Franco Cardini
Sono davvero offeso mortalmente con Saddam Hussein. Non avesse commesso
altri crimini, questo basterebbe a farmi augurare che lo bombardino. Pare
che in un recente discorso alla Tv irakena, il perfido rais abbia paragonato
Gorge W. Bush a Hulagun Khan, il principe tartaro che nel 1258 conquistò
Baghdad.
E' vero, i mongoli erano crudeli; nel 1258, l'ultimo califfo abbaside fu
assassinato e la sua capitale saccheggiata orrendamente. Ma basta questo per
consentire un paragone tanto offensivo e aberrante? Hulagu, nipote di
Genghiz Khan, era un nobile, generoso e magnanimo principe. Crudele, è vero:
ma anche amante del Bello e straordinariamente tollerante in cose religiose
(fra l'altro, aveva una moglie cristiana). Piano coi paragoni sballati.
Vero è che, in fatto di paragoni storici, si fa presto a dare di fuori. Ad
esempio: chi è davvero il "nuovo Hitler"? A chi somigliava di più il perfido
Adolf? No, lasciate stare Charlie Chaplin: lui non c'entra niente. Alludo a
somiglianze più recentemente rilevate.
Ad esempio, era ormai quasi abituale, nella "buona" stampa, quella liberale
e moderata, chiamare Saddam Hussein "il nuovo Hitler". Molti hanno spinto il
paragone sino a sostenere che, se non fermiamo il rais, ci renderemo
responsabili della stessa colpa della Società delle Nazioni che nel '38, a
Monaco, fu indulgente con il Fuhrer; e che i pacifisti di oggi sono come i
filonazisti del '39, che non volevano la guerra contro la Germania nazista.
Urca. Sarebbe come dire, consentitemi l'equazione, che Saddam sta alla
situazione mondiale d'oggi come Hitler stava alla situazione mondiale del
1939. Chi sostiene una cosa del genere ha una lontana idea di che cosa fosse
la Germania di una sessantina di anni fa in rapporto alle altre potenze? E
si è mai chiesto se davvero l'atto irreversibile della seconda guerra
mondiale fu la decisione di Churchill di continuare la guerra nonostante
nell'ottobre del '39 gli fosse stata offerta dalla Germania una pace che,
considerate le circostanze, era per la Gran Bretagna almeno in apparenza
vantaggiosa e onorevole? Come sarebbero andate le cose se Hitler non avesse,
alcuni mesi più tardi, attaccato l'Unione Sovietica? Dov'è, oggi, un
contesto paragonabile a quello di allora? E, se la sconfitta della Germania
nazista ci ha regalato, fra l'altro, mezzo secolo di diarchia mondiale
Usa-Urss e di guerra fredda, ci si è chiesti a quali risultati ancora più
destabilizzanti per il macrocontinente eurasiatico potrebbe dar luogo un
eventuale smembramento dell'Iraq, che è solo uno dei possibili esiti - e non
il peggiore… - della guerra che il signor Bush tanto ardentemente desidera e
con tanta decisione sta preparando?
Dall'altra parte della barricata, ci sono naturalmente i pacifisti. I quali
il 15 febbraio scorso, in molte capitali del mondo, hanno brandito delle
gigantografie con l'effigie di Gorge Bush opportunamente truccato con ciuffo
e baffetti, in modo da farlo in qualche modo somigliare a Hitler. Quello di
truccare un leader con ciuffo e baffetti è un vecchio insulto: lo hanno
fatto anche con le foto di Adenauer, di De Grulle e di D'Alema (del quale
ultimo, il buon Forattini ha a lungo sfruttato l'obiettiva somiglianza
somatica e forse zodiacale: sono nati entrambi un 20 aprile, il che
ovviamente è una pura curiosità che non significa nulla).
Ma che cosa c'è di hitleriano in Bush, a parte la mania di ritenersi alla
Fine dei Tempi e di sentirsi il capo delle Forze del Bene ("Gott mit uns")
contro quelle del Male? Bastasse la pretesa di essere nel giusto e il
fanatismo manicheo a far diventare qualcuno Hitler, staremmo freschi.
In tutti e due i casi, "moderati" e pacifisti sono fuori strada. I paragoni
zoppicano sempre. Quelli Hitler-Saddam e Hitler-Bush sono aberranti e
ridicoli. Hitler, nel pochissimo bene e nel moltissimo male, è stato uno dei
grandi protagonisti del XX secolo. Tra i prodotti della "pace ingiusta" del
1918 (la medesima che ci ha anche regalato il conflitto arabo-israeliano),
egli è stato forse il peggiore. Ma se in tanti lo seguirono, ciò non dipese
soltanto dal suo fascino perverso o dall'abilità nell'ottenere il consenso
di massa o dal regime di terrore che seppe instaurare. Contarono molto anche
gli effetti immediati del suo governo, i suoi successi in politica estera e
in politica sociale. Contarono gli errori delle buone e virtuose democrazie,
la miopia e l'egoismo delle quali all'indomani della prima guerra mondiale
gli aprirono la strada. E quello di Hitler era ancora un tempo eurocentrico,
nel quale chi dominava l'Europa guidava anche il mondo (o almeno così ancora
sembrava: in realtà, l'America era già lanciata verso un'egemonia che, per
il momento, restava poco visibile),
Saddam, paragonato a Hitler, non è nessuno. Non ne ha, grazie a Dio, né il
genio diabolico, né il potere politico e militare, né la posizione centrale
nel mondo di oggi.
Quanto a Bush, che forse personalmente è ancora da meno di Saddam, egli
rappresenta soltanto l'apice formale d'una formidabile piramide di poteri e
d'interessi. In questo senso è importante. Perché sotto la sua presidenza si
è andato coagulando il programma neoconservative dei Rumsfeld, dei Wolfowitz
e dei Perle, che hanno dato una sterzata definitiva alla vecchia strategia
statunitense fondata sul realismo alla Kissinger e alla Brzezinski e sulle
teorie del "contenimento" e dell'equilibrio delle forze. Questi puntano alle
"guerre preventive" e all'egemonia sul mondo di quella che Zinoviev ha
definito la "super-società" dei gestori delle multinazionali, dei quali gli
USA sarebbero per ora i gendarmi,
Per questo, il paragone sviante con Adolf Hitler, che serve a chi si ciba di
forti emozioni, va lasciato da parte. Per capire con molta serenità che oggi
un nuovo Hitler non esiste, ma la situazione potrebbe essere addirittura
peggiore che nel '39.
Il Tempo 2/25/2003




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