Aspetti economici

La Comunità Militante Tiburtina, membro dell’Unione delle Comunità, è fermamente contraria alla guerra in corso in Iraq.
Noi non sventoliamo la bandiera “Pace”, parola endemica di chi non governa.
Noi diciamo le cose come sono, questa è un’aggressione; aggressione americana contro uno stato sovrano, non per liberare un popolo o per debellare il terrorismo, bensì per appropriarsi delle sue ricchezze: il petrolio.
Gli USA, dopo la caduta dell’impero sovietico, hanno accelerato la loro aggressione al mondo, aggressione verso chi non è loro ossequiente o che possiede ricchezze che loro non possono controllare. L’Iraq è la seconda riserva petrolifera del mondo e non è sotto il controllo americano: tanto basta.
L’Iraq è accusato di possedere armi di distruzione di massa, bella parola senza senso: forse che le bombe a frammentazione, le bombe dette “rasa margherite” (usate in Afganistan), le “Blu bomb” che risucchiano l’ossigeno nell’area dell’esplosione, non sono armi da distruzione? Se il governo iracheno è accusato di possedere arsenali chimico-biologici, cosa sono gli arsenali americani? Chi controlla gli arsenali degli USA? Valga per tutti il caso antrace all’indomani dell’11settembre. Le armi di Saddam sono noccioline - sempre che ne abbia - in confronto a ciò che possiedono USA e Gran Bretagna.
Che aggressione si tratta non v’è dubbio alcuno. Gli ispettori ONU non hanno trovato prove che giustifichino tale intervento e questo lo ha detto Hans Blix il capo degli ispettori. Non ci sono tracce di aggressivi biologici, non ci sono tracce di trasferimenti in sedi più o meno occultate. I depositi di tute di protezione e di maschere antigas non possono essere spacciati per depositi di armi; allora dovremmo chiudere tutte le caserme dei pompieri e i depositi della protezione civile per non parlare degli ospedali. Siamo alla paranoia assoluta, siamo di fronte ad un parossismo di potere e di sfruttamento che non ha paragoni nella storia umana. Dato che gli ispettori non hanno trovato prove, di tali armi, si interviene anche senza il mandato ONU. Questa è aggressione!
Questo mostro che si chiama Saddam Hussein fu armato, equipaggiato, vezzeggiato e protetto (nessuna protesta per il massacro di 5.000 curdi con i gas nervini nel 1988) sia dagli USA che dalla Gran Bretagna per guerreggiare contro l’Iran di Khomeini. Questo mostro fu il pilastro degli americani, almeno finché ha fatto comodo.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite, voluta dagli USA, per gli interessi USA, asservita agli USA; ha avuto un sussulto di dignità ed è morta. Bush, presidente di quella che è spacciata per la più grande democrazia del mondo ha dimostrato cosa farsene: NOI AGIREMO ANCHE SENZA IL MANDATO ONU.
“Non cederemo all’ONU il controllo dell’Iraq” così il segretario di stato Colin Powel.
Strana democrazia quella americana e strano senso della libertà. Mettono al mondo una creatura (ONU), chiedono a questa creatura il permesso di intervenire militarmente e non avendolo ottenuto, nonostante le intercettazioni telefoniche ed altri sporchi trucchi messi in atto per assicurarsene il favore, agiscono ugualmente.
Il Politecnico di Milano, in una sua lezione del corso sulle Risorse Naturali, ha tratto le seguenti conclusioni:
- anno 1991 inizio guerra del golfo: il rincaro del petrolio da 15 a 42 dollari a barile ha generato un guadagno netto per il governo americano di 20 m.di di dollari.
- La stessa guerra ha generato un ulteriore guadagno di 49 m.di di dollari dall’indotto bellico
Si tengano a mente anche altre situazioni, da pochi valutate e sconosciute ai più: - il 6 novembre del 2002 il governo iracheno decise di sostituire il dollaro con l’euro nel commercio petrolifero.
- l’amicizia con l’Arabia Saudita traballa molto, tant’è che questo governo non ha consentito la presenza di truppe americane (ne dei suoi alleati) in questa guerra.
- la situazione in Venezuela è sfavorevole agli americani. Il Venezuela è il fornitore diretto di greggio agli USA.
Il governo Bush ha chiesto a quello italiano, e ottenuto, l’allontanamento di diplomatici iracheni; non basta, ritenendosi i rappresentati di Dio in terra hanno trasmessa la medesima richiesta anche alla Santa Sede ed alla FAO.
Se l’improntitudine degli USA non conosce limiti, il servilismo italiano non è da meno. Il sig. Berlusconi prima si allinea, e patrocina un accordo, con i governi spagnolo ed inglese per giustificare l’attacco USA al di fuori delle risoluzioni ONU, poi compresa (?) la gaffe tenta di fare marcia indietro, si erge a novello Bismark e dice NI.
Non contento si erge a fustigatore di Francia, Germania e Russia per aver osato opporsi al voto pilotato in sede ONU ed aver creato una frattura in seno all’UE. Evidentemente quando, di quella frattura, ne fu causa prima non vale. Il governo italiano stipula un accordo con quello americano per garantirsi che truppe USA, partenti dal territorio nazionale, non giungano direttamente in zona di guerra. Paracadutisti USA sono partiti dall’Italia, sono giunti in Kurdistan, in zona di guerra, in zona straricca di petrolio. Questo la dice lunga sulla sbandierata credibilità nazionale, sull’indipendenza nazionale e sui veri interessi del premier; per esempio non siamo padroni di monitorare la base per sommergibili atomici della Maddalena; base data in affitto nel 1972 al governo americano e non sappiamo per quanti dollari.
