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Discussione: I misteri del sonno

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    Predefinito I misteri del sonno

    Cosa succede quando ci addormentiamo

    Nel segreto del sogno

    Tutti noi viviamo due volte: la prima quando siamo svegli, la seconda quando ci coglie il sonno ed entriamo nel mondo del sogno o qualche volta, purtroppo, dell'incubo. Ma che cosa accade nel nostro cervello, nel nostro organismo e nel nostro inconscio? Che cosa sono il sonno Rem e quello non-Rem? Preparatevi a un formidabile viaggio ai confini della coscienza

    Noi siamo fatti della stessa materia dei sogni", scriveva William Shakespeare. "La vita è sogno", affermava il grande drammaturgo spagnolo Pedro Calderòn de la Barca. Ma quale rapporto reale c'è tra la vita e il sogno? A che serve sognare? Che differenza c'è tra un sogno musicale, un sogno olfattivo, un sogno di movimento, e perché alcune volte parliamo nel sonno? Cosa significano i sogni e quale relazione hanno con le nostre attività intellettive, con l'apprendimento, con la memoria, perfino con la crescita? In queste pagine, Newton vi porta all'esplorazione del mondo del sogno, alla luce delle più avanzate ricerche sui meccanismi fisiologici di questa nostra "seconda vita" che conduciamo dormendo. A partire da ciò che del sogno conoscevano gli antichi, attraverso le interpretazioni di Freud, per arrivare agli studi sui processi con i quali si sogna, approfonditi a partire dal 1953, con la scoperta del sonno Rem (così chiamato perché caratterizzato da rapidi movimenti oculari, Rapid eye movement), una fase-chiave dell'attività onirica. E finiremo questa esplorazione osservando come dormono, e sognano, i più diversi animali. Gli esploratori dell'inconscio Fin dall'antichità gli uomini si sono interrogati sui sogni e sul loro significato. Dell'interpretazione dei sogni, sia pure in senso magico-religioso, si hanno testimonianze nella cultura babilonese, nella Bibbia e nella stessa antica Grecia, dove questa pratica divenne oggetto anche di studi filosofici. Uno dei più grandi filosofi greci, Platone (427 - 347 a.C.), parlò di sogni e di inconscio (anche se non usò questa parola) e Aristotele (384-322) compose un piccolo trattato in cui definì il sogno "una sorta di immagine che compare nel sonno". Se il poeta latino Orazio sosteneva che i sogni premonitori sono quelli fatti nella seconda metà della notte, l'interpretazione dei sogni divenne addirittura una professione con lo scrittore greco Artemidoro, vissuto nel II secolo dopo Cristo, una scienza naturale ben distinta dalle spiegazioni popolari. Anche gli Arabi attribuivano importanza ai messaggi del sogno e ancora oggi, quando vogliono esser certi di fare sogni rivelatori, si addormentano nei pressi delle moschee. Ma di scienza del sogno in senso proprio si può parlare soltanto dagli inizi del nostro secolo, con la pubblicazione, nel 1900, dell'Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Prima di Freud un sogno veniva interpretato nel suo significato palese, come un film; Freud, invece, considera il sogno l'appagamento di un desiderio inconscio, mascherato per renderlo accettabile alla coscienza. Il contenuto manifesto non sarebbe quindi quello reale, ma ne nasconderebbe uno latente, che si può scoprire attraverso l'indagine psicoanalitica. Il contenuto latente del sogno corrisponderebbe a ciò che una persona rimuove perché legato a desideri (soprattutto sessuali) inaccettabili. Un collaboratore di Freud, Carl Gustav Jung (1875-1961), formulò una teoria diversa, dando vita alla psicologia analitica o psicologia del profondo. Per Jung, accanto all'inconscio personale esiste un inconscio collettivo, formato da concetti che appartengono all'umanità intera. Il sogno, quindi, non sarebbe solo l'espressione di conflitti personali, ma anche manifestazione dell'inconscio collettivo. Con la diffusione dell'elettroencefalogramma - la tecnica d'indagine che rileva l'attività elettrica del cervello - verso il 1930 cominciarono gli studi sulle basi neurofisiologiche del sogno, che portarono alla scoperta della fase Rem del sogno: alle interpretazioni psicologiche si sono così aggiunte analisi in termini biologici e neurofisiologici, forse più fredde ma non meno affascinanti.

