ONG : Che effetto le ha fatto la Cina durante il suo soggiorno?
Alain de Benoist : Sono stato in Cina popolare per la prima volta nell'agosto 2007, per un breve soggiorno (una decina di giorni), durante il quale, a parte un rapido viaggio in campagna per vedere la Grande Muraglia, ho potuto vistare solo Tianjin e Beijing. Cio' che ho visto non mi ha, a dire il vero, sorpreso, visto che la televisione ormai ci precede un po' dappertutto. Nulla puo' sostituire comunque un soggiorno sul posto, perché é solo nelle condizioni reali che si possono notare tanti piccoli dettagli che altrimenti ignoreremmo. Come chiunque altro, sono stato colpito dall'intensa attività che si sviluppa attualmente in un paese che conosce ormai un tasso di crescita annuale a due cifre (con tuttavia dei problemi immensi legati all'esistenza di una disparità tra le grandi città e le campagne isolate). Per delle ragioni che non riesco bene a spiegarmi, sono sempre stato estremamente attirato dall'Asia, dai tipi umani asiatici, dai paesaggi dell'Asia. Posso anche ammettere che all'epoca della Rivoluzione culturale, ho avuto anche un debole per il maoismo, del quale ho conosciuto bene alcuni rappresentanti francesi (avevo all'epoca il progetto, non molto realista, di scrivere una biografia del maresciallo Lin Biao). Questo rapido viaggio é stato per me l'occasione di vedere i cinesi da vicino, il loro modo di essere e di vivere, etc. Ho preso moltissimi appunti durante questo soggiorno. Permettetemi anche di accennare al piacere gastronomico, non trascurabile per uno come me che di solito a Parigi mangia in ristoranti asiatici tre o quattro volte alla settimana!
ONG : Lei é già stato in altri paesi asiatici? Secondo lei é possibile confrontare i vari paesi dell'Asia?
AdB : Al di fuori della Cina, sono stato solo a Hong-Kong (all'epoca del mandato britannico), nelle Filippine e in Giappone. Mi piacerebbe molto andare in Vietnam. Per un Europeo, il cambiamento é immenso sia a Beijing che a Tokyo ma i due paesi sono comunque totalmente diversi l'uno dall'altro - e i loro abitanti si odiano reciprocamente con lo stesso fervore! Ci sono nella storia del Giappone degli elementi che mi toccano di piu' di cio' che posso conoscere della storia della Cina. Sarei tentato di dire che i Cinesi sono piu' commercianti e materialisti dei Giapponesi, ma nel clima generale della modernità questo giudizio é forse un po' rischioso.
ONG : Lei conosce altri autori asiatici a parte Mishima o Sun Zi?
AdB : Si', certo. Senza essere uno specialista della letteratura asiatica, anzi (al contrario del mio amico Alfred Eibel, che si é specializzato da almeno un quarto di secolo nell'edizione di libri cinesi, vietnamiti o giapponesi), ho comunque letto altro al di là di Sun Zi o dello straordinario Mishima. Citero', in disordine, Kawabata (non solo per Le belle addormentate, ma soprattutto per Paese di neve), Lao She (Il riscio'), Lin Yutang (i due volumi di Un momento a Pekino), Bi Feiyu (Tre sorelle), etc. In questo momento sto leggendo il gredevole libro di Frédéric Musso, "Un pékin en Chine", che é appena stato ristampato dalle edizioni della Table ronde.
ONG : Le piace l'arte asiatica?
AdB : In genere, preferisco l'arte giapponese a quella cinese. La trovo piu' sobria. Al cinema, ho visti molti film giapponesi, dai grandi classici (Kurosawa, Mizogushi, etc.) fino ad opere piu' recenti. All'epoca in cui c'era la moda dei film di kung-fu, non ho disdegnato questo genere minore. Ho visto l'anno scorso con piacere il film di gran spettacolo sulla Città proibita. Recentemente, ho visto anche i film Nomade e Mongol, ma penso siano stati fatti da un regista russo.
ONG : Cosa pensa dell'espressione « Nuits de Chine, nuits câlines » (notti cinesi, notti affettuose) ?
