza Italia sono stati proposti ai consiglieri della Rai almeno altri tre nomi (Angelo Codignoni, Flavio Cattaneo e Fernando Napolitano) sui quali sono state avanzate riserve. In particolare i primi due sono stati considerati, per curriculum o legami professionali, contigui al mondo Mediaset e di conseguenza accantonati. E’ tramontata anche un’ipotesi che piaceva ad Annunziata e in qualche misura anche ad An e che portava il nome di Francesco Mengozzi (Alitalia), che però si è tirato fuori dalla corsa considerando prioritario il risanamento della compagnia di bandiera. Secondo indiscrezioni Annunziata avrebbe tenuto coperto fino all’ultimo un altro nome, quello dell’amministratore delegato dell’Acea Paolo Cuccia.
Più complicato è capire cosa sia successo attorno a Mauro Masi, attuale vice-segretario generale di palazzo Chigi e commis di Stato apprezzato sia da Gianni Letta sia dai ministri di An. In teoria il suo dovrebbe essere un nome ben visto da Forza Italia e invece si è creata una situazione per la quale a sostenere Masi è più Annunziata che gli uomini di Berlusconi. Nel caso che, comunque, Masi riuscisse a superare le perplessità di Forza Italia la sua designazione verrebbe supportata dalla nomina di uno o due vice direttori generali provenienti dall’interno della Rai. Una mossa che servirebbe a tacitare la dirigenza di viale Mazzini, visto che tutte le nomine finora hanno premiato personalità esterne all’azienda. In subordine a Masi è circolato anche il nome di Ernesto Mauri, ex Mondadori ed ex La 7.
La giornata di ieri si era aperta con un pre-consiglio di amministrazione che aveva il compito esplicito di ascoltare le opinioni di tutti e calendarizzare la successiva «vera» riunione del Cda. Pare di capire che i cinque membri si siano ritrovati d’accordo nel sostenere la filosofia che aveva portato Casini e Pera a nominarli, quella che in gergo si chiama 1»4 perché imperniata su un presidente di garanzia (Annunziata) e quattro consiglieri vicini al centro-destra. Il consiglio non si è pronunciato sul rebus Saccà, ma da quanto trapela sembra che almeno tre (Giorgio Rumi e Marcello Veneziani oltre ad Annunziata) condividano l’idea di un avvicendamento sulla poltrona di direttore generale. Meno convinti o di avviso opposto gli altri due (Angelo Maria Petroni e Francesco Alberoni). Ma nessuno in consiglio pensa di risolvere la contraddizione a colpi di maggioranza.