    Il sonno Rem è un'altalena. Non vi è forse capitato di osservare con sorpresa il rapido movimento degli occhi di una persona addormentata? Si tratta del sonno Rem. Nel 1953 negli Usa, Eugene Aserinsky e Nathaniel Kleitman, del laboratorio di fisiologia dell'Università di Chicago, scoprirono che l'80 per cento delle persone sogna durante questa fase di sonno Rem. È noto che esistono due tipi di sonno: il sonno Rem, detto sonno paradossale, e il sonno non-Rem, sonno profondo, che si ripetono quattro, cinque volte nel corso di una notte. Anche le persone che affermano di non sognare, in realtà durante la fase Rem, che li visita quattro o cinque volte a notte, sognano; solo che, al risveglio, non lo ricordano. Durante questa fase, poiché si sogna, si manifesta un rapido movimento oculare. L'elettroencefalogramma presenta un tipo di onde emesse dal cervello, chiamate "theta". Ad esse si accompagnano un rilassamento muscolare e un'accelerazione del battito cardiaco. Durante il sonno non-Rem, invece, i bulbi oculari ruotano verso l'alto e se proviamo a sollevare le palpebre osserviamo che sono girati dalla parte bianca. Anche nella fase non-Rem può capitare di sognare, ma non si tratta di sogni nitidi come quelli del sonno Rem. Nel sonno non-Rem l'elettroencefalogramma presenta un altro tipo di onde cerebrali, dette "delta". In questa fase, chi sta dormendo si rigira nel letto o russa e può capitare che gli si fermi il respiro. Questo fenomeno è dovuto al sonno profondo, e in genere si verifica due o tre volte per notte. Ma perché durante la notte il sonno Rem e non-Rem si alternano? In effetti, il cervello ha dei cicli di attività di circa 40 minuti. Quando siamo svegli il cervello è indaffarato a sistemare le informazioni che arrivano incessantemente dall'ambiente circostante, pertanto i cicli di attività non sono evidenziati. Tuttavia durante il sonno, quando cessano gli stimoli esterni, i cicli di attività si manifestano sotto forma di sonno Rem e non-Rem. Conseguentemente il sognare può essere anche definito come un fenomeno fisiologico provocato dai cicli di attività cerebrale, e in particolare le ricerche sul sonno Rem stanno risolvendo il mistero dei sogni. La notte s'illumina di idee Il premio Nobel per la fisica Hideki Yukawa, autore della teoria che ipotizzava l'esistenza dei mesoni, un nuovo tipo di particelle subatomiche, al momento di andare a letto metteva sempre sotto il cuscino una penna e un quaderno, in modo da prendere nota delle eventuali ispirazioni che gli fossero occorse nella fase del dormiveglia. Anche il chimico tedesco dell'Ottocento Friedrich Kekulé ipotizzò la struttura chimica dell'anello esagonale del benzene sviluppando uno spunto avuto in sogno. Episodi come questi indicano che i lampi di genio possono essere frutto di sogni.


