Il Raffaello tedesco interprete della pittura rinascimentale
Ma poco rimane della sua produzione
di Fiorella Ferrara per www.miconsenta.net

Scriveva Erasmo da Rotterdam (1525): “Vorrei essere ritratto da Durer; e perché non dovrei desiderare ciò da un grande artista? Mi congratulo di cuore con il nostro Durer, egli è artista degno di non morire mai”. Melantone (1546) si esprimeva così riguardo l’artista tedesco: “In gioventù aveva prediletto i quadri dai molti e vivaci colori, più avanti con gli anni aveva cominciato ad osservare in maniera più attenta la natura cercando di coglierne l’aspetto originale; comprese quindi che la semplicità è la forma più alta dell’arte”. S.W. Goethe (1772) confidava: “Durer è semplicemente stupendo; lui e Raffaello hanno raggiunto la perfezione assoluta, cosa potranno fare gli altri?”. Come per tutti i geni, anche per il pittore di Norimberga tra i tanti elogi che ebbe nel corso della sua vita non mancarono le critiche. Gli si rimproverava una maniera gotica di riprodurre la realtà, di drappeggiare in modo secco e minuzioso, di realizzare opere aspre e dure. Con ogni probabilità era insito negli artisti tedeschi dell’epoca quella pennellata secca e rigida alla quale la pittura italiana del rinascimento con artisti quali Masaccio - per primo - Piero della Francesca, Michelangelo, Leonardo e Raffaello si opponeva con dipinti di enorme spessore tecnico, quasi una sublimazione di colori, atteggiamenti e leggiadrie varie. Eppure A. Durer fu considerato il più grande pittore del ‘500 tedesco oltre che il maggior artista di tutti i tempi della Germania, l’equivalente dei nostri grandi citati prima. Della sua opera non resta molto: in mezzo millennio, tra tante guerre, incendi, saccheggi, dispersioni e distruzioni, furono molte le opere di Durer a scomparire. Restano le incisioni in numero esiguo, gli acquerelli anch’essi limitati e dei dipinti a olio su tela si contano non più di trenta e neppure tutti originali. Ciò nonostante nei maggiori Musei del mondo le opere attribuite (regolarmente) a Durer si fregiano di autenticità laddove occorrerebbe verificarne l’esecuzione in senso lato. Il Raffaello tedesco, dunque, a distanza di 500 anni fa ancora parlare di sé. Il dipinto qui raffigurato è di una bellezza assoluta, inimmaginabile, tenera e crudele al tempo stesso: un Gesù che dopo essere stato flagellato viene condotto insanguinato in una prigione da dove si scorge la sua figura per intero (a grandezza reale) che riposa dopo aver tanto subito. La sua testa è reclinata sulla spalla, deluso, sconfortato, eppure ancora tanto pietoso verso gli uomini che lo hanno deriso e oltraggiato. S’intravede uno squarcio con terra-mare-cielo; s’intuisce l’imminente crocefissione. L’opera si ricollega ad una serie di capolavori riguardanti “La grande passione” datati intorno al 1510. L’olio su tela misura 145 cm. di altezza per 115 di lunghezza. Impensabile darne una valutazione; da vari decenni non esiste compravendita di opere di Durer in quanto acquistate da Banche, Musei ed Enti. I pochi privati in possesso di opere del celebre pittore preferiscono ammirarle nelle loro collezioni private e non alimentare il mercato che predilige altri artisti