Il dibattito avviato dall'intervento di Staiti credo si stia esaurendo, così ci auguriamo. I principali protagonisti ai quali era rivolto l'invito per una sintesi di pensiero e soprattutto d'azione, come volevasi dimostrare, si sono dati alla "macchia". Ciò facilita il compito di dichiarare la lunga stagione di quell'area definitivamente tramontata.
Guardiamo avanti dunque, e nel farlo, osserviamo che nell'attuale panorama politico, sta emergendo come novità e che merita un serio approfondimento, il pensiero comunitarista. Superata da tempo la vecchia dicotomia destra-sinistra in quanto gli attuali schieramenti, sono ormai omologati al pensiero liberal-capitalista e dopo la dissoluzione del comunismo di stampo novecentesco, così come contemporaneamente il declino del pensiero economico keynesiano, anche per "colpa" dellea definitiva perdita della sovranità monetaria dei singoli Stati nazionali, si aprono, per l'appunto, nuovi scenari. E scopriamo che in questa nostra ricerca siamo in buona compagnia poiché andiamo da Alain de Benoist a Marco Tarchi per finire a Costanzo Preve, studioso marxista che a mio avviso, sta dando un notevole contributo all'appofondimento e chiarimento del pensiero marxista, depurato dalle scorie operaistiche e trotzkistiche, entrambi negatori del concetto nazionalitario, limite e contraddizione del pensiero comunista.
Fa giustamente osservare il Preve che bisognerebbe risalire ai significati etimologici per impostare correttamente le questioni teoriche, osservando che il termine "internazionalismo" significa "tra le nazioni", non "non-nazione", quindi coesistenza, riconoscimento altrui in un non annientamento dei valori nazionalitari. Se così non fosse, non si spiegherebbe-aggiungiamo noi- la rivoluzione cubana e la sua orgogliosa sovranità ed indipendenza dall'Impero americano, così per il Vietnam socialista, liberatosi prima dai francesi, dagli americani successivamente e tutto ciò, in nome di uno spirito nazionalitario coesistente con la concezione socialista, piattaforma per il superamento di ogni colonialismo ed imperialismo.
Non staremo qui a polemizzare con le asserzioni del prof. Antonio Negri sulla sua repuslione "antinazionalista", perché è evidente a tutti che lo spirito nazionalistico imperiale, così come si manifestò immediatamente prima e dopo il '18, qualora si riproponesse nelle sue nuove vesti, sarebbe la negazione dell'autodeterminazione dei popoli, con conseguente non riconoscimento di quelle identità di cui noi siamo convinti sostenitori.
Oggi d'altronde, assistiamo ad una più subdola colonizzazione, quella del capitale globale che vede come vessillifero, l'impero mondiale americano. In questo nuovo e desolante scenario, ci appare curioso che paladini noglobal, i girotondini ed altre frattaglie di sinistra, non si rendono conto che proprio il recupero delle identità nazionali, nelle molteplici specificità, sono l'unico strumento al dilagante pensiero unico; ma forse in costoro rimane una vecchia e logora riserva mentale nei confronti di chi contrappone, al semplicistico e peloso solidarismo, un autentico spirito rivoluzionario come opposizione alla omologazione culturale e sociale.
E' in questa ottica- che a mio avviso- deve trovare spazio e dialettica il concetto comunitario così come lo intendevano gli antichi greci, cioè una società "specificata e territorialmente determinata" in una osmosi tra uomo, animale sociale e polis. In questa nuova visione possiamo e dobbiamo rielaborare il concetto comunista, come lo vedevano nel primo Occidente gli adepti di questo pensiero chiamati "utopisti", poiché identificavano l'Idea, alla vita propriamente comunitaria.
A tal proposito, è bene puntualizzare alcune cose: se è vero che il termine Comunitarismo ha dato il la " ad interpetazioni, polemiche, prese di posizione , soprattutto negli ambienti di sinistra, essendo recepito da questi, come cavallo di Troia del pensiero nazionalsocialsta o di quello evoliano, della cosiddetta gerarchia organica. E' altrettanto inconfutabile il fatto che noi viviamo in una comunità di stampo interclassista qual è appunto la società capitalista, in cui unico collante è il denaro. Il comunitarismo che ci deve interessare, è quello accennato più sopra, recuperando l'idea della democrazia intesa "come sovranità politica sull'economia" e non della "democrazia come legittimazione elettorale plebiscitaria" di chiaro stampo liberaldemocratico, dove impera la sovranità assoluta dei mercati finanziari e delle oligarchie nazionali.
Credo quindi sia giunto il momento di guardare con viva attenzione a questa strada che vede alcuni studiosi di "destra" e "sinistra", progettare quello che potremmo definire una nuova sinstesi di pensiero europeo e socialista.
Alessio Brignone-Rinascita




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