    J. J. Lefebvre, La Vérité - Immagine tratta dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Parte destra e parte sinistra del cervello umano presentano funzioni leggermente diverse le une dalle altre. Generalmente la parte sinistra eccelle nella comprensione del linguaggio e della teoria, mentre quella destra si contraddistingue per la percezione di informazioni visive. Il fatto che noi "vediamo" le immagini dei sogni, significa che è l'emisfero destro quello che lavora quando sognamo. I lampi di genio quindi sembrerebbero, più che il frutto delle considerazioni teoriche fatte utilizzando la parte sinistra del cervello durante la veglia, delle "illuminazioni" derivanti dalle immagini visive fornite dall'emisfero destro durante i sogni. Il neurologo giapponese Kunio Okuma, esaminati i sogni di un campione di studenti universitari, ha stabilito che i sogni visivi sono il 96 per cento, i sogni uditivi il 25, i sogni attivi il 19, i sogni con sensazioni di gusto il 2, i sogni tattili l'1 per cento (nello stesso sogno si possono avere più tipi di sensazioni). Perché i sogni visivi predominano? I sogni sono prodotti tramite la stimolazione del cervello da parte di segnali, chiamati "onde a spina", emessi dal ponte del tronco cerebrale. I segnali si propagano in tutto il cervello, ma sono le cellule cerebrali che usiamo più spesso a reagire con facilità. Poiché per conoscere ciò che ci circonda utilizziamo principalmente la vista, facciamo esperienza soprattutto di sogni visivi. La fabbrica della memoria Il sonno esercita un ruolo essenziale nello sviluppo delle capacità intellettuali nel periodo dell'infanzia. I fisiologi e gli psicologi sono dell'idea che la memoria venga fissata durante il sonno Rem; poiché l'infanzia è un periodo fondamentale per l'apprendimento di base, tale ipotesi è facilmente ammissibile, anche perché le ore di sonno e la percentuale di sonno Rem diminuiscono con l'età. Esistono due metodi per indagare la relazione tra sonno Rem e memoria: osservare in che modo interrompere il sonno Rem influenzi l'apprendimento, ed esaminare come l'apprendimento influenzi il successivo sonno Rem. Negli animali si è accertato che la memorizzazione viene impedita dalla privazione del sonno Rem, mentre, dopo l'apprendimento, il sonno Rem aumenta. Anche negli esseri umani l'apprendimento provoca un incremento del sonno Rem. Alcuni studiosi sostengono l'importanza del sonno Rem anche per aspetti cognitivi, come la risoluzione dei problemi. La misurazione dei movimenti oculari durante il sonno Rem può essere indicativa del quoziente di intelligenza. Facendo un confronto tra bambini mentalmente ritardati e normali, la quantità di sonno Rem è risultata minore nei primi, e più lenti sono risultati i loro movimenti oculari. Nel caso di bambini superdotati, si è infine riscontrato un maggiore tasso di sonno Rem con movimenti oculari più rapidi. Dall'incubo al sogno lucido Molte persone sognano di cadere. Si pensa che i sogni che comportano tali sensazioni di ansia senza una particolare motivazione nascano come segnale del rilassamento muscolare che si verifica durante il sonno Rem. Lo stesso vale per quei sogni in cui si vola o in cui non si riesce a muovere il corpo nonostante la necessità di fuggire, poiché inseguiti da qualcosa.

