... le 'promesse' di Sharon...
cari amici
che attinenza con l'argomento qui trattato abbiano le 'baruffe chiozote' degli ebrei, americani e non, è assai arduo intendere... a meno che ovviamente non sia il solito [quanto mai inutile...] tentativo di spostare la discussione verso temi 'meno spiacevoli' per qualcuno...
Sia come sia direi di riprendere il discorso parlando di un significativo episodio accaduto ieri in Medio Oriente, episodio che vale da solo più di quintalate di inutili chiacchere...
Diramato questa mattina dall'agenzia Reuters...
al solito... buona lettura!...
lunedì 12 maggio 2003, ore 8,53
Israele fa promesse a Usa ma aumenta restrizioni a Gaza
di Jonathan Wright
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Gerusalemme [Reuters] - Israele ha ripristinato oggi il divieto di viaggiare nella Striscia di Gaza nonostante le assicurazioni date al segretario di Stato Usa Colin Powell, in visita nella regione, circa gesti umanitari nei confronti dei palestinesi come parte di un nuovo piano di pace. Dopo i colloqui di ieri con Powell, il governo israeliano aveva accettato di rilasciare circa 180 detenuti palestinesi e consentire a circa 25.000 palestinesi della Cisgiordania di riutilizzare i loro permessi per lavorare in Israele da oggi, hanno detto fonti della sicurezza. Si tratta di gesti che in qualche modo andavano incontro alla richiesta di Powell a israeliani e palestinesi di avviare passi pratici e conciliatori anche prima che Israele approvi la ‘Road Map’, che punta a uno stato palestinese indipendente entro il 2005.
Ma subito dopo che le misure israeliane erano state annunciate, l'esercito ha ripristinato il divieto di viaggio da e per la Striscia di Gaza, adducendo preoccupazioni per la sicurezza. Si tratta di un'azione che di fatto congela la decisione di ieri di consentire ai lavoratori di spostarsi. Non è ancora chiaro quando il divieto rimarrà in vigore. Questa mattina presto, intanto, truppe israeliane hanno ucciso due militanti palestinesi nella parte meridionale di Gaza mentre tentavano di sistemare una mina contro l'avanzata dei tank, dicono l'esercito e testimoni.
Fonti politiche israeliane hanno detto che è probabile che il premier israeliano Ariel Sharon incontri il neo primo ministro palestinesi Mahmoud Abbas prima della fine della settimana per discutere il piano di pace. Hanno detto che colloqui di sicurezza tra le parti sono ripresi segretamente la scorsa settimana. Powell è in visita in Medio Oriente per cercare sostegno al piano, che gli Stati Uniti e gli altri mediatori hanno sottoposto alle parti questo mese dopo che il nuovo primo ministro palestinese Mahmoud Abbas ha assunto il suo incarico nell'ambito delle riforme promosse da Washington.
Ma se Israele accetterà o meno il piano di pace, come hanno fatto i leader palestinesi, potrebbe essere chiaro solo quando il premier Sharon visiterà Washington per incontrare il presidente americano George W. Bush il 20 maggio, hanno detto fonti diplomatiche.
I partiti di destra che dominano la coalizione di Sharon si oppongono allo smantellamento degli stanziamenti ebraici nei territori e alla concessione della sovranità a 3,5 milioni di palestinesi. Una fonte americana che viaggia con Powell ha detto che Bush continua a considerare il piano come il modo migliore per arrivare a una soluzione. ‘… il segretario ha chiarito che la Road Map è la realizzazione della visione del presidente. E' il modo per realizzare la visione in termini pratici e quella è la base del nostro lavoro…’, ha detto la fonte, che ha voluto rimanere anonima.
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http://utenti.lycos.it/luposabatini/stemmaitaliani.jpg Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
... il vero volto del 'pacifista' Sharon...
cari amici
sappiamo che la 'missione di pace' del segretario di stato americano Colin Powell è, una volta di più, fallita davanti alla linea assolutamente intransigente di Sharon. Non è certo stata una sopresa il fatto che, con cronometrica puntualità, a rafforzare grandemente la posizione 'pacifista' del primo ministro di Israele, sia intervenuta Al Qaeda a Riad con l'immancabile 'attentato antiamericano' :rolleyes: ...
