Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 21
  1. #1
    Registered User
    Data Registrazione
    29 May 2002
    Messaggi
    648
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Boicottiamo il MADE IN USA!


  2. #2
    Registered User
    Data Registrazione
    29 May 2002
    Messaggi
    648
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Boicottiamo il MADE IN USA!

    Originally posted by Walter
    CALMA RAGAZZI CALMA !

    AVETE UNA IDEA DI QUANTO VENDE IL MADE IN ITALY NEGLI USA ?

    OLTRE OCEANO SFRUTTEREBBERO SUBITO SU8ITO IL " COMPRA ITALIANO " PER BOICOTTARE I NOSTRI PRODOTTI CON DANNI
    GRAVISSIMI PER LA NOSTRA ECONOMIA .PIU' DISOCCUPATI IN EUROPA PIU' OCCUPATI NEGLI USA ! NON MI SEMBRA UN BELL'AFFARE.


    SCUSATE SE SCRIVO STAMPATELLO MA SONO STUFO DEI MIEI ERRORI DI BATTUTA CHE NON RIESCO A VEDERE E COSI' NON LI
    CORREGGO.


    UN SALUTO A TUTTI

  4. #4
    Ospite

    Predefinito

    Battaglia da apprezzare, ma come ha detto Ferruccio mi pare difficile

  5. #5
    Affus
    Ospite

    Predefinito




    I gravi problemi dell'economia israeliana
    Una crisi che parte dal Nasdaq e arriva a Nablus

    di Balfour Zapler

    Purtroppo la violenza, il terrorismo, i ragazzi che muoiono, l'insicurezza che pervade - ora come non mai - il cittadino medio israeliano che ormai evita di recarsi al cinema, al supermercato, in autobus ed in luoghi affollati per tema di attentati, non sono gli unici problemi che affliggono Israele al giorno d'oggi.
    Sino all'estate dell'anno scorso l'economia israeliana era fiorente e godeva di un benessere e di una crescita senza precedenti. Il cittadino medio israeliano ne era partecipe: un'alta tecnologia, foraggiata da milioni e milioni di dollari in investimenti e un incremento del turismo in occasione del Millennio, aveva portato ad una crescita, senza precedenti, dell'8, 9 percento, cioè una delle più veloci espansioni su scala mondiale. Si costruiva a Tel Aviv, a Haifa, a Gerusalemme... il prezzo per metro quadrato di un appartamento nel nord di Tel Aviv, superava quello di Tokyo e vi erano compratori israeliani disposti a pagare l'alto prezzo. Tutti ne beneficiavano: venditori e compratori. Al porto turistico della "Marina" di Herzliya attraccavano panfili miliardari: non appartenenti a qualche emiro del petrolio, ma recenti acquisti di israeliani!

    Da questa "bonanza" economica, in soli otto mesi, Israele è crollato ai minimi storici: oggi la disoccupazione continua a crescere, le esportazioni sono in precipitosa caduta, e gli investimenti dall'estero sono scesi di circa il 60%.

    70.000 lavoratori dell'industria alberghiera e turistica sono stati licenziati. 25 grossi alberghi hanno dovuto chiudere, mentre è triste vedere quelli rimasti che hanno in funzione solo uno o due piani dei 25, 30 che svettano alti (ma ahinoi, vuoti) nel cielo!

    Il traffico di containers nei porti israeliani di Haifa, Ashdod era tale dal portare al congestionamento. Ora è meno che tranquillo.

    Le banche hanno annunciato disastrose perdite portando ad una rovinosa caduta del mercato azionario.

    La aerolinea di bandiera israeliana El Al che un anno fa era afflitta dal "overbooking" e che era costretta ad ordinare nuovi aerei, oggi è costretta a cancellare rotte, vendere le proprie aereonavi e licenziare centinaia di lavoratori.

    Il prodotto interno lordo è precipitato al 12%, provocato in parte da una caduta del 58 percento del turismo.

    Le esportazioni di prodotti agricoli sono diminuite di un pauroso 32% , risultato in gran parte dall'assenza di mano d'opera palestinese.