AdB : E' una bella espressione. Non ho purtroppo avuto l'occasione di verificarla. Peccato!
ONG : La Cina é protagonista di una crescita folgorante ma dovuta a capitali esteri, a una sorta di mercenari alla ricerca del profitto. In 20 anni, queste stesse persone hanno già colonizzato e abbandonato vari paesi tra cui il Brasile o la Corea e si dirigono oggi verso l'India o l'Indonesia. Il miracolo cinese é qualcosa di completamente artificiale ed effimero o questo impero millenario é sulla buona strada per diventare la super-potenza mondiale?
AdB : Sicuramente né l'uno né l'altro. L'attuale ascesa al potere della Cina é un fatto innegabile. Anche se i Cinesi sono a abituati a pianificare a lungo termine, mi sembra impossibile che questa ascesa di potere non abbia, nel corso di questo secolo, delle ripercussioni politiche e geostrategiche di un importanza considerabile. Ma cio' non significa che la Cina sia destinata a diventare la superpotenza mondiale e neanche che possa rivaleggiare su tutti i piani con l'attuale potenza dominante, gli Stati Uniti d'America. Tra l'altro non bisogna dimenticare che lo sviluppo che la vede protagonista oggi non é presente in tutti i settori e che deve, in piu', affrontare dei seri problemi interni, cominciando da quello della disparità del tenore di vita tra le diverse province.
ONG : Il governo Cinese ha sempre avuto la reputazione di far tacere i suoi mezzi d'informazione. Come spiegare l'improvvisa apertura mediatica della Cina in occasione del terremoto nello Sichuan ?
AdB : Durante le settimane che hanno preceduto il terremoto, la Cina ha ricevuto accuse un po' da tutte le parti (in occasione delle manifestazioni sulla fiamma olimpica) a causa della sua politica in Tibet. Grazie al sisma, se cosi' possiamo dire, le vittime tibetane sono state sostituite dalle vittime cinesi, piu' numerose e per le quali abbiamo avuto piu' occasioni di vedere la sofferenza. Questo é bastato per modificare il punto di vista dell'opinione mediatica mondiale su questa parte del mondo. Una chiusura mediatica avrebbe al contrario solo rinforzato le opinioni negative nei confronti del regime cinese. A qualche mese dall'apertura dei Giochi Olimpici, la Cina non aveva alcun interesse a voler chiudersi su se stessa.
ONG : L'attitudine del governo birmano di fronte all'aiuto umanitario internazionale é secondo lei legittima?
AdB : E' assolutamente legittima dal punto di vista del diritto internazionale, che riconosce ancora (con delle eccezioni, é vero) la sovranità degli Stati. Ma cio' non significa che questa attitudine, che é in contrasto con quelle delle autorità cinesi, sia stata una buona idea. Ha piuttosto rinforzato la prevenzioni dei paesi stranieri contro il regime birmano. Non si sa bene che cosa questo regime avesse da perdere aprendosi piu' largamente agli aiuti internazionali, che avrebbe comunque potuto controllare.
ONG : Cosa pensare della sfilata degli « indigeni » (in maggio) contro la colonizzazione e Dien Bien Phu ?
AdB : L'avvenimento in sé non ha molta importanza. Ma é un sintomo dell'ideologia del "rammarico" che intima ormai agli Europei di rammentarsi il loro passato solo come crimine. La colonizzazione ha avuto pagine buie e pagine luminose. Gli spiriti settari vogliono solo ricordarsi le prime a scapito delle seconde, o le seconde a scapito delle prime. Piu' in generale, questo tipo di manifestazione illustra bene il fatto che la popolazione della Francia é composta ormai da comunità che sarebbe assurdo non riconoscere, tanto la loro esistenza é palese.
ONG : La Francia ha ancora una credibilità diplomatica dopo, tra l'altro, i numerosi risvolti in Asia come la sua azione umanitaria fallita in Birmania, l'indecisione sul boycott dei Giochi Olimpici del capo del governo oppure dopo "il passaggio della fiamma olimpica" a Parigi?
