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    Predefinito Abbiamo una sinistra di scalzacani!

    Dal Foglio:

    I democratici in Usa

    Joseph Lieberman Gli sfidanti di Bush sono tutti per la guerra, altro che Cofferati
    Kerry, Edwards, Gephardt e Lieberman spiegano perché dire no alla forza nel ’91 fu un errore da non ripetere
    --------------------------------------------------------------------------------
    Roma. Annoiati dal tono che da settimane l’Ulivo ha assunto nei confronti del governo sulla vicenda dell’Iraq, visto che uno dei più affabili risulta Massimo D’Alema con il suo misuratissimo giudizio sui “quattro scalzacani”, colpiti da editoriali come quello domenicale di Eugenio Scalfari in cui il fondatore preconizza “l’imbarbarimento generale del mondo e un restringimento generale dell’area di applicazione del diritto” se Saddam viene deposto, quando su Repubblica abbiamo letto un ritratto degli sfidanti democratici di George W. Bush in cui si presentava John Kerry come “critico verso l’intervento in Iraq”, la pazienza ci è saltata. Tutto si può capire. Ma un conto è battersi perché nella sinistra italiana vinca Sergio Cofferati. Tutt’altro pretendere di mettere in bocca anche ai democratici americani quel che non si sognano di dire. Per smascherare il trucco ci vuol poco. La rivista Foreign Policy ha chiesto proprio ai quattro candidati di punta alla nomination democratica di esporre la propria opinione sulla guerra in Iraq e su come si sta comportando Bush. Cominciamo proprio da John Kerry. Il senatore del Massachusetts nel 1991 votò con altri 44 democratici il no alla risoluzione per l’uso della forza in Iraq proposta da Bush padre, ma non ci pensa nemmeno a ripetere oggi l’errore. Il suo intervento chiude con un “we will never surrender or submit” che dà l’idea del piglio con cui critica “gli strateghi democratici che pensano che dobbiamo occuparci soprattutto della politica interna”. Franklin Delano Roosevelt, dice, elettrizzò gli americani non solo perché offrì una risposta di successo in politica economica alla grande crisi del ’29, ma perché fece alzare in piedi l’America dopo Pear Harbor, e non la fece sedere fino alla Normandia e Ivo Jima. A scanso di equivoci, Kerry lo dice chiaro. “sostengo pienamente l’obiettivo dell’Amministrazione di un cambio di regime in Iraq”. Saddam “è un fuorilegge che ha voltato le spalle alle condizioni per la sua resa poste dall’Onu nel ’91”. Per vincere la guerra al terrorismo, dice, bisogna evitare che “i campus universitari e gli intellettuali tornino a demonizzare Cia e Fbi come ai tempi del Vietnam”. Occorre un potenziamento delle forze armate, nel campo della supremazia tecnologica e della proiezione di forza nel mondo, maggiore di quello che Bush “persegue solo a parole”. La sua critica non è all’azione armata in Iraq. E’ al pappamollismo verso la Corea del Nord. Anche John Edwards, senatore solo dal 1998, dichiara il suo pieno sostegno all’uso della forza in Iraq. Nel 1999 fu tra i democratici che si opposero all’uso della forza richiesto da Bill Clinton in Kosovo. Oggi considera quel suo voto un errore. Anche lui attacca il doppiopesismo riservato a Pyongyang. A differenza di Kerry, critica esplicitamente l’unilateralismo di Bush che aliena all’America le simpatie del mondo, e per questo propone che al military power si affianchi anche uno “staying power”, in altre parole, più articolati sostegni economici e politici alla creazione e al rafforzamento di regimi democratici in tutto il mondo, dopo aver rimosso i tiranni. Ma non ha dubbi: la vittoria contro il terrorismo si realizza solo “attraverso la leadership Usa del mondo”. E nessuno dice una parola sull’Europa Il più critico di tutti è il vecchio leader democratico alla Camera dei rappresentanti, Dick Gephardt, anche lui un pentito del no alla guerra all’Iraq nel ’91, mentre sul Kosovo votò sì ai bombardamenti e no alle azioni di terra. E’ l’unico a dichiararsi non troppo convinto “dell’ampiamente criticata nuova dottrina strategica dell’Amministrazione”. Rivendica di esser stato tra coloro che hanno spinto Bush a radicare la propria azione nel quadro dell’Onu. Giudica che il presidente dopo l’11 settembre e in Afghanistan abbia esercitato una “strong leadership”, poi tutto si è inceppato perché gli Usa non si sono impegnati abbastanza anche nell’“aftermath” di Kabul, trascurano di coordinarsi con Putin, appaiono dimentichi degli aiuti da garantire al continente africano e della questione palestinese. Quanto al senatore Joe Lieberman, crede nella riforma della Nato a fini antiterrorismo, nella diplomazia della fermezza e, “quando necessario, in una determinazione senza compromessi all’uso della forza”. Come in Iraq. Vuole per i paesi arabi moderati aiuti concreti “e non retorica”, critica il disimpegno dal protocollo di Kyoto. Ma chiude inneggiando alla necessità “che i princìpi dell’America abbiano muscoli adeguati”. Per inciso, nessuno dei quattro leader democratici dedica all’Europa una sola parola. Così parla l’opposizione in America. Altro che Vietnam e Cofferati.