    Dozzine di progetti edilizi, anch'essi dipendenti da mano d'opera palestinese, sono stati fermati. Cancellati non solo per la mancanza di muratori palestinesi, ma anche per una prevista mancanza di acquirenti.

    Responsabile di questa tragedia è la drastica caduta del mercato azionario Nasdaq negli Stati Uniti e la crescente violenza della Intifada che ormai dura da più di otto mesi.

    Va ricordato ai lettori che ben il 98% dei pacchetti azionari delle industrie hi-tech israeliane era quotato sul mercato azionario Nasdaq, precipitosamente crollato negli Stati Uniti.

    Ora queste industrie di alta tecnologia israeliane, non più sostenute da investimenti esteri, o chiudono bottega o si trasferiscono in paesi più tranquilli, con una economia meno rampante, ma più solida e con costi di mano d'opera decisamente inferiori.

    Il risultato è che ora in Israele scende drasticamente la produzione industriale e le esportazioni con un sostanziale calo dell'influsso di dollari e che migliaia di lavoratori israeliani di queste industrie altamente specializzate cercano lavoro altrove e non solo negli Stati Uniti e Canada, ma anche in altri paesi quali Indonesia, Taiwan, Hong Kong e...Europa in generale.

    Questa mano d'opera specializzata, una volta lasciato Israele, vi ritornerà?

    Il quotidiano economico israeliano "Globes" ha scritto che la produzione industriale israeliana si trova ad un punto morto. Ed il 30 maggio il governo ha pubblicato cifre che mostrano un crescente declino a partire dall'Ottobre 2000, in produzione industriale, costruzione e spese di consumo.

    Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente declassato le proiezioni di crescita per Israele di questo anno, ad uno squallido 2% o addirittura meno, ben sotto il 4.5% di espansione che gli economisti del governo israeliano prevedevano appena pochi mesi or sono.

    Ed alcuni esperti considerano finanche le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale ottimistiche.

    In un'intervista concessa al quotidiano statunitense "Herald Tribune", il finanziere e consulente finanziario Hemi Peres (figlio del Ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres) ha dichiarato che investimenti dall'estero per industrie di alta tecnologia richiedono fiducia da protrarsi nel tempo, il che non può sussistere con la violenza in atto e con la caduta del mercato azionario tecnologico. "Tutto è così poco chiaro e instabile e così poco sicuro, che porta a starne lontano."

    Va ricordato che Hemi Peres ha fatto investire in Israele centinaia milioni di dollari non più di un anno fa.

    Lo scorso maggio a New York, il ministro delle Finanze israeliano Silvan Shalom ha voluto rassicurare chi ha investito danaro in Israele che il problema economico d'Israele è "più Nasdaq che Nablus", ma ha anche aggiunto che ingenti somme saranno messe a disposizione dell'Esercito per combattere la rivolta palestinese, senza specificare da dove sarebbe stato preso questo danaro.

    In una intervista al quotidiano israeliano "Ha'aretz", Daniel Tenengauzer della Banca Goldman Sachs ha dichiarato che gli investitori americani avrebbero gradito udire dal nuovo ministro israeliano cosa pretende fare per ridurre il "budget", invece di come spendere in più per la difesa a causa dell'Intifada.

    Inoltre centinaia di manufatturieri israeliani sono stati colpiti dalle restrizioni imposte da Israele all'economia palestinese che assorbiva oltre due miliardi di dollari in prodotti israeliani l'anno. E la Federazione delle Camere di Commercio israeliana ha annunziato che i propri membri sono creditori di decine di milioni di dollari da imprenditori palestinesi che dicono di non poter pagare i debiti per la politica di blocco economico imposta da Israele.

    Se la situazione economica è tragica in Israele, in ben peggiore situazione si incontra l'economia palestinese, dove la disoccupazione si è quadruplicata negli ultimi otto mesi ed il commercio è totalmente fermo.

    Mentre in Israele la situazione del turismo è catastrofica, gli alberghi palestinesi hanno registrato solo un 4% di ospiti lo scorso mese. Ben 10 alberghi di Nazareth sono stati costretti a chiudere.

