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    Le fondamenta di POL
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    Predefinito Una delle pagine più indecorose della malagiustizia italiana

    Uno dei temi che più ci sta a cuore e che trattiamo con gran profondità sul Legno Storto è quello della giustizia. Per questo vi mando uno degli articoli più freschi in materia che riassume l'incredibile vicenda di Stefano Surace e che testimonia quanto la giustizia nel nostro Paese sia malata

    Una delle pagine più indecorose della malagiustizia italiana: Stefano Surace, tutta la storia!

    Mandato da ABC Flash Venerdì, 28 February 2003, 13:50 uur.
    TUTTA LA STORIA DELL'INFAME AGGRESSIONE A STEFANO SURACE COMPIUTA DA MAGISTRATI ITALIANI

    I nomi di questi magistrati, da non dimenticare, sono: Gerardo D'Ambrosio ed i suoi scagnozzi della Procura di Milano, Angelica Di Giovanni - presidente del cosiddetto Tribunale di sorveglianza di Napoli, Donatella Ventra, il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Ormanni, Giulio Benedetti e Fabrizio Poppi, l'uno membro della Procura di Milano e l’altro, incredibile, presidente di una sezione del Tribunale della stessa città.

    Tutti i particolari nell'efficace e chiarissimo articolo firmato dall'agenzia ABC Flash!


    RIASSUNTO DELLA VICENDA GIUDIZIARIA DI STEFANO SURACE

    Prima di iniziare questo percorso è ben opportuno sfatare immediatamente un equivoco: Surace venne messo in prigione non per articoli di più di trent'anni fa, per i quali era stato condannato in contumacia per il reato di diffamazione a mezzo stampa. Ma per un ordine di carcerazione a 2 anni 6 mesi e 12 giorni basato su una condanna "definitiva ed esecutiva" per... traffico di droga.
    Solo che questa condanna non gli era mai stata emessa e che lui non era mai stato minimamente accusato di cose del genere.

    Proprio così.
    In effetti Surace, che viveva abitualmente a Parigi da quasi un trentennio, si era recato in Italia, a Napoli, per occuparsi di alcune pratiche relative alla madre 92enne e ad un fratello invalido.
    Trattandosi di pratiche particolarmente complesse, dovette trattenervisi per vari mesi.

    Durante questo soggiorno si occupò anche, secondo il suo costume, di un gravissimo fenomeno esistente in Italia su larga scala, ma di cui nessuno osava parlare.
    Il fenomeno per cui oltre 5000 persone sono tenute indebitamente nelle carceri italiane per farvele stare per anni ed anni, a seguito di condanne emesse in loro assenza (cioè in contumacia) e tuttavia dichiarate definitive ed esecutive.
    Senza quindi che costoro abbiano mai potuto difendersi, e senza che possano farlo neppure ora.

    Tutto ciò in piena violazione delle leggi italiane, dei dettati dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione (a sezioni unite) oltre che della Convenzione europea dei diritti dell'uomo sottoscritta dall'Italia da quasi cinquant'anni (e che è appunto legge italiana, che per di più prevale su qualsiasi altra norma italiana che ne sia in contrasto).
    E questo, in uno Stato che si dichiara democratico e di diritto.

    Surace se ne occupò dunque con una serie di reportages diffusi da varie agenzie giornalistiche italiane e francesi e pubblicati su vari quotidiani.
    Ora, con questa sua campagna ebbe a profilarsi un serio pericolo per i numerosissimi magistrati implicati in questa situazione, trovatisi davanti alla prospettiva di essere chiamati a rispondere di queste illegalità sistematiche e indifendibili.
    Divenne quindi di assoluta urgenza per certi ambienti della magistratura italiana far cessare, in un modo o nell'altro, questa sua campagna.
    E non trovando alcun appiglio legittimo, data l'onestà adamantina di Surace, si ricorse a una impostura semplicemente colossale : la Procura della repubblica di Milano gli lanciò quell'ordine di carcerazione per una condanna per droga mai emessa.

    Così a fine agosto 2001, nel cuor della notte, una sessantina di agenti di polizia circondarono l'immobile in cui soggiornavo a Napoli, e bussarono alla sua porta.
    Invano, poiché Surace era partito proprio il giorno prima per Parigi, per assistere al matrimonio di una delle sue figlie, Marina.
    Che venne celebrato dal sindaco Jean Tiberi, suo buon amico ed estimatore.

    Appreso così, a seguito di quel "blitz" fallito, di quell'ordine di carcerazione per quella condanna inesistente, Surace tornò in Italia e andò a presentare di persona una denuncia contro il capo di quella Procura, Gerardo D'Ambrosio.
    Ebbene, a poche ore appena dalla presentazione di quella denuncia, Surace venne arrestato nello studio di un suo avvocato e condotto nel carcere di Poggioreale a Napoli, in esecuzione di quell'ordine di carcerazione fasullo per quella condanna mai esistita.

    Il programma era dunque di farlo restare in carcere, come "detenuto definitivo", per almeno 2 anni, 6 mesi e 12 giorni... Senza contare che nel frattempo, com’è noto, molte cose possono succedere nelle patrie galere.
    Insomma, per bloccare quella sua campagna di stampa così pericolosa per certi ambienti della magistratura, non si era trovato di meglio che seppellirlo in carcere, inventando una condanna infamante per traffico di droga in realtà mai emessa.
    Situazione, come si vede, a dir poco criminale.

    Ora, la notizia del suo arresto non aveva tardato a spargersi e vari giornalisti contattarono le autorità per conoscerne i motivi.
    Si sentirono rispondere, ben ufficialmente, che la sua detenzione non era affatto per questioni di stampa, com'essi pensavano, ma per un reato particolarmente infamante: traffico di droga. E con condanna definitiva.
    In tal modo venne bloccata in partenza qualsiasi prevedibile reazione da parte della stampa per l'incarcerazione di un giornalista.
    Ciò mette in luce la perfidia nettamente criminale di quei magistrati che avevano architettato e messo in opera quel suo arresto abusivo.
    Costoro tuttavia non avevano previsto che a Parigi Surace aveva una figlia anch'essa giornalista, Marina, accreditata presso il governo francese (la stessa che aveva da poco accompagnato all'altare, per il suo matrimonio).

    Appreso dell'arresto del padre, essa piombò in Italia, scoprì l'impostura e costrinse la Procura di Milano ad ammettere ufficialmente l'inesistenza di quella condanna per droga.
    A questo punto non restava a quei magistrati che restituire subito a Surace quella libertà di cui lo avevano privato in quelle circostante nettamente criminali.
    Ma in tal caso sarebbe stato di nuovo libero di riprendere quella sua campagna che si doveva assolutamente impedire...
    E allora ci si guardò bene dal rimetterlo in libertà, ricorrendo, tanto per cambiare, a una nuova impostura: affermando stavolta che la sua detenzione era dovuta a quattro condanne per pretesa diffamazione a mezzo stampa, emesse oltre 20 anni prima in contumacia (e quindi in sua assenza e a sua insaputa) per quattro suoi articoli pubblicati oltre trent'anni prima.
    E inventò che quelle condanne erano «definitive ed esecutive» mentre erano nulle, e comunque non definitive, perché emesse in assenza e all'insaputa di Surace.
    Nullità sancita con estrema chiarezza, per questi casi, dalla Corte Costituzionale, dalla Corte di Cassazione italiane, nonché dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

    Sennonché successe che il buon D'Ambrosio cadde nella sua stessa trappola.
    Non si era mai visto in effetti in Occidente che un giornalista fosse stato incarcerato per articoli pubblicati oltre trent'anni prima.
    Di conseguenza, si ebbe una reazione massiccia dei media non solo italiani, ma del mondo intero.
    Il quotidiano inglese "The Guardian" definì "giustizia criminale" quella italiana, indicando Surace come "versione italiana dell'affare Dreyfus".
    In Francia l'autorevole quotidiano "Le Monde" ebbe in prima pagina parole molto dure sulla sua incarcerazione e sul funzionamento della giustizia in Italia.
    Così pure "Le Figaro" e tutti i quotidiani francesi, grandi e piccoli.
    Analogamente in Belgio "Le Soir", in Spagna "El Pais", e perfino... in Turchia "Akla".
    Oltre naturalmente all'intera stampa e televisioni italiane, che battevano costantemente sull'argomento.

    Lo scandalo per la magistratura italiana che ne derivò fu tale che le cronache parlarono di "Suracegate" della giustizia italiana.
    Si ebbe a creare un forte movimento di opinione a favore di Surace, in campo nazionale e internazionale.
    Il Presidente della repubblica Ciampi si dichiarò pronto a concedergli la grazia (che Surace rifiutò, pur apprezzando il gesto: non voleva grazie ma voleva - anzi pretendeva - giustizia).
    Il Capo del governo gli offrì il proprio avvocato per difenderlo.

    Si schierarono al suo fianco la Federazione nazionale della stampa, l'Ordine dei giornalisti, Reporters sans frontières, il movimento per i diritti civili di Corbelli, il movimento per i diritti umani di Vittorio Trupiano, i radicali, innumerevoli deputati, senatori, intellettuali di ogni orientamento politico.
    Molti di essi vennero a trovarlo in carcere, alcuni intrapresero uno sciopero della fame a suo favore.
    Il segretario della Federazione della Stampa, Paolo Serventi Longhi, parlò appunto, in una dichiarazione ufficiale, di «autentica persecuzione ai danni di Surace e di suoi familiari».
    Reporters sans Frontières sottolineò che «l’Italia è attualmente un Paese in cui la libertà di stampa è in pericolo».

    Un appello fu lanciato da intellettuali e giornalisti, in cui si sottolineava la gravità di quella situazione e «come non meno grave è lo stato di una macchina giudiziaria capace di produrre situazioni come quella di cui Surace è vittima...Ci auguriamo che il Presidente della Repubblica e il Ministro della Giustizia intendano fare al più presto quel che è necessario e possibile, prima che sia troppo tardi».
    Fra i firmatari dell'appello Sergio Zavoli, Giorgio Forattini, Emilio Fede, Lino Jannuzzi, Sergio Staino, Antonio Tabucchi, Vittorio Feltri, Antonio Ghirelli, Curzio Maltese, Gad Lerner, Maurizio Belpietro, Paolo Guzzanti, Andrea Pamparana, Gian Antonio Stella, Francesco Merlo, Lorenzo Del Boca, Dimitri Buffa, Gigi Moncalvo, Renato Farina, Giordano Bruno Guerri, Marcello Sorgi, Piero Vigorelli, Massimo Bordin, Lucia Esposito, Adele Cambria, Luca Telese, Mario Petrina, Roberto Martinelli, Lino Micciché, Raffele Nigro, Ruggero Guarini, Michele Mirabella, Carlo Panella, Andrea Pucci, Giovanni Valentini, Giancarlo Santalmassi, Diana De Marco, Toni Capuozzo, Massimo Tesio, Paolo Hendel, Lamberto Sposini, Toni Garrani.

