In questi giorni in cui l'attenzione di tutta la stampa italiana è concentrata sui tragici sviluppi del sequestro di Giuliana Sgrena stiamo assistendo a due importanti fatti. Il primo è il ricompattamento di tutte le forze politiche italiane intorno al governo, il secondo è l'accusa di anitamericanismo verso la solita parte politica e gli ambienti pacifisti.
Il 6 marzo il quotidiano "il messaggero" ha pubblicato in questo senso un interessante editoriale di marco ajello; "l’epilogo della vicenda Sgrena rilancia una certezza che stava vacillando: i cattivi sono sempre gli americani" afferma il giornalista. E quest'onda ovviamente viene cavalcata "trionfalmente" dai vari Fede e Giordano, o da esponenti della maggioranza quali, solo per citare un esempio, il deputato Santanchè.
Mentre quindi la politica fa un fronte più o meno compatto per la ricerca [almeno nominale] della verità, i media vicini al governo cercano di picchiare duro sugli "antiamericani".
Ma chi sono gli antiamericani? Secondo le logiche dei media e della politica rispondono a questo nome tutti coloro che vorrebbero un'indagine libera e completa su quello che è successo. E' fatto ormai assodato infatti che la commissione congiunta di inchiesta partirà dal presupposto della "buona fede". Ovvero americani e italiani indagheranno sulla morte di Calipari ipotizzando aprioristicamente che gli americani abbiano agito senza intenzione di dolo, sia nei confronti dell'agente segreto che della Sgrena.
Eppure in ogni indagine che si rispetti non dovrebbe essere esclusa nessuna possibilità, e qualsiasi governo in "buona fede" non dovrebbe avere nessun timore da un'inchiesta indipendente. La legittimazione all'indagine pare dunque esserci solo per la commissione congiunta mentre non è chiaro al momento quali reali margini d'indagine possa avere la procura di Roma e il PM Ionta, che hanno aperto un'inchiesta "parallela" sui fatti di Bagdad.
La domanda chiave diventa quindi "si è trattata di una tragica casualità... perchè mai bisognerebbe pensare ad un complotto americano?"
E allora proviamo a dare qualche risposta.
1. non è antiamericano chiedere un'inchiesta indipendente sui fatti che hanno portato alla morte di Calipari. e quando si fa un'inchiesta le ipotesi al vaglio degli investigatori devono essere prese tutte in considerazione. tra la possibilità del tragico incidente e quella dell'agguato c'è un'intera gamma di soluzioni intermedie. il mancato rispetto delle regole d'ingaggio è solo una di queste.
è doverso che la commissione d'inchiesta analizzi tutti gli elementi in suo possesso, a partire dalla toyota su cui viaggiavano calipari e la sgrena. perchè è stata 4 giorni in mano degli americani e "fidarsi è bene, non fidarsi è meglio". L'analisi dell'auto potrebbe rivelare sia la dinamica della sparatoria ma anche che l'auto non sia stata manomessa, per esempio sostituendo parti della carrozzeria per diminuire il numero di proiettili che l'hanno colpita. Il ministro degli esteri Fini ha infatti parlato di una raffica di 10-15 secondi, probabilmente rifacendosi alle informazioni ottenute dall'altro agente del Sismi presente a bordo, e sarebbe quidni da capire come in 10 secondi di fuoco di armi automatiche "solo" una dozzina di colpi abbiano colpito l'auto.
La dinamica dell'incidente può insomma rivelare molto anche sulle intenzioni di chi ha sparato.
2. La Sgrena, al momento del rapimento, stava intervistando i profughi di Falluja. E proprio in questa città gli americani hanno usato bombe al fosforo. Questo tipo di ordigni prende fuoco a contatto con l'aria e cade verso il suolo in molte parti, bruciando la pelle di chi viene colpito senza possibilità di rimedio, visto che il fuoco generato dal fosforo non può essere spento con l'acqua.
Nessun giornale occidentale ha finora pubblicato la notizia, ma vi sono molte fonti in rete che confermano l'uso di queste armi. La più autorevole è sull'internationale herald tribune, dove è ospitata anche la foto che accompagna questo articolo.
Noi ovviamente non sappiamo che cosa avesse scoperto la giornalista de "il manifesto", ma se fosse riuscita ad ottenere prove o immagini degli effetti di queste bombe non sarebbe poi così fantascientifico che gli usa non volessero che tali prove fossero rese di pubblico dominio su un organo di informazione titolato come il giornale della Sgrena.
E chi a questa ipotesi storcesse il naso possiamo ricordare che non sarebbe certo la prima volta che gli americani adottano metodi drastici per conseguire i loro scopi.
3. L'italia, come è emerso nelle prime ore dopo la liberzione e successivamente negato, ha pagato anche in questa occasione un riscatto ai rapitori, seguendo una linea opposta rispetto a quella impostasi dagli usa nel caso di rapimenti in Iraq: non si tratta con i rapitori, nè tantomeno li si finanzia con i soldi dei riscatti. E l'uccisione di Calipari, oltre a tagliare un po' di ponti della dilomazia italiana in iraq sarebbe anche un valdio avvertimento nei confronti del nostro governo. Anche in questo caso l'ipotesi può sembrare fantapolitica ma in un'indagine seria nulla si può escludere. A meno che non si parta dal presupposto che gli amricani sono buoni per principio e sempre per principio non si possano sospettare di nulla nè si possa indagare nei loro confronti.
Questi sono solo tre dei dubbi che ci vengono in mente e che nella improbabile [ma comunque possibile] ipotesi che ci fosse intenzionalità americana nel colpire l'auto della Sgrena non verrebbero mai chiariti da una commissione composta da generali americani rispondente al presidente Bush.
Ma anche nel caso della "buona fede" e di una parziale colpa statunitense quante sarebbero le probabilità che i responsabili vengano puniti? La risposta a questa domanda l'ha data tra le righe a denti stretti il poco simpatico ma sicuramente schietto e sincero Edward N. Luttwak [centro studi strategici di Washington] durante una puntata di "porta a porta"; e non è difficile immaginare che tale risposta sia "nessuna probabilità".
Perchè dunque dobbiamo essere noi quelli brutti, sporchi e cattivi? Noi lasciamo semplicemente aperte le porte degli interrogativi, ammettendo tutte le possibilità nell'attesa di un'inchiesta che faccia seriamente chiarezza.
E' deprecabile invece l'atteggiamento di quelli che approfittano di questa occasione per inasprire i toni del confronto. E' deprecabile la loro sicurezza aprioristica nei confronti dei "buoni" degli USA ed è deprecabile che la storia, a molti opinionisti che parlano a sproposito, non abbia insegnato nulla.
E se noi chiedendo verità, chiarezza, giustizia ed uguaglianza siamo quelli "brutti, sporchi e cattivi" siamo anche fieri di essere chiamati "antiamericani". Semplicemente perchè, a prescindere da questo particolare episodio, nella ricerca della verità la Storia non potrà che darci ragione.
Approfondimenti:
L'editoriale di Marco Ajello su il Messaggero
Bombe al fosforo:
Aljazira.it
resistenze.org
disinformazione.it
skilly.it
international herald tribune
indymedia irlanda
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