    A Gerusalemme Est i ristoranti chiudono uno dopo l'altro, mentre nella parte sud di Gaza, gli assistenti sociali registrano un preoccupante aumento di malnutrizione...

    La situazione è più che preoccupante: è semplicemente catastrofica. Forse i nostri fratelli della diaspora dovrebbero - e potrebbero – mostrare più solidarietà per Israele venendo a trovare i propri amici e parenti che comunque, e nonostante tutto, sono in Israele e vi restano, anche stringendo magari i denti ed anche vituperando quella o quell'altra fazione politica...

    Una maggiore presenza fisica degli ebrei della diaspora qui in Israele, in questo tragico, difficile e senza precedenti momento storico, il peggiore che lo Stato stia affrontando nel suo poco oltre mezzo secolo di vita, darebbe forza ed animo agli israeliani, ben più che le solite manifestazioni di piazza, di "solidarietà" per Israele.

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    09 Mar 2002
    Messaggi
    14,440
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Affus
    I gravi problemi dell'economia israeliana
    Una crisi che parte dal Nasdaq e arriva a Nablus

    di Balfour Zapler

    Purtroppo la violenza, il terrorismo, i ragazzi che muoiono, l'insicurezza che pervade - ora come non mai - il cittadino medio israeliano che ormai evita di recarsi al cinema, al supermercato, in autobus ed in luoghi affollati per tema di attentati, non sono gli unici problemi che affliggono Israele al giorno d'oggi.
    Sino all'estate dell'anno scorso l'economia israeliana era fiorente e godeva di un benessere e di una crescita senza precedenti. Il cittadino medio israeliano ne era partecipe: un'alta tecnologia, foraggiata da milioni e milioni di dollari in investimenti e un incremento del turismo in occasione del Millennio, aveva portato ad una crescita, senza precedenti, dell'8, 9 percento, cioè una delle più veloci espansioni su scala mondiale. Si costruiva a Tel Aviv, a Haifa, a Gerusalemme... il prezzo per metro quadrato di un appartamento nel nord di Tel Aviv, superava quello di Tokyo e vi erano compratori israeliani disposti a pagare l'alto prezzo. Tutti ne beneficiavano: venditori e compratori. Al porto turistico della "Marina" di Herzliya attraccavano panfili miliardari: non appartenenti a qualche emiro del petrolio, ma recenti acquisti di israeliani!

    Da questa "bonanza" economica, in soli otto mesi, Israele è crollato ai minimi storici: oggi la disoccupazione continua a crescere, le esportazioni sono in precipitosa caduta, e gli investimenti dall'estero sono scesi di circa il 60%.

    70.000 lavoratori dell'industria alberghiera e turistica sono stati licenziati. 25 grossi alberghi hanno dovuto chiudere, mentre è triste vedere quelli rimasti che hanno in funzione solo uno o due piani dei 25, 30 che svettano alti (ma ahinoi, vuoti) nel cielo!

    Il traffico di containers nei porti israeliani di Haifa, Ashdod era tale dal portare al congestionamento. Ora è meno che tranquillo.

    Le banche hanno annunciato disastrose perdite portando ad una rovinosa caduta del mercato azionario.

    La aerolinea di bandiera israeliana El Al che un anno fa era afflitta dal "overbooking" e che era costretta ad ordinare nuovi aerei, oggi è costretta a cancellare rotte, vendere le proprie aereonavi e licenziare centinaia di lavoratori.

    Il prodotto interno lordo è precipitato al 12%, provocato in parte da una caduta del 58 percento del turismo.

    Le esportazioni di prodotti agricoli sono diminuite di un pauroso 32% , risultato in gran parte dall'assenza di mano d'opera palestinese.

    Dozzine di progetti edilizi, anch'essi dipendenti da mano d'opera palestinese, sono stati fermati. Cancellati non solo per la mancanza di muratori palestinesi, ma anche per una prevista mancanza di acquirenti.

    Responsabile di questa tragedia è la drastica caduta del mercato azionario Nasdaq negli Stati Uniti e la crescente violenza della Intifada che ormai dura da più di otto mesi.