    A questo punto la Procura di Milano, presa con le mani nel sacco al cospetto dell'opinione pubblica mondiale, cercò di cambiare ancora versione: non era più per quei 4 articoli che Surace si trovava in prigione, ma per altri reati, uno più infamante dell'altro; dall'estorsione alla calunnia.
    Giorno dopo giorno, si attribuiva la sua detenzione a sempre nuove condanne inesistenti.
    E intanto certi ambienti della polizia diffondevano false informative "ufficiali" in cui si affermava che era stato condannato addirittura per associazione a delinquere, altro reato di cui ovviamente non era mai stato neppure minimamente accusato.

    Questa campagna di intox fu tuttavia smascherata ancora dalla figlia di Surace, per cui ebbe un effetto-boomerang, facendo aumentare lo sdegno generale contro la Procura di Milano e moltiplicare le iniziative a favore del Surace.
    Sicché il 16 agosto 2002 lo si dovette far uscire dal carcere (di Milano-Opera) praticamente a furor di popolo, dopo otto mesi di detenzione abusiva.

    Questa sua detenzione in carcere non fu tuttavia rimpiazzata con la completa libertà benché fosse suo pieno diritto, ma con una "detenzione domiciliare provvisoria" in una sua casa di Napoli, con caratteristiche tuttavia assai prossime alla completa libertà.
    In previsione - si tenne a sottolineare per placare l'opinione pubblica - della sua imminente, completa liberazione.
    In realtà questa sua liberazione era subordinata alla condizione che non si occupasse più di quell'argomento che turbava i sonni di certa magistratura, quella dei 5000 cittadini deportati abusivamente nelle prigioni italiane.
    Ma era senza fare i conti con la tempra eccezionale di questo grande maestro di Arti Marziali, non a caso al più alto livello mondiale.
    Che infatti non esitò a riprenderla, quella campagna, per di più arricchita dall'imponente materiale che aveva potuto raccogliere "dal vivo" nelle tre carceri in cui aveva soggiornato in quegli otto mesi: Poggioreale a Napoli, Ariano Irpino presso Avellino e Opera a Milano.
    Fra l'altro pubblicò 29 articoli, praticamente uno al giorno, sul quotidiano "Libero" diretto da Vittorio Feltri (che per primo aveva sollevato il suo caso nella stampa) e una serie di altri per alcune agenzie di stampa italiane e francesi, e su un quotidiano, "Cronache di Napoli", emanazione partenopea de "La Stampa".

    Si ripresentò così con assoluta urgenza, per certa magistratura, l'imperativo criminale di farlo tacere.

    Ed ecco intervenire un nuovo personaggio: Angelica Di Giovanni, presidente del cosiddetto Tribunale di sorveglianza di Napoli. La quale emise un'ordinanza in cui si ingiungeva a Surace, giornalista, di... non più scrivere.
    La Di Giovanni aveva evidentemente ritenuto di poter sopprimere la libertà di stampa.
    Gli si ingiungeva inoltre di non aver alcun contatto con chicchessia, e di non più uscire assolutamente di casa, neanche per un minuto.
    Furono anche bloccate le sue due linee telefoniche, la fissa e la mobile.
    E si diede ordine perentorio a polizia e carabinieri di stringere al massimo la sorveglianza su di lui.
    Insomma, Surace non doveva avere il minimo contatto con anima viva. Diventava un problema perfino cibarsi, visto che non poteva aver contatti neppure col garzone del pizzicagnolo.Molto peggio che stare in prigione, addirittura peggio del cosiddetto "carcere duro" (detto anche "regime 41 bis").

    Al confronto, la galera era un soggiorno privilegiato.

    Si era insomma calata, su quella sua abitazione, una specie di pietra tombale."Mancava solo che gli mandasse gli ispettori dell'ONU" commentò qualcuno sulla stampa.
    A questo punto, Surace si trovava di fronte a un provvedimento del tutto al di fuori da qualsiasi criterio giuridico e di civiltà. Aveva pertanto non solo il diritto, ma il preciso dovere civile di reagire.
    Ciò gli fu possibile grazie proprio all'indignazione degli stessi poliziotti e carabinieri cui era stato ordinato di stringere al massimo la sorveglianza su di lui.
    Costoro - non sentendosela di partecipare ad un'iniquità di cui neppure i più anziani fra loro ricordavano precedenti, e ritenendo quell'ordine contrario alla loro coscienza - non solo si guardarono bene dall'eseguirlo, ma cessarono praticamente del tutto la pur blanda sorveglianza che avevano effettuata fino a quel momento.
    Surace poté così tranquillamente allontanarsi (il 2/10/02) da quel domicilio divenuto tombale e raggiungere Parigi, dov'è il suo normale domicilio da quasi trent'anni, e dove è circondato dalla migliore stima delle autorità anche al più alto livello (basti dire che è stato decorato da Jacques Chirac «per i suoi meriti di giornalista, scrittore, maestro di Arti Marziali di rinomanza mondiale, educatore dei giovani e creatore di campioni». A proposito, che aspetta Ciampi a decorarlo? Surace ha fatto ben più per l’Italia che per la Francia).

    A Parigi era del tutto irragiungibile dalle iniziative di quei magistrati italiani poiché la Francia - come avviene in tutti i Paesi occidentali salvo, sola pecora nera, in Italia - non riconosce la definitività delle sentenze contumaciali, e quindi non concede estradizioni per condanne del genere.
    Non ammettendo che una condanna emessa in contumacia possa essere dichiarata definitiva senza prima rifare il processo in presenza dell'accusato.

    Sicché a Parigi Surace poté essere subito contattato apertamente da giornali e televisioni di mezzo mondo, a cui rilasciò innumerevoli interviste dalla sua casa parigina o passeggiando per i Champs Elysés o boulevard St-Germain.
    Reporters sans frontières organizzò un suo incontro con la stampa internazionale, dove poté denunciare non solo le gesta di quei magistrati italiani - che definì pubblicamente "a caratteristiche criminali" - ma anche il funzionamento generale, particolarmente scandaloso, della giustizia in Italia. Quanto alla Di Giovanni, Surace commentò: "La buona donna ha bisogno di uno psichiatra”.

    Coperta di ridicolo, costei cercò di rifarsi con un altro noto giornalista, Lino Jannuzzi, ingiungendo anche a lui di... non scrivere.Ma non ebbe fortuna neppure con costui, tanto più che anche Surace, con cui Jannuzzi si era incontrato a Parigi, gli diede una ben solida mano.
    Sempre più sommersa dal ridicolo, la Di Giovanni non trovò di meglio che lanciare querele contro tre deputati (Sgarbi, Cicchitto e Gargani) e anche contro un magistrato, presidente di Corte d'Assise d'Appello, Pietro Lignola.
    Quest’ultimo l'esortò tuttavia pubblicamente a smetterla, se non voleva rispondere di calunnia.
    E la Di Giovanni dovette ritirare la querela e chiedergli scusa. Si trovò emarginata perfino dall'Associazione Nazionale Magistrati, tanto che dovette dimettersi da questa.

    Per di più gli avvocati penalisti napoletanti, e dell'intero distretto della Corte d'Appello di Napoli, hanno chiesto ufficialmente all'unanimità il suo allontanamento dal Tribunale di Sorveglianza per manifesta inidoneità.
    Hanno presentato al Consiglio Superiore della magistratura un dettagliato dossier su costei, dichiarata la propria astensione dalle udienze e l'hanno esortata “ad avere il pudore di dimettersi, essendo assolutamente inidonea per tale carica”. E poiché la Di Giovanni non ha ancora seguita questa calda esortazione, sarà forse compito di chi dovere trovarle una collocazione per la quale sia più idonea, magari al di fuori della magistratura.

    Ma oltre alla Di Giovanni e al D'Ambrosio è doveroso menzionare altri protagonisti di questa esemplare ed illuminante vicenda. C'è anche una certa Donatella Ventra, coautrice con la Di Giovanni della già citata "ordinanza" che disponeva che Surace fosse isolato dal mondo.
    Costei è la stessa che si è poi resa protagonista di un altro "exploit": quello di «ordinare» di non curare un detenuto che, entrato in carcere con 94 chili di peso per un metro e ottanta di altezza, in poche settimane si era ridotto a 50 chili per anoressia a base depressiva, riducendosi a uno scheletro tipo Mathausen.

    Non bisogna dimenticare inoltre il Procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Ormanni, che fece eseguire materialmente l'ordine del D'Ambrosio di incarcerare Surace.
    Nei sui confronti il Consiglio superiore della magistratura è intervenuto sospendendolo dalle funzioni e dallo stipendio, implicato com’è in una squallida faccenda di distrazione di fondi.

    Personaggi tutti esemplari, come si vede.

    Né bisogna dimenticare Giulio Benedetti e Fabrizio Poppi, l'uno membro della Procura di Milano e l’altro, incredibile, presidente di una sezione del Tribunale della stessa città. Costoro avevano ritenuto tranquillamente di infischiarsi delle leggi italiane, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, della Cassazione, della Corte Costituzionale, della Corte europea, e così via.
    Sicché avevano potuto affermare come «definitive» quelle quattro «condanne» per quegli articoli di Surace di oltre 30 anni fa, che erano invece nulle, gettando ulteriore ridicolo sulla giustizia italiana.

    Questi sono dunque i principali protagonisti del «Suracegate».