    Il neurologo americano David Foulkes dell'Università del Wyoming sostiene per esempio che i sogni ansiogeni nascano come effetto collaterale dell'interruzione delle capacità sensoriali provocata dall'addormentamento. Quel senso di paralisi che può verificarsi prima del risveglio sarebbe causato dal sonno Rem; nonostante l'attività cerebrale stia tornando in stato di veglia, si verifica un rilassamento muscolare e si è in uno stato in cui non si riesce a muovere il corpo. La vita sregolata che in buona parte conduciamo oggi turba facilmente i cicli del sonno: così non è raro che queste paralisi si verifichino anche al momento dell'assopimento. Anche gli incubi sono generati da una condizione particolare dell'organismo. Con il sonno Rem aumenta il battito cardiaco e sale la pressione del sangue; gli incubi sono legati allo sforzo del cuore in tali situazioni, dal fatto che il cuore si sente oppresso e le palpitazioni diventano violente. Oltre a ciò, è facilmente immaginabile che, quando si ha fame, per lo stimolo proveniente dallo stomaco si sogni di mangiare, o per lo stimolo della vescica piena si sogni di andare in bagno. Tuttavia, il contenuto dei sogni non è costituito soltanto da casi così semplici. Il neurologo Stefan Rabarji del Centro per le ricerche sul sonno della Stanford University americana studia il cosiddetto "sogno lucido", quello in cui si ha la consapevolezza di stare sognando. È possibile per alcune persone, grazie a un po' di allenamento, fare tali sogni ed è possibile perfino controllarne il contenuto. Rabarji è riuscito anche a ottenere che una persona addormentata inviasse, durante il sogno, un segnale spostando gli occhi da destra a sinistra. Il ricercatore sta cercando ora di far trasmettere da chi dorme anche il contenuto dei sogni utilizzando, oltre allo spostamento degli occhi in una determinata direzione, altri segnali quali la stretta di mano. Poiché nel normale resoconto di un sogno, fatto dopo il risveglio, si dimentica spesso una parte essenziale, se si riuscisse a comunicare l'argomento del sogno mentre si dorme si otterrebbero grandi progressi negli studi su sogno e inconscio. Vivere senza dormire Le ore di sonno differiscono a seconda dei soggetti. Alcune persone affermano addirittura di non dormire quasi per niente. Gli esseri umani possono dunque sopravvivere anche senza dormire? Per rispondere a tale quesito osserviamo i risultati di esperimenti sulla privazione del sonno. La prima notte insonne non provoca quasi nessun problema. Con la seconda notte la sonnolenza diventa estremamente intensa, le funzioni cerebrali calano e non si riesce più a svolgere lavori intellettuali. Essendo il sonno essenziale per il riposo della mente più che del corpo, non si verifica quasi alcun disturbo fisico, ma il cervello ne risente. Alla terza notte diventa impossibile restare sveglio con le proprie forze; eppure, se si continua a mantenere sveglio il soggetto, compare un breve sonno di alcuni secondi. Aumentando la stanchezza psichica, si diventa impulsivi; si manifestano disturbi nevrotici quali manie o allucinazioni, non si ha più il controllo psichico. Durante alcuni esperimenti condotti su animali privati del sonno per diverse settimane, si è verificato un rapido abbassamento della temperatura corporea e alla fine è sopraggiunta la morte. Se in questo modo si è dimostrato che il sonno è essenziale, sui motivi della sua necessità il dibattito è ancora aperto.

    Dai dinosauri agli scimpanzé: chi sogna tra gli animali I cani e i gatti mentre dormono gemono, contraggono con degli scatti le zampe, in un modo che suggerisce che stiano davvero sognando. Dunque, oltre gli uomini, anche gli altri esseri viventi sognano? I pesci e gli anfibi non presentano alternanza di sonno Rem e non-Rem, mentre tra i rettili è stato riscontrato un abbozzo di queste due fasi. Nel caso di uccelli e mammiferi si è osservato che le fasi Rem e non-Rem cominciano a ripetersi a cicli regolari. Se ammettiamo che il sonno Rem rende possibile sognare, ne consegue che quasi tutti gli uccelli e i mammiferi sognano. Quanto ai dinosauri, se si accetta l'ipotesi che furono gli antenati dei rettili, non avrebbero potuto sognare. I fossili non ci consentono di risalire fino alle loro funzioni cerebrali, ma è probabile che il livello di attività del loro cervello durante il sonno fosse relativamente alto. Ma se, come sostiene una recente teoria, i dinosauri si erano evoluti tanto da sviluppare un cervello di grandi dimensioni e una temperatura corporea costante (diversamente dai rettili), è verosimile che abbiano anche avuto il sonno Rem. Quindi anche i dinosauri sognavano, mentre dormivano nelle foreste preistoriche. Evoluzione del sonno Dai microrganismi unicellulari fino agli esseri umani, tutti gli organismi viventi si riposano secondo un ciclo stabilito. Di pari passo con l'evoluzione degli organismi, si è realizzata un'evoluzione anche delle modalità del riposo e si è arrivati a possedere delle funzioni di livello sempre più elevato. I microrganismi presentano un ciclo semplice, in cui si alternano una determinata attività e il riposo. Negli insetti è già possibile osservare delle differenze nel livello di coscienza durante il sonno. Con i pesci e gli anfibi si manifestano delle variazioni nel contenuto del sonno, quali l'irrigidimento del corpo, il totale rilassamento e così via; eppure, fino a questo livello, ancora non si riscontrano sonno Rem e non-Rem. Qualcosa di simile appare nella scala evolutiva con i rettili, mentre con gli uccelli e i mammiferi diventano individuabili cicli determinati di sonno Rem e non-Rem. I monotremi, l'ordine dei mammiferi più prossimi agli "antenati" rettili cui appartengono, per esempio, l'ornitorinco e l'echidna, sono caratterizzati da un sonno che non presenta alcuna fase Rem. È probabile che i dinosauri avessero un sonno simile a quello dei rettili; tuttavia accogliendo l'ipotesi che siano esistiti dinosauri simili ai mammiferi nella capacità di mantenere costante la temperatura corporea, si può supporre che il loro sonno presentasse anche una fase Rem.

