Su www.comedonchisciotte.net
Secondo quanto riferito da Essam Al-Ghalib (corrispondente di guerra di Arab News), due giornalisti occidentali, Luis Castro e Victor Silva, che lavorano per la televisione portoghese RTP, hanno fatto ritorno a Kuwait City dopo essere stati arrestati, percossi e privati di cibo e acqua in Iraq da membri della polizia militare americana.
Il loro equipaggiamento, il veicolo di tasporto e le video-registrazioni furono confiscati. E tutto questo nonostante fossero in possesso di un regolare accredito come "giornalisti unilaterali", fornito loro dal Comando Centrale delle Forze della Coalizione.
La loro avventura nelle mani degli americani contrasta nettamente da quella ricevuta dai giornalisti del Newsday a Baghdad, che ieri in Giordania hanno descritto come "umano" il trattamento ricevuto nelle mani degli iracheni.
Castro ha poi affermato nell’intervista ad Arab News di essere stato presente a 10 guerre negli ultimi 6 anni, in Angola, Afghanistan, Zaire, e Timor East, di essere stato arrestato tre volte in Africa, ma di non avere mai ricevuto un tale trattamento né di essere mai stato percosso. "Gli Americani si definiscono liberatori e combattenti per la libertà, ma guardate che cosa ci hanno fatto".
I due, in Iraq da 10 giorni, erano stati a Umm Qasr e Basra e stavano spostandosi verso Najaf quando furono fermati dalla polizia militare.
Secondo Castro, la polizia li identificò e guardò gli accrediti, dando il nulla osta al loro spostamento.
Ma improvvisamente, senza alcuna ragione, cambiò la situazione e ai due venne ordinato di sdraiarsi sul terreno, mentre i militari iniziarono a calpestare le loro mani e il dorso del corpo ammanettandoli. Fummo mesi sulla nostra autop, mentre i soldati usavano i nostri cellulari satellitari per chiamare a casa le proprie famiglie. Castro li pregò di dargli il cellulare almeno per un attimo e permettergli così di chiamare la sua famifglia, ma i soldati rifiutarono.
Castro allora protestò e come risposta venne sdraiato a terra e preso a calci al torace e alle gambe. Il giornalista pensa che la ragione di quel comportamento risieda nel fatto che non erano giornalisti al seguito delle truppe americani; questi giornalisti infatti sono sempre scortati da mezzi militari. Tutto quello che scrivono sarebbe secondo l’opinione di Castro controllato e attraverso loro i militari fanno sapere al mondo quello che vogliono. Invece i giornalisti indipendenti rappresentano un pericolo in quanto gli americani non possono controllare quello che scrivono. Dopo una detenzione di 4 giorni, vennero accompagnati alla 101a divisione aerea per essere scortati fuori dall’Iraq. Un tenente americano avrebbe poi detto ai due che i suoi uomini sono come cani, addestrati solo ad attaccare.
Una volta giunti a Camp Udairi, nell’attesa dell’elicottero che li avrebbe trasportati fuori dall’Iraq, i due raccontarono l’episodio ad alcuni marines. Uno di questi, che chiese di restare anonimo, scrisse una piccola nota in cui diceva di essere dispiaciuto dell’accaduto.
Castro nell’intervista ha quindi definito gli americani in Iraq come dei "pazzi completi", che hanno paura di tutto ciò che si muove. "Io mi sarei aspettato che questo fosse potuto succedere una volta caduti nelle mani degli iracheni ma non nelle mani degli americani. Questo è tipico del loro comportamento, come ci hanno spiegato gli Inglesi. Tale comportamento è ‘prima colpisci e poi fai le domande’.
Successivamente vennero restituiti i videotape e l’equipaggiamento ma non la jeep.
Alla domanda su che cosa avrebbe fatto adesso, Castro ha risposto di voler subito rientrare in Iraq per raccontare al mondo la verità di quello che accade.




Rispondi Citando