    I quali quando Surace passò tranquillamente dal suo domicilio a Napoli al suo domicilio a Parigi - con ciò passando da un paese a magistratura incivile ad un paese a magistratura civile - non poterono trattenersi dall’esprimere la loro rabbia impotente. Tanto più che Surace, forse per tirarli un pò su di morale, aveva loro inviato delle cartoline con tanto di torre Eiffel.
    Insomma il "Suracegate" ha colpito a fondo, prendendola con le mani nel sacco, una certa magistratura italiana indegna di un paese civile.

    Nei cui confronti ormai hanno finalmente deciso di reagire anche gli avvocati, e quei magistrati stanchi dell’imperversare di certi loro «colleghi» che gettano a mani piene discredito sull’intera loro categoria. A questo punto, che fare, caro Ciampi - Presidente, non dimentichiamolo, anche del Consiglio Superiore della Magistratura - con quella faccenda dei 5000 tuoi cittadini deportati nelle carceri senza che abbiano mai visto il tribunale che li ha condannati? E quindi senza aver mai potuto difendersi e senza poterlo fare neppure ora?
    Perfino nel selvaggio Far West all’epoca di Buffalo Bill, Toro seduto e dei ladri di cavalli, prima di condannare qualcuno lo si portava davanti a un giudice. Ma in Italia, tomba del diritto, no. Che fare con queste schiere di magistrati che, con quelle deportazioni, operano sistematicamente al di fuori della legge?
    Subissarli di denunce per sequestro di persona? Metterli in galera come serial-sequestratori di cittadini? Come delinquenti abituali? In carceri ad essi riservate per preservarli dalle rappresaglie degli altri detenuti, che li considerano amabilmente “iscatolatori di carne umana”?

    Si danno anni di galera ai banditi dediti a sequestri di persona infinitamente meno numerosi rispetto a quelli operati da quei magistrati. E quanti anni si dovranno dare a questi ultimi che ne sequestrano a migliaia, divenendo fonti di abusi senza limiti? Come possono costoro giudicare i cittadini che violano la legge, se sono essi per primi a violarla, e in modo così grave e generalizzato? L’Italia è ancora uno stato di diritto, o la sua giustizia è nelle mani di serial-sequestratori? Si può attribuire una qualche attendibilità alla magistratura italiana, di fronte a un fenomeno di deportazione abusiva di massa come questo? E se essa è capace di questo, di quante altre cose è capace?

    Uno Stato che si rispetti è basato innanzitutto sulla certezza del diritto.
    Ma quando la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione stabiliscono una cosa e i tribunali fanno costantemente il contrario, dov’è la certezza del diritto?

    Non a caso la nostra magistratura è praticamente messa al bando da quelle delle altre nazioni. Tanto che esse si rifiutano di concederle l’estradizione di cittadini italiani che si trovino nel loro territorio, se sono stati condannati in Italia in contumacia. Celebri i rifiuti recisi e sistematici della magistrature cugine francesi e spagnole.

    La Corte Costituzionale spagnola (il “Tribunal Costitucional”) ha sentenziato in tutte lettere che “l’istituto italiano della contumacia colpisce il contenuto essenziale dell’equo processo, intaccando la dignità umana”.

    Più chiari di così...

    Con quanto precede, riteniamo di aver dato un piccolo spaccato di cos’è certa magistratura italiana. E non è che la punta dell'iceberg. E il più bello che, in tutto questo, il Gerardo D'Ambrosio è ancora a piede libero. E ciò ne spiega, di cose.

    Vero che i magistrati validi cominciano a reagire, non sopportando più questi "colleghi" che non fanno che gettare fango sulla loro categoria. Comunque, dopo il "Suracegate" non è difficile prevedere che nulla sarà più come prima, per la giustizia italiana. Succede, quando si capita con un giornalista che ritiene, incredibile, di esercitare effettivamente la libertà di stampa perfino in Italia...

    ABCflash - Parigi

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Occorre riformare la giustizia, in modo radicale, liberale, rapido.

    Saluti liberali

  3. #3
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    Originally posted by Pieffebi
    Occorre riformare la giustizia, in modo radicale, liberale, rapido.

    Saluti liberali
    La riforma della giustizia, signor PFB, peraltro non ostaggiata da nessuno, non ha nulla a che vedere con i tentativi di salvarsi dai processi o di portarli a lungo per farli cadere in prescrizione; od anche legiferare con evidente motivo di farsi i propri interessi... proprio niente... ne garantismo ne giustizialismo!!! solo una legge uguale per tutti ed una giustizia vera!!!

    La difesa dei diritti umani (dei carcerati e degli imputati) non puó essere cavalcata dagli esponenti della sua coalizione... essi e la giustizia (e la legalitá) sono cose non accomunabili.

    Saluti cordiali

    Oliviero

  4. #4
    Le fondamenta di POL
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    Originally posted by Oliviero
    La riforma della giustizia, signor PFB, peraltro non ostaggiata da nessuno, non ha nulla a che vedere con i tentativi di salvarsi dai processi o di portarli a lungo per farli cadere in prescrizione; od anche legiferare con evidente motivo di farsi i propri interessi... proprio niente... ne garantismo ne giustizialismo!!! solo una legge uguale per tutti ed una giustizia vera!!!

    La difesa dei diritti umani (dei carcerati e degli imputati) non puó essere cavalcata dagli esponenti della sua coalizione... essi e la giustizia (e la legalitá) sono cose non accomunabili.

    Saluti cordiali

    Oliviero
    Ma non vedo come una riforma della giustizia possa essere portata avanti da chi sta dimostrando di avere un concetto della legalità piuttosto singolare (avallando la violazione di norme di legge attualmente in vigore solo dalle persone e nei casi che trova più convenienti), e mi chiedo come queste persone possano modellare il sistema giustizia dopo averlo violentato e politicizzato, riuscendo ad inserire propri fanatici rappresentanti nei ruoli strategici del comando della giustizia stessa.

    Ciò che ha fatto D'Ambrosio è raccapricciante, come da internare sarebbero un bel po' di magistrati.... ad esempio della Procura di Milano. Ma questi vengono portati come vanto ed esempio da una certa parte politica. Certo, perché sono stati il loro braccio armato per riuscire a conquistare il potere.

  5. #5
    sacher.tonino
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    Riecco la solita storiella delle toghe rosse.
    Ma che fate, rispondete con gli slogan.
    Dite che volete la giustizia a testa vostra, almeno fate più bella figura.
    Avete depenalizzato il falso in bilancio e avete ancora il coraggi di parlare.
    Almeno state in silenzio su i temi della giustizia, non fosse altro per dignità.
    sacher.tonino

  6. #6
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    Originally posted by Österreicher
    Ma non vedo come una riforma della giustizia possa essere portata avanti da chi sta dimostrando di avere un concetto della legalità piuttosto singolare (avallando la violazione di norme di legge attualmente in vigore solo dalle persone e nei casi che trova più convenienti), e mi chiedo come queste persone possano modellare il sistema giustizia dopo averlo violentato e politicizzato, riuscendo ad inserire propri fanatici rappresentanti nei ruoli strategici del comando della giustizia stessa.

    Ciò che ha fatto D'Ambrosio è raccapricciante, come da internare sarebbero un bel po' di magistrati.... ad esempio della Procura di Milano. Ma questi vengono portati come vanto ed esempio da una certa parte politica. Certo, perché sono stati il loro braccio armato per riuscire a conquistare il potere.

    Le incollo i DUE rapporti ONU sulla giustizia Italiana...

    Buona Lettura!!!

    Con Cordialitá

    Oliviero




    Il rapporto dell'Onu sull'Italia


    Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite
    58a sezione

    Rapporto del relatore speciale
    sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati
    Dato's Param Cumaraswamy
    presentato conformemente alla risoluzione
    della Commissione sui Diritti Umani 2001/39

    1. Rapporto preliminare
    sull'indipendenza dei giudici
    e degli avvocati

    1. Questo rapporto preliminare riguarda una missione svoltasi in Italia tra l'11 e il 14 marzo del 2002 dal relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati conformemente al suo mandato nell'ambito della Commissione dei Diritti Umani - risoluzione 1944/41, ribadito dalle risoluzioni 1997/23 e 2000/42. Conformemente al mandato, il relatore speciale è tenuto ad indagare su tutte le asserzioni che gli vengono trasmesse e a comunicare le sue conclusioni e raccomandazioni in proposito.

    2. Nel gennaio 2002, il relatore speciale è stato informato delle proteste dei magistrati, sorte a livello nazionale in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario al fine di esprimere preoccupazione riguardo ai tentativi da parte del governo di minacciare la loro indipendenza. Queste proteste sono state lanciate dall'associazione nazionale magistrati alla quale appartengono il 95% dei magistrati e pubblici ministeri italiani. Il relatore speciale ha ricevuto informazioni riguardanti un incremento della tensione tra i magistrati e il governo che sembrano essere state all'origine della protesta di cui sopra.

    3. Il 23 gennaio 2002, il relatore speciale ha scritto al Governo, esprimendo la sua preoccupazione e chiedendo di poter svolgere urgentemente una missione in Italia al fine di verificare le cause della protesta e della tensione e di contribuire a trovare una soluzione. Il Governo ha risposto prontamente e ha invitato il relatore speciale a recarsi in Italia.

    4. Nel corso della sua missione in Italia, il relatore speciale si è recato a Roma e Milano. A Roma, ha incontrato giudici, rappresentanti del governo e membri del parlamento, compresi il Presidente della Corte di Cassazione, il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione, il ministro della Giustizia, i presidenti delle Commissioni giustizia di Camera e Senato, il vicepresidente del CSM, l'associazione nazionale magistrati e l'associazione nazionale avvocati. A Milano, il relatore speciale ha incontrato i rappresentanti milanesi dell'ANM, il procuratore generale di Milano, Francesco Saverio Borrelli e i PM D'Ambrosio e Boccassini.

    5. Il relatore speciale ringrazia il governo italiano, compresa la sua missione permanente a Ginevra, per aver reso più facile la sua azione e per l'aiuto, la collaborazione e la cordiale ospitalità accordatagli.

    6. Dato il poco tempo trascorso tra la missione e la 58a sessione della Commissione, il relatore speciale può soltanto esprimere osservazioni e raccomandazioni preliminari.

    I. Osservazioni preliminari

    7. L'indipendenza del potere giudiziario è sancita dalla Costituzione del 1948. I pubblici ministeri godono della stessa indipendenza, sancita anch'essa dalla costituzione. Le nomine dei giudici e dei pubblici ministeri, i trasferimenti, le promozione e i provvedimenti disciplinari sono disposti dal CSM, che è un istituzione costituzionale.