    ...

    Come dire: Clinton, il democratico tanto osannato dall'Ulivo avrebbe fatto come Blair, il laburista. Queste sì sono sinistre di governo! Per cui parafrasando il "democratico" D'Alema: abbiamo una sinistra di scalzacani!

  2. #2
    SENATORE di POL
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    La sinistra riformista italiana si sta suicidando essendosi messa sul terreno di quella massimalista, al suo inseguimento, nel vano tentativo di mantenere l'unità del blocco politico di Opposizione al CentroDestra. La sinistra italiana è sempre più una sinistretta, senza se e senza ma.

    Shalom!!!

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Se si chiede alla gente se preferisce la pace o la guerra, solo gli imbecilli o i pazzi rispondono che preferiscono la guerra. Qui non si tratta di decidere tra la pace e la guerra in astratto o in generale, ma si tratta di fare delle valutazioni complesse su una situazione che è tutt'altro che facile. Chi ha responsabilità politiche, come ha detto Blair, deve decidere prescindendo dai sondaggi e deve saper fare scelte impopolari, quando è convinto che queste siano giuste, giustificate e rispondano agli interessi generali e a quelli del proprio Paese.

    Saluti liberali

  4. #4
    SENATORE di POL
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    Tutte le posizioni sono legittime quando sono espresse in modo legittimo (senza violenza e senza sabotaggi) e soprattutto quando cercano di fondarsi su argomentazioni razionali.
    Non si discute di legittimità quindi fra posizioni come quelle di Bush e di TUTTI E 4 i candidati DEMOCRATICI alla presidenza USA ora in campo e quelle di CHirac....o di Schroeder. E ridicolo è certo pacifismo senza se e senza ma che di razionale non ha proprio nulla fondandosi esclusivamente sullìemotività spicciola.

    Il pakistan che sicuramente non è il paradiso della democrazia ha tuttavia garantito un solido appoggio, a dispetto delle minoranze integraliste interne, all'intervento in Afghanistan, appoggiato anche da Francia e Germania e da gran parte della sinistra italica. Se il pakistan tornasse a fomentare il terrorismo (come probablmente ha fatto a suo tempo)...sicuramente occorrerà in qualche modo affronatare anche quel problema. La guerra al terrorismo scoppiata l'11 settembre non è un giuoco.

    Shalom!

  5. #5
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    Predefinito Re: Abbiamo una sinistra di scalzacani!

    Originally posted by anicolas
    Dal Foglio:

    I democratici in Usa

    Joseph Lieberman Gli sfidanti di Bush sono tutti per la guerra, altro che Cofferati
    Kerry, Edwards, Gephardt e Lieberman spiegano perché dire no alla forza nel ’91 fu un errore da non ripetere
    ...