    Va ricordato ai lettori che ben il 98% dei pacchetti azionari delle industrie hi-tech israeliane era quotato sul mercato azionario Nasdaq, precipitosamente crollato negli Stati Uniti.

    Ora queste industrie di alta tecnologia israeliane, non più sostenute da investimenti esteri, o chiudono bottega o si trasferiscono in paesi più tranquilli, con una economia meno rampante, ma più solida e con costi di mano d'opera decisamente inferiori.

    Il risultato è che ora in Israele scende drasticamente la produzione industriale e le esportazioni con un sostanziale calo dell'influsso di dollari e che migliaia di lavoratori israeliani di queste industrie altamente specializzate cercano lavoro altrove e non solo negli Stati Uniti e Canada, ma anche in altri paesi quali Indonesia, Taiwan, Hong Kong e...Europa in generale.

    Questa mano d'opera specializzata, una volta lasciato Israele, vi ritornerà?

    Il quotidiano economico israeliano "Globes" ha scritto che la produzione industriale israeliana si trova ad un punto morto. Ed il 30 maggio il governo ha pubblicato cifre che mostrano un crescente declino a partire dall'Ottobre 2000, in produzione industriale, costruzione e spese di consumo.

    Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente declassato le proiezioni di crescita per Israele di questo anno, ad uno squallido 2% o addirittura meno, ben sotto il 4.5% di espansione che gli economisti del governo israeliano prevedevano appena pochi mesi or sono.

    Ed alcuni esperti considerano finanche le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale ottimistiche.

    In un'intervista concessa al quotidiano statunitense "Herald Tribune", il finanziere e consulente finanziario Hemi Peres (figlio del Ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres) ha dichiarato che investimenti dall'estero per industrie di alta tecnologia richiedono fiducia da protrarsi nel tempo, il che non può sussistere con la violenza in atto e con la caduta del mercato azionario tecnologico. "Tutto è così poco chiaro e instabile e così poco sicuro, che porta a starne lontano."

    Va ricordato che Hemi Peres ha fatto investire in Israele centinaia milioni di dollari non più di un anno fa.

    Lo scorso maggio a New York, il ministro delle Finanze israeliano Silvan Shalom ha voluto rassicurare chi ha investito danaro in Israele che il problema economico d'Israele è "più Nasdaq che Nablus", ma ha anche aggiunto che ingenti somme saranno messe a disposizione dell'Esercito per combattere la rivolta palestinese, senza specificare da dove sarebbe stato preso questo danaro.

    In una intervista al quotidiano israeliano "Ha'aretz", Daniel Tenengauzer della Banca Goldman Sachs ha dichiarato che gli investitori americani avrebbero gradito udire dal nuovo ministro israeliano cosa pretende fare per ridurre il "budget", invece di come spendere in più per la difesa a causa dell'Intifada.

    Inoltre centinaia di manufatturieri israeliani sono stati colpiti dalle restrizioni imposte da Israele all'economia palestinese che assorbiva oltre due miliardi di dollari in prodotti israeliani l'anno. E la Federazione delle Camere di Commercio israeliana ha annunziato che i propri membri sono creditori di decine di milioni di dollari da imprenditori palestinesi che dicono di non poter pagare i debiti per la politica di blocco economico imposta da Israele.

    Se la situazione economica è tragica in Israele, in ben peggiore situazione si incontra l'economia palestinese, dove la disoccupazione si è quadruplicata negli ultimi otto mesi ed il commercio è totalmente fermo.

    Mentre in Israele la situazione del turismo è catastrofica, gli alberghi palestinesi hanno registrato solo un 4% di ospiti lo scorso mese. Ben 10 alberghi di Nazareth sono stati costretti a chiudere.

    A Gerusalemme Est i ristoranti chiudono uno dopo l'altro, mentre nella parte sud di Gaza, gli assistenti sociali registrano un preoccupante aumento di malnutrizione...

    La situazione è più che preoccupante: è semplicemente catastrofica. Forse i nostri fratelli della diaspora dovrebbero - e potrebbero – mostrare più solidarietà per Israele venendo a trovare i propri amici e parenti che comunque, e nonostante tutto, sono in Israele e vi restano, anche stringendo magari i denti ed anche vituperando quella o quell'altra fazione politica...