    8. Nessuna delle persone alle quali ci siamo rivolte ha negato il fatto che vi fossero delle tensioni tra giudici e PM da un lato, e il governo dall'altro. L'aumento della tensione riguarda anche i rapporti di questa istituzione con la maggioranza in parlamento.

    9. Nel corso degli anni, sono stati sferzati svariati attacchi contro alcuni giudici per via delle loro decisioni e del loro comportamento. Ciò traspare chiaramente dalle risoluzioni del CSM del 15 dicembre 1999 e del 2 ottobre 2001. Alcuni giudici e pubblici ministeri sono stati definiti di sinistra, segnatamente coloro che hanno svolto una decina di anni fa a Milano le inchieste di corruzione riguardanti la classe politica e che continuano oggi ad indagare in tal senso.

    10. Un punto dolente del sistema giudiziario riguarda la macchinosità dei processi penali e civili. Si dice che la durata media per giudicare un caso penale sia di 9 anni e di 10 anni per una causa civile. Nel suo discorso presso la sessione straordinaria del CSM il 2 ottobre 2001, il vicepresidente del consiglio descrisse l'iter processuale civile come un "perverso gioco dell'oca". La Corte Europea per i Diritti Umani ha più volte duramente criticato queste lentezze, in contrasto con l'articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti umani. La macchinosità dell'iter giudiziario viene spesso usati dagli imputati per ritardare il processo, col risultato che molti casi vengono bloccati dalla prescrizione dei termini.

    11. I ritardi che caratterizzano l'operato del sistema giudiziario provocano giustamente un disincanto da parte dell'opinione pubblica. I giudici e i PM hanno la sensazione che, riguardo a questa questione, il governo tenda spesso ad attribuire loro tutti i mali del sistema. Perciò, l'opinione pubblica è diretta contro i magistrati.

    12. Su questo punto, il relatore speciale ritiene che sia tutto il sistema di amministrazione della giustizia e delle procedure, sia in primo grado che in appello, che necessiti urgente attenzione. Un'attenzione che deve riguardare tutto il sistema e non solo i giudici e i PM. Il problema affonda le sue radici nelle procedure e negli abusi di dette procedure da tutte le parti in causa. Il ricorso a riforme frammentarie e puntuali viene percepito come un attacco ai giudici e ai PM nonché _ giustamente _ come una minaccia alla loro indipendenza e imparzialità.

    13. Vi è inoltre un altro fattore aggravante, rappresentato dai tre processi in corso presso le procure milanesi e che riguardano accuse di corruzione e falsi in bilancio di esponenti politici fra cui il presidente del Consiglio e Cesare Previti, membro del parlamento. Il relatore speciale non vuole entrare nel merito di questi casi, dal momento che sono attualmente in corso di dibattimento e che per uno di questi processi è stata inoltre avanzata, presso la Corte di Cassazione, una richiesta di trasferimento dal tribunale di Milano. Si dice che se questi processi dovessero essere trasferiti da Milano, occorrerebbe riprendere tutto da capo. è possibile che subentri la decorrenza dei termini prima della conclusione dei processi. Il modo in cui vengono usati cavilli procedurali al fine di ritardare lo svolgimento dei processi desta preoccupazioni, così come la sensazione che si ricorra agli strumenti legislativi al fine di approvare delle leggi che vengono poi usate durante lo svolgimento dei processi. Una di queste è la legge sulle rogatorie che istituisce un accordo bilaterale con la Svizzera con effetto retroattivo. La questione di sapere se questa legge possa incidere sulle prove già ammesse nell'ambito dei processi costituisce uno dei nodi attualmente in discussione davanti al tribunale di Milano, nell'ambito di un processo che vede coinvolti imputati eccellenti.

    14. Diversi avvocati degli esponenti politici coinvolti nei processi sono inoltre membri del parlamento e questo provoca la sensazione che possano avere un'influenza in parlamento per difendere la causa dei loro clienti in quella sede. Ciò provoca un problema di conflitto di interessi.

    15. Il motivo che ha fatto scattare la protesta nazionale nell'ambito dell'inaugurazione dell'anno giudiziario è stata la risoluzione del Senato del 4 dicembre 2001 in cui si accusavano i magistrati di non aver rispettato la sentenza della corte costituzionale secondo cui il processo giudiziario non può avere la precedenza rispetto ai lavori parlamentari, ma che entrambe le circostanze debbano avere uguale importanza. Benché questa decisione riguardasse i giudici di Milano impegnati in una delle cause importanti in corso, ciò è stato percepito come una seria provocazione e un'ingerenza nei confronti dell'indipendenza della magistratura in generale.

    16. La situazione era la seguente: il signor Previti aveva chiesto ripetutamente il rinvio delle udienze invocando impegni parlamentari. Il giudice aveva concesso questi rinvii. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il giudice ritenne che i rinvii continui avevano portato ad un ritardo eccessivo e decise che la necessità di andare avanti con il processo doveva avere la priorità sugli obblighi parlamentari. Il Parlamento ritenne a sua volta che detta decisione fosse sbagliata e decise di rinviare il caso davanti alla Corte Costituzionale. Successivamente, una richiesta del signor Previti di annullare tutto il processo e di ricominciare da capo è stata respinta dal giudice. Gli avvocati della difesa hanno allora affermato che il giudice aveva disatteso una sentenza della Corte Costituzionale. Il giudice ritiene invece che spetti alla corte interpretare le decisioni della corte costituzionale.

    17. La risoluzione del Senato parlava anche di magistrati che si sarebbero incontrati con lo scopo di trovare dei modi per disapplicare la legge dello Stato. Quest'ipotesi è stata respinta dai membri dell'ANM nell'ambito del loro incontro con il relatore speciale. Secondo loro, è successo che, durante un seminario che faceva parte di un programma di tirocinio per magistrati, si sia giunti a parlare dell'interpretazione della legge sulle rogatorie.

    18. Un gruppo di docenti di diritto ha pubblicato una dichiarazione nella quale si esprimeva preoccupazione nei confronti della risoluzione del Senato. Il relatore speciale ha analizzato sia la risoluzione che gli avvenimenti che hanno portato alla sua approvazione e condivide le preoccupazioni dei giudici, dei pubblici ministeri e dei docenti. Ciò che ha ulteriormente aggravato la situazione è il fatto che, prima che questa risoluzione venisse adottata, il sottosegretario al ministero dell'Interno abbia invocato l'arresto dei magistrati in questione. Successivamente, il sottosegretario ha rassegnato le sue dimissioni.

    19. A questo punto, è necessario parlare del caso di Francesco Saverio Borrelli, procuratore generale di Milano, che è stata oggetto di attacchi dopo un discorso da lui pronunciato a Milano durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nel suo discorso, il Procuratore Generale ha evidenziato i problemi che riguardano l'amministrazione della giustizia e ha espresso commenti sui ritardi riscontrati in alcuni processi e sulle proposte di riforma del Governo. In conclusione, ha chiamato la gente a "resistere, resistere, resistere" contro i tentativi di indebolire il sistema. Queste osservazioni sono state ampiamente diffuse dai media e criticate dal governo che le ha ritenute provocatorie e politicizzate. Borreli è uno di coloro che vengono definiti di sinistra.

    20. Il Procuratore generale ha spiegato al relatore speciale che le sue osservazioni conclusive erano state estrapolate dal contesto e che non aveva mai invitato la popolazione a resistere contro il governo, ma che aveva bensì chiamato a resistere contro "il degrado del senso della legalità, dell'amministrazione della giustizia e contro le campagne volte a discreditare i magistrati". Nel clima di tensione nel quale sono state pronunciate, queste osservazioni prese isolatamente possono essere ritenute intemperanti per un esponente della magistratura. Ciò detto, non si può certo affermare che il discorso preso nel suo insieme fosse un appello alla rivolta o alla resistenza contro il governo.

    21. In questo clima di tensione, il ministro degli Interni ha ordinato la riduzione delle scorte assegnate a giudici e PM. Fra le persone colpite a Milano, vi era Ilda Boccassini, che ha svolto le inchieste per uno dei casi che coinvolgono imputati eccellenti. Questa decisione è stata percepita come un'ulteriore minaccia all'indipendenza della magistratura. Il Procuratore generale di Milano ha fatto allusione a questa vicenda nel suo discorso. Il ministro degli Interni ha minacciato di sporgere denuncia contro il procuratore generale. (Dopo la sua missione, il relatore speciale è stato informato del ripristino della scorta alla signora Boccassini. Il relatore speciale esprime la sua soddisfazione in proposito dal momento che la signora Boccassini gli aveva comunicato la sua preoccupazione).

    22. Durante la missione, il consiglio dei ministri ha approvato una legge che porterebbe a una separazione tra le funzioni giudicanti e indaganti dei magistrati. Questa decisione viene percepita da parte dei magistrati come un'ulteriore ingerenza e minaccia alla loro indipendenza. Dopo aver sentito le spiegazioni date dal ministro della Giustizia, il relatore speciale ritiene che la legge sulla separazione delle funzioni sia motivata.

    23. Il fatto che i giudici e i PM, che vengono nominati a vita, possano chiedere dei congedi per entrare in politica, per poi riprendere _ se lo desiderano _ a esercitare in qualità di giudici o di PM desta preoccupazione. Questa consuetudine potrebbe compromettere l'indipendenza della magistratura.

    24. Alla luce degli avvenimenti illustrati, il relatore speciale è convinto che vi siano motivi ragionevoli perché giudici e pubblici ministeri sentano minacciata la loro indipendenza. Benché gli attacchi del governo siano stati diretti contro alcuni giudici e pubblici ministeri, occorre ricordare che gli attacchi contro i singoli verranno percepiti come attacchi contro tutta la magistratura, e anche come un attacco all'amministrazione della giustizia.

    25. D'altra parte, i giudici e i PM non devono assumere nessun comportamento che possa compromettere la loro indipendenza e imparzialità.

    26. La macchinosità del sistema giudiziario e delle procedure e l'importanza degli imputati coinvolti nelle cause penali attualmente in corso a Milano e il modo in cui queste procedure vengono sfruttate per ritardare lo svolgimento dei processi hanno contribuito a creare questa situazione. A ciò occorre aggiungere la sensazione che si ricorra all'iter legislativo per approvare delle leggi che possono poi essere usate nell'ambito dei processi attualmente in corso.