I particolari del sostanziale rifiuto da parte di Israele del trattato di pace proposto dagli Stati Uniti [la 'Road Map'...] li potete leggere sul seguente articolo della Associated Press, nota agenzia giornalistica nazistoide :D :D ...
al solito... buona lettura!...
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Sheik Raed Salah sul balcone della propria casa durante il funerale del padre avvenuto ieri a Umm El-Fahm, in Israele. Salah, leader della brabca radicale del Movimento Islamico è stata arrestata due giorni fa insieme ad altri quattordici membri del gruppo con laccusa di aver finanziato il movimento Hamas. Per assitere al funerale del padre ha ottenuto poche ore di libertà [AP Photo/Ricardo Mazalan]
martedì 13 maggio 7,08 Am
Sharon sposa la linea dura riguardo agli insediamenti ebraici
di Mark Lavie, Associated Press Writer
Gerusalemme – Il primo ministro di Israele Ariel Sharon ha impugnato la linea dura sugli insediamenti ebraici, annunciando in una nota diffusa ieri che egli intende inglobare quanto più territorio dei West Bank gli sarà possibile. Sharon ha fatto queste dichiarazioni subito dopo che il segretario di stato americano Colin Powell ha tentato invano di convincere Israele ad accettare il piano di pace per il Medio Oriente e quando mancano pochi giorni all’incontro del leader israeliano con la controparte palestinese Mahamoud Abbas, il primo summit dopo quasi tre anni.
In una intervista al Jerusalem Post Sharon ha dichiarato l’intenzione di Israele di annettere parte del territorio dei West Bank ed ha citato tre località: Beit El, Ariel ed Emmanuel. Il controllo israeliano di queste località renderebbe estremamente difficile la creazione di uno stato palestinese territorialmente contiguo nei West Bank, obiettivo fondamentale del piano di pace americano per il Medio Oriente, la cosiddetta ‘Road Map’. Sharon ha dichiarato che questa ed altre modifiche al piano di pace americano saranno discusse da lui con il presidente Bush durante il prossimo meeting alla Casa Bianca.
La ‘Road Map’ prevede da parte di Israele lo smantellamento di dozzine di avamposti negli West Bank e il congelamento di tutte le nuove costruzioni negli insediamenti esistenti già nella prima fase. Sharon ha tuttavia affermato che non vi sono pressioni da parte americana per interrompere queste costruzioni. ‘… non vi sono, pressioni da parte di alcuno. Se mai l’unica pressione viene dagli stessi ebrei…’ ha dichiarato ieri al Jerusalem Post , che ha pubblicato alcuni estratti dell’intervista. Riguardo alla permanenza dell’insediamento israeliano a Beit El, località pochi chilometri a nord della città palestinese di Ramallah, Sharon ha affermato categoricamente : ‘… da lì gli ebrei non se ne andranno…’. A chi gli ha chiesto se Beit El sarà annessa o no ad Israele ha risposto: ‘… vi pare possibile che ebrei vivano sotto la sovranità araba?… vi chiedo solo se vedete la cosa come possibile…’
Sharon non si fa scrupolo di contraddirsi. Solo il mese scorso aveva dichiarato in una intervista al quotidiano Haaretz che Israele era pronto a rinunciare anche a località nei West Bank di memoria biblica, citando espressamente Beit El e Shilo. Nell’intervista di ieri ha invece affermato che i due più grandi insediamenti nei West Bank, Ariel ed Emmanuel, saranno dal lato israeliano della barriera di confine attualmente in costruzione destinata ad arginare i guerriglieri palestinesi. Ciò significa che significative parti dei West Bank saranno ad ovest della barriera di confine.