    http://www.newton.rcs.it/Pregresso/1...20100002.shtml

    Dal sito http://www.newton.rcs.it/

  2. #2
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    Predefinito Re: Sogno e mistero

    Originally posted by Tomás de Torquemada

    [...] Parte destra e parte sinistra del cervello umano presentano funzioni leggermente diverse le une dalle altre. Generalmente la parte sinistra eccelle nella comprensione del linguaggio e della teoria, mentre quella destra si contraddistingue per la percezione di informazioni visive. Il fatto che noi "vediamo" le immagini dei sogni, significa che è l'emisfero destro quello che lavora quando sognamo. I lampi di genio quindi sembrerebbero, più che il frutto delle considerazioni teoriche fatte utilizzando la parte sinistra del cervello durante la veglia, delle "illuminazioni" derivanti dalle immagini visive fornite dall'emisfero destro durante i sogni.[...]
    In che modo, a partire dall’attività delle diverse aree cerebrali, nascano i sogni resta in gran parte un mistero anche se, nella maggior parte dei casi, il sogno è un prodotto dell’attività dell’emisfero “non dominante”, il destro, che caratteristicamente funziona in maniera molto diversa dall’emisfero sinistro. Razionale, interpretativo e nozionistico il sinistro… oggettivo, reale, concettuale il destro che, inoltre, per produrre una propria risposta verbale, deve utilizzare il linguaggio che normalmente ha sede nell’emisfero sinistro. La velocità di risposta istintiva premia l’espressione del solo emisfero sinistro, che è certamente il più veloce, ma anche il più asettico e ripetitivo. Da qui la “necessità” dell’emisfero destro di comunicare quello che durante il giorno non ha potuto esprimere: riflessioni, emozioni e percezioni - di immagini, situazioni o persone - spesso molto diverse dalle stesse percepite e interpretate dall’emisfero sinistro sulla base di modelli precostituiti.
    Durante la notte, quindi, dopo la fase di sonno più profondo, il cervello riprende totalmente la sua attività, come se fosse in stato di veglia, ma questa volta il rapporto con l’ambiente esterno non c’è: potremmo dire che si tratta di una specie di resa dei conti tra i due emisferi del cervello.

    L’emisfero destro approfitta del sonno per rievocare:

    * Immagini che sono state memorizzate con rinforzi dovuti ad emozioni associate (incidenti, morte, nascita…) che vengono normalmente vissute come traumatizzanti;

    * Immagini memorizzate di recente (un film, una situazione realmente accaduta…) che vengono di solito mal interpretate, in quanto analizzate con la logica dell’emisfero sinistro e con un metodo oggettivo e concettuale dell’emisfero destro che ne è invece l’artefice;

    * Immagini memorizzate senza alcun connotato particolare, che vengono richiamate o associandole alla persona, o in maniera che apparentemente non riguarda il soggetto stesso (storie anonime, scene con personaggi sconosciuti…).

    Il sogno è quindi una rielaborazione emozionale di esperienze: esperienze passate vengono messe in relazione con altre più recenti e forse ci preparano ad affrontarne di nuove. Si avvera cioè un continuo riesame dello stesso concetto di noi stessi, come un confronto fra conscio ed inconscio su argomenti che ci hanno riguardato e che continuano in qualche modo a riguardarci.
    Nel sonno la nostra mente recupera dalla sua "banca dati" quanto le occorre a confrontare il vecchio col nuovo, scoprendo inaspettatamente che vecchie esperienze emotive sono collegate al presente e perciò fanno ancora parte di noi.