    27. Tutto ciò ha contribuito a creare un clima di sospetto e di diffidenza reciproca tra governo e magistrati. Ogni riforma che riguarda l'amministrazione della giustizia viene percepita con sospetto e col timore che possa minacciare l'indipendenza dei magistrati. Le decisioni giudiziarie, essenzialmente quelle prese nell'ambito dei processi milanesi che coinvolgono personalità eminenti, vengono viceversa ritenute faziose e di sinistra.

    28. Per quanto riguarda la priorità dell'azione giudiziaria riguardo all'azione parlamentare, una questione che si trovava al centro della risoluzione del Senato del 4 dicembre 2001, possiamo dire che l'assenza di un solo deputato durante le sessioni parlamentari non inficia né ritarda i lavori del parlamento. Invece, quando l'imputato non si presenta in aula per rispondere alle accuse rivolte contro di lui, il processo non può andare avanti e ciò crea difatti un intralcio e un ritardo dell'azione giudiziaria. Questa è la differenza. In base a questo dato di fatto, l'azione giudiziaria deve necessariamente essere prioritaria in determinate circostanze. Per di più, l'articolo 14 (3) (c) dell'Accordo Internazionale per i diritti civili e politici e l'articolo 6 della Convenzione Europea per i diritti umani affermano che le cause penali devono essere giudicate senza il benché minimo ritardo. E' perciò un dovere dei tribunali fare in modo che queste cause vengano portate in aula e risolte quanto prima.

    29. L'indipendenza dei giudici e dei magistrati non è solo sancita dalla costituzione, essa fa anche parte della cultura e della tradizione dell'Italia. Nessun governo, per quanto forte, potrebbe cancellare questa regola di base della società italiana. Milano è la città dove nacquero i Principi fondamentali delle Nazioni Unite sull'indipendenza della magistratura. A Roma è nata invece la Corte Penale Internazionale che verrà presto insediata. Ciononostante, negli avvenimenti recenti vi sono stati dei segnali di minaccia a questa indipendenza, ma una volta rimosse le cause alla radice e una volta ritrovata la fiducia reciproca, le tensioni si allevieranno e l'indipendenza della giustizia trionferà e sarà rispettata da tutti.

    Raccomandazioni preliminari

    30. Gli esponenti politici imputati nei processi milanesi devono rispettare i principi dell'azione giudiziaria e non devono provocare ritardi nello svolgimento di detti processi. Benché essi possano, come qualsiasi altro cittadino, avvalersi di tutti i diritti di cui dispone la difesa, dal momento in cui si trovano in una posizione di potere, ogni ritardo del processo verrà percepito con sospetto e potrebbe nuocere all'integrità del sistema giudiziario.

    31. Le decisione delle corti devono essere rispettate da tutti. Benché queste decisioni possano essere commentate e anche criticate, i giudici che emettono le sentenze non devono essere attaccati o sottoposti ad alcuna forma di calunnia da nessuna persona o istituzione. Qualora le decisioni dovessero essere ritenute scorrette, si possono invocare i procedimenti di appello appropriati.

    32. Nel corso della sua missione, nell'ambito delle conversazioni con il ministro della Giustizia e con i presidenti delle Commissioni giustizia di Camera e Senato, il relatore speciale si è raccomandato affinché venisse creata una commissione composta da rappresentanti di tutti i segmenti dell'amministrazione della giustizia, compreso il Consiglio Superiore della Magistratura, l'Associazione Nazionale Magistrati, le associazioni di avvocati e il corpo docente al fine di affrontare il problema in modo esauriente e olistico. L'approccio puntuale attualmente adottato dal Ministro della Giustizia non è soddisfacente e provoca un clima di sospetto e di sfiducia. (Da quando è rientrato dalla missione, il relatore speciale è venuto a sapere che il governo ha accolto la sua raccomandazione. Il Ministro della Giustizia costituirà detto comitato in tempo utile. Questo è uno sviluppo molto positivo e auspicabile della situazione. Il successo del comitato dipenderà in larga parte dalla totale collaborazione tra i vari protagonisti, che dovranno mettere da parte gli interessi individuali e considerare l'interesse della giustizia per il popolo come un loro interesse collettivo).

    33. Il relatore speciale continuerà a seguire gli sviluppi della situazione e si terrà a disposizione del governo e della magistratura per qualsiasi tipo di aiuto o di consiglio. Un ulteriore rapporto verrà presentato davanti alla cinquantanovesima sessione della commissione.

    Il relatore speciale Onu
    sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati
    Dato's Param Cumaraswamy


    2. Secondo rapporto

    INDEPENDENCE OF JUDGES AND LAWYERS
    STATEMENT OF SPECIAL RAPPORTEUR ON INDEPENDENCE OF JUDGES AND LAWYERS FOLLOWING VISIT TO ITALY

    rapporto preliminare del relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, a seguito della visita in Italia
    15 novembre 2002

    Il seguente rapporto è stato reso in data odierna da Dato P. C., relatore speciale della Commissione per i diritti umani sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati, sulla prosecuzione della missione in Italia del 6/8 novembre 2002

    Ho intrapreso una missione in Italia dal 6 all'8 novembre 2002 per completare la mia precedente missione dell'11/14 marzo 2002 e il rapporto preliminare allora redatto e sottoposto alla 58ma sessione della Commissione per i Diritti Umani.

    La prima missione scaturiva dalle notizie provenienti dall'Italia circa un'estesa protesta dei magistrati all'inaugurazione dell'anno giudiziario, e riguardava le preoccupazioni sul tentativo del Governo di minare la loro indipendenza

    Nel mio rapporto preliminare, fra l'altro, sottolineavo quanto segue:
    i) che mi ero persuaso dell'esistenza di validi motivi, da parte dei magistrati, per avvertire minacce alla loro indipendenza
    ii) che i magistrati non dovevano osservare condotte tali da compromettere indipendenza e imparzialità
    iii) un sistema legale irto di ostacoli e le relative procedure, e i processi di alto profilo criminale che si celebravano a Milano, nonché il modo in cui si sfruttavano le procedure per ritardarne lo svolgimento (erano tutti elementi che) contribuivano alla situazione. Si mescolava a tutto questo la percezione che si intervenisse sul processo di formazione delle leggi per attivare una legislazione e successivamente utilizzarla nei casi già pendenti.
    iv) questi sviluppi conducevano a un clima di reciproco sospetto fra governo e magistratura.

    Nel mio rapporto preliminare raccomandavo quanto segue:
    i) gli importanti esponenti politici sotto giudizio a Milano dovrebbero rispettare i principi del confronto processuale e non apparire come tesi a ritardare il giudizio
    ii) occorrerebbe istituire una commissione di coordinamento rappresentativa di tutti i segmenti dell'amministrazione giudiziaria, e ciò per indirizzare la riforma del sistema in modo generalizzato e onnicomprensivo.

    Nel corso di questa ultima missione ho incontrato i Presidenti di Cassazione, Corte Cost., ANM e CSM. Ho incontrato anche il guardasigilli. Ho ricevuto documenti. Ho cercato di incontrare il Premier Berlusconi, che ricopriva anche la carica di ministro per gli Esteri, ma per ragioni tuttora ignote l'appuntamento non è stato fissato.

    Il rapporto finale con conclusioni e raccomandazioni sarà preparato e sottoposto alla 59ma sessione della Commissione per i diritti umani nel marzo 2003. Nel frattempo, ecco le mie osservazioni preliminari:

    i) I processi contro eminenti personalità politiche pendono tuttora a Milano. Nel capitolo 13 della mia precedente relazione preliminare io mi astenni da qualunque elaborazione su questi casi, visto che in uno di essi pendeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione per il trasferimento del processo da Milano a Brescia, ricorso del Presidente del Consiglio. La decisione della Cassazione è nel frattempo intervenuta. La Corte ha sollevato questione di legittimità costituzionale innanzi alla Corte Costituzionale sul tema del legittimo sospetto per mancanza di imparzialità. Tuttavia, prima ancora della decisione della Corte Costituzionale, il Parlamento ha fatto una falsa partenza, modificando le importanti regole del Codice di rito provvendo su questo punto in tema di trasferimento dei processi. Si è manifestata preoccupazione per la retroattività delle modifiche, suscettibili di applicazione ai casi in corso e di provocare la sospensione del procedimento in caso di ricorso alla Cassazione. Organo, questo, competente a decidere su ogni domanda di trasferimento.

    ii) La celerità con la quale si è invocata la modifica legislativa del Codice di rito persino prima della decisione della Corte Costituzionale è senza precedenti e il Premier è percepito come l'immediato beneficiario della modifica, anche se si sostiene pure che c'era bisogno di questa modifica al Codice.

    iii) Ho appreso anche che di recente il Premier si è rifiutato di comparire in due processi - Palermo e Milano - come testimone. A mia richiesta mi è stato spiegato che il Codice consente alle alte cariche come il Premier di scegliere fra la comparizione personale e la convocazione del Tribunale presso una sede di sua scelta. Trovo questa disposizione, specialmente di questi tempi, insostenibile. Offende il principio di uguaglianza di fronte alla legge che è fissato fra i principi fondamentali della Costituzione italiana all'articolo 3. Ed è in contrasto con gli articoli 14 (1) e 26 della convenzione internazionale sui diritti civili e politici. L'art. 14 (1) stabilisce infatti che tutte le persone sono uguali di fronte al Tribunale. Il principio di uguaglianza è un corollario del principio di legalità.
    Il Premier è capo del ramo esecutivo del governo e non dovrebbe essere percepito come colui che è al di sopra della legge e che viola il corollario del principio di legalità. In ogni caso, non è nemmeno chiaro se il Premier abbia o meno scelto di convocare in altra sede la corte per rendere testimonianza. Una simile previsione di legge si presta all'abuso da parte di personalità importanti al fine di causare il ritardo del "giusto processo". Mi riferisco, al proposito, al cap. 28 del mio rapporto preliminare. In casi del genere non c'è nessuna procedura effettiva che garantisca la comparizione delle personalità davanti al Tribunale.