Sharon ha riconfermato il suo appoggio, in linea di massima, alla creazione di uno stato palestinese ed ha affermato che le truppe di Israele sono pronte ad abbandonare le città dei West Bank occupate lo scorso anno in risposta agli attentati palestinesi:
‘… non penso che possiamo continuare indefinitamente a tenere sotto controllo un altro popolo. Penso che ciò sia dannoso per noi e per i palestinesi. Fino a quando dovremo stare in tutte queste città?…’
In passato il leader israeliano aveva suggerito, anche se mai in forma ufficiale, che ai palestinesi potesse toccare circa la metà dei West Bank, un territorio formato da varie isole non interconnesse tra loro, come soluzione provvisoria per la durata di alcuni anni. I palestinesi hanno sempre respinto questa idea, sostenendo che a loro sono stati assegnati tutto il territorio dei West Bank, la striscia di Gaza e la parte est di Gerusalemme, territori occupati da Israele durante la guerra del 1967. La ‘Road Map’ prevede la fine dell’occupazione israeliana di questi territori ed è basata in parte con l’offerta da parte degli arabi di pace in cambio della restituzione di tutti i territori occupati.
Sharon dovrà incontrarsi venerdì con Abbas e sarà il primo colloquio israeliano-palestinese ad alto livello da circa tre anni a questa parte. Sharon si è rifiutato di incontrare Yasser Arafat e gli Strati Uniti hanno accettato la messa in disparte del vecchio leader palestinese, troppo coinvolto ormai con il terrorismo. I paesi europei non accettano tuttavia questa presa di posizione. Il ministro degli esteri greco George Papandreu di incontrerà con Arafat martedì, al termine del colloquio con Sharon. La Grecia detiene attualmente la presidenza della Ue. Papandreu ha raccomandato ad Israele di ‘aiutare la nuova dirigenza palestinese’ ed ha in animo di dire ad Arafat e Abbas che ‘è assolutamente necessario fare progressi, specialmente in tema di sicurezza’.
Israele domanda con insistenza la fine concreta degli attacchi terroristici, condizione pregiudiziale alla messa in opera della ‘Road Map’. I palestinesi hanno in pratica accettato la ‘Road Map’, un piano in tre fasi che prevede all’inizio la fine della violenza, il ritiro dell’esercito israeliano dai West Bank e lo stop degli insediamenti israeliani nei West Bank e nella striscia di Gaza. Questo dovrebbe preludere, forse entro la fine dell’anno, alla creazione di uno stato palestinese con confini provvisori e alla soluzione del problema dei confini definitivi, dei rifugiati palestinesi e di Gerusalemme nella fase finale.
Le premesse però non sono incoraggianti. Ieri la polizia ha arrestato 13 membri del Movimento Islamico, il più numeroso gruppo politico arabo in Israele, sospettati di aver elargito milioni di dollari al movimento Hamas. Il ministro della polizia Tzaghi Hanegbi ha dichiarato che il movimento ‘alimenta il fuoco del terrorismo’. Hamas è il principale fautore di attacchi suicidi. Questi arresti hanno ulteriormente peggiorato le relazioni tra le autorità di Israele e gli 1.2 milioni di membri della minoranza araba. La tensione è costantemente cresciuta a partire dall’uccisione, ad opera della polizia, di 13 dimostranti arabi-israeliani avvenuta nell’ottobre del 2000.
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http://utenti.lycos.it/luposabatini/stemmaitaliani.jpg Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
... le famose 'promesse' degli... ehm... sappiamo di chi!...
A smorzare molti facili entusiasmi sulla 'accettazione' da parte di Israele del famoso piano di pace conosciuto come 'Road Map' interviene oggi la solita 'nazistoide rompiballe' [:D :D...] Associated Press...
... al solito... buona lettura!...
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Israele approva il piano di pace ‘Road Map’
di Mark Lavie, Associated Press Writer
Gerusalemme – Il processo di pace in Medio Oriente, in stallo da 32 mesi a causa della conflittualità tra israeliani e palestinesi, ha ripreso a muoversi oggi in seguito alla storica decisione del governo di Israele di riconoscere ai palestinesi il diritto a costituire uno stato indipendente. Ieri in una riunione di 6 ore il gabinetto di governo ha approvato ‘con condizioni’ la ‘Road Map’, il piano di pace per il Medio Oriente proposto dagli Stati Uniti che prevede entro il 2005 la creazione di uno stato palestinese.
Il voto 12 a 7, più quattro astensioni, ha rappresentato una brusca virata nella politica di Israele, specialmente per i ‘falchi’ del partito del primo ministro, il Likud, da sempre intransigenti nei confronti dei palestinesi. ‘Non è stata una decisione né semplice né lieta’, ha affermato Sharon subito dopo il voto.
