La gravità delle affermazioni di eminenti esponenti della sinistra innovatrice (quella figlia dei girotondi e delle marce pacifiste, per intenderci) sull’evoluzione della guerra in Iraq, ci pone innanzi uno scenario interno del tutto impensabile che mette in grossa discussione l’equilibrio e la capacità della futura alleanza di centro sinistra di proporsi come una forza autorevole e credibile a livello internazionale e nazionale. I rischi sono seri e non possono essere sottovalutati.
Tutto nasce dalla crisi lacerante dei Ds, incapaci di presentare una posizione che sia unitaria, anche dopo lunghe discussioni e dibattiti interni che tanto piacciono ai radical chic della sinistra. Lo scontro interno, collegato ad una opposizione becera e giocata a tutto campo, non ha fatto altro che spingere la sinistra verso una serie incredibile di ambigue iniziative, del tutto sconclusionate e prive di fondamento, capaci solo di imprigionarla nelle proprie contraddizioni. E’ questo il dramma che vive oggi la classe dirigente dell’Ulivo, vittima delle proprie assurde posizioni assunte con l’unico intento di contrapporsi al Governo cercando di creare un clima di agitazione e sommossa popolare, inasprendo sensibilmente i toni del dibattito politico. Atti di inciviltà, insensibilità e mancato rispetto delle istituzioni, ma pur sempre circoscritti nell’ambito della decenza. Decenza che è stata ormai definitivamente smarrita da quel Sergio Cofferati additato come il salvatore della causa della sinistra, beniamino delle folle e dei girotondini. Probabile che la sua immagine in quell’ambito sia ulteriormente cresciuta all’indomani dell'intervento compiuto a chiusura della convenzione romana di Aprile, il movimento della sinistra diessina (detto anche «correntone»), nel quale è riuscito a dire che: «È cinico augurarsi solo che la guerra in Iraq finisca presto. E trovo insopportabile il tentativo di rivalutare Tony Blair dopo le ferite inferte all'Onu».
Ma in una sinistra riformista e di governo, può mai essere ritenuto attendibile un simile personaggio? E’ accettabile che un movimento democratico che voglia candidarsi alla guida del Paese possa un domani annoverare tra i suoi uomini di punta un così stupido leader? E diversamente non possiamo definire chi ostina a dichiararsi “pacifista”, “strenuo oppositore della guerra che colpisce al cuore i più indifesi”. E se non è stupidità, siamo dinanzi a un uomo di rara ingenuità che difficilmente mostra di meritare rispetto e credibilità politica. Augurarsi una guerra lunga, probabilmente a questa candida e pura anima della sinistra, non gli fa sorgere il dubbio che il numero di morti civili ammazzati a causa del conflitto crescerebbe in modo sproporzionato. Dire no alla guerra breve significa prospettare inaudite sofferenze per gli innocenti ovvero per quelle stesse persone per le quali si sono organizzate manifestazioni e marce per la pace.
Pace, pace, pace nel mondo, pace tra gli uomini di buona volontà, pace solo in Iraq, contro l’invasore angloamericano. Degli altri conflitti nel mondo non ci interessiamo, siamo pacifisti, ma se fosse possibile mettere in difficoltà Bush e Blair, che sia guerra lunga e sanguinosa, che sia guerra devastante e drammatica. Che il sangue degli iracheni possa pure scorrere copioso, perché un nuovo ordine mondiale possa crearsi sulle ceneri dell’invasore Bush e del suo alleato fedele Blair.
Vergogna e pena si può provare nel sentire simili farneticazioni, che tuttavia divengono sentimenti di viva indignazione se queste provengono da persone che ricoprono un ruolo importante nella politica di oggi e, probabilmente, di domani. Del resto la strumentalizzazione che si è fatta del conflitto in Iraq già è sufficiente a comprendere con chi si ha a che fare. Una sinistra massimalista e non riformista, fintamente pacifista, che infatti non condanna in modo solenne l’uso politico della violenza, ed anzi si esalta dinanzi alle bandiere USA bruciate dai «disobbedienti», giustificati, difesi e quindi legittimati. Questa è la nuova sinistra che sta nascendo, è questo lo spirito che anima il rinnovamento, che si è tradotto tristemente in un patetico antiamericanismo. Fassino & C lo hanno capito, ma ormai è troppo tardi. E le prime vittime di questo modo di fare politica sono proprio gli attuali leader dell’Ulivo, schiavi di un mostro che hanno contribuito a creare.
Paolo Carotenuto - http://www.legnostorto.com/node.php?id=3310




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