    iv) Altra fonte di preoccupazione è che uno dei principali avvocati del Premier è membro della Camera dei Deputati ed è anche Presidente della Commissione giustizia della Camera. Il conflitto d'interessi e i problemi etici che una simile posizione crea non sembrano essere recepiti dal Parlamento o dalle autorità di controllo disciplinare della professione legale.

    v) Le riforme del sistema giudiziario non hanno fatto progressi. Il Ministro della Giustizia segnala che ci sono circa 42 proposte di legge in Parlamento con modifiche di svariate leggi una delle quali riguarda l'assetto dell'ordinamento giudiziario e fu, per un suo aspetto, alla base dello sciopero dei magistrati di giugno. Il Ministro ha garantito che sarà presto formata una commissione per la revisione del codice di rito. Vi è anche la proposta di una commissione di modifica del codice di procedura civile.

    vi) Nell'occasione ho anche potuto constatare che il Consiglio dei Ministri del Consiglio d'Europa sta monitorando l'efficienza della giustizia penale italiana. Nel suo comunicato stampa del 10 luglio 2002, il Consiglio ha espresso il suo rammarico perché le statistiche del periodo 2000-01 non consentono di concludere che vi sia stato un significativo progresso nell'efficienza della giustizia penale in Italia. Il Consiglio è preoccupato per l'eccessiva durata dei processi in Italia, come emerge dall'incessante flusso di giudizi innanzi alla Corte Europea dei diritti umani contro l'Italia per violazione dell'art. 6 della Convenzione.

    vii) La sfiducia reciproca e il sospetto dovuti alla tensione fra Governo e magistratura persistono. Le cause di fondo sembrano essere un sistema legale irto di ostacoli e le sue procedure, che conducono ad abusi, e i processi di alto profilo contro eminenti personalità politiche che sono percepite come trarre vantaggio dalla debolezza del sistema, usando, ove necessario, la funzione legislativa.


    Il testo originale

    The following statement was issued today by Dato' Param Cumaraswamy, Special Rapporteur of the Commission on Human Rights on the independence of judges and lawyers, on a follow-up mission to Italy from 6-8 November 2002:
    "I undertook a mission to Italy from Nov. 6-8 2002 to follow up on my previous mission undertaken on March 11-14 2002 and my preliminary report thereon submitted to the 58th session of the Commission on Human Rights (E/CN.4/2002/Add3).

    The earlier mission was prompted by reports I received of nationwide protests by magistrates at the start of the legal year to express their concerns about the Government's attempt to undermine their independence.

    In my preliminary report I expressed the following, inter alia:
    i) that I was satisfied that there was reasonable cause for the magistrates to feel that their independence was threatened.
    ii) that magistrates should not conduct themselves in a manner which could compromise their independence and impartiality.
    iii) The cumbersome legal system and its procedures and the high profile criminal cases before the Milan courts and the manner in which the procedures were taken advantage of to delay the trials had contributed to the situation. This was compounded by the perception that legislative process was used to enact legislation which was then used in cases already before the courts.
    iv) These developments led to a mutual suspicion and mistrust between the Government and the magistrates.

    In my preliminary report I recommended that:
    i) the prominent politicians facing charges before the Milan courts should respect the principles of due process and should not be seen delaying the process;
    ii) that there be set up a coordinating committee of representatives of all segments of the administration of justice to address reform of the justice system in a holistic and comprehensive way.
    During the latest follow up mission I met the Presidents of the Court of Cassation, the Constitutional Court, the National Association of Magistrates and the Higher Council of the Judiciary. I also met the Minister of Justice. I received some documents. I sought a meeting with the Prime Minister, Mr. Silvio Berlusconi, who was then also the Foreign Minister. For reasons still not known such a meeting was not scheduled.

    I thank the office of the Permanent Representative of the Government of Italy in Geneva for assisting and facilitating this follow-up mission. A final report containing my conclusions and recommendations will be prepared and submitted at the 59th session of the Commission on Human Rights in March 2003. However, my preliminary observations of the follow up mission are as follows:

    i) The trials of the prominent politicians before the Milan courts are still pending. In paragraph 13 of my preliminary report I refrained from elaborating on these cases as one of the case, that of the Prime Minister was pending before the Court of Cassation on an application for transfer from the Milan court to Brescia. Since then the Court of Cassation delivered its decision. In its decision the Court referred the issue of application for transfer of cases from one court to another on grounds of legitimate suspicion for want of impartiality to the Constitutional Court. However, before the Constitutional Court could decide on the reference Parliament jumped the gun and amended the relevant provisions in the Criminal Procedure Code to provide for transfer on such ground. Concerns were expressed that the amendments are retrospective and would apply to current cases before the courts and further when application for transfers are made to the Court of Cassation the trials in question would be suspended. However, application for every transfer is to be decided by the Court of Cassation.

    ii) the speed in which Parliamentary process was invoked to amend the Criminal Procedure Code before even the Constitutional Court could decide on the reference is unprecedented and the immediate beneficiary of this amendment is seen as the Prime Minister though it is felt that there is a need for such an amendment to the Criminal Procedure Code.

    iii) I also learnrf that recently the Prime Minister failed to appear in two trials - one in Palermo and another in Milan - to give testimony as a witness. When inquired why I was told that there is a provision in the Criminal Procedure Code providing high ranking personalities like the Prime Minister the option to appear and give evidence in court or call upon the court to receive their testimonies at a venue of their choice. I find such a law, particularly in this day and time, untenable. It offends the principle of equality before the law which is provided as one of the fundamental principles in Article 3 of the Italian Constitution. Further, it offends Articles 14(1) and 26 of the International Covenant on Civil and Political Rights.Article 14(1) provides that all persons shall be equal before the courts. The principle of equality before the law is a core value of the rule of law.
    The Prime Minister being the head of the executive arm of the government should not be seen as being above the law and violating the very core value of the rule of law. In any event it is not clear whether the Prime Minister expressed a choice and called for the court to hear his testimony at another venue. Such a provision in the law can be open for abuse and delay the due process of law by prominent personalities. In this regard I refer to paragraph 28 of my earlier preliminary report. In such circumstances there is no effective procedure to compel attendance of such personalities in court.

    iv) Another source of concern is that one of the lead lawyers for the Prime Minister is a member of the House of Deputies and is also the President of the Justice Commission in the same House. Conflict of interest and ethical issues arising over such representation do not seem to be addressed by Parliament or the competent disciplinary authorities of the legal profession.

    v) There has not been much progress made in the reform of the justice system. The Minister of Justice indicated that there are some 42 Bills in Parliament on amendments to various laws one of which is a legislation on judicial order an aspect of which resulted in the magistrates going on strike in July this year. The Minister also indicated that a committee to review the Criminal Procedure Code will soon be formed. There is also a proposal to form a committee to review the Civil Procedure Code.

    vi) In this regard I also noted that the Committee of Ministers of the Council of Europe is monitoring the efficiency of criminal justice in Italy. In its press release of July 10, 2002 the Committee expressed its regrets that statistics provided for year 2000-2001 did not allow to conclude that there had been any significant progress in the efficiency of the criminal justice in Italy. The Committee has been concerned over the excessive length of judicial proceedings in Italy resulting in the incessant flow of judgments of the European Court of Human Rights finding Italy in violation of Article 6 of the Convention.

    vii) Mutual suspicion and mistrust resulting in tension between the magistrates and Government continues. The root causes appear to be the cumbersome legal system and its procedures leading to abuses and the high profile trials of prominent politicians who are seen taking advantage of the weaknesses in the system and where necessary using the Parliamentary process.

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    Originally posted by Österreicher
    Ma non vedo come una riforma della giustizia possa essere portata avanti da chi sta dimostrando di avere un concetto della legalità piuttosto singolare (avallando la violazione di norme di legge attualmente in vigore solo dalle persone e nei casi che trova più convenienti), e mi chiedo come queste persone possano modellare il sistema giustizia dopo averlo violentato e politicizzato, riuscendo ad inserire propri fanatici rappresentanti nei ruoli strategici del comando della giustizia stessa.

    Ciò che ha fatto D'Ambrosio è raccapricciante, come da internare sarebbero un bel po' di magistrati.... ad esempio della Procura di Milano. Ma questi vengono portati come vanto ed esempio da una certa parte politica. Certo, perché sono stati il loro braccio armato per riuscire a conquistare il potere.

    Ed Ora un Elenco, non aggiornato (Manca la Legge Cirami!!!)
    delle leggi giá approvate.

    E lei invece vorrebbe affidare la riforma sulla giustizia a queste persone???

    Che poi la stanno giá attuando?

    Oliver









    Falso in bilancio.
    Una legge approvata nei primi cento giorni del governo Berlusconi depenalizza di fatto il reato di falso in bilancio, trasformato da «reato di pericolo» (che protegge interessi diffusi) a «reato di danno» (che protegge chi ha ricevuto un danno economico). Proprio mentre l¹economia diventa finanziaria, si globalizza e le informazioni diventano essenziali, questa legge tradisce una concezione vecchissima, privatistica, individuale, patrimoniale, dell¹economia. E presuppone che parti interessate alle comunicazioni societarie siano i soci ed eventualmente i creditori, e non invece il mercato nella sua interezza, la cui correttezza e trasparenza dev¹essere garantita da regole certe. Secondo la nuova legge, nel caso di società non quotate in Borsa il falso in bilancio può essere perseguito soltanto in seguito a querela di parte: querela assolutamente improbabile, poiché di norma i soci, che avrebbero titolo a querelare, sono coloro che traggono benefici dal reato. «Sarebbe come pretendere che il furto divenga perseguibile a querela del ladro», ha commentato il magistrato Piercamillo Davigo. Quasi impossibile indagare e arrivare a una sentenza di condanna anche in caso di società quotate, per effetto delle nuove norme: minori i mezzi di indagine permessi, più rapida la prescrizione, più larghe le maglie della legge. Non è infatti più perseguibile il falso in bilancio sotto determinate soglie (viene introdotta così la «modica quantità») e il «falso qualitativo» (cioè l¹iscrizione a bilancio di partite vere, ma sotto nomi diversi dal vero). Sono dunque legalizzati i fondi neri (e quindi le tangenti, che dai fondi neri sono attinte), che possono essere iscritti a bilancio sotto la voce, per esempio, «pubbliche relazioni». Possono essere legalmente gonfiati i giri d¹affari, con entrate fasulle a cui corrispondano altrettanto fasulle uscite, purché la somma finale non si discosti troppo dal vero: simulare grossi giri d¹affari è utile non solo per ottenere credito bancario ma, più in generale, falsa l¹immagine dell¹azienda nel mercato. La nuova legge sul falso in bilancio ha disinnescato tre processi in corso a Milano nei confronti di uomini Fininvest: per il passaggio del calciatore Gianluigi Lentini dal Torino al Milan; per i bilanci della Fininvest, truccati per non far risultare i 21 miliardi pagati a Bettino Craxi attraverso la società All Iberian; per la galassia delle società off-shore della Fininvest-ombra, detta «Fininvest Group B-very discreet». Legge approvata e vigente, è in plateale contrasto con la tendenza in atto invece negli Stati Uniti, dove dopo i recenti scandali finanziari sono stati resi ancor più rigorosi i controlli e più severe le pene per garantire la trasparenza e la correttezza dei mercati. I manager delle società americane sono stati costretti dalla Sec, l¹agenzia di controllo della Borsa, a firmare una dichiarazione giurata sulla veridicità dei loro bilanci. Chi giura il falso rischia 20 anni di carcere, 5 milioni di dollari di multa e l¹esclusione dalla business community.