I palestinesi dal canto loro hanno accettato il piano già da un mese. Funzionari ufficiali stanno preparando da oggi l’incontro nei prossimi giorni tra Sharon e il primo ministro palestinese Mahamoud Abbas, incontro che potrebbe aprire la strada ad un a riunione a tre, presente anche il presidente Bush, programmato fra due settimane nella località egiziana di Sharm El Sheik. La ‘Road Map’ consiste in un piano della durata di tre anni e suddiviso in tre fasi, che dovrebbe portare alla cessazione della violenza nella regione e alla creazione di uno stato palestinese in pace con Israele. Il governo di destra di Sharon ha dato la sua approvazione al piano ponendo però delle condizioni che fino a questo momento i palestinesi hanno sempre respinto. I palestinesi hanno così posto l’accento sulle condizioni poste da Israele affermando che Sharon ‘non è sincero’ e che il piano di pace deve da lui essere accettato per intero e senza cambiamenti.
I commentatori in Israele sono divisi. Alcuni considerano l’accettazione del piano di pace semplicemente una mossa tattica tendente ad evitare un aperto confronto con gli Stati Uniti, altri ritengono che il primo ministro ha veramente intrapreso una nuova strada per la soluzione del conflitto mediorientale. Per decenni Sharon è stato il più in vista dei ‘falchi’ di Israele, ha sempre sostenuto che uno stato palestinese rappresenta un ‘pericolo mortale’ e ha favorito gli insediamenti ebraici nei West Bank e a Gaza. Egli tuttavia ha ricordato in consiglio di gabinetto che Israele non è in grado di tenere soggiogati all’infinito 3 milioni e mezzo di palestinesi e ha messo in stretto collegamento il sanguinoso conflitto in corso e la crisi economica di Israele. Un sondaggio pubblicato ieri sul quotidiano Yediot Ahronot indica che il 51% degli israeliani ritiene che la ‘Road Map’ non porterà ad un accordo e che nonostante ciò il 56% pensa che Israele dovrebbe comunque sottoscriverlo. Il sondaggio, condotto su di un campione di 505 adulti, è ritenuto esente da margini di errore.
Il voto è arrivato dopo una settimana convulsa a livello diplomatico. Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che le riserve di Israele saranno considerate con la massima attenzione e solo su questa base Sharon è stato in grado di convincere il proprio riluttante gabinetto ad accettare il piano di pace. Il ministro degli esteri di Israele Silvan Shalom ha dichiarato che la decisione del gabinetto ‘è stata difficile come lo fu il passaggio del Mar Rosso’. Sharon ha dovuto far tacere l’opposizione di due leader della coalizione che lo sostiene, i cui ministri hanno tuttavia votato contro, come pure di tre ministri del Likud. Quattro sono stati gli astenuti. I leader dei due movimenti hanno tuttavia smentito di voler lasciare il governo. La delibera emessa dal gabinetto stabilisce che ‘Israele è favorevole all’accettazione delle misure previste nella Road Map’ ma non al piano in se stesso. Un funzionario israeliano, il quale ha voluto conservare l’anonimità, ha dichiarato che questo pone Israele nella condizione di richiedere lo scioglimento dei movimenti terroristici palestinesi come condizione pregiudiziale all’apertura di ognuna delle fasi previste nel trattato di pace.
Il portavoce di Sharon Raanan Gissin ha dichiarato che Israele non sottoscriverà alcunchè fino al momento in cui ‘i palestinesi non avranno fatto progressi sostanziali’ nel por fine agli attacchi terroristici. La ‘Road Map’ al contrario stabilisce la rinuncia simultanea alla violenza da ambo le parti e il riconoscimento reciproco della sovranità. Il ministro israeliano Yasser Abed Rabbo dal canto suo ha dichiarato esplicitamente che il voto di ieri manca di valore sostanziale: ‘… l’accettazione vaga della ‘Road Map’, condizionato dalle riserve espresse da Israele […] prova una volta di più che il governo di Israele è fermamente intenzionato a porre più ostacoli che può al piano di pace e alla realizzazione delle fase in esso previste…’. In particolare ha poi chiarito senza ombra di dubbio che i palestinesi devono abbandonare definitivamente la richiesta di riconoscimento del diritti dei rifugiati palestinesi e dei loro discendenti [circa 4 milioni di individui…] di ritornare nelle loro case.
