…c’è chi parla…parla…
Mentre la pubblicistica europea affonda nella sua oziosa indecenza intellettuale, e quei maoisti sballati di Libè insistono a dare di “cowboy” alle truppe americane, gli uomini guidati dal “freddo coglione” Donald Rumsfeld (definizione di Luigi Pintor) sono arrivati a Baghdad in perfetto orario.
“Mi impressiona quel che sta succedendo in Iraq”, scriveva ieri il liberal Bill Keller sul liberal New York Times. E aggiungeva: “E’ una strategia militare intelligente, adattabile alle sorprese della guerra e messa in opera, finora, con perdite militari americane notevolmente basse e un numero di vittime civili molto, molto inferiore alle previsioni degli allarmisti”. (Sarebbe troppo sperare in una noterella d’apprezzamento dal Vaticano e dal Quirinale?).
Il punto non è ovviamente quello di vantare una vittoria, genere letterario squallido da parte di chi sta in poltrona, ma di capirla. Keller racconta oggi cose che i lettori del Foglio, e in particolare delle analisi politico militari di Oscar Giannino che pubblichiamo da molti mesi, sanno già nei dettagli. Il “freddo coglione” neoconservative ha adattato o sta adattando la macchina da guerra più forte del mondo a un disegno politico che punta a raggiungere un nuovo equilibrio dei poteri in grado di garantire la sicurezza nazionale americana in un contesto di sicurezza globale. Dominare il terrorismo, la proliferazione delle armi di sterminio, gli Stati canaglia o Stati falliti, l’anarchia geopolitica sul crinale dello scontro tra civiltà, etnia, religioni: i neoconservatori si occupano di questo nonnulla mentre i veteroprogressisti li guardano spaesati, senza capirli. A questo scopo, scrive Keller, Don Rumsfeld ha approntato “una forza di combattimento più leggera, più rapida da dispiegare, più agile in battaglia, capace di uccidere con maggior accuratezza da maggior distanza, il tutto in una rete informativa interconnessa”.
Le polemiche di una settimana fa sulla guerra di Bush impantanata nel deserto oggi fanno ridere, ma ci sarà da piangere se le classi dirigenti europee insisteranno a non capire il significato e le implicazioni di questa svolta, a esorcizzarla con pargolette come “impero”, “unilateralismo” eccetera. Un consiglio a tutti i leader italiani che ripetono la giaculatoria della centralità dell’Onu, che si rigirano tra le mani la Nato e l’Ue senza sapere bene che cosa farne: studiate, i documenti della Spectre neocon sono a vostra disposizione. E tornate alla politica, se vi interessano le cose vere del mondo, dopo il bagno sentimentale nell’arcobaleno.
tratto da Il Foglio di domenica 6 aprile 2003
E a proposito di “giaculatorie”, del “sentimento” e dell’”arcobaleno” viene istintivo ringraziare i soldati angloamericani da qui, dall’Italia “liberata” da loro tanti anni fa, viste le immagini dei bambini iracheni, loro solo per ora, che agitano le mani salutandoli festosi.
Il loro Capo, Saddam, poche ore prima aveva chiesto che anch’essi si armassero e si immolassero per lui. Certamente non sono io, poco colto, a emettere giudizi, ma non ricordo “religioni” che chiedano ai bambini di morire per te. La Bibbia racconta del sacrificio di Isacco, ma quel Dio fermò la mano di Abramo. Lo stesso Dio che mandò l’angelo vendicatore ad uccidere i primogeniti egiziani…ma quelle erano altre storie e altri tempi.
Sembrano, questi, popoli ipnotizzati e infilati in una spaventevole faccenda, che ricorda quella hitleriana. Sentite Andreotti:”Quando incontrai Saddam, cominciò a lodare la pedagogia hitleriana con l’istruzione militare dei bambini fin dai quattro anni”.
C’è una brigata di ottomila ragazzini, chiamata Ashbal Saddam, “leoncini di Saddam”, poveri cuccioli d’uomo.
Potrebbero essere loro i prossimi kamikaze (chiedo scusa ai giapponesi)?
saluti




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