    Rientro dei capitali.
    È stato permesso per legge, con una modica tassazione (del 2,5 per cento), il rientro dei capitali (anche quelli opachi) fuggiti all¹estero e per anni invisibili al fisco. Una forma creativa di sanatoria, un modo per il Tesoro di fare cassa. Ma anche una inedita forma di riciclaggio di Stato, di ricettazione istituzionalizzata.

    Bancarotta.
    Un progetto di legge presentato alla Camera da Niccolò Ghedini, avvocato di Berlusconi, prevede che il reato di bancarotta fraudolenta, ora severamente punito con pene dai 3 ai 10 anni e prescritto in 22 anni, diventi un reato «leggero», con pena massima 3 anni, dunque senza carcere. Secondo la legge Ghedini, il bancarottiere diventa poi del tutto non punibile se risarcisce una parte del danno. Rubare diventerebbe dunque di fatto legale, purché lo si faccia alla grande e con metodi da colletto bianco: non punibile sarebbe, per esempio, chi fa bancarotta per 100 miliardi, poi restituisce 70 e se ne intasca, all¹estero, 30. La legge sarebbe retroattiva, dunque potrebbe beneficiare alcuni pregiudicati come Marcello Dell¹Utri, il faccendiere ed ex compagno di scuola di Berlusconi Romano Comincioli (oggi senatore di Forza Italia) e il suo vecchio maestro di loggia Licio Gelli.

    Legge Obiettivo.
    È una legge sulle opere pubbliche e l¹ambiente. Approvata rapidamente nei primi mesi del governo Berlusconi, con forzature procedurali simili a quelle poi usate per la legge sul legittimo sospetto, la Legge Obiettivo indebolisce la valutazione ambientale, depotenzia i controlli e rende minore la trasparenza nella costruzione delle opere pubbliche.

    Rogatorie.
    I documenti e le prove processuali raccolte all¹estero e inviate in Italia attraverso rogatoria internazionale sono inutilizzabili nei processi italiani se non sono in originale, timbrati pagina per pagina e inviati attraverso i canali ufficiali ministeriali. Legge già approvata e vigente. Non utilizzata in genere dai tribunali, che seguono le norme consolidate del diritto internazionale e accettano le prove provenienti dall¹estero, accompagnate da una dichiarazione di autenticità dell¹autorità giudiziaria che le invia. Questa legge, del resto, è in controtendenza in Europa, dopo che anche gli Stati tradizionalmente più restii alla collaborazione giudiziaria internazionale (come il Liechtenstein) sono stati recentemente spinti a cambiare le loro prassi e fornire assistenza nella lotta contro i crimini finanziari transnazionali.

    Consiglio superiore della magistratura.
    Il Csm è stato riformato diminuendo il numero dei suoi componenti e modificando il sistema per l¹elezione dei membri togati. L¹intenzione della maggioranza di governo era quella di rendere il Csm più controllabile dalla politica. L¹ultima tornata elettorale ha però inviato a Palazzo dei Marescialli una maggioranza di toghe ben determinata a difendere l¹autonomia della magistratura. Il governo e la sua maggioranza, spesso aspramente critici nei confronti del Csm, riservano invece un occhio di riguardo alla Cassazione, a cui concedono privilegi economici e a cui intendono aumentare le competenze giudiziarie, anche a scapito del Csm.

    Meno soldi alla giustizia.
    Il ministero della Giustizia ha ridotto i fondi a disposizione delle Corti d¹appello per la gestione ordinaria. L¹effetto è stato di rendere più difficile il lavoro nei palazzi di Giustizia italiani. Al Csm che faceva presente la situazione al ministro, Roberto Castelli spiegava che i tagli delle spese per la giustizia sono necessari per mantenere gli impegni elettorali della maggioranza e poter ridurre la pressione fiscale, come promesso da Berlusconi nel suo «patto con gli elettori».

    Legittimo sospetto.
    La legge Cirami-Carrara reintroduce il «legittimo sospetto» sull¹imparzialità del giudice come motivo per lo spostamento dei processi, strappati così al giudice naturale. Legge già approvata al Senato, ora in discussione alla Camera. Il «legittimo sospetto» potrebbe bloccare i due procedimenti di Milano dove Berlusconi è imputato con Cesare Previti (Sme-Lodo Mondadori e Imi-Sir). Legge su misura: laddove non è sufficiente l¹azione di ostruzionismo condotta dagli avvocati difensori nelle aule dei tribunali al fine di far scattare la prescrizione (che ha già salvato Berlusconi in tre processi), ecco che gli stessi avvocati difensori, che siedono anche in Parlamento, preparano o contribuiscono a preparare le norme di legge che, cambiando le regole del gioco, impediscono che la partita si concluda con una sconfitta.

    Legge Pittelli.
    Quarantacinque articoli presentati da Giancarlo Pittelli, di Forza Italia, avvocato, unificano e organizzano le proposte di una ventina di parlamentari di diverse forze politiche (tra cui Anedda, Pecorella, Mormino, Cola, Soda, Fragalà), proponendo una nutrita serie di modifiche al codice di procedura penale e al codice penale, «in attuazione dei principi del giusto processo». Ecco le modifiche più rilevanti.

    - L¹avviso di garanzia dovrà essere inviato immediatamente all¹apertura delle indagini. Alla persona iscritta sul registro degli indagati dovrà essere subito comunicata non solo l¹iscrizione, ma anche i suoi motivi, con «l¹indicazione delle norme di legge che si assumono violate». Un mafioso o un pedofilo, per esempio, dovrebbero essere subito avvertiti che si sta aprendo un¹inchiesta su di loro, con l¹esito evidente che questi interromperebbero ogni contatto e ogni attività che possano loro nuocere, rendendo vane le indagini.

    - Diventano più ampi e numerosi i casi in cui scattano incompatibilità, astensione e ricusazione di un giudice. Questo è obbligato ad astenersi, tra l¹altro, se «ha manifestato il suo parere sull¹oggetto del procedimento». Potrà anche essere ricusato «se ha manifestato il proprio convincimento sui fatti oggetto del procedimento». Così potrebbe essere obbligato a lasciare il processo un magistrato che sia intervenuto in convegni o dibattiti pubblici; e gli imputati potrebbero chiedere la ricusazione di un giudice che, per esempio, si trovi a giudicare un reato finanziario e abbia manifestato le sue opinioni sui reati finanziari in una conferenza al Rotary; oppure faccia parte del collegio di un processo di mafia e sia intervenuto in un convegno antimafia.

    - Diminuiscono i casi in cui può essere concessa la custodia cautelare in carcere. Sarà più difficile mandare in cella anche i mafiosi: a differenza di oggi, sarà infatti necessario dimostrare ogni volta, anche per gli appartenenti alla criminalità organizzata, che sussistono il pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove.

    - Più difficile per l¹accusa anche ottenere le intercettazioni telefoniche e ambientali, che possono essere concesse soltanto in presenza di «gravi indizi di reato» e devono essere «assolutamente indispensabili ai fini della prosecuzione delle indagini». Così sono ribaltate le metodolgie d¹indagine: le intercettazioni, che si sono fin qui dimostrate uno strumento essenziale, tra i più preziosi ed efficaci, per ottenere indizi e prove, d¹ora in avanti dovrebbero essere precedute, per essere concesse, da «gravi indizi», non si sa come formati.

    - La difesa avrà la possibilità di impugnare davanti alla Cassazione tutte le ordinanze del tribunale, quelle che decidono sulle questioni preliminari, sull¹utilizzabilità degli atti, sulle nullità concernenti il decreto di rinvio a giudizio, sulle richieste di prova: con il risultato di intasare la Cassazione e di ottenere continue interruzioni (ciascuna di 6 mesi) dei processi, che diventerebbero lunghissimi e incelebrabili. Tra le istanze del «giusto processo» vi sono i tempi ragionevoli per ottenere giustizia. Invece con la proliferazione dei ricorsi, il processo è trasformato in una corsa a ostacoli che ha per traguardo la prescrizione. - Più difficile raccogliere le prove in dibattimento: la testimonianza di un imputato non potrà più confermare quella di uno o più coimputati, ma saranno necessari «ulteriori elementi di prova di diversa natura».

    - Le condanne diventano praticamente impossibili: il pubblico ministero avrà «l¹onere di provare la colpevolezza dell¹imputato aldilà di ogni ragionevole dubbio»; il giudice, «nel valutare la prova», dovrà accertare che «la responsabilità dell¹imputato risulti provata aldilà di ogni ragionevole dubbio», e di questo dovrà dare «conto nella motivazione» della sentenza: ma perché quest'insistenza, forse che finora i giudici hanno condannato a cuor leggero, pieni di dubbi? Ma il metodo della sicurezza assoluta dovrà valere fin dalle indagini preliminari e dall¹udienza preliminare, prima del pubblico dibattimento: così sarà impossibile non soltanto condannare, ma anche rinviare a giudizio. Ai processi, insomma, non si potrà neppure arrivare.