AdB : La credibilità diplomatica di un paese non riposa mai su tali circostanze. Ma possiamo nonostante constatare, cio' che tra l'altro é piu' grave, che la Francia non dispone oggi di una politica estera coerente, e ancora meno di una politica estera indipendente, visto che tende ad allinearsi, dopo l'arrivo al potere di Nicolas Sarkozy e la nomina a ministro degli Esteri di Bernard Kouchner, apostolo del "diritto d'ingerenza", agli orientamenti atlantisti e alle posizioni americano-israelite.
ONG : La sua opera piu' recente parla di ecologia e di decrescita. I paesi emergenti tra i quali la Cina, sono largamente responsabili dell'inquinamento e nello stesso tempo sono in un periodo d'importante crescita economica. L'ecologia e la decrescita sono problematiche legate solo ai paesi ricchi? Cosa ci riserva il futuro di fronte a questa problematica, dobbiamo mantenere il sud nella povertà per respirare al nord o rischiamo al nord di imporci delle restrizioni che si riveleranno inutili con la crescita del sud?
AdB : Il problema dell'ecologia e della decrescita riguarda il mondo intero ma la nocività non é di certo la stessa dappertutto. Se tutti gli abitanti del mondo consumassero e inquinassero come i Californiani, ci vorrebbero cinque o sei pianeti supplementari per continuare ad esistere. I paesi emergenti, tra i quali principalmente la Cina, non solo inquinano molto. Richiedono anche sempre piu' grosse quantità d'idrocarburi, contribuendo quindi ad accelerare l'arrivo del "peak oil" (il limite al di là del quale il petrolio potrà solo essere estratto a rendimento decrescente). Possiamo già da adesso constatare che ci avviamo verso un epoca nella quale, in materia di petrolio, ci saranno sempre piu' richieste e sempre meno riserve disponibili. Non c'é bisogno di essere un profeta per concludere che stiamo andando verso una crisi molto ampia.
ONG : La voglia del Giappone di avere un vero esercito, perché attualmente possiede solo delle forze di sicurezza, é un punto positivo o negativo per il paese stesso e per il resto dell'Asia?
AdB : Non vedo nessuna ragione per la quale il Giappone non dovrebbe, in questo campo come negli altri, godere delle stesse libertà e della stessa sovranità degli altri grandi paesi. Non sono certo un sostenitore della proliferazione nucleare ma sono comunque ostile al fatto che alcuni paesi si arrogano dei diritti e ne rifiutano il beneficio ad altri. Nel caso del Giappone, nel quale la popolazione civile ha dovuto subire nel 1945 gli effetti devastanti del fuoco nucleare americano, non vedo assolutamente come il fatto di disporre di un esercito degno di questo nome potrebbe avere delle conseguenze sul piano nucleare.
ONG : Cosa c'é da capire nell'attitudine della Corea del Nord ?
AdB : La Corea del Nord é una dittatura-reliquia. Rimane l'unica dittatura "staliniana" (obbligatorie le virgolette) in un mondo postmoderno dove comunismi e fascismi appaiono sempre di piu' come antichità. Quanto tempo potrà ancora durare questa dittatura? Forse la Cina é il paese che ha le chiavi per una risposta.
ONG : La polarizzazione mediatica della Cina é positiva per l'immagine del paese ?
AdB : Si' e no. A partire dal momento in cui la Cina ha un ruolo sempre piu' importante negli affari mondiali, é inevitabile che abbia a che fare con alcune critiche. Negli Stati Uniti, si parla già da oggi di un prossimo conflitto americano-cinese. Ma questa polarizzazione mediatica ha anche dei vantaggi per il regime di Beijing. Molta gente vede la Cina con simpatia, come ne é testimone il numero sempre piu' grande di persone che attualmente, nei paesi occidentali, impara il cinese.
ONG : Il patriottismo e l'identità sono estremamente presenti in Cina, come in altre superpotenze mondiali. La campagna di stampa mondiale sulla Cina sembra addirittura rinforzare questi sentimenti. Nel momento in cui l'Europa tenta un'unità economica senza prendere in conto delle radici comuni, varie riflessioni si impongono. Il modello nazionale é diventato arcaico e sarà soppiantato dai valori economici mondiali o invece, le uniche potenze a far prova di realismo sono quelle che danno valore alla loro storia?