Il leader palestinese Nabil Abu Rdeneh ha così replicato: ‘… non accetteremo nulla che non sia menzionato nella ‘Road Map’. Il problema dei rifugiati palestinesi in particolare dovrà essere discusso nella terza fase, come previsto dal piano…’
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Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
... ma che splendida intesa!...
Atmosfera da vero idillio tra Silvio Berlusconi e Ariel Sharon, oggi al loro primo incontro. Tanto per cominciare il nostro leader ha avuto cura di accattivarsi l'ospite favcendo sapere che nella sua vitica in Medio Oriente non avrebbe incontrato nè i,presidente nè il primo ministro palestinese. Al che Sharon è andato in brodo di giuggiole esclamando [parole testuali]...
... voglio congratularmi con lui per la splendida vittoria ottenuta dal Milan in Champions League...
Altri particolari meno comici li potete leggere qui di seguito...
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lunedì 9 giugno 2003, ore 15,57
Sharon a Berlusconi: Italia esempio per l'Ue
Milano - La politica del governo italiano nei confronti di Israele e della questione mediorientale dovrebbe essere un esempio per la Ue. Nel giorno della diplomazia italiana, il giorno in cui Silvio Berlusconi incontra Ariel Sharon a Gerusalemme, il premier israeliano elogia il governo di Roma e attribuisce alla posizione italiana il pregio dell' equilibrio'. 'Con la futura presidenza italiana della Ue speriamo che i nostri rapporti miglioreranno e ci auguriamo una posizione europea più bilanciata, come è quella italiana, che ci permetta di cooperare di più'. Con queste parole il premier israeliano ha accolto il presidente del Consiglio, che ha subito ricambiato l'accoglienza ricordando l'attenzione avuta dal suo governo per la questione mediorientale: 'In tutte le occasioni internazionali, nei consigli europei e nei G8 ho sempre posto sul tavolo il problema di Israele; io ho l'orgoglio di essere stato l'amico più deciso, più sincero e più vicino a Israele'. Poi la solidarietà nei confronti degli attentati subiti dal popolo israeliano: 'Devo confessarle di avere sempre seguito le vicende israeliane e gli attacchi ai civili innocenti portati dal terrorismo, con una partecipazione non diversa da come se fossero attacchi portati al mio popolo', ha detto Berlusconi. Durante l'incontro, Sharon, che ha partecipato al vertice a tre dei giorni scorsi con Bush e Abu Mazen ad Aqaba, ha però ricordato la centralità di Gerusalemme per gli israeliani: 'E' la capitale del popolo ebraico da più di tremila anni, è la capitale unita dello Stato di Israele per l'eternità'. Le affermazioni del premier sulla 'città contesa' rischiano di infiammare ancora di più gli animi degli integralisti palestinesi. Il premier non vedrà Arafat e Abu Mazen. L'arrivo di Berlusconi coincide con un momento delicatissimo per il Medio Oriente, dove ieri sono morte dieci persone durante scontri tra palestinesi e israeliani. Il premier, in visita ufficiale fino a mercoledì vedrà anche re Abdallah di Giordania, il presidente egiziano Mubarak. Nella lunga lista di incontri manca però il nome dei due principali leader palestinesi, Yasser Arafat e il ministro palestinese Abu Mazen.Proprio quest'ultimo ritiene grave che il premier italiano non abbia previsto colloqui con i rappresentanti palestinesi durante il suo viaggio a Gerusalemme, Amman e il Cairo. 