Riecco il Nénéismo: lo ha rilanciato l'allegra brigata della Cgil e sembra di tornare ai vecchi tempi delle BR. Né con Bush né con Saddam.
Ma qualcuno già pensa a far di meglio, e dai réportages degli inviati in Iraq emerge, suggerita nemmeno troppo velatamente, l'idea di una catastrofe umanitaria quasi desiderata, che fa dimenticare le ragioni e le cause della guerra. Una guerra iniziata da poco più di una settimana già viene descritta come una rovina per gli Angloamericani, come il fallimento della strategia di quei «soliti fessi di generali d'oltreoceano».
Intanto, le bombe sui mercati riempiono le pagine e le trasmissioni di questi giorni, e a ben pochi viene in mente il fatto che si spari sulle città proprio perché i soldati di Saddam vi si annidano. Perché il macellaio Saddam usa l'intero popolo dell'Iraq come un ubiquitario scudo umano.
Hanno davvero sbagliato, gli Americani, nel sottovalutare la potenza dell'opposizione mediatica di giornalisti che sono ormai ben al di là del Nénéismo della Cgil, la quale ha contribuito ad avviare una macchina infernale che nessuno riesce più a fermare. La mobilitazione genericamente pacifista delle Chiese cristiane, una sorta di versione moderna della scomunica medievale dell'«imperatore» Bush, lascia pochi spazi alla ragione laica; il Governo tace percosso e attonito. O con la pace o contro la pace, o con Saddam o con Bush. Non c'è più spazio per le mediazioni e per la politica.
Nessuno ricorda i crimini commessi dal tiranno – quello di Ceausescu era al confronto un regime da operetta –, nessuno si chiede dov'erano la Gruber, il Mentana e tutti gli altri quando Saddam fucilava e faceva scomparire intere famiglie, o gasava interi villaggi rei di disobbedienza. Nessuno sembra sapere che non esistono oppositori vivi e in grado di manifestarsi quando un regime è veramente e assolutamente totalitario.
Così, se dalle città non si levano manipoli di oppositori, abbiamo la prova della sostanziale adesione delle masse al regime; e se una donna che saluta gli inglesi che entrano in Bassora viene poi trovata impiccata a un lampione, la notizie è affiancata da quella del mercato bombardato: come se la guerra non avesse sempre avuto questo tipo di vittime; come se proprio la strategia di Saddam, che usa borghesi e kamikaze in combattimento, non fosse la causa prima di una guerra che potrà distinguere sempre meno fra civili e militari: una guerra a misura di un mostro.
Sì, hanno sbagliato gli Angloamericani, sottovalutando ancora una volta il peso di una stampa che, come per il Vietnam, può far spostare il piatto della bilancia dalla parte del nemico. E' un coro che solletica la nostra propensione al disimpegno ed all'egoismo, al trasferimento al mondo delle idee – la pace assoluta – di un problema politico attuale e drammatico.
E che importa se l'Iraq resta nelle mani di un despota sanguinario? Non ci sono forse anche altri regimi sanguinari al mondo? Meglio lasciar perdere. Forse è il regime più adatto a loro, ed a noi può andar bene, se la «pace senza se e senza ma» è salva.
Marco Cavallotti - www.legnostorto.com




Rispondi Citando