AdB : Il problema non si pone esattamente in questi termini. Non é il "modello nazionale" in sé che i valori economici e del mercato tendono a soppiantare, ma i valori politici (e il primato del politico). Il fatto che lo Stato-nazione appaia ogni giorno piu' impotente, e quindi piu' obsoleto, non legittima questa ascesa del modello economico, perché altre forme di società politiche sono possibili. L'era postmoderna é quella dove gli Stati-nazione sono nello stesso tempo contestati dall'alto (non sono abbastanza potenti per affrontare sfide ormai a livello planetario) e dal basso (non rispondono piu' alle aspettative quotidiane dei cittadini). In un mondo che potrebbe rimanere bipolare, il futuro appartiene sia ai grandi insiemi continentali, che rappresentano numerosi crogioli di cultura e di civilizzazione e che possono rivestire un ruolo di regolazione per rapporto alla globalizzazione, che alle comunità locali, nelle quali si puo' di nuovo radicare il senso civico e ricreare il legame sociale. La globalizzazione é l'estensione universale dei valori commerciali a un pianeta unicamente concepito come un immenso mercato. Questa estensione genera dialetticamente contestazioni e contraddizioni. La grande domanda che si pone oggi é delle prerogative del politico in un mondo che tende a limitarle sempre di piu', sotto la doppia influenza della morale (l'ideologia dei diritti umani) e dell'economia (la logica del profitto e il modello della società-mercato).
ONG : In Corea del sud durante il passaggio della fiamma olimpica, in Italia a Roma o a Milano, la comunità cinese ha mostrato la sua solidarietà e non ha esitato nel dettare le sue regole comunitarie all'estero. I giornalisti parlano sempre di un "fenomeno inatteso" ma cio' si puo' prevedere?
AdB : Cio' non solo era prevedibile ma anche abbastanza normale. Durante il passaggio della fiamma olimpica in Francia, la comunità cinese parigina si é mobilizzata allo stesso modo. Sarebbe stato sorprendente se non l'avesse fatto. Fino a quando non si scontra con la legge comune, non vedo assolutamente in cosa questa mobilizzazione possa essere ridotta a un "dettare le sue regole comunitarie all'estero".
ONG : Su scala internazionale viene concentrata una grande attenzione sul conflitto israelo-palestinese, é a scapito di altre tensioni esistenti come le tensioni tra Cina e il Giappone o l'India e il Pakistan?
AdB : Il conflitto israelo-palestinese dura da piu' di mezzo secolo e durerà fino a quando il territorio della Palestina sarà occupato dall'esercito di occupazione israeliano. E' situato inoltre all'incrocio di tre continenti, questo gli conferisce una portata geostrategica di grande importanza. Le tensioni tra la Cina e il Giappone o l'India e il Pakistan, non sono dello stesso genere. Per quanto riguarda la Cina e il Giappone, non si sono nemmeno trasformate, dalla Seconda Guerra Mondiale, in conflitti armati.
ONG : Stiamo assistendo all'inizio della rivincita di alcune civiltà asiatiche sulla civiltà europea?
AdB : La Cina e il Giappone sono già (la Cina soprattutto) delle potenze mondiali. Non vedo l'ascesa di questi due paesi come una rivincita sulla civiltà europea, perché non situo le cose esclusivamente in termini di rapporti di forza. Da un punto di vista piu' positivo, vedo piuttosto in tutto cio' l'annuncio dell'assetto di un sistema bipolare che mi sembra decisamente preferibile al doppiopolo americano-sovietico dell'epoca della Guerra Fredda, o all'unilateralismo cosi' come viene oggi messo in pratica dagli Stati Uniti.