    Liberamente tratto dal sito www.bhc.it/index.htm (Brain Health Centre - Centro studi e ricerche cliniche neuropsicofisiologiche)


  3. #3
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    Predefinito Re: I misteri del sonno

    In Origine Postato da Tomás de Torquemada
    Ma di scienza del sogno in senso proprio si può parlare soltanto dagli inizi del nostro secolo, con la pubblicazione, nel 1900, dell'Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Prima di Freud un sogno veniva interpretato nel suo significato palese, come un film; Freud, invece, considera il sogno l'appagamento di un desiderio inconscio, mascherato per renderlo accettabile alla coscienza.
    E infatti per Freud i sogni sono lettere inviate a se stessi, e cioè messaggi con cui "l'inconscio porta a conoscenza della parte consapevole della mente umana tutta una serie di desideri e impulsi rimossi". Ed è in questo senso che i sogni si servono di un linguaggio simbolico, per poter esprimere senza censura gli istinti proibiti (che per Freud, ovviamente, sono sempre di natura sessuale ).


    Brevissime dal sito www.psicanalisi.it

    L’interesse di Freud per l’interpretazione dei sogni sembra sia scaturita, da un lato, dall’osservazione dell’andamento delle libere associazioni dei suoi pazienti, che a queste intercalavano spesso il racconto di un sogno; dall’altro, dall’esperienza di osservazione psichiatrica degli stati allucinatori dei malati psicotici, nei quali era spesso evidente l’appagamento dei desideri. Che nel sogno fosse possibile raggiungere la realizzazione di un desiderio, Freud ne aveva avuto precocemente sentore, ma la conferma gli giunse dopo l’analisi approfondita che egli operò su un suo sogno datato 24 luglio 1895, sogno noto come "l’iniezione di Irma". Scriverà di questa produzione onirica, in una lettera a Fliess del 12 giugno 1900, descrivendogli la visita da lui compiuta a Bellevue, la casa dove ebbe questo sogno:

    "... Non credi che sulla casa un giorno si potrà leggere questa lapide?

    In questa casa il 24 luglio 1895
    al Dottor Sigmund Freud
    si rivelò il segreto del sogno...
    "

  4. #4
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    Predefinito

    Sogni/modi d’uso: L’oniromantica

    di Baldo Lami


    È nostra intenzione da questo numero e in tre successive tappe, tratteggiare sia pure a grandi linee il profilo di una storia antica per lo meno quanto l’uomo, che racconta di come l’uomo ha trattato un racconto che non era lui a fare, benché da lui scaturisse, emergente da un lato a lui stesso oscuro, enigmatico, che dai primordi non ha mai cessato di inquietarlo, anche perché da questo ne derivava bene o male, senza che si potesse sul momento stabilirne una ragione valida.
    Parliamo del sogno, o il racconto dell’inconscio. Racconto visivo, fatto per immagini, in greco éidōlon, che vuol dire anche fantasma, apparizione.
    Ma fantasma o apparizione di che o di chi?
    Sembra generalmente accertato che nella maggioranza delle culture antiche i sogni avessero un significato e una natura puramente trascendentale, cioè per nulla dipendente dalle facoltà e dalle possibilità umane. Per questo non erano considerati fatti immaginari, ma “eventi reali” (per i greci ad esempio un sogno non si “fa” ma si “vede”) che, proprio in quanto tali, dovevano veicolare un messaggio estremamente importante, e forse anche urgente, per l’uomo. Era quindi inevitabile che intorno a essi si costruisse una mantica (predizione del futuro), onde uniformare l’azione umana al disegno divino. Non a caso Platone fa derivare mantiké da mania, cioè “follia”, sempre di accezione divina.
    L’oniromanzia affonda perciò le radici nel più lontano passato, ma a differenza delle altre arti divinatorie, essa si basa su un messaggio che “proviene” dallo stesso individuo che chiede il responso, mentre al pari delle stesse, necessita di una tecnica e di un codice che offre dell’evento una “chiave di lettura”. Libri o chiavi dei sogni cominciano perciò a fiorire in tutto il mondo antico, e numerosi sono gli esempi in cui nei testi sacri delle più diverse tradizioni religiose figurano sogni inviati da dio a profeti, re o sacerdoti, debitamente interpretati.
    L’oniromantica comprende due diverse tecniche: l’oniroscopia, che raccoglie i dati del sogno, e l’onirocritica, che l’interpreta. Il maggior esponente conosciuto di quest’ultima (che pur essendo una mantica ha un’impostazione, come dice il suo stesso nome, logico-razionale) lo abbiamo in Artemidoro di Daldi, vissuto nel II° secolo d.C., che ha condensato i risultati delle sue minuziose e scrupolose ricerche interpretative, sempre in chiave predittiva, in un libro che, essendoci pervenuto per intero, lo ha reso famoso in tutto il mondo (Artemidoro, Libro dei sogni, Adelphi).
    Una metodologia oniromantica veramente straordinaria e spettacolare veniva poi praticata nei santuari di incubazione, che si riferivano al culto di Asclepio, dio della medicina, di cui il principale era quello di Epidauro (Grecia). I postulanti, perlopiù malati di ogni tipo, una volta ammessi e aver compiuto riti purificatori e sacrifici preliminari, venivano condotti in apposite “celle” di pernottamento (le cosiddette kline, da cui è poi derivato clinica) in attesa del “sogno terapeutico” che li avrebbe liberati delle infermità. Il sogno era realmente terapeutico se il paziente riceveva la “visitazione” diretta del dio, che indicando la parte malata la sanava immediatamente. Al mattino il degente si svegliava già guarito. Essendo l’apparizione del dio una teofania, questo tipo di medicina si chiamava teurgia.


