Il 27% è persuaso che l’attacco è possibile solo in accordo con l’Onu. Il 5% è favorevole invece a un’azione unilaterale degli Stati Uniti
Friuli Venezia Giulia, il 65% dice no alla guerra
Da Trieste a Udine prevale chi vuole una via d’uscita pacifica della crisi
TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia il 65 per cento è convinto che la guerra non si deve fare per nessuna ragione. È questo il dato di rilievo del sondaggio realizzato dall’Swg - per «Il Piccolo» - che ha intervistato mille persone residenti nel Friuli Venezia Giulia. Gli intervistati sono stati sentiti al telefono e hanno risposto a una domanda sulla possibilità d’inizio di una guerra in Iraq.
Il risultato del sondaggio ha rivelato che da Trieste a Udine la regione è in linea con l’opinione del cittadino medio italiano e più, in generale, anche con i cittadini di tutti i Paesi europei. Una conferma ulteriore a quanto si è visto sabato scorso per le strade e le piazze d’Italia e di tutto il mondo. In base a un dato fornito dalla Cnn sarebbero 110 milioni i manifestanti che in tutto il pianeta hanno detto no a una soluzione bellica della crisi irachena.
Il sondaggio dell’Swg riporta anche altri numeri interessanti. Il 27 per cento degli intervistati è persuasa che la guerra può cominciare solo dopo una risoluzione dell’Onu. «Un numero rilevante di persone che non vanno però sommate a chi non vuole la guerra in nessun caso», spiega Maurizio Pessato. Chi ha risposto in questo modo, in altre parole, ammette la possibilità di un attacco a Saddam Hussein.
Per quanto riguarda le fasce d’età dall’Swg spiegano che i più giovani e i più anziani sono contro la guerra. È nelle fasce d’età intermedie invece che si insinua il dubbio, che si pensa a un intervento bellico come risolutore della crisi irachena. Solo il 5 per cento infine ritiene possibile un’azione degli Stati Uniti anche unilaterale.
BLAIR CROLLA
Il gradimento personale del premier britannico Tony Blair precipita: il crescente dissenso nel Paese nei confronti di una possibile guerra in Iraq ha portato l'indice di gradimento di Blair da +6 punti registrati lo scorso maggio a -20 punti. È quanto emerge da un sondaggio della società di ricerche Icm pubblicato ieri dal quotidiano The Guardian. Non è la prima volta che il gradimento personale di Blair si sposta nella colonna negativa: già nel settembre del 2000, in quell’occasione a causa della grande protesta per il carobenzina, passò da +2 a -34 punti. Un crollo verticale dal quale poi si risollevò. Ma allora la crisi durò soltanto due settimane, mentre questa volta le cose potrebbe andare per le lunghe.
I FRANCESI E BUSH
Quasi otto francesi su dieci (76 per cento) hanno un'opinione negativa del presidente americano George W. Bush e solo il 15 per cento la pensa al contrario. E se il 54 per cento ha stima del popolo americano, il 35 per cento ne ha una cattiva opinione. È quanto emerge da un sondaggio Bva per Paris Match che lo pubblica nel numero in edicola oggi. Secondo il sondaggio, effettuato tra il 13 e il 15 febbraio, l'appoggio dei francesi alla posizione del presidente Chirac è schiacciante: 81%, contro il 15% contrario. E sono di più i simpatizzanti di sinistra (86%) a sostenere il capo dello stato, che quelli di destra (79%). Per il 66% comunque le relazioni tra Parigi e Washington non saranno nè migliori nè peggiori dopo la crisi irachena, il 21% ritiene che peggioreranno, il 5% è di pare contrario.




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