E guerra daggressione.
E guerra. Come da mesi si era preventivato, la guerra preventiva
anglo-americana è cominciata, incurante della grande ed energica opposizione
che buona parte del mondo e dellopinione pubblica, ha sostenuto e continua
a sostenere anche in queste terribili ore di guerra e di morte. Gli Stati
Uniti hanno voluto fare da soli, sostenendo la tesi della legittima difesa
da ciò che considerano un pericolo per loro e per lintera comunità
internazionale: Saddam Hussein, il despota che da più di ventanni tieni in
pugno il suo popolo e che ora è diventato il nemico numero uno, dellunica
grande potenza rimasta in piedi dopo il crollo dellURSS. Ora è chiaro a
tutti, lobiettivo era sin dallinizio eliminare il regime al potere in
Iraq, ma per arrivare a questa verità Bush fino allultimo ha cercato di
camuffare questo obiettivo, tirando fuori dal cilindro le prove (mai
mostrate al mondo per la verità) del possesso da parte di Bagdad delle armi
di distruzione di massa; ha messo sotto pressione il consiglio di sicurezza
della Nazione Unite affinché siano messe in moto le ispezioni, e così e
stato. Tutto filava liscio, il regime collaborava (rapporto del capo degli
ispettori) e così anche la guerra sembrava allontanarsi. Invece no! Bush
voleva la guerra, e nel momento in cui si è reso conto che la partita non
andava come evidentemente aveva preventivato, ha scoperto le carte e
apertamente ha cominciato a parlare delleliminazione del regime del partito
Baath e di Saddam Hussein, e non solo in senso metaforico; cosa questa al
quanto grave in quanto crea un precedente pericolosissimo. Dallinizio della
guerra qualcosa è già cambiato, qualsiasi governo che avvertirà un qualsiasi
pericolo, si sentirà giustificato ad utilizzare la guerra e le stesse
argomentazioni di Bush per allontanare il pericolo, anche se presunto.
Come al solito gli alleati parlano di guerra umanitaria, di liberazione
dal sanguinario dittatore, per giustificare una guerra che non ha
giustificazioni. LONU, è stato scavalcato e si può dire che è stato
defraudato di quellautorità che lo poneva, proprio grazie alla collegialità
decisionale, al di sopra delle parti. Ora sono gli Stati Uniti e solo loro
che si pongono come supremi giudici del bene e del male, spudoratamente e
arrogantemente da soli, come se fossero stati investiti da Dio. Intanto con
questa mossa radicale, stanno evidentemente facendo uso del terreno di
scontro in Iraq, per riscrivere i rapporti di forza tra gli Stati e quindi
gli equilibri internazionali su cui si poggiano. Si sentono intoccabili ed
infatti, chi mai oserà proporre sanzioni contro di loro, sanzioni che
sarebbero giustificate dal momento in cui hanno cancellato in un sol colpo
quelle regole del diritto internazionale che, in teoria, Bush dovrebbe
rispettare come lo si chiede per Saddam. Daltronde, sono sempre loro, sono
gli stessi che hanno rifiutato (allinterno dellUnione Europea) di far
processare i propri soldati da una corte penale internazionale, nel caso
fossero accusati di crimini di guerra. Inaccettabile per qualsiasi altro
Paese, non per loro ovviamente, che si pongono al di sopra delle parti. O
con noi o contro di noi ha detto Bush, o con limpero del grande centro
commerciale, o con i brutti, sporchi, ignoranti islamici, che sono anche
terroristi. Hanno detto: andiamo a portare la democrazia in Iraq, ma si
appoggiano a Nazioni (i famosi 35 Paesi che appoggino anglo-americani), che,
in parte, tanto sulla democrazia non sono poggiati; ma è la solita
contraddizione della super potenza americana, che, ovviamente, a loro si
concede. Hanno detto che i francesi sono irriconoscenti, dimenticandosi che
sono ancora uno Stato sovrano e che, volendo parlare di storia, nel 1939 gli
Stati Uniti non risposero alla richiesta daiuto francese contro la
Germania, perché Roosvelt fu eletto grazie ad una campagna fortemente anti
interventista. Lo fecero solo 3 anni più tardi, quando, guarda caso,
leconomia americana era in piena recessione. Ma lasciamo perdere, anzi,
lasciate perdere voi puttane e puttanieri, che difendete senza se e senza ma
le guerre degli yankee.