    Immagine tratta dal sito http://www.eve-online.com/

    Riteniamo che le incubazioni fossero delle varianti dei rituali iniziatici che facevano parte dell’antica e complessa Religione dei Misteri. Siccome tutta la religione antica era in pratica un culto della psiche, hierophantes (iniziatori ai riti misterici), da una parte, e onirokrytai (interpreti dei sogni), dall’altra, possono essere considerati gli antesignani degli attuali psicoterapeuti, secondo le accezioni religiosa e laica che la psicoanalisi ha ereditato.
    L’incubazione, per le miracolose guarigioni che le si attribuivano, è stata un fenomeno di massa, ma anche un’arte eccelsa, che sintetizzava in sé la migliore scienza e religione dell’epoca. Poi, un insieme di fattori, tra cui lo sviluppo di una filosofia sempre più razionalista, quello della medicina ippocratica e, non da ultimo, quello del cristianesimo, hanno contribuito al deteriorarsi dell’originaria concezione mitico-mistica della mantica incubatoria, portando al tramonto dei santuari e, conseguentemente, al tramonto del sogno come divina revelatio, e della malattia come divina afflictio che, come tale, poteva essere guarita solo da un intervento divino.
    Poche civiltà, però, come quella greca, hanno dedicato al sogno un così ampio e appassionato interesse, al punto che la sua può essere senz’altro considerata una “cultura del sogno”, e non è certo un caso che questo sia associato alla produzione della mitologia di gran lunga più ricca di tutta la storia occidentale.
    Questa civiltà immaginò anche che i sogni esistessero già prima di essere sognati: essi, secondo Omero, abitano un territorio ai confini del mondo, presso le correnti dell’oceano e le porte del sole, vicino all’ingresso dell’Ade, donde partono a visitare gli uomini.
    La psicoanalisi contemplativa, come l’abbiamo recentemente ribattezzata, riprende queste fondamentali concezioni del sogno, rivisitandole. Anche noi sosteniamo che in qualche modo non siamo noi a sognare, ma siamo, bensì, “sognati”, e precisamente siamo sognati dal dio più antico del mondo, Amore, che ci elargisce le sue gioie e le sue afflizioni, perché è “con” l’umanità e “dalla” umanità, che lui attraverso noi, e noi attraverso lui, possiamo veramente “guarire”, cioè mutare.

    http://www.psicosservatorio.it/BachecaDettagli.php?ID=7

    Dal sito http://www.psicosservatorio.it/index.php - © Baldo Lami -
    * Articolo pubblicato su Letture Contemplative (Rivista di analisi e sintesi psicospirituale) N. 4, Milano 1999

 

 

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