    Come dire: Clinton, il democratico tanto osannato dall'Ulivo avrebbe fatto come Blair, il laburista. Queste sì sono sinistre di governo! Per cui parafrasando il "democratico" D'Alema: abbiamo una sinistra di scalzacani!
    I potenti mezzi berluschini, come avevo anticipato nel sondaggio lucchettato dla liberale, sono all'opera.


    E' iniziata la solita operazione BALLE SPAZIALI.

    La tecnica è la solita.

    Prima chi non vuole la guerra è un pacifesso, poi diventa un amico di Saddam, poi uno scalzacane.

    Invece di leggere il Foglio, informatevi meglio, scalzacani, su quello che pensano gli americani.

    Non sono mica tutti fessi come voi pollisti, al mondo. E dite a Bush di trovarsi un altro pretesto, che quello di Saddam amico di Osama finora non ha convinto nessuno, e anche i missiletti che gli hanno trovato non mi sembrano proprio armi di distruzione di massa.
    Su, pollisti, al lavoro. Se deve essere una guerra santa ameno un motivo valido me lo dovete trovare, no?



    Corriere della Sera
    LOS ANGELES
    «No al conflitto Sottrae denaro alle nostre città»



    Dopo Chicago, Detroit e Philadelphia, anche Los Angeles entra nel gruppo delle città e delle contee americane (sono già più di cento) contrarie all’intervento militare in Iraq. Il Consiglio comunale della metropoli californiana, la seconda maggiore città degli Usa, ha approvato a maggioranza una mozione che chiede al presidente Bush di ricorrere a tutti i mezzi diplomatici a sua disposizione per risolvere la crisi irachena e critica l’ipotesi di una guerra unilaterale, considerata tra l’altro uno spreco di risorse economiche. «Abbiamo grandi necessità nelle nostre città - ha sottolineato Ed Reys, uno dei consiglieri che hanno sostenuto il documento -, non dovremmo spendere i soldi dei nostri contribuenti per bombardare ed ammazzare persone in altri Paesi». L’approvazione della mozione è stata accompagnata da manifestazioni di entusiasmo da parte di oltre 300 pacifisti che hanno assistito al voto. Dodici anni fa, in occasione della prima Guerra del Golfo, il consiglio cittadino aveva invece approvato una mozione a sostegno dell’azione militare.

  6. #6
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    Originally posted by Pieffebi
    Se si chiede alla gente se preferisce la pace o la guerra, solo gli imbecilli o i pazzi rispondono che preferiscono la guerra. Qui non si tratta di decidere tra la pace e la guerra in astratto o in generale, ma si tratta di fare delle valutazioni complesse su una situazione che è tutt'altro che facile. Chi ha responsabilità politiche, come ha detto Blair, deve decidere prescindendo dai sondaggi e deve saper fare scelte impopolari, quando è convinto che queste siano giuste, giustificate e rispondano agli interessi generali e a quelli del proprio Paese.

    Saluti liberali
    Ecco qua uno dispostissimo a credere che Saddam sia pronto ad invadere l'Italia. Un guerrastuto.

    Tutte, me le bevete, pollisti.

    Hey, "scelte impopolari contro i sondaggi", stiamo ancora aspettando la vostra riforma delle pensioni, piuttosto. Sveglia.

  7. #7
    cittadino
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    Puoi argomentare quello che vuoi per difendere una sinistra nel pieno della sua politica fallimentare.

    Ma i paesi, tramite i quali in questo lasso di tempo la sinistretta italiana avrebbe trovato una politica illuminata, Francia ed Germania, rispettivamente, hanno disposto navi nel Golfo Persico e messo a disposizione le proprie basi militari per gli USA, senza che nessuno nel proprio paese si sia minimamente meravigliato di ciò.

    Il salvagente, con cui la sinistra aveva tentato di salvarsi, si sta rivelando una enorme pietra, proprio perché non pensa con la propria testa, ma per mezzo di preconcetti, anzi vetero-preconcetti.


