“Sfidano i tank su auto scassate. Perché?”
Il racconto dell’inviato della Cbs al seguito della Terza Divisione di fanteria dell’esercito statunitense che assedia Bagdad
di Jim Axelrod (Cbs News Television 2003) Corriere della Sera, 4 aprile 2003.
…E’ un pomeriggio molto diverso dalle ore che lo hanno preceduto. Dopo tanto deserto l’ambiente ricorda la giungla del Vietnam.
E poi la resistenza degli iracheni è durissima. Alla fine le truppe americane riescono a respingerli, quanto basta per cominciare lo spostamento della divisione al di là del ponte. Dopo 16 ore filate di movimento e di combattimenti feroci, i soldati sono sfiniti. Ma stanotte sono esattamente dove volevano arrivare quando hanno cominciato il viaggio: alle porte di Bagdad. L’altro momento decisivo dell’avanzata verso la capitale è stato la settimana scorsa, quando gli iracheni hanno subito tre giorni di morte e distruzione a Kifl, una piccola città sulla riva orientale dell’Eufrate. Dopo due notti di battaglia, gli americani hanno approfittato di una tempesta di sabbia per far giungere altre truppe di rinforzo. “Quando lo Shamal (vento secco spesso accompagnato da tempeste di polvere, ndr) è calato, i nemici si sono accorti che eravamo proprio in mezzo a loro”, racconta il tenente colonnello J. R. Sanerson. E da quel momento in poi i soldati semplici, Guardia repubblicana e irregolari sono stati sottoposti a tutta la varietà dello strapotere militare americano: dalle truppe sul terreno alle bombe sganciate a 12 mila metri di altezza. Gli iracheni erano meno numerosi, non avevano speranza di vincere. Eppure hanno combattuto fino all’ultimo. “Qui c’è un pezzo di Somalia – mi dice il capitano Carter Price - proprio come nei film”. Kifl adesso è una città fantasma. Il silenzio era rotto ogni tanto dal rumore di una mitragliatrice in lontananza, e dal canto del gallo. In strada ho potuto vedere decine di cadaveri. E in un negozio, una strana immagine. Nella bottega del barbiere, un dipinto delle Torri Gemelle – così come erano – dominava la stanza. Non un trofeo che raffigura l’orrore dell’11 settembre, ma piuttosto una glorificazione di New York. Proprio qui, nel cuore dell’Iraq. “Pazzesco”, è l’unica parola uscita dalla bocca del colonnello Will Grimsley. Ma a Kifl tutto mi è sembrato sfidare la logica. Gli iracheni affrontavano i soldati americani con fucili arrugginiti, si buttavano sui carri armati a bordo delle loro auto scassate. “I miei ragazzi non fanno che ripetersi da giorni la stessa domanda – mi ha detto Sanderson - : perché diavolo lo fanno? Ancora non so dare una risposta”.




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