sono incominciate le danze.....
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Al di là delle ormai consuete speculazioni politiche intorno al ruolo dell’Italia nel conflitto contro l’Irak appare evidente che il sostegno del nostro Paese a Stati Uniti e Gran Bretagna avrà solo una dimensione politica e non certo militare. Il governo ha confermato la disponibilità a inviare forze di pace nell’Irak “desaddamizzato” ma durante il conflitto il nostro sostegno su limiterà al via libera all’uso delle basi, in linea con tutti gli altri paesi della NATO inclusa Germania e Francia. Durante i conflitti balcanici del 1995 e 1999 le basi aeree, navali e terrestri italiane sono state indispensabili per il successo delle operazioni condotte dalla NATO in Bosnia e Kosovo ma l’imminente conflitto tra anglo-americani e irakeni vedrà l’Italia solo marginalmente interessata ai movimenti aerei e logistici statunitensi. Buona parte del materiale bellico appartenente alle divisioni americane dislocate in Germania e inizialmente destinate a trasferirsi in Turchia è già stato imbarcato, anche da porti italiani, sulle navi cargo ora nel Mediterraneo Orientale o si trova ancora in Germania bloccato dal mancato via libera di Ankara.
Quanto ai reparti dell’US Army dislocati in Italia l’unica unità da combattimento è la 173a Brigata paracadutisti di Vicenza che è già stata trasferita nel Golfo Persico mentre mezzi e materiali sono stockati in gran parte a Vicenza e soprattutto a Camp Darby, vicino a Pisa, che ha gestito la gran parte dei trasferimenti verso il Golfo Persico mentre le basi aeree statunitensi di rilevante importanza sono soprattutto quelle di Aviano e Sigonella. La prima è gestita dalla Air Force (ma ospita anche velivoli dei marines) e in base ai programmi di espansione si avvia a diventare la più importante base aerea statunitense nell’Europa continentale. Di importanza strategica durante i conflitti balcanici è stata interessata nelle ultime settimane da un intenso traffico di velivoli diretti nel Golfo e provenienti dalle basi in Germania, Gran Bretagna e dagli stessi Stati Uniti. Sigonella è invece una “Naval Air Station”, cioè una base aerea gestita dalla Marina USA anche se da tempo vi operano i ricognitori strategici dell’aeronautica U-2. Parte dei jet F/A-18 dei marines diretti nel Golfo sono transitati da questa base (la più importante nell’area mediterranea) che garantisce supporto logistico alle forze aereonavali della 6a Flotta che comprendente attualmente una ventina di navi e le portaerei Truman e Roosevelt schierate nel Mediterraneo Orientale e destinate a lanciare una settantina di cacciabombardieri contro l’Irak.
Secondo indiscrezioni a Sigonella, dove sono presenti circa 5.000 uomini, è in vigore da alcuni giorni lo stato d’allerta “Bravo” (appena un gradino sotto il massimo livello di allarme) che potrebbe essere determinato sia dall’imminenza dell’attacco all’Irak sia dal rischio di possibili attentati terroristici più volte annunciati da Washington contro basi militari oltremare. Altri scali aerei impiegati solitamente da velivoli americani non da combattimento sono Vicenza e Napoli-Capodichino mentre le basi navali americane di Gaeta e La Maddalena ospitano rispettivamente navi di superficie e sottomarini. Si tratta in ogni caso di basi che non hanno una rilevanza diretta con le operazioni navali contro l’Irak, che prevedono l’impiego dei jet imbarcati sulle portaerei e il lancio di missili da crociera da parte di incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini in navigazione nel Mar Rosso e nel Golfo Persico. La fase di dispiegamento dei contingenti anglo-americani intorno all’Irak è ormai terminata e quando prenderanno il via le operazioni militari le basi statunitensi in Italia non avranno alcun ruolo diretto nel conflitto. Gli statunitensi hanno ottenuto negli ultimi mesi l’autorizzazione a schierare unità di supporto e trasporto in aeroporti in Bulgaria e nel Caucaso ex sovietico, ben più vicine all’area di operazioni di quelle in Italia che verranno impiegate come scali intermedi per velivoli e mezzi in fase di rientro negli Stati Uniti o nelle basi in Europa.
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