“MA I DITTATORI COME LUI NON VOGLIONO MORIRE IN BATTAGLIA”
da Il Corriere della Sera pag.8
Il leader dei diritti civili Saad Ibrahim, sotto processo in Egitto (domani la sentenza): “Esilio ancora possibile. Gli altri regimi arabi tremano”
“Saddam che muore combattendo? Non ce lo vedo. I dittatori come lui pensano a sopravvivere. C’è ancora la possibilità che prenda la via dell’esilio”. Professore di sociologia all’Università americana del Cairo, 64 anni, Saad Eddin Ibrahim è il più famoso imputato d’Egitto. Attivista dei diritti civili, è stato condannato a 7 anni con l’accusa di aver ricevuto fondi dall’estero (Unione Europea) e infangato l’immagine del Paese denunciando brogli elettorali. Dopo un anno di prigione, gli hanno accordato un nuovo processo. La sentenza è prevista per domani. “In cella ho letto Gramsci e Mandela. Sono pronto a una lunga detenzione. Ma sono ottimista”. Fino a due settimane prima dell’arresto (giugno 2000), questo ex pugile dilettante che ha vissuto 8 anni negli Usa (doppia cittadinanza) scriveva discorsi per la first Lady egiziana Sonia Mubarak.
“Poi ho fatto l’errore di toccare il tasto della successione”. Ibrahim scrisse un articolo sui leader delle repubbliche arabe che anziché alle riforme pensano ai figli da piazzare. “Se vogliamo nominarli re, nessuna obiezione. Ma almeno lo facciano per legge, ci trasformino in monarchie costituzionali. Il giorno dopo fui arrestato”. Ce l’aveva con Gamal, il delfino di Mubarak? “Potrebbe essere un buon presidente, ma non dovrebbe essere paracadutato dall’alto”. Ibrahim conosce i Mubarak dal ’75. Sonia era sua studente. “Nel ’99 il presidente mi mandò in Messico a studiare il loro modello di democrazia. Ne fece promesse elettorali, mai mantenute”. Per descrivere le Repubbliche arabe, Ibrahim ha coniato l’espressione “gumlukiya”, incrocio tra gumhurija (repubblica) e mamlaka (regno). E’ necessaria una guerra per portare democrazia in Iraq? “Per quanto terribili, le guerre fanno cadere imperi, scalzano dittatori, lascaino il terreno a nuovi sistemi. Creano opportunità.” Per esempio? “Napoleone, o l’impero britannico: in Egitto portarono cambiamenti importanti. E dopo la Seconda guerra mondiale, la democrazia non fu imposta a Germania, Giappone e Italia?”. Washington ha fatto degli errori: “Dovevano dare più tempo agli ispettori, e aprire al negoziato israelo-palestinese molto prima”. Però, “se i nostri autocrati hanno bloccato ogni riforma dall’interno, ora sono gli ultimi a poter criticare un esperimento democratico, anche se istigato da forze esterne”. Tutti i governi arabi “tremano: temono l’effetto domino, che dopo Bagdad tocchi a loro”. A rischiare di più, “Libia, Siria, Sudan”. La protesta delle masse arabe contro l’Occidente? “Se la guerra sarà breve e “pulita”, non durerà più di un mese”. Ma c’è ancora “una piccola possibilità. Saddam non vuole morire. Vedendo che l’attacco è ineludibile, potrebbe andarsene all’ultimo minuto”. Ibrahim ha appoggiato la proposta dei radicali italiani per l’esilio di Saddam. Lui ed Emma Bonino (che ha casa al Cairo) sono amici. “Mi è stata vicina in questa odissea giudiziaria”. Un sorriso: “Mia moglie Barbara è negli Stati Uniti. Domani in aula ci sarà Emma a sostituirla”.
Michele Farina
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Wolare
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7) - Una sezione della Cassazione ha assolto stamani il sociologo Saad Eddin Ibrahim dall'accusa di aver ricevuto illegalmente fondi dall'Unione Europea e di aver diffuso notizie che diffamavano l'Egitto.