    Giorgio

  8. #8
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    Predefinito Riecco brunik che ci...

    ...spaccia come assoluta novità le posizioni di grandi città e contee americane contro la guerra.
    Dimenticandosi che lo stesso, se non peggio, accadde in America al tempo di Roosevelt. Il popolo americano, giustamente attento ai propri interessi, se ne fregava dell'Europa sotto dittatura.

    Brunik e i suoi: se Berlusconi, il nano di Arcore, avesse da subito sposato la linea franco-tedesca sul problema iracheno, oggi quegli scalzacani sarebbero in piazza a guidare il popolo ineggiante ai "liberatori" a stelle e a strisce e urlante contro gli amici del dittatore sanguinario iracheno. Berlusconi sarebbe il nazifascista alleato a nazifascisti in lotta per creare un medioriente nazifascista.

    pfb: Opposizione? No, opposizione!

  9. #9
    cittadino
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    Originally posted by antonio
    ..ci stai arrivando anche tu..qualunque cosa faccia S.B. e', ab origine (cioe' l'autore), per definizione, .o si trasforma, in un numero da commedia di infima qualita'...
    potrebbe (e questo, non essendo io manicheo te lo concedo) essere animato anche da qualche positiva intenzione (evento puramente random considerato il personaggio, ) ma, in ogni caso, sicocme il soggetto non e' mai ispirato da alcun senso civico essendo , come dimostrato, totalmente sprovvisto di etica civile, qualunque scelta compia e' viziata, in origine, dalla scarsa , per non dire nulla credibilita' , dell'autore..che, non a caso, ricorre all'armamentario del piazzista di Pubiltalia quale fulcro della iniziativa politica in ogni ambito, estero ed interno...

    con la vicenda RAi poi si e' sputtanato oltre l'inverosimile...
    Può darsi ed è tutto da vedere.

    Ma qui stiamo discutendo dei fallimenti della sinistra !
    La quale sin dal lontano 1991 non ha azzeccata una, una sola.
    E non mettermi dinanzi sempre la barzelletta dell'entrata nell'Euro, perché allo stesso modo, come rispondo da sempre, ti dico che l'Italia non è la Bulgaria, la Romania, la Polonia, lo Zaire, etc., ma allora era la quinta potenza economica mondiale.
    Quindi con quest'unica barzelletta, piantatela!


    n o n
    n e
    a v e t e
    a z z e c c a t a
    u n a
    s i n i s t r i

  10. #10
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    Predefinito Re: Riecco brunik che ci...

    Originally posted by mustang
    ...spaccia come assoluta novità le posizioni di grandi città e contee americane contro la guerra.
    Dimenticandosi che lo stesso, se non peggio, accadde in America al tempo di Roosevelt. Il popolo americano, giustamente attento ai propri interessi, se ne fregava dell'Europa sotto dittatura.

    Brunik e i suoi: se Berlusconi, il nano di Arcore, avesse da subito sposato la linea franco-tedesca sul problema iracheno, oggi quegli scalzacani sarebbero in piazza a guidare il popolo ineggiante ai "liberatori" a stelle e a strisce e urlante contro gli amici del dittatore sanguinario iracheno. Berlusconi sarebbe il nazifascista alleato a nazifascisti in lotta per creare un medioriente nazifascista.

    pfb: Opposizione? No, opposizione!
    Io scrivo Opposizione con la maiuscola da sempre, non per chi la rappresenta, ma per il suo ruolo essenziale in democrazia. L'Opposizione con la maiuscola è purtruppo rappresentata in Italia da una sinistretta con una storia squallida (viene da lontano) e delle prospettive meschine (che va lontano). Cercare di far capire la storia a Brunik è fatica sprecata. La sottoporrebbe subito a una serie di sondaggi.... Più publitaliano e berlusconiano di lui non c'è nessuno.

    Shalom!!!

 

 
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