"Allora avevo visto giusto...tratto dal "Riformista".Solo una cosa: ma se i vescovi vogliono una tv "pedagogica", perchè non ne fanno una con I LORO SOLDI, anzichè con i soldi di un altro Stato?
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...che sia questa la visione del libero mercato vatikana?
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DALLA MESSA ALLA MESSA IN ONDA – E IL VATICANO SUGGERI’ ALBERONI (OPUS DEI), RUMI (CEI). MA QUELLE PAROLE DI PAOLINO IL PAPALINO SULLA TERRA SANTA...
Da Il Riformista (www.ilriformista.it)
Ma quale complotto giudeo-plutocratico! La designazione di Paolo Mieli a nuovo presidente della Rai ha avuto i suoi sponsor nei sacri palazzi d'Oltretevere. Rispetto alle precedenti occasioni, stavolta in Vaticano si sono mossi con passo più felpato. Lo stesso cardinale Giovanni Battista Re, capo di una delle congregazioni (quella dei vescovi) più importanti, dopo avere sponsorizzato a suo tempo l'amico Antonio Baldassarre ed esserne rimasto deluso, si è limitato in questa circostanza ad annusare l'aria e a lasciare che a tessere i fili fosse il cardinale Camillo Ruini.
Il presidente dei vescovi italiani, qualche settimana fa, quando la questione Rai cominciava a farsi assai bollente, era stato ospite a casa del cardinale Re. In quell'occasione conviviale i due porporati convengono che è giunto il momento di avanzare candidature per il nuovo Cda della Rai capaci di riportare in auge la funzione anche pedagogica del servizio pubblico. Dalla tasca di Ruini il nome esce: è quello dello storico Piero Melograni. Allievo di Arturo Carlo Jemolo, il grande giurista cattolico-liberale che da presidente della Rai aveva con chiarezza espresso cosa significasse assolvere il ruolo di servizio pubblico, Melograni appartiene a quel filone storiografico (in cui si riconosce lo stesso Mieli) che ha ereditato la lezione "revisionistica" di Renzo De Felice, e che ora si ritrova attorno alla rivista Nuova Storia Contemporanea, diretta da Francesco Perfetti. La candidatura di Melograni è graditissima al presidente della Camera Pierferdinando Casini. Ma in Vaticano lo storico prediletto è Giorgio Rumi, firma prestigiosa dell'Osservatore Romano.
Dalle pagine del quotidiano vaticano, Ruini ha sempre difeso, con quel tanto che basta di rigore filologico per evitare di essere tacciato di apologetica, le figure di Pio IX e Pio XII, l'Opera dei Congressi e l'esperienza dei cattolici in politica nell'Italia repubblicana. In questo contesto, Mieli si coniuga quindi bene con la visione storiografica prediletta dagli ambienti d'Oltretevere. Con il vantaggio inoltre di non essere, da ebreo, un anticattolico. Anzi.
Il sostegno alla candidatura di Francesco Alberoni proviene, invece, non tanto dalla Cei quanto dall'Opus Dei. All'influente prelatura piace la sociologia alberoniana dei buoni sentimenti. In particolare, Alberoni ha sfondato quando ha espresso il suo concetto di bellezza durante un recente convegno all'ateneo romano della Santa Croce (per l'appunto, l'università dell'Opus Dei).
Se sono gli storici ad aver catalizzato l'attenzione e il gradimento delle alte gerarchie ecclesiastiche, un motivo ci deve pur essere. Le spine al fianco di Santa romana chiesa sono state alcune trasmissioni nelle quali le vicende storiche sono state ricostruite con criteri ermeneutici giudicati Oltretevere errati o quanto meno superficiali. La polemica lanciata dall'Osservatore Romano, per esempio, su come una puntata di Novecento avesse affrontato la complessa figura di Papa Pacelli ha costituito forse il caso più clamoroso. Per non parlare delle dure critiche che sia il quotidiano vaticano sia il quotidiano dei vescovi Avvenire hanno reiterato nei confronti di alcuni varietà di punta nel palinsesto della tv di Stato. Mentre il successo di sceneggiati sulle figure di pontefici (Papa Giovanni) e santi (Padre Pio e Maria Goretti) hanno persuaso ancora di più in Vaticano sul ruolo anche pedagogico che il servizio pubblico può svolgere, conciliando la qualità con l'audience.
Apprezzata, infine, la posizione che Mieli ha assunto dalle pagine del Corriere della Sera nella sua rubrica delle lettere di assoluto rispetto delle posizioni papali sulla Terra Santa e sulla contrarietà alla guerra preventiva. In Vaticano non è passata inosservata, in particolare, la difesa del Papa contro le intemperanze verbali dei collaboratori del presidente Usa, che ha suggellato il placet della Santa Sede alla sua candidatura al vertice della Rai.




...tratto dal "Riformista".Solo una cosa: ma se i vescovi vogliono una tv "pedagogica", perchè non ne fanno una con I LORO SOLDI, anzichè con i soldi di un altro Stato?
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