'Sarebbe il primo leader europeo a fare questa scelta', ha detto il delegato generale in Italia dell' Anp Nemer Hammad, precisando che in questo modo 'la presidenza di turno italiana dell'Unione Europea comincerebbe male'. Berlusconi, il cui rientro in Italia è previsto al massimo giovedì mattina, sarebbe inoltre il primo leader di un paese europeo a non incontrare i vertici dell'Anp in un viaggio in Medio Oriente. Il premier italiano incassa insomma la fiducia di Sharon ma, contemporaneamente, le accuse dei palestinesi.Torna la violenza. A pochi giorni dal vertice a tre [Sharon, Bush Abu-Mazen], intanto, la tensione è tornata alle stelle in Medio Oriente. Cinque soldati israeliani sono stati uccisi durante alcuni attacchi scatenati da estremisti palestinesi, cinque dei quali sono poi morti durante gli stessi scontri. A rivendicare gli agguati sono state alcune organizzazioni storiche dell'oltranzismo palestinese: al-Fatah, Hamas e Jihad islamica, unite adesso non solo contro Israele ma anche contro Abu Mazen e il tentativo di trovare quella alla pace adesso voluta dagli arabi moderati e tessuta dagli Stati Uniti. Segnali di distensione . Dopo l'escalation di violenza registrata ieri, il principale dei gruppi integralisti, Hamas, ha fatto sapere oggi di avere 'accolto con favore' l'appello al dialogo avanzato da Abu Mazen. 'Si tratta ora di vedere quale sarà il contenuto di questo dialogo. Ma dialogare non significa dare ordini', ha detto uno dei dirigenti del movimento, Mahmud Zahar. Secondo gli Usa il procersso di pace va avanti. Proprio Washington si è però detta sicura che il percorso della 'road map' possa procedere lo stesso, nonostante gli ultimi fatti di sangue. Intanto, il governo israeliano è in difficoltà: Sharon è stato infatti contestato dai delegati del congresso del Likud quando ieri ha provato a illustrare le intese raggiunte ad Aqaba . Sharon contestato dà il via allo sgombero degli avamposti. Il premier israeliano è anche lui accusato di aver fatto troppe concessioni ai palestinesi. Proprio oggi, infatti, sono iniziati in Cisgiordania i preparativi per lo sgombero degli avamposti per ordine del ministro della Difesa Shaul Mofaz. Lo smantellamento delle forze a cui è affidato il compito di intercettare il nemico, dovrebbe iniziare stasera.
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Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
... le strizzatine d'occhio tra Bush e Sharon...
http://utenti.lycos.it/luposabatini/Sharon%5b4%5d.jpg
cari amici
il seguente breve comunicato diramato dalla Agi domenica scorsa dissipa, assai meglio di tante parole, ogni dubbio dovesse ancora esserci su che cosa Sharon e Bush intendono per 'road map' verso la pace...
... al solito... buona lettura!...
domenica 15 giugno 2003, ore 12,07
Sharon, '... continueremo con gli omicidi selettivi, c'e' ok Usa...'
[AGI] - Gerusalemme, 15 giu. - Israele intende continuare la sua politica di 'omicidi selettivi' dei leader dei movimenti estremistici palestinesi, definiti 'bombe ad orologeria', e in questo puo' contare sull'approvazione degli Stati Uniti. A chiarirlo e' stato oggi il premier israeliano Ariel Sharon, nel corso della riunione domenicale del governo, riferisce il quotidiano Haaretz nel suo sito Internet. Sharon ha tranquillizzato i suoi ministri, dopo l'ondata di polemiche seguite all'attacco missilistico contro Abdel Aziz Rantissi. Il numero due di Hamas e' uscito incolume, ma tre persone, tra cui una bimba di otto anni, sono morte. La Casa Bianca aveva ufficialmente stigmatizzato l'azione e invitato l'esecutivo dello stato ebraico a mettere fine a queste operazioni mirate. In privato però le cose sarebbero andate diversamente. '... Israele continuera' a operare in quelle aree in cui i palestinesi non sono in grado di agire...' ha dichiarato oggi ai suoi colleghi di governo il ministro della difesa Shaul Mofaz. E il direttore dei servizi segreti militari, il generale Aharon Zeevi, ha assicurato che Washington ha dato luce verde ad azioni contro Hamas purchè 'non coinvolgano civili innocenti e non provochino un danno irreparabile'.
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Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
Re: ... le strizzatine d'occhio tra Bush e Sharon...
Citazione:
Originally posted by Fecia di Cossato
Sharon, '... continueremo con gli omicidi selettivi, c'e' ok Usa...'
Finchè ammazzano i terroristi, io sono più che d'accordo.