Non che il precedente governo di centro sinistra fosse da meno, l’attacco alla Jugoslavia - retta da un governo comunista - è un’altra perla dei governi italiani; si mascherò l’operazione, di ingerenza (oleodotto), sotto l’egida della NATO. Un’organizzazione difensiva sorta per contrastare la pressione sovietica è divenuta la pistola fumante per l’ingerenza in Europa.
L’Italia è ricca di petrolio ma non è autorizzata ad avviarne l’estrazione, tanto meno per riequilibrare le perdite dovute alla guerra in Iraq. Il 25 % del pacchetto azionario era od è in mano inglese.
PECUNIA NON OLET
Questa guerra non è solo americana bensì statunitense-israeliana. Il 3 marzo è filtrata la notizia che USA ed Israele hanno costituito un Joint Command (un comando congiunto). Questo comando consente ad Israele di accedere al sistema di comunicazioni americano ed avere in tempo reale le medesime informazioni. Si ritiene che bombe atomiche di Tel Aviv siano già puntate su varie capitali “critiche” del medio oriente a scopo intimidativo per inibire qualsiasi velleità di interventi in aiuto all’Iraq. Nessun altro governo cosiddetto alleato ha il permesso di compartecipare al Joint Commad.
Dopo aver eliminato Saddam procederanno alla rimozione delle “minacce” di Siria, Iran e Corea del Nord. Sono già in atto manovre militari alla frontiera Coreana e pressioni vengono esercitate sul governo siriano, poi sarà la volta dell’Iran. Non erano passate 24 ore dagli attentati dell’11 settembre che il governo americano aveva già individuato i paesi da colpire: Iraq, Corea del Nord, Siria, Persia, Sudan e Yemen. A ben vedere questa non è una guerra americana ma americano-sionista.
Le dimissioni di vari ministri del governo Blair, il più armato e scodinzolante degli alleati, sono un indice del malessere che sta montando nel mondo.
L’invio di truppe ed aiuti nelle zone curde è destabilizzante. La Turchia è alleata degli USA ma nemica acerrima dei terroristi curdi, l’Iran e l’Iraq non sono amici degli americani e sono avversari fra di loro ma ambedue nemici dei curdi. Il Kurdistan iracheno è stracolmo di petrolio. Di fatto le due No Fly Zone non hanno altro compito che tutelare gli interessi petroliferi americani (zona sud confine Kuwaitiano, zona nord pozzi di petrolio iracheno in terra curda). C’è n’è abbastanza per balcanizzare il medio oriente, mettere in allarme la Russia per le mire neanche tanto velate sulla Cecenia (anch’essa ricca di petrolio, anch’essa musulmana), per sconvolgere tutti gli interessi e la tranquillità dei popoli.

L’Afghanistan non è stato pacificato, non sono stati risolti i problemi veri o presunti esistenti con il vecchio governo talebano (armato ed addestrato dagli americani per essere usato contro i sovietici). Su questo inerme paese, prima sono intervenuti i mass media inorriditi per il burka ma silenziosi sulle bombe all’uranio impoverito, che hanno devastato e devastano il terreno, poi le bande mercenarie dei vari signori della guerra e quelle dei supini alleati (meglio dire servi) del governo americano. Le bombe all’uranio impoverito, evidentemente, non sono armi da distruzione di massa, visto che le usano gli americani; uranio tanto poco impoverito che la presenza di radiazioni nei soggetti sottoposti a controllo è 20 volte superiore al normale. Secondo recenti studi, in corso, ogni 20 minuti una donna muore di parto in Afghanistan; peggio del periodo talebano.
La produzione di oppio è aumentata sotto il controllo americano, questo per recuperare le prevedibili perdite per non essere stati i primi ad entrare nella capitale afghana, i russi, armate le tribù del nord sono arrivati prima.
Prigionieri torturati (Guantanamo, Bagram), omicidi su commissione, umiliazioni; questi i metodi e questa la soluzione
“... i prigionieri di Al Qaeda non sono più un problema per noi e per i nostri alleati...”
così il presidente Bush nel suo discorso sullo stato dell’Unione.
Comunicato FAO del dicembre del 1995:
“Oltre un milione di iracheni, di cui 500.000 bambini è morto in conseguenza diretta dell’embargo. Il 12% dei bambini di Bagdad è morto, il 28% è malato, il 29% è denutrito”.
E’ bene sapere che alle ambulanze ed ai camion di organizzazioni umanitarie, non ossequienti, non vengono sequestrati gli aiuti vengono tolte le ruote perché materiale strategico.
Questo è il vero terrorismo!
400 anni fa, quando fu stipulata la pace di Vestfalia si ebbe l’accortezza di inserire nel capitolato, che il vincitore non doveva in alcun modo modificare o intervenire nella forma di governo del vinto. Questo per evitare che sconvolgimenti locali potessero diventare sconvolgimenti generali.
Il giorno delle torri gemelle non fu il giorno dell’attacco dei terroristi agli Stati Uniti di America, fu il giorno dell’attacco degli Stati Uniti al resto del mondo libero. Dalla città del Vaticano a Medina, dall’Indonesia al Venezuela, dall’Australia all’Inghilterra tutti i cittadini hanno detto NO all’aggressione. Nessuno li ascolta, nemmeno e soprattutto quei governi che si definiscono democratici e rispettosi della volontà popolare.
Noi stiamo vivendo il momento di passaggio da una società che è ancora libera ad una che potrà non esserlo più.
Gli USA stanno tirando la corda se questa si rompe sarà la Terza Guerra mondiale; guerra di tutti contro tutto.
Noi non scendiamo in piazza, per un generico anti americanismo, anche se ne avremo tutte le ragioni, noi scendiamo in piazza contro gli americani perché loro sono scesi contro di noi.