Insomma, questa è la solita guerra come tutte, esclusivamente scatenata per
interessi di una parte contro unaltra e non centra un fico secco la guerra
umanitaria che non esiste, la guerra di liberazione che nessuno ha chiesto,
o forse volete veramente credere che al signor Bush gli sia venuto una crisi
di coscienza, pensando ai rapporti che i governi precedenti, o i suoi stessi
membri dellattuale governo, hanno avuto con il regime di Bagdad, credete
questo? Dicono che Saddam è un mostro, perché ha utilizzato le armi chimiche
contro il suo popolo; lhanno scoperto solo ora? No di certo. Lo sanno bene
da tempo, dato che le armi gliele hanno vendute anche loro, e anche il
ministro delle difesa statunitense Rusfeld (il funzionario di una
multinazionali di armi) lo sa bene. Si dice che è una guerra contro il
fondamentalismo islamico terrorista facendo finta di non conoscere che
lIraq è sempre stata la nazione araba più vicina a noi, un regime laico e
multi-religioso.
Voi, che sostenete la guerra, volete liberare il popolo irakeno dal
dittatore? Ma il popolo della Corea del Nord, probabilmente non avrà la
fortuna di avere un esercito del bene che li andrà a liberare, e così
saranno altri i popoli oppressi che non avranno la fortuna degli irakeni,
invece, forse sarà così per i siriani, forse loro lesercito del bene lo
vedranno. Ma si, urliamolo: evviva la guerra umanitaria e di liberazione.
Detto questo, siamo consapevoli di come la geopolitica sia immorale, lo
sappiamo, e non ci scandalizziamo per le guerre fatte per interessi di
parte, ci scandalizziamo nel vedere chi appoggia questa guerra, ci amareggia
nel prendere atto che la posizione di alcune nazioni europee è volta più a
tutelare gli interessi a stelle e strisce che gli interessi europei. Certo,
perché questa è anche una guerra sotterranea allEuropa, a tutta lUnione
Europea, come si fa a non capirlo. E poi, come si fa a dire che è una guerra
al terrorismo, quando azioni di questo tipo aumenteranno il sentimento di
odio che le popolazioni arabe e mussulmane, già provano verso coloro i quali
vedono come degli occupatori. E come si può biasimarli. Noi possiamo provare
solo ammirazione nei confronti del popolo irakeno che si sta difendendo
valorosamente, contro una superba macchina da distruzione; ma come si può
pensare che i soldati alleati saranno visti come liberatori, dal momento che
combattono al soldo di unalleanza che ha sostenuto per dieci anni un infame
embargo e che ha dichiarato guerra allIraq.
Certo, finirà questa guerra, ma potevi questa domanda: come finirà e dopo?
Ora, a livello politico nazionale, la discussione su questo fatto è fonte di
uno scontro durissimo tra i partiti, le associazioni i movimenti, tutti sono
consapevoli della nuova fase politica internazionale in cui stiamo andando
incontro a causa di questa guerra; una fase nuova e si denota anche a
livello politico interno e si incarna nella trasversalità dellopposizione
alla guerra degli Stati Uniti e loro asserviti; da destra a sinistra, scuole
di pensiero, dottrine inconciliabili tra loro, in questo caso si ritrovano
sullo stesso fronte, con i naturali distinguo logicamente, ma pur sempre
dalla stessa parte. A destra qualcuno si è scandalizzato di questo,
probabilmente anche a sinistra, noi invece non ci scandalizziamo, perché,
forse, questo è un segno tangibile che qualcosa sta cambiando; starà ai
giovani, a noi, cogliere questa novità, starà a noi scegliere se continuare
a mantenere in vita le senili contrapposizioni che hanno contraddistinto
questo mezzo secolo e che sono funzionali al regime liberal-capitalista, o
svoltare in una fase del tutto nuova, rivoluzionaria. Certo non è facile, ma
perché non tentare.
Noi siamo convinti di ciò che diciamo, come siamo convinti che, o si è a
favore o si è contro alla guerra, non ci possono essere posizioni di mezzo
che rappresentano solo le posizioni dei vigliacchi e degli ipocriti.
Anche allinterno della cosiddetta destra istituzionale, ci sono posizioni
contrastanti, anche se la posizione ufficiale è senza se e senza ma con i
guerrafondai; noi ci interroghiamo se chi è contro questa guerra
imperialista perché di questo si tratta e fa parte di questa destra, può
urlare tutta la propria contrarietà senza porsi al di fuori di un certo
contesto politico. Forse no, forse sì, ma di una cosa siamo certi: non si
può fare finta che tutto sia come prima, non stiamo parlando di posizioni
discordanti su questioni che riguardano la piccola dialettica politica
quotidiana, su cui si possono avere posizioni discordanti allinterno di uno
stesso partito, ora a causa di questa situazione sono venute a galla le
profonde diversità culturali che ci sono e che di conseguenza possono solo
creare, non dico una frattura ma, almeno, una profonda e seria analisi; di
certo, qualcosa deve accadere. Sennò, può sembrare il solito gioco delle
parti, finalizzato ad accontentare tutte le posizioni e tenerle così legate
tra loro, anche se di fatto inconciliabili. Riflettiamo su questo.
Alex Cioni
Comunità Militante Schio (VI)




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