    - Il giudice non potrà più utilizzare, per le sue decisioni, le sentenze definitive. Così nei processi di criminalità organizzata, per esempio, bisognerà dimostrare ogni volta che Cosa nostra esiste, che è un¹organizzazione mafiosa, che è strutturata e centralizzata, che ha una Commissione che la governa. Sarebbe la fine dei processi di mafia.

    - Diventa obbligatorio per il giudice concedere la diminuzione di un terzo della pena agli imputati incensurati. Così anche uno stupratore, purché fin quel momento insospettato, potrà ottenere una pena ridotta. Tutti gli incensurati potranno poi sperare nella prescrizione, i cui termini saranno naturalmente ridotti in proporzione alla diminuzione della pena.

    Fine delle intercettazioni.
    Il deputato Pierantonio Zanettin, di Forza Italia, propone di rendere inutilizzabili le intercettazioni telefoniche e ambientali che riguardano parlamentari. Così non sarebbero utilizzabili in un processo le intercettazioni riguardanti deputati e senatori, neanche se provassero che hanno commesso reati. Per una sorta di «contagio», l¹inutilizzabilità si estenderebbe poi anche ai non parlamentari. Così a un marito che ordina al killer di uccidere la moglie o al boss mafioso che organizza un traffico di droga basterebbe, per rendere inutilizzabile l¹eventuale intercettazione, infarcire i suoi discorsi con nomi di deputati o senatori.

    Immunità parlamentare.
    Il deputato Nitto Palma ha già proposto (e molto probabilmente riproporrà nei prossimi mesi) l¹introduzione dell¹immunità parlamentare per gli eletti alla Camera e al Senato. Durante il mandato, i parlamentari non sarebbero processabili. Continuerebbero a essere improcessabili se rieletti in un successivo mandato, e se non rieletti potrebbero comunque sperare nella prescrizione. È una norma criminogena: chi sa di essere non punibile è più facilmente spinto a delinquere; così ripartirebbe alla grande, per esempio, la raccolta di tangenti da parte dei politici. Ed è una norma che inquina la politica: chi è corrotto o compie altri reati, forte anche di maggiori mezzi economici, avrebbe un incentivo in più a cercare di essere eletto in Parlamento.

    Revisione delle sentenze definitive.
    Una proposta depositata alla Camera permetterebbe, se approvata, di chiedere la revisione del processo anche a chi ha già subito una condanna definitiva, confermata in Cassazione. È una proposta bipartisan: firmata da Michele Saponara, Mario Pepe e altri nove deputati di Forza Italia, da due democristiani dell¹Udc, da un esponente di An, uno della Lega, ma anche da deputati del centrosinistra, Franco Grillini e Franco Angioni dei Ds, Andrea Colasio della Margherita, Giovanni Russo Spena ed Elettra Deiana di Rifondazione comunista (questi ultimi hanno però ritirato le loro firme dal progetto). La possibilità di revisione è chiesta in nome delle nuove regole del cosiddetto «giusto processo» approvate nella scorsa legislatura e introdotte addirittura nella Carta costituzionale: le sentenze emesse prima del «giusto processo» sarebbero azzerate e i dibattimenti dovrebbero essere rifatti da capo. Anche quelli che hanno portato a ergastoli definitivi i boss mafiosi.

    La mafia chiede il conto.
    Molte delle norme già introdotte o proposte dalla maggioranza hanno come conseguenza oggettiva quella di favorire la criminalità organizzata. Il nuovo falso in bilancio introduce zone d¹impunità che potranno essere sfruttate in pieno dalla zona grigia dell¹economia, quella che «dialoga» con la mafia. Il rientro dei capitali premia e rimette in circolo tutti i capitali, anche quelli mafiosi. Il legittimo sospetto potrà essere usato anche dagli imputati di associazione criminale, per portare i loro processi lontano da Palermo e dalla Sicilia, da sedi per definizione troppo «calde». Potranno sperare di ricusare i loro giudici: sarà sufficiente che abbiano dimostrato di essere poco «sereni», magari parlando di «lotta alla mafia» in qualche scuola o, chissà, addirittura tenendo sulla scrivania la foto di Falcone e Borsellino. Potranno puntare a essere giudicati da giudici più lontani, meno attenti e compententi, sperando nella prescrizione, o almeno nella scadenza dei termini di custodia cautelare, con conseguenti scarcerazioni. I messaggi recentemente inviati dai boss mafiosi ai politici e agli avvocati-parlamentari sono suonati come richieste ultimative: risolvete i problemi dei mafiosi in carcere, altrimenti potrebbe cominciare una nuova stagione di omicidi eccellenti. La presente accelerazione nella riforma dei codici suona oggettivamente come una risposta a quelle richieste, o almeno così può essere intesa dalle organizzazioni criminali. Che possono sperare nella reitroduzione del legittimo sospetto che già salvò Luciano Liggio. E non solo: ora anche chi è già condannato in via definitiva, magari all¹ergastolo, con le regole processuali «vecchie e barbare» precedenti all¹introduzione del «giusto processo», può sperare di trovare una via d¹uscita, con la revisione. Se questa legge passasse, potrebbero andare a revisione anche i processi sulle stragi Falcone e Borsellino e addirittura il maxiprocesso di Palermo.

    Direzione della polizia giudiziaria.
    Una proposta più volte affiorata nel dibattito politico è quella di affidare le investigazioni alle sole forze di polizia. Ai magistrati sarebbe sottratta la direzione della polizia giudiziaria durante la fase delle indagini, e le procure della Repubblica interverrebbero soltanto a inchieste concluse, ricevendo dalle polizie gli esiti delle investigazioni. Questo è un elemento di vera e propria controriforma: annullerebbe in un sol colpo l¹innovazione del nuovo codice di procedura penale che forse più d¹ogni altra si è dimostrata produttiva, avendo permesso il raggiungimento di ottimi risultati soprattutto nelle indagini sulla corruzione e la criminalità organizzata. Di certo sarebbe il passaggio delle indagini dalla magistratura, indipendente e soggetta soltanto alla legge, alle polizie, strutture sottoposte al diretto controllo del governo. Sarebbe anche un conseguente crollo delle garanzie per i cittadini, che sarebbero inquisiti dalle polizie senza il controllo di legalità della magistratura: una misura che contraddice platealmente lo sbandierato e «liberale» garantismo del governo.

    Amnistia per i reati d¹opinione.
    È stata più volte evocata nei mesi scorsi l¹amnistia per i reati d¹opinione. Particolarmente sostenuta dalla Lega e dal ministro della Giustizia Castelli, punterebbe a far cadere alcuni processi in cui sono imputati Umberto Bossi ed esponenti leghisti, per reati quali il vilipendio alla bandiera.

    Riforma dell¹ordinamento giudiziario.
    Il ministro della Giustizia Castelli, di concerto con il ministro dell¹Economia Tremonti, ha presentato una legge delega sulla riforma dell¹ordinamento giudiziario che è in discussione alla commissione Giustizia del Senato. Questa dovrà prendere in considerazione anche i molti emendamenti presentati sia dalla maggioranza, sia dall¹opposizione. Ecco i punti qualificanti della proposta governativa.

    - Divisione delle funzioni dei magistrati. Diventerebbe più difficile passare dalla funzione inquirente a quella giudicante e viceversa. Ma l¹esperienza italiana ha dimostrato che l¹esperienza di magistrato inquirente è preziosa per chi deve giudicare e viceversa. E soprattutto che cultura della giurisdizione e piena autonomia anche del magistrato d¹accusa è una garanzia per i cittadini, affinché la legge sia applicata in modo davvero uguale per tutti.

    - Alla Corte di cassazione verrebbe concesso un ruolo di vertice dell¹organizzazione giudiziaria, con attribuzioni erose anche al Csm. Una scelta che tradisce lo spirito della nostra Carta costituzionale, la quale alla Cassazione riserva un ruolo di controllo delle sentenze, non anche dei giudici che le hanno emesse.

    - Potenziato il ruolo dei Consigli giudiziari, organi decentrati in cui sarebbero rappresentati anche gli avvocati e gli enti locali interessati alla gestione dei servizi dell¹amministrazione giudiziaria. Ma così i membri «laici» (cioè non magistrati) parteciperebbero a delibere relative anche allo status dei magistrati, in contrasto con la Costituzione che garantisce l¹autonomia delle toghe, soggette soltanto alla legge.

    Obiettivo finale.
    Le «riforme» di Berlusconi e della sua maggioranza in materia di giustizia puntano in definitiva a due obiettivi, sempre sottintesi ma di tanto in tanto evocati più apertamente: la fine dell¹obbligarietà dell¹azione penale e la divisione delle carriere. Con la fine dell¹obbligatorietà dell¹azione penale, peraltro imposta dalla Carta costituzionale, sarebbe il Parlamento, o addirittura il governo (come chiesto da Marcello Dell¹Utri), a scegliere le priorità giudiziarie e a indicare ai magistrati quali sono i reati da perseguire. La divisione delle funzioni tra giudici e magistrati inquirenti, a cui seguirebbe una più netta divisione delle carriere, finirebbe con togliere autonomia al pubblico ministero, ridotto a semplice «avvocato dell¹accusa» e infine sottoposto al controllo politico del governo. Sarebbe, definitivamente, la fine della legge uguale per tutti.



    agosto 2002

  8. #8
    memoria storica di PoL
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    07 Mar 2002
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    Predefinito fermarli, non importa come!...

    originally posted by Österreicher:

    ... ciò che ha fatto D'Ambrosio è raccapricciante, come da internare sarebbero un bel po' di magistrati.... ad esempio della Procura di Milano. Ma questi vengono portati come vanto ed esempio da una certa parte politica. Certo, perché sono stati il loro braccio armato per riuscire a conquistare il potere...

    caro Österreicher
    lo sconcertante episodio da te denunciato illustra meglio di tante parole il pericolo gravissimo che ha costituito e ancora costituisce nel nostro paese il 'partito dei giudici', del quale inutile dirlo D'Ambrosio è il segretario come Borelli il presidente. Il giorno che riuscissero ad instaurarvi il tipo di regime che essi hanno in mente, una sorta di revival della Francia di Robespierre, in Italia di casi come Surace ve ne sarebbero non uno, non dieci, ma migliaia...

    Megli fermarli una volta per tutte amico mio... con le buone o con le cattive...

    cordiali saluti!...


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 

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