“Per me, per me, più che normale che un’emozione da poco mi faccia stare male, una parola detta piano...” la voce alla radio di una giovane Anna Oxa canta questa canzone che lui ricorda ancora, perché quelle parole in un qualche modo sembrano scritte per lui. E’ un bambino molto sensibile diceva sua madre, che di sensibilità invece ne aveva poca e che con la sua rozza sincerità lo metteva spesso in imbarazzo davanti ai suoi compagni. Crescendo non era cambiato - pensava tra sé - salvo il fatto che non arrossiva facilmente ed aveva imparato a controllare la propria espressione, nascondendo così questo aspetto che non amava della propria natura. Le luci degli strumenti di bordo della sua auto illuminavano appena il suo viso, rassicuranti, perché tutto andava bene. Aveva ancora parecchia strada e sarebbe arrivato a casa attorno a mezzanotte. Una cosa normale per un dirigente d’azienda, ma lui pensava a come l’avrebbe accolto lei. Negli ultimi giorni sembrava quasi indifferente e quando rientrava lei non gli andava più incontro festosa come una volta. Ora sembrava ostentare un’indifferenza che lo feriva. Ripercorreva mentalmente gli avvenimenti della sera prima. Un pò di televisione dopo cena, insieme sul comodo divano e poi erano andati a letto. Ma nel momento in cui lui aveva allungato la mano verso lei, era scesa silenziosamente dal letto e, al buio, l’aveva sentita nel corridoio poi più nulla. Probabilmente, pensò, é andata a dormire nella camera che era una volta del figlio e che ora lavorava in Germania. Era così infatti. Lui provò una stretta al cuore e fece fatica a prendere sonno.
C’era poco traffico in autostrada ed in breve arrivò a casa, non grande e immersa nel verde della collina. Azionò l’apertura automatica del cancello e poi quella del garage. Appena entrato in casa lei gli venne incontro e lui fece appena in tempo a mormorare sorridendo “Sono stanco morto...” poi si avviarono insieme verso la camera da letto. Non poté fare a meno di ammirare il modo sinuoso e affascinante che aveva di camminare, un incedere dall’eleganza innata, malgrado le umili origini. Andò un attimo in bagno per lavarsi i denti. Lei era già distesa sul letto e l’aria fresca della notte estiva entrava dalla finestra. A lui piaceva comunque coprirsi sempre, anche se col solo lenzuolo, per non doversi poi svegliare infreddolito nelle prime ore dell’alba. Lei gli si stese di fianco allungandosi tutta e lui cominciò ad accarrezzarla dolcemente. Si stupiva sempre, nel sentire il suo pelo di seta scorrere sotto le dita mentre gli occhi di lei erano grandi e luminosi e lo guardavano intensamente. E lui gli chiese “Ma tu mi vuoi veramente bene?”. Lei sembrò non capire e non rispose subito, ma poi lui udì, piano, ma distintamente la sua risposta nel silenzio assoluto della camera “Miao!”. Sorrise, spense la luce e si addormentò quasi subito.
Missì, la protagonista di questo raccontino pubblicato due anni fa si è spenta alle 13 di oggi. Il suo "medico" le ha praticato l'iniezione che ha messo fine alle sue sofferenze, dopo che nulla era stato lasciato di intentato per salvarla Aveva sedici anni. Molti, mi dicono, per una micia. Pochissimi per me che avrei voluto averla ancora con me. Mi vergogno a dirlo, ma provo dolore. Si dice che i gatti abbiano tre nomi: quello che gli date voi; quello che sonoscono solo loro e quello che conosce solo Dio. Credo che sia così. O almeno, mi piace pensarlo.
So long.
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