ONG : Sappiamo che lei si oppone fortemente al concetto di "choc delle civiltà" cosi' come é stato formulato da Samuel Huntington, o piu' esattamente cosi' come é stato usato da molti neo-conservatori per giustificare diverse crociate "occidentaliste", eppure questa teoria riscuote un certo successo tra gli europei preoccupati che pensano che sia "naturale" allearsi con coloro che ci "somigliano" dal punto di vista culturale per affrontare della potenze straniere delle quali i valori e i dogmi sembrano ontologicamente incompatibili con i loro modi di vita e di pensiero, cosa risponderebbe loro ?
AdB : Non so bene cos'é un'incompatibilità "ontologica" quando si parla di relazioni umane. Il gioco delle alleanze e delle inimicizie non dipende dalle "similitudini" o dalle "dissimilitudini", ma dalla percezione politica delle minaccie poste nel contesto del momento. Per quanto mi riguarda, la minaccia principale che pesa oggi su tutti i popoli della Terra é l'instaurarsi di un sistema unico, che sfocierà nella dissoluzione delle culture popolari e dei modi di vita radicati. Questo sistema, propagato dalla globalizzazione cosi' come la viviamo attualmente, é direttamente legato alla logica del profitto e alle esigenze del capitale. Provoca la sottomissione degli immaginari simbolici ai valori del mercato, considerati come unici portatori di cio' che vale, e a un'antropologia implicita che fa dell'uomo un agente egoista che permanentemente cerca di massimizzare in modo razionale il suo miglior interesse. Considero che, in altri termini, non é l'identità degli altri a minacciare la nostra propria identità, ma lo spiegamento di un sistema generale ostile a tutte le identità. Questo sistema ha evidentemente come principale vettore, e come principale beneficiario, gli Stati Uniti d'America (anche se non si confonde con loro).
ONG : Ai suoi occhi cosa rappresenta ancora oggi la nozione d'Occidente?
AdB : Non rappresenta un granché. Nel passato, la parola "Occidente" ha avuto talvolta un significato storico, talvolta un significato religioso, talvolta un significato geografico-simbolico (il luogo del Tramonto). Oggi, si colora di un contenuto economico : i paesi "occidentali" sono i paesi economicamente e tecnologicamente sviluppati. L'idea di un "Occidente" che comprende nello stesso tempo l'Europa e gli Stati Uniti, idea fondatrice di quell'atlantismo che Samuel P. Huntington vorrebbe vedere imporsi definitivamente, é ai miei occhi un non-sense. Su lungo termine, gli interessi di Europei e Americani saranno sempre piu' divergenti. E' anche un'assurdità gepolitica, e quindi geostrategica : tra la potenza della Terra, continentale e tellurica, e la potenza del Mare, insulare e marittima, esiste la stessa contraddizione di principio che tra uno spazio limitato da frontiere e uno spazio che non conosce frontiere, oppure tra l'economia e il commercio da una parte e la politica dall'altra.
ONG : Quali sono secondo lei le differenze maggiori e inconciliabili tra l'Europa e l'America ?
AdB : Gli Stati Uniti sono nati da un rifiuto dell'Europa e dei suoi valori, e dal desiderio dei Padri fondatori di instaurare oltre-Atlantico una nuova Terra promessa con lo scopo di irradiare il mondo in una prospettiva nello stesso tempo "progressista" e morale. E' la fonte sia dell'isolazionismo degli Stati Uniti, materializzatosi nel XIXo secolo dalla Dottrina Monroe, e del loro interventismo : gli Americani considerano sia di non dever essere contaminati dal "resto del mondo" e sia di avere come "missione manifesta" (Manifest Destiny) quella di esportare il loro modello nel mondo intero, il quale diventerà per loro comprensibile solo quando sarà totalmente americanizzato. E' anche la ragione per la quale non hanno mai capito cos'é la politica. Rappresentano oggi la forza principale dell'universalismo politico, il braccio armato del capitale e il primo fattore di brutalizzazione dei rapporti internazionali. E' precisamente contro tutto cio' che rappresentano che l'Europa dovrebbe fare la sua unità politica, costituendo un crogiolo autonomo di cultura e civiltà e nello stesso tempo un polo di regolarizzazione della globalizzazione in corso.
ZENTROPA




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