    Una maggiore presenza fisica degli ebrei della diaspora qui in Israele, in questo tragico, difficile e senza precedenti momento storico, il peggiore che lo Stato stia affrontando nel suo poco oltre mezzo secolo di vita, darebbe forza ed animo agli israeliani, ben più che le solite manifestazioni di piazza, di "solidarietà" per Israele.
    Non sai quanto mi dispiace che l'economia sia in crisi....

    BOICOTTA L'ENTITA' SIONISTA!

  7. #7
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by I'm Hate
    Non sai quanto mi dispiace che l'economia sia in crisi....

    BOICOTTA L'ENTITA' SIONISTA!

    Fratello loro vanno avanti e noi gli andremo dietro di questo passo . Il bello che loro saranno preparati a stringere la cinghia e noi creperemo di fame . Dai tempo al tempo e vedrai .......

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    26 Aug 2013
    Messaggi
    14,308
     Likes dati
    0
     Like avuti
    11
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by Affus
    Fratello loro vanno avanti e noi gli andremo dietro di questo passo . Il bello che loro saranno preparati a stringere la cinghia e noi creperemo di fame . Dai tempo al tempo e vedrai .......
    RIPETO.TENIAMO PRESENTI LA REAZIONI ALTRUI.SE NOI BOICOTTIAMO LORO LORO BOICOTTERANNO NOI.L'INTERSCAMBIO ITALIA-ISRAELE E' NOTEVOLE E PENSO ANCHE A NOSTRO FAVORE.
    ALTRI PRENDEREBBERO SUBITO IL NOSTRO POSTO.

    VOGLIAMO TORNARE ALL' AUTARCHIA DI NON FELICE MEMORIA ?
    AVETE UNA IDEA PER ESEMPIO CHE COSA FOSSE IL " LANITAL " ?

    RICORDIAMO QUELLO CHE CI DICE LA FISICA.ALL'APPLICAZIONE
    DI UNA FORZA CORRISPONDE SEMPRE UNA FORZA UGUALE E CONTRARIA.

    UN SALUTO NON AUTARCHICO.

  9. #9
    Registered User
    Data Registrazione
    29 May 2002
    Messaggi
    648
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    16 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dovremo sempre chinare il capo in nome di un tornaconto economico?

  10. #10
    Affus
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Walter
    Dovremo sempre chinare il capo in nome di un tornaconto economico?

    Non si tratta di tonaconto economico , si tratta di avere la testa sulle spalle e non fare i don chisciotte che non ce lo possiamo neanche permettere .Non ci riesce l'america a fare i boicotaggi! Il nostro miserabile boicottaggio non servirebbe proprio a niente e rovinerebbe solo noi .I nostri proletari !
    Allora boicottiamo tutti quegli stati arabi che non sono democratici . Bicottiamo i governi canaglia africani .
    Boicottiamo l'egitto perche non riconosce i diritti civili ai copti.
    Boicottiamo la Turchia perchè fa il genocidio dei curdi .
    Bicottiamo Gheddafi e Cuba . Boicottiamo Theran che non paga i debiti .
    Non vi accorgete di essere semplicemente strumentalizzati e che sotto sotto c' è il solito antisemitismo ? Il lupo cambia il pelo e non il viszio . Poi , se vogliamo , è tutto da dimostrare chi siano gli oppressi e chi gli oppressori . Non tutti hann il cervello lavato quaggiu .

 

 
Pagina 1 di 3 12 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. “Made in Veneto” NON “Made in Italy”
    Di Erlembaldo nel forum Lega
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 21-06-11, 14:15
  2. Profitti da narcotraffico per il Made in Italy/made in China
    Di Red Shadow nel forum Politica Estera
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 28-09-08, 20:01
  3. Boicottiamo il made in china ma ...
    Di VECCHIO nel forum Destra Radicale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 07-05-06, 12:22
  4. Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 02-08-04, 21:01
  5. Boicottiamo 'Max & Tux'
    Di Oasis nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 30-09-02, 21:13

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito