Il regime liberal democratico, ogni qual volta intende eliminare un suo oppositore, lancia l’anatema capace di criminalizzarlo, l’accusa infamante che lo priva di ogni diritto alla difesa, perché i mostri devono essere distrutti senza diritto nemmeno al contradditttorio.
Questa pratica fu inventata al termine del secondo contlitto mondiale, quando i boia alleati, i responsabili dei bombardamenti criminali sulle città e sulle popolazioni d’Europa, i massacratori di Hiroshima e Nagasaki con la bomba atomica, montarono il processo farsa di Norimberga.
Allora non si trattò di processare degli uomini, ma un’idea ed un intero popolo che l’aveva abbracciata.
Dopo sessanta anni, però, la parola nazismo o fascismo non fa più la stessa presa sull’immaginario dell’opinione pubblica, nemmeno quella lobotomizzata da tanti film hollywoodiani che hanno riscritto la storia o dagli stessi libri di testo scritti con l’inchiostro del vincitore.
L’accusa infamante più in voga negli ultimi decenni è stata quella dell ‘antisemitismo. Un ‘accusa lanciata senza timore d’inflazione e molto a casaccio.
Per certa stampa poco erudita i palestinesi sarebbero antisemiti, il ché sembra francamente un po’ stravagante, visto che sono semiti loro stessi. Ma tant’è.
Per lo stesso motivo non si può essere contemporaneamente a fianco della lotta di liberazione del popolo palestinese ed antisemiti. Semmai antisionisti: una posizione politica che non ha in sé alcun contenuto razzista, infatti esistono anche ebrei antisionisti. Non molti, purtroppo, ma stanno costantemente aumentando di numero.
Dall’11 settembre 2001 esiste però un’altra infamante accusa: l’antiamericanismo.
Quelle torri che implodevano sotto il loro stesso peso, ferite dagli aerei pilotati dai feroci kamikaze islamici (in verità non esiste alcuna prova in tal senso, ma in questioni parafideiste alcuni elementi sono dati per postulati indiscutibili) sono diventate icone intorno alle quali costruire la nuova religione mondiale: l’America.
In Italia non abbiamo ancora un seminario che possa abilitare ai sacerdozio, ma abbiamo già tante vestali pronte a predicare la nuova fede.
Dai giornalisti come l’Emilio che porta nel cognome il suo destino, come Feltri che imbandiera il suo giornale con un’offerta sostitutiva della solita cassetta cinematografica, come tanti altri che da tempo smaniavano per professare apertamente il loro servilismo.
Per non parlare poi dei politici. D’altra parte quella è da tempo una carriera che in Italia non si fa senza la preventiva approvazione di Washington.
Ci stanno poi le vestali originali, quelle stelle e strisce per diritto di nascita. In verità ragazzotte come la Parisi, la Mattera la Dell’Oglio o la Bart erano arrivate in Italia per mettere in luce (alcune molto in luce) ben altre caratteristiche meno spirituali, ma ora sono le testimoni del nuovo rito ultra riformato.
Criticare l’aggressione atlantica all’Iraq non è quindi più solamente un pensiero politico; non fa più parte del diritto che dovrebbe essere garantito ad ogni individuo quello del proprio pensiero, ma tracima ormai nella sfera para religiosa.
Tutti hanno paura di definirsi anti americani, come un tempo temevano l’altra infamante accusa di antisemitismo.
Se però l’antisemitismo è sciocco per definizione, perché non potrebbe fondarsi su alcuna valutazione razionale, come invece legittimamente è per l’antisionismo, l’antiamericanismo è una posizione politica che, se non cade nella palude dei luoghi comuni, è fondata su principi ideali, economici e politici.
Non si può essere contro gli americani intesi come popolo, ma contro la politica del governo americano, che peraltro è spesso negativa anche per la stessa polazione Usa.
L’antiamericanismo che sta esplodendo diffusamente in ogni angolo del pianeta altro non è che il rifiuto di un progetto di omologazione e poi di annientamento dei popoli e delle culture.
In questo senso non abbiamo alcuna remora nel confessare il nostro profondo antiamericanismo.
D’altra parte, come affermava Giordano Bruno, “fugga la volpe chi ha sangue di gallina”.
Noi non abbiamo sangue di gallina e la volpe yankee vogliamo affrontarla e sconfiggerla, insieme agli iracheni, ai palestinesi, agli europei